Romilda Gelardi viene alla luce in una notte di tormenta, mentre la neve cade fitta sui boschi delle Madonie. Nel caldo della loro casa, Maricchia e Alfonso si illuminano davanti al miracolo di quella figlia femmina tanto desiderata, bella e polposa come una spiga di grano a giugno. Romilda si rivela subito una bambina speciale, capace di stabilire un dialogo istintivo con cose e persone. Ancora non parla, e già ottiene il rispetto dei fratelli maggiori e quello della natura intorno a sé: è con sgomento che Maricchia, dopo averla lasciata sola pochi istanti, la trova ricoperta da un nugolo di api nere che la proteggono e la cullano con il loro ronzio. Ed è con altrettanto sgomento, misto a fierezza, che suo padre Alfonso si rende conto che, di tutti i figli, forse solo Romilda ha le capacità per ereditare i segreti del suo mestiere. Sì, perché Alfonso è un mannaluoro: uno dei pochissimi depositari dell¿arte di estrarre dai frassini ¿ muddii in dialetto siciliano ¿ la manna, sostanza dalle miracolose virtù nutritive e curative. La manna è la linfa dei muddii, che si cristallizza in cannoli bianchi dolcissimi e preziosi: ma essa si produce solo in condizioni molto speciali, incidendo la corteccia nel momento incantato in cui gli alberi mormorano nella notte e si offrono docili alle mani sapienti di chi li ferisce. Romilda cresce così tra gli insegnamenti della madre, che attraverso la cura delle api le insegna la dolcezza e il potere, e quelli del padre, che conosce la natura e sa che dolcezza e potere possono essere distruttivi se non li si controlla. Ma Romilda è destinata a incontrare presto la violenza del ferro e la prepotenza del fuoco: don Francesco, barone di Ventimiglia, la chiede in sposa ancora bambina. Seguire don Francesco significherà lasciare il bosco, conoscere le durezze di una vita più agiata ma profondamente inautentica ¿ in cui anche l¿esperienza della maternità può finire per espropriare una donna di se stessa. E mentre la Sicilia viene investita dal vento che scuote la penisola intera in lotta per l¿unità nazionale, anche per questi due sposi si compie un cammino di sofferenza e di prova: le loro nature opposte si incontrano e si scontrano, si forgiano tra le fiamme della passione e nel gelo di un silenzio sempre più profondo. Alfonso insegnava che ogni pianta fruttifica con straordinaria generosità quando viene privata del nutrimento: guidata da questa fiducia più forte di tutto, Romilda sopporterà il patimento più duro in attesa dei fiori maturi di una consapevolezza nuova. Quella di una donna, intelligente e dolce, forte e appassionata: manna e miele, ferro e fuoco. Dopo Il conto delle minne, Giuseppina Torregrossa torna ai temi che le sono visceralmente cari: la sua terra e la femminilità. Una Sicilia nobile e feroce, terra di pazzi e sognatori, di aranceti e solfatare, è il palcoscenico sul quale si muovono personaggi memorabili, sul quale grandezza e miseria delle umane passioni prendono vita nel canto di una donna alla ricerca della propria libertà.
La Sicilia raccontata dalla Torregrossa è sensuale, golosa, profuma di zagara e di dolcezza, è aspra come le mani di un lavoratore e passionale come il fuoco dell’Etna. Abbaglia con il suo sole e risorge ad ogni primavera nei colori dei fiori che incorniciano il mare. E’ qui che nasce la piccola Romilda, miracolo della famiglia Gelardi, voluta con amore dopo tre figli maschi e protetta da Sant’Anna a cui ci si affida nel comprensorio di Gangi. Suo padre è un mannaluoro, la sua famiglia estrae la manna dai frassini da generazioni, un mestiere lento, di cura, saggezza, esperienza, amore per le piante e forza; sua madre invece si occupa della produzione del miele. Così cresce Romilda, fra la manna bianca e il miele dolce che la rendono odorosa, zuccherata e impaziente. “ Gran bella cosa l’infanzia, quando la tristezza è un arcobaleno teso tra l’allegria e la spensieratezza. . Una favola dell’Ottocento, con un ricco marito, giovani bellissimi con riccioli neri come la lava del vulcano e occhi spiritati e curiosi. Riti antichi, malìe, tradizioni della nostra terra, credenze si intrecciano fra righe dolci e amare, che sanno di zolfo e fiori. Una lettura piacevole per una terra che ha tanto da raccontare.
Avevo letto un altro suo libro che mi era piaciuto molto. Qui ritrovo una buona capacità narrativa che permette di "vedere" realisticamente gli ambienti in cui si svolge il romanzo, i personaggi sembrano vivi. La storia non è male, il finale è un po' spento. Sembrava una storia di riscatto emotivo, sociale, qualcosa che dava adito a speranze, ma prende una piega più modesta di quello che sembrava promettere.
Mah... Forse avevo aspettative troppo alte ma già guardando la copertina dovevo capire che si andava a finire lì... E sì che non mi ritengo una bacchettona, anzi ho una mentalità apertissima a tutto, ma che si debba infilare il sesso ovunque non mi pare una idea così brillante. La storia di per sé sarebbe anche bella, la giovane Romilda dai lunghi riccioli, la Sicilia è una terra meravigliosa, la sua campagna, i suoi abitanti, i frutti della Sicilia sono splendidi, questo libro non lo è per niente. Un po' di storia , un po' di faide tra famiglie, un po' di nobiltà padrona di tutto e che vuole tutto, ma raccontato in un modo che veramente non mi è piaciuto. Libro che non mi sento proprio di consigliare.
Leggerlo mentre si visita terre siciliane non ha prezzo. Sembra di respirare l'aria come GIuseppina la descrive. La storia di famiglie e persone, delle loro vite, i loro sentimenti e i loro pensieri che s'intrecciano e s'influenziano, scorre ed è piacevole da leggere.
Vicende di una famiglia di mannaluori tra fine 800 e inizio 900. Scrittura semplice e scorrevole, narra la storia di Romilda, protagonista femminile del romanzo e figura forte e decisa. Attenta, minuziosa e interessante è la descrizione della produzione della manna. Consigliatissimo.
Giuseppina Torregrossa narratrice esemplare nel raccontare le meraviglie e le contraddizioni, la miseria ed i bagliori della sua amata terra, la Sicilia. Molto interessante l’attenzione rivolta alla condizione delle donne nel 19mo secolo e la spinta di talune, tra cui la protagonista, nel cercare di affrancarsi da un destino tristemente segnato e poi interessante è anche la denuncia amara del dissolversi delle grandi speranze riposte nell’Italia unita che vedrà invece la Sicilia mortificata e vessata dal nuovo Stato unitario. Una storia che sovente scade in una certa banalità ed in un’inutile lungaggine, tradendo certe aspettative iniziali.