tante storie vere, alcune te le aspetti altre no. per esempio, non mi aspettavo che al 50% dei bambini nomadi che vanno a scuola sia diagnosticato un qualche problema di apprendimento, quando tra gli altri bambini la percentuale è un decimo o meno. oppure non mi aspettavo che le donne zingare si facessero mettere in carcere apposta per sfuggire ai maltrattamenti dei mariti o alle gravidanze seriali, o anche alle botte quando i furti non sono soddisfacenti. sarò ingenua io. poi il libro racconta altre storie meno stupefacenti o storie eccezionali come quella della nomade laureata (che non trova lavoro), del musicista, della cooperativa di zingari bravissimi nel recupero del ferro e via così. alla fine quallo che a me è rimasto è ciò che segue. gli zingari hanno le loro colpe, è ovvio. alcuni - molti, ma non di tutte le etnie - sono dediti al furto, molti si lasciano affascinare dalla droga (una novità degli ultimi anni), moltissimi di adagiano nell'assistenzialismo povero che l'italia riserva a quelli come loro. tutti, chi più chi meno, sono fatalisti: forse è un difetto, se si è condannati a lottare. le colpe degli italiani però sono illustrate così chiaramente, in questo libro, come non le avevo mai viste. e tra burocrazia, pregiudizio e crudeltà ce n'è per tutti i gusti. forse leggendo questo libro si arriva a guardare gli zingari con occhi un po' diversi, anche le "anime belle" di sinistra, come dice acidella l'autrice.