Napoli, settembre 1884. Un’epidemia di colera provoca migliaia di morti in appena due settimane. Veneruso, un commissario di polizia depresso e irritabile, indaga sul ritrovamento dei cadaveri di alcune ragazzine, mutilate e abbandonate su una spiaggia vicino al porto. Spetta a lui fermare l’assassino delle Sirene, come le hanno chiamate i giornali, e ora che alla macabra lista se ne aggiunge un’altra, la quinta, gli sembra quasi di averla uccisa lui per mancanza d’impegno o per inettitudine. Le vittime, tutte orfane, provengono da un convento di monache di clausura situato nel cuore della città, e le ricerche di Veneruso e dei suoi indolenti ma intuitivi collaboratori riveleranno presto passioni segrete, vizi inconfessabili e relazioni pericolose tra le ragazze dell’istituto. Giorno dopo giorno, il commissario scoprirà strani personaggi e storie nascoste in una Napoli di fine secolo splendida e tormentata, costruendo un romanzo d’investigazione potente e ben congegnato, che propone un nuovo, formidabile investigatore che non mancherà di entrare nel cuore dei lettori.
Sono ancora talmente rimbambita, emozionata, frastornata, che non so nemmeno da dove iniziare. Orfana felice e infelice di un libro finito. Infelice perché resto indecisa su cosa iniziare, adesso, tra i diversi nuovi acquisti e le new entry della biblioteca, consapevole che, aimè, niente sarà come ritrovare il commissario Veneruso; felice perché sento adrenalina al solo pensiero che questo è solo il primo romanzo della serie, che me ne restano altri da cercare e leggere. Insomma, WOW! Ti ho scoperto, Diego Lama, chiunque tu sia, e adesso non ti lascio più. Quello che ho letto è stato troppo, troppo bello. Un romanzo perfetto, nel quale l’ingegno e il brivido del giallo si mescolano all’atmosfera di una città che amo molto, Napoli, nel complesso anno 1884, quando la peste miete, ogni giorno, un numero crescente di vittime. Il giallo, la vivacità e la coloritura della città partenopea, il fascino del passato…ebbene, lo sentite il “profumo” di Maurizio de Giovanni? Io sì, è questo che ho immediatamente pensato leggendo la trama e penso che questo è ciò che abbiano pensato molti lettori. In realtà, se non consideriamo il comune risultato brillante, le analogie fra i due si fermano qua. Il commissario Veneruso è ben lontano dall’immagine del taciturno, fine e quasi “poetico” commissario Ricciardi di De Giovanni: è un omone collerico e grossolano, irritabile e vizioso che, soprattutto all’inizio del romanzo, non fa che alzare la voce risultando intrattabile e insopportabile a tutti, indagati e colleghi. E non ha nessuna “Enrica” ad osservarlo ogni sera alla finestra, è un uomo solo negli affetti anche immaginati e l’unico “sfogo” che si concede è la visita a una prostituta di una casa chiusa, seppur nel romanzo, l’atto nemmeno venga consumato da quanto, in quel momento, i suoi pensieri, derivati dall’indagine il corso, gli annebbino la mente. E l’indagine a cui Veneruso è chiamato a indagare è terribile: sulla spiaggia delle Trecorone, vicina al porto, vengono rinvenuti i corpi straziati di quattro ragazzine che, si scoprirà, sono tutte orfane ospitate in un grosso convento di suore nel cuore della città. I topi hanno devastato il loro corpo al tal punto che risulta difficile capire se le ragazzine hanno subito violenza sessuale. Veneruso intuisce che, per capire che cosa è accaduto, deve partire dal convento e lì si scontra con un mondo falso e vizioso, nel quale fatica e non poco a capire di chi può fidarsi e di chi no. Nel frattempo anche altri crimini, quotidiani e non meno brutali, affamano la Napoli già devastata dal colera, e Veneruso ci cammina in mezzo con gran coraggio, osservando, interrogando, stuzzicando, aprendosi la strada alle intuizioni che gli consentiranno di risolvere i delitti delle Sirene, così come vengono denominate le ragazzine. Perché, seppur collerico, Veneruso è dotato di una qualità straordinaria: è particolarmente intuitivo. Man mano che la lettura prosegue, la sua profonda umanità, nascosta da chili di rabbia e da decine di sigari, emerge sempre di più, portando il lettore ad innamorarsi di questo omone burbero e perspicace. Sino a quando, a lettura conclusa, ci si sente orfani di lui! Al di là della storia gialla, la parte storica del romanzo è magnificamente costruita, perché la Napoli di fine 1800 la senti e la vedi attorno a te, nella sua giocosità e nella sua miseria. E attorno a te avverti la disperazione e la desolazione causate dall’avanzare del colera, evidenti ad esempio in quel passaggio in cui Veneruso visita l'ospedale della Conocchia, col fazzoletto alla bocca, per vedere come sta il suo giovane collega Serra. Mi è anche molto piaciuto, in Veneruso e negli altri personaggi, questo continuo comunicare con gli occhi, questo cercarsi e rispondersi, nei momenti più delicati, attraverso uno sguardo, quasi nei momenti critici la necessità di favellare fosse superflua, persino in un libro…comunicare con lo sguardo e dirlo al lettore, un gioco bellissimo che rende tutto ancora più vero e più reale! In conclusione, ora che sto commentando il libro, mi rendo conto che le analogie con la penna e le storie di De Giovanni sono forse più numerose di quanto immaginassi. E io amo questo genere di romanzi che ci svelano, con potente umanità, i vizi comuni agli uomini di ogni epoca, rendendoli tutti maledettamente e meravigliosamente umani. In definitiva, che bella scoperta per la Dolceluna lettrice!
Vincitore del Premio Tedeschi 2015, il romanzo poliziesco di PIETRO LAMA lo si trova interessante già dalle prime pagine, quando si entra in contatto e si iniziano a conoscere i vari personaggi e si delinea il caso, o meglio più di uno. Ci sono quelli che si risolvono con una confessione immediata e quelli con i quali si impiega più tempo. La varietà umana è bene presente e delineata. L'ambientazione è quella napoletana e l'arco temporale si dipana dal 1 al 16 settembre del 1884. Ogni capitolo riporta la crescita giornaliera, in ordine progressivo, dei morti a causa della terribile epidemia di colera, durante le due settimane in cui si svolgono le vicende. I morti diventano migliaia. Il commissario di polizia, Veneruso, depresso e irritabile, indaga sul ritrovamento dei cadaveri di alcune ragazzine, mutilate e abbandonate su una spiaggia vicino al porto. Spetta a lui fermare l’assassino delle Sirene, come le hanno chiamate i giornali, e ora che alla macabra lista se ne aggiunge un’altra, la quinta, gli sembra quasi di averla uccisa lui per mancanza d’impegno o per inettitudine. Le vittime, tutte orfane, provengono da un convento di monache di clausura situato nel cuore della città, e le ricerche di Veneruso e dei suoi indolenti, ma intuitivi, collaboratori rivelano presto passioni segrete, vizi inconfessabili e relazioni pericolose tra le ragazze dell’istituto. Strani personaggi e storie nascoste iniziano a sfilare sulla scena romanzesca di questo giallo ambientato nella Napoli di fine secolo, una città splendida e tormentata. LA COLLERA DI NAPOLI è un romanzo giallo d’investigazione potente e ben strutturato nella narrazione cronologica, interessante nella descrizione di personaggi ed ambienti, anche dal punto di vista storico. Ma soprattutto è avvincente l'evolversi delle indagini e dei ragionamenti deduttivi. Il romanzo ci propone un nuovo, formidabile investigatore, Veneruso, che piace molto ai lettori.
"Nei delitti si inciampa sempre, penso Veneruso, solo e unicamente per volontà del Padreterno."
Questo il migliore tra i libri di Lama che ho letto fino ad oggi. Un giallo che cattura, ma la descrizione del periodo storico e del protagonista catturano anche di piü.
Letto dopo "Tutti si muore soli", scritto con qualche differenza rispetto a quella vicenda che si svolge senza interruzione come una puntata di "24", mi conferma come l'autore, oltre ad essere decisamente superlativo, è in grado di creare ben più di un caso per questo particolarissimo commissario. Godibile per la storia, per gli intrecci e per il ritmo, ma, soprattutto, per la descrizione ricca e curata dei tanti personaggi. Dal mio punto di vista, imperdibile.
Ce roman a le mérite de s’écarter en partie des modèles qui ont un peu trop fleuri en Italie au cours des 25 dernières années. Il y a d’abord la bonne idée de situer l’intrigue dans la ville de Naples en 1884, lors de la grande épidémie de choléra. Et surtout le commissaire Veneruso possède deux grandes qualités : il ne nous bassine pas avec ses tourments amoureux et évite de nous vanter la gastronomie locale à tout bout de champ, deux manies récurrentes chez les auteurs contemporains. Le succès de Camilleri a été trop copié… j’oubliais : pas de dialecte ou de dissertation sur le dialecte non plus. Bref, pas de folklore. L’intrigue est en revanche un peu plus banale dans sa recherche de l’extraordinaire. L’affaire principale et les affaires annexes en font un peu trop dans le sensationnel. Et la recherche du « twist » conduit les résultats des enquêtes vers un peu trop d’invraisemblances à mon goût. Reste que tout cela est plutôt bien écrit et que le roman se lit donc avec plaisir. C’est un bon divertissement.
Ambientato a Napoli nel 1884 in piena epidemia da colera. Il commissario Veneruso indaga sulla morte di cinque ragazzine i cui corpi sono stati rinvenuti sulla spiaggia delle Tre Corone, completamente deturpati dai topi e quasi irriconoscibili. Non ci sono indizi e anche l'identità delle ragazze è sconosciuta fino a quando, in seguito ad un unica denuncia di scomparsa fatta da una suora di un convento che ospita orfanelle, non si apre uno spiraglio di luce. La verità che il commissario andrà a scoprire è intrisa di omertà, invidia e tanta rabbia. Il personaggio principale è proprio il commissario, burbero e un pò scontroso dietro la cui corazza si nasconde, però, una grande umanità e rispetto per la vita. E' il primo romanzo che leggo di questo scrittore ma non sarà l'ultimo perchè trovo il suo stile impeccabile e avvincente
Il commissario capo è davvero ben caratterizzato: un uomo in soprappeso, intelligente, molto logico e anche cinico. I suoi sottoposti, tutti molto giovani, sembrano un po' lentini di comprendonio (d'altronde, nel 1800 c'erano tanti semi-analfabeti) In una Napoli tardo mille ottocentesca, piagata dal colera, Veneruso deve risolvere diversi casi d'omicidio. Alcuni sono molto semplici, solo qualche domanda ai sospettati (la banalità del male) e un altro è più complesso: la morte di sette ragazzine, trovate alle tre corone (sulla spiaggia). Ho meno gradito la caratterizzazione, in negativo, di preti e suore che gestiscono un grande orfanotrofio. Quella parte non è molto originale. Ho letto cose simili in almeno un altro paio di gialli storici.
La collera di Napoli è un romanzo che mi ha colpito soprattutto per la forza con cui Napoli viene raccontata: una città viva, contraddittoria, attraversata da rabbia, dolore ma anche da una profonda umanità. Diego Lama riesce a intrecciare una storia intensa con un’ambientazione storica credibile, facendo emergere le tensioni sociali e morali del tempo. Ho apprezzato in particolare lo stile asciutto ma incisivo, che rende la lettura coinvolgente senza appesantirla. È un libro che non si limita a raccontare una vicenda, ma invita a riflettere sul rapporto tra potere, giustizia e dignità umana, lasciando nel lettore un senso di inquietudine e partecipazione.
Veneruso come uomo è mediamente maschilista e per niente affascinante. Quindi vero, umano, ma cavolo se sa come cacciare la verità dalla gente, alta, bassa, meschina, colpevole, e innocente. Qui la prima indagine che ci raccontano! Un plauso inoltre alla precisa toponomastica, da architetto, proprio, dei tragitti in una Napoli ancora indenne dalla scure del Risanamento!
Un giallo ambientato nella Napoli del 1884. Molto ben strutturato. Avvincente e ingegnoso. Generalmente non leggo gialli storici, ma questo di datato non ha niente. Tensioni e motivazioni criminali sono attuali.
Primo libro di questo autore. Lettura gradevole e storia diverse che portano ad un 'unica risoluzione. Personaggi simpatici e rimane la voglia di giungere a scoprire il colpevole fino alla fine. Non stanca.
Rispetto alla prima indagine del commissario Veneruso la storia è più cruda, l'umanità più dolente, sembra non esserci speranza di un futuro migliore. Mi sembra che i personaggio si stia "cristallizzando" e sono curiosa di leggere la sua prossima indagine. Io ho scelto di ascoltare gli audiolibri delle storie del commissario Veneruso e devo dire che la lettura di Dario Borrelli è azzeccatissima.