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Il giardino delle mosche

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Tra il 1978 e il 1990, mentre in Unione Sovietica il potere si scopriva fragile e una certa visione del mondo si avviava al tramonto, Andrej Čikatilo, marito e padre di famiglia, comunista convinto e lavoratore, mutilava e uccideva nei modi più orrendi almeno cinquantasei persone. Le sue vittime – bambini e ragazzi di entrambi i sessi, ma anche donne – avevano tutte una caratteristica comune: vivevano ai margini della società o non si sapevano adattare alle sue regole. Erano insomma simboli del fallimento dell’Idea comunista, sintomi dell’imminente crollo del Socialismo reale. Questo libro, sospeso tra romanzo e biografia, narra la storia di uno dei più feroci assassini del Novecento attraverso la visionaria, a tratti metafisica ricostruzione della confessione che egli rese in seguito all’arresto. E fa di più. Osa raccontare l’orrore e il fallimento in prima persona: Čikatilo, infatti, in questo libro dice «io». È lui stesso a farci entrare nella propria vita e nella propria testa, a raccontarci le sue pulsioni più segrete, le sue umiliazioni e ossessioni. Il giardino delle mosche è un libro lirico e crudele allo stesso tempo: la storia di un’anima sbagliata, una meditazione sul potere e la sconfitta e, soprattutto, una discesa impietosa fino alle radici del Male.

336 pages, Paperback

First published September 17, 2015

5 people are currently reading
156 people want to read

About the author

Andrea Tarabbia

22 books33 followers
Andrea Tarabbia (Saronno, 1978) è uno scrittore italiano.
Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Il demone a Beslan (Mondadori, 2011; poi Bollati Boringhieri, 2021) e Il giardino delle mosche (Ponte alle Grazie, 2015, Premio Manzoni 2016 e Premio Selezione Campiello 2016). Nel 2012 ha curato e tradotto Diavoleide di Michail Bulgakov per Voland. Nel 2013 è uscito il racconto La ventinovesima ora (Mondadori Xs). Nel 2018, per NN editore, ha scritto Il peso del legno, un saggio narrativo con tema la croce. Ha curato l’antologia Racconti di demoni russi (Il Saggiatore, 2021). Con Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri, 2019), ha vinto la 57esima edizione del premio Campiello.
Vive a Bologna con la moglie e i due figli.

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Profile Image for Krodì80.
94 reviews45 followers
October 22, 2019
Quali aggettivi scegliere per Il giardino delle mosche? Inquietante, terrificante, impavido nel descrivere e raccontare le allucinanti storie del serial killer Andrej Cikatilo, che narra in prima persona la lunga parentesi temporale (1978-1990) in cui ha ucciso (e non solo) 56 esseri umani: donne, bambini, persone ai margini della società secondo i suoi aberranti 'ragionamenti', se così si possono chiamare i delirî di questo individuo. Andrea Tarabbia, in un libro 'sospeso fra romanzo e biografia', ripercorre le vicende del mostro di Rostov, ricreando atmosfere e avvenimenti di quel particolare periodo di 'transizione' della storia russa in maniera puntuale e incisiva, a tratti feroce nella sua crudezza. Anche se non mi sento di consigliarne la lettura - sono fatti drammatici realmente accaduti , si tratta di un buon romanzo, che lascia attoniti e turbati.
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews630 followers
July 6, 2016
Un libro straordinario, sebbene tratti di crimini efferati compiuti dalla stessa mano.
Andrea Tarabbia narra egregiamente la storia di Andrej Romanovič Čikatilo, un serial killer russo, soprannominato il Mostro di Rostov, accusato dell'omicidio di 53 persone (donne, bambini e adolescenti di ambo i sessi) fra il 1978 ed il 1990.
Andrea Tarabbia ha il dono di rendere "umano" un male che appare in tutta la sua efferatezza dis-umano.
Non solo, Andrea Tarabbia non sembra un autore italiano contemporaneo, per quanto si distanzia dai suoi colleghi in bravura narrativa.
Profile Image for Chik67.
242 reviews
October 6, 2017
Alla lettura del primo libro di Tarabbia, "La calligrafia e l'arte della guerra" mi ero fatto prendere la mano gridando al capolavoro. Il che può certamente essere stato eccessivo, ma conservo anche a distanza il ricordo di un piccolo gioiello letterario, un po' misconosciuto e che, invece, meritava attenzione.
Così, al momento di approcciarmi a questa lettura mantenevo un certo grado di preoccupazione. Avrei ritrovato quelle sensazioni? Oppure avrei avuto la conferma di un entusiasmo ingenuo ed eccessivo?
Questo libro è completamente diverso dal precedente (nel mezzo ce n'è stato un altro che ancora non ho letto, che mi riprometto di leggere). Là una dimensione in certo senso fantastica, qui una storia vera. Anzi una storia di cronaca nera.
Ora: raccntare la storia di un serial killer in prima persona, no, non lo considero di per se un espediente narrativo così innovativo. E' una possibilità, con i suoi punti di forza e le sue debolezze, e che di per se non garantisce assolutamente nulla. Così e per sgomberare il campo da equivoci: nè l'idea forte di romanzare il "mostro di Rostov", nè l'idea forte di farlo assumendone il punto di vista possono essere alla base della qualità di un libro. Date queste precondizioni si possono scrivere libri brutti, bruttissimi, infami. Anzi: idee così forti sono spesso la precondizione proprio per scrivere libri mediocri, e questo non lo è, schiacciando l'autore sotto un peso insopportabile.
Ma ancora non ho detto nulla di questo libro, vero? Perché non è tanto facile descrivere dove ne stanno i meriti e i demeriti.
Il libro è scritto bene. Dove bene vuole dire, essendo il materiale così incandescente, con la misura necessaria e svuotati di ogni intento di natura pedagogico-morale, il che è facilissimo da dirsi e, al solito, difficilissimo da farsi. Questo conferma la mia prima impressione: di uno scrittore che sa cosa vuole dire e sa come raggiungere i suoi scopi. La storia riesce nell'intento di spostare completamente il dramma dai brutali omicidi a tutto ciò che li precede e li segue e li contorna, riesce riesce a interrogare chi legge su male e violenza e su quanto l'etichetta "mostro" (anche nelle sue varianti di "orco") sia un formidabile strumento che usiamo per disumanizzare questo male che vigliamo a tutti i costi esserci alieno proprio perchè non vogliamo vederne le umanissime radici. Così Cikatilo non smetterà mai di dirci che lui è un uomo fondamentalmente buono, e noi lo vediamo alle prese con un conflitto che non è tra uccidere e non uccidere ma tra dedicare più tempo ai suoi figli a discapito del tempo che dedica ai massacri. La scelta è tra squartare un adolescente e passare qualche ora con il figlio a spiegargli il significato di un quadro.
Le violenze inflitte da Cikatilo ci vengono in parte risparmiate. Ma è proprio questa di zona di semicensura da cui emergono squarci aghiaccianti a divebtare ancora più spaventosa, questa zona semirimossa un po' come nei film horror di una volta. E' più doloroso leggere di lui che si alza con il martello in mano davanti alla bambina congelata dal terrore e subito dopo del rumore lieve che fa lei cadendo sull'erba senza dettagli in mezzo che se quei dettagli fossero descritti con dovizia di particolari. Noi sappiamo che è stata uccisa a martellate e urla, sangue, violenza, trovano uno spazio ancora più terribile in noi.
Le violenze subite da Cikatilo, invece, le vediamo accadere abbastanza chiaramente. Senza che ciò diventa mai ansia giustificazionista. Cikatilo non è un mostro perché ha subito quelle violenze. Ma è l'uomo che è anche in ragione di quelle violenze e questo non può fare a meno di trasparire.
In conclusione un libro la cui lucidità ci interroga, in cui l'incontro vis-à-vis con il Male non ci viene risparmiato, un libro che sceglie di portarci per mano in zone scomode, disturbanti, sgradevoli dell'essere. Un libro senza scorciatoie. Mi è forse mancata, in questa Unione Sovietica malandata e fredda, in questo universo squallidamente insensato, qualcosa che mi commuovesse, che mi umanizzasse, che mi salvasse. Forse non è un difetto del libro, forse non ce n'era semplicemente e non ci poteva essere.
Resto convinto che tra gli scrittori italiani questo sia un talento superiore alla media e continuerò a leggere i suoi libri, ora quello su Beslan che so sarà duro e scomodo da ingoiare e difficile e freddo come questo e probabilmente con poca speranza. Ma scopo della letteratura non è solo la consolazione.
Profile Image for Atticus06.
105 reviews59 followers
May 18, 2019
Non così crudo come ho letto altrove. È vero, ci sono delle descrizioni vivide di alcuni atti che potrebbero impressionare, come per esempio quella riguardante l’utero di una delle vittime, che personalmente mi ha fatto trasalire, ma nel complesso il racconto in prima persona è talmente asettico dal punto di vista emozionale che è proprio questo a sorprendere. In tutto il romanzo, pur raccontando cose realmente accadute, non c’è traccia di splatter da film horror e altri scrittori avrebbero potuto approfittare delle gesta di Čikatilo in modo più commerciale. Tarabbia invece, pur raccontando ciò che accadde, rimane ben distante da certi cliché letterari.
Ho provato più disagio nel leggere L'incantatore di Nabokov, che nella sua forma letteraria “Alta” nasconde tra la bellezza delle parole il torbido.
Lo scrivo per rassicurare chi volesse provare a leggerlo e ha delle remore perché impaurito da altre recensioni.
È sempre una discesa agli inferi, non priva di particolari, quindi va affrontato con la giusta predisposizione, ma si vede di molto peggio al cinema o in alcuni documentari, quindi non abbiatene timore.

Leggere questa storia, però, fa male. Perché questo tipo di comportamenti sociopatici sono sempre al limite tra comprensione e disprezzo. Le scienza contro la morale comune. Che Čikatilo sia sociopatico non c’è dubbio, difficile però stabilire quanto quello che ha fatto sia giudicabile come infermità mentale o come atto volontario.
Troppo furbo per esser pazzo, o talmente pazzo da esser furbo. Una sorta di comma 22* che in teoria lo condanna su tutti i fronti. Perché si dichiara infermo di mente, ma si prodiga con tanta convinzione e impegno nella richiesta di una grazia, che viene spontaneo (anche agli inquirenti) pensare che abbia una mente raziocinante.
Un personaggio a dir poco inquietante anche fisicamente negli ultimi anni della sua vita, mentre appariva del tutto normale negli anni dove compiva le sue gesta efferate.
In questi casi si arriva poi alla solita discussione: quanto il tuo passato giustifica quello che compirai in futuro?

*“Comma 22. Chiunque voglia evitare le missioni di combattimento non è realmente pazzo.”
C’era un solo inghippo ed era il Comma 22, il quale specificava che preoccuparsi per la propria incolumità di fronte a pericoli reali e immediati era la reazione di una mente raziocinante. Orr era pazzo e poteva essere esonerato. Non doveva fare altro che chiederlo; ma appena l’avesse chiesto, non sarebbe stato più pazzo e avrebbe dovuto fare altre missioni. Orr sarebbe stato pazzo a fare altre missioni e savio a non farle, ma se era savio doveva farle. Se le faceva era pazzo e non doveva farle; ma se non voleva farle era savio e doveva farle.

Comma 22, di Joseph Heller
Profile Image for Alberto Lavecchia.
33 reviews2 followers
July 1, 2016
Un libro non per tutti, non per tutti nel senso che il fatto che sia scritto in maniera romanzata e molto scorrevole fa in modo che il lettore si trovi all'improvviso, quasi senza rendersene conto, davanti alla crudeltà di questo personaggio, descritto veramente bene nel suo delirio come nella sua 'normalità'
Profile Image for Simone Subliminalpop.
668 reviews52 followers
January 3, 2016
Dai demoni di Beslan a quelli di Andrej Čikatilo (il mostro di Rostov), meno fatti e più visioni, lo stesso però Andrea Tarabbia è sempre molto bravo a portare il lettore al centro, alle radici del Male.
Profile Image for Pippicalzelunghe.
225 reviews70 followers
January 27, 2020
Tra il 1978 e il 1990, mentre in Unione Sovietica il potere si scopriva fragile e una certa visione del mondo si avviava al tramonto, Andrej Cikatilo, marito e padre di famiglia, comunista convinto e lavoratore, mutilava e uccideva nei modi più orrendi almeno cinquantasei persone. Le sue vittime bambini e ragazzi di entrambi i sessi, ma anche donne - avevano tutte una caratteristica comune: vivevano ai margini della società o non si sapevano adattare alle sue regole. Erano insomma simboli del fallimento dell'Idea comunista, sintomi dell'imminente crollo del Socialismo reale.

E' un romanzo crudo e ci vuole uno stomaco forte per leggerlo, ma allo stesso tempo l'ottima scrittura di Tarabbia e anche l'io narrante, perchè è lo stesso serial killer a raccontarci la sua storia, rendono il libro terribilmente attraente.
Non so cosa mi aspettassi da questo libro ma sicuramente non questo.
Profile Image for LettriceAssorta.
391 reviews159 followers
May 9, 2018
Il Giardino delle mosche di Tarabbia fin dalle prime righe si distingue per la scrittura essenziale e una storia forte, un pugno nello stomaco di violenza e sangue così potente da lasciare senza fiato. Ci sono stati momenti, descrizioni che ho fatto fatica a metabolizzare e se ci penso ancora adesso mi suscitano un senso di raccapriccio. Eppure non sono facilmente impressionabile. Ho pensato che la sorgente di tutta quest’emotività, sia da individuare nel fatto che il libro è basato sulle vicende di un serial killer realmente esistito, poi la bravura dell’autore nell’ispirare certe immagini in modo incisivo, crudelmente espressivo, ha fatto il resto.

La trama si svolge tra il 1978 e il 1990 in Unione Sovietica, intorno agli eventi relativi alla vita di Andrej Cicatilo, marito e padre di due figli e comunista convinto il quale, accanto ad una esistenza apparentemente tranquilla, ne conduceva un’altra oscura e abominevole: mutilava e poi uccideva nei modi più terrificanti bambini, ragazzi e donne che vivevano ai margini della società o che non rispettavano quelle che erano le sue regole…

Data la natura di questa lettura, non mi sento di consigliarla a tutti, almeno non alle persone facilmente impressionabili, in quanto alcune descrizioni sono intense, difficili da dimenticare. Ciononostante tengo a dire che, superato il naturale turbamento, ci si trova di fronte ad una narrazione senza sbavature, perfetta in ogni sua sfumatura.

Il personaggio principale, motore di tutta la storia è ovviamente il compagno Cicatilo. Egli racconta imperturbabile gli avvenimenti della sua vita dalla nascita in poi. Un’esistenza costellata da mutilazioni, come lui stesso ama definirle, di ogni genere, che culminano in quella sentita come la più infamante e terribile di tutte: l’impotenza. Una vita caratterizzata dalla fame, la miseria e innumerevoli e talvolta inimmaginabili violenze subite da lui e dai suoi familiari. Sconcertante è la sorte toccata a suo fratello Stepan… sono rimasta letteralmente di stucco! Lo stesso Stepan che in talune occasioni torna in vita e si materializza per criticare e consigliare. Una presenza che Cicatilo accetta quasi con un certo senso di sollievo. Un fantasma creato ad arte dalla sua mente malata, che gli consente di riscattarsi e riscattarlo da una morte ingiusta e infame, di sopravvivere al senso di colpa per essere sopravvissuto e lui no, e soprattutto di avere ignorato per molto tempo la sua breve esistenza. Inoltre Stepan, barbone sporco e dalle piaghe purulente, figura immaginifica creata dall’inconscio di Cicatilo, rappresenta una sorta di specchio che restituisce l’immagine del suo progressivo disfacimento psichico.

Avrei molto da dire, soprattutto sulle origini del comportamento criminale e su alcuni aspetti di esso quali l’aggressività e il suo legame con la frustrazione; ci ho riflettuto lungamente nel corso della lettura, ma non mi spingo oltre per non tediare, sono disponibili abbondanti studi sull’argomento facilmente reperibili. Per quanto riguarda l’interessante titolo, credo sia stato utilizzato in riferimento alla morbosa passione del serial killer per la costruzione di mosche di metallo, ciascuna dedicata alle sue vittime. Il giardino invece, allude al suo territorio o perlomeno a quello che lui ritiene il suo spazio mentale, dove compiere efferati crimini. La mosca rappresenta il sordido emblema della sua esistenza piena di sconfitte ed umiliazioni.

Un libro crudo, che racconta una storia vera attraverso la voce senza rammarico o pentimento, del protagonista. Lo stesso psichiatra che si occupa di lui riferisce che Cicatilo parla dei suoi crimini come se stesse leggendo. Delitti inconcepibili, prodotti da una persona dall’apparenza ordinaria, grigia. Una banalità che si scontra con l’atrocità del delitto commesso, che lascia senza parole.

Buona lettura

La Lettrice Assorta www.ilviziodileggereblog.wordpress.com
Profile Image for Abc.
1,120 reviews108 followers
December 20, 2018
Un libro che mi conferma la bravura di Tarabbia nel descrivere personaggi scomodi mantenendo sempre un perfetto equilibrio tra condanna e assoluzione. Parlare di persone che hanno commesso delitti atroci è sempre un doppio rischio perché da una parte si corre il pericolo di giustificarli per le loro malefatte facendo luce sulla loro infanzia violenta. Dall'altro si rischia di enfatizzare troppo il personaggio esagerando e gli atti e facendone quasi un "eroe".
Io penso che in questo romanzo, come ne "Il demone di Beslan", Tarabbia riesca benissimo a mantenersi su una posizione neutrale. Certo non ci risparmia nulla. Le descrizioni dei crimini efferati commessi da Cikatilo ci sono eccome. L'autore ci dice benissimo come questo mostro si sia accanito sulle sue vittime e ne abbia volutamente prolungato le sofferenze prima di dare loro il colpo finale. Ma si tratta di descrizioni appunto. L'intento è solo quello di fare chiarezza sul personaggio, di fare capire al lettore chi sia stato Cikatilo, senza sconti e senza eccessi.
Allo stesso modo Tarabbia descrive gli episodi tremendi che hanno caratterizzato l'infanzia di questo criminale, ma non per giustificare ciò che è diventato, solo per aiutare a fare chiarezza.
Molto belle le parti in cui l'autore assume il punto di vista di Cikatilo e ci descrive le sue visioni e, soprattutto, gli "incontri" e i "dialoghi" con suo fratello cannibalizzato da piccolo. Qui è evidente il grande lavoro di studio degli atti che l'autore deve aver fatto ed è altrettanto evidente la sua grande potenza narrativa. Riesce a rendere benissimo la follia di un personaggio che non riesce a trattenersi dal commettere il male e che poi cerca di trovare giustificazioni assurde per ciò che ha fatto.
Una lettura interessante, ma non per tutti. La storia è molto forte e ciò che la rende ancora più tremenda è che si tratta di un fatto di cronaca, quindi tutto ciò che viene riportato è accaduto davvero. Per sicurezza sono anche andata su Wikipedia a cercare Cikatilo e ho ritrovato tutto ciò che avevo letto nel libro di Tarabbia. Quindi ancora complimenti alla scrittore e, se ce la fate, leggetelo.
Profile Image for Paola.
761 reviews156 followers
Want to read
May 3, 2018
Abbandonato perché non riesco a leggerlo. Proprio non ci riesco.
Una domanda a Tarabbia: ma come fa a pensare, e mi immagino per un periodo di tempo abbastanza lungo, di come e cosa e scrivere, su e di un essere così orribile?
Signor Tarabbia ma lei, poi, ci riesce a dormire? Oh intendiamoci la mia non vuole essere una critica, anzi, ma non é che faccia poi così tanto bene scrutare negli abissi della malvagità umana, nell'umanissima, purtroppo, e grandiosa capacità di causare sofferenza ad un'altro essere vivente.
Mi domando come lei ci riesca, tutto qua.
Profile Image for Mariateresa.
867 reviews17 followers
May 20, 2022
Prima di questo romanzo non avevo idea di chi fosse Andrej Cikatilo. E forse non avrei mai voluto saperlo.
È stata una di quelle letture che mi sono dovuta imporre. Una sfida nella sfida.
Non faccio mai tabelle di marcia, in genere leggo quando mi va, qui il problema è stato il non averne voglia, il tergiversare più possibile, lo scansare qualcosa di fastidioso mentalmente e fisicamente.
Perché si fa un viaggio negli abissi della follia, e lo si fa nella testa, nelle parole e nella pelle del mostro di Rostov.
E non è un viaggio facile, è come nuotare sott’acqua con i polmoni che bruciano per la voglia di riemergere, ma riemergere è impossibile. Si scende sempre più giù, nel nero più nero, e nell’incubo ricorrente del serial killer.
“ecco chi sono io Andrej Cikatilo: un pesce pulitore, un sanatore delle vergogne di questo luogo che i nostri padri avevano voluto felice. Per anno ho adescato questi morti-in- vita, li ho attirati a me e ho liberato loro e il nostro mondo dall’orribile condanna che rappresentavano. Questo ho fatto” .

Questo ha fatto: 53 vittime-ed è una stima per difetto- 53 esseri umani a cui ha tolto la vita con le migliori intenzioni, quelle del cittadino modello, del “compagno” che segue le regole. Che fa quello che fa per il bene del suo paese.
In un passaggio il dottor Kostoev si sofferma su una caratteristica di Andrej: la sua mancanza di provare dolore, il candore con cui descrive le sue azioni.
È qualcosa che lascia esterrefatti. Ed è qualcosa che si può tentare di capire ricostruendo l’orrore fisico, emotivo e immaginario che Andrej ha visto, ascoltato e vissuto.
Un’infanzia segnata dalla fame e dalla violenza, con una madre che lo terrorizzava con i racconti sul “Golomodor” – la Grande carestia inflitta dal regime sovietico agli ucraini- e che lui personificava in un mostro cannibale. Un fratello scomparso e forse mangiato dai vicini. Un carattere chiuso, enuresi notturna e impotenza, un’insicurezza profonda che trova un appiglio nella Patria, nell’URSS, in qualcosa di definito e stabile, qualcosa da venerare e difendere e da cui sentirsi protetti.
Ed è per questo che si racconta a Kostoev – funzionario del Partito- con tanta facilità, con ingenua fiducia, e noi come Kostoev a volte vorremmo tapparci le orecchie e piangere, perché l’orrore è troppo ed è amplificato di fronte alla tranquilla semplicità con cui Andrej racconta di ogni sua vittima, del sapore del sangue, del potere del togliere la vita, della “missione” di cui si è sentito investito.
E come Kostoev ci sentiamo punti sul vivo dalle domande pungenti che il serial killer pone, turbati da alcune osservazioni e dalle sensazioni che rimangono addosso.
Alla fine la liberazione arriva. Giustizia viene fatta e noi “riemergiamo”, torniamo alla luce e a respirare a pieni polmoni.
Ma per arrivarci si è fatto un viaggio durissimo, ai limiti della sopportazione, che ci ha cambiato profondamente, costringendoci a far i conti con il lato oscuro, col mostro, con le paure e i sentimenti più bassi dell’animo umano.

Non è un libro facile, ma è un libro scritto benissimo e mentre leggevo non facevo che complimentarmi mentalmente con l’autore per la scelta del tema e per lo stile.
Le parole che ha scelto sia per dar voce al mostro, sia per raccontare la storia sono “perfette”; un esempio: da subito ci sono sangue e dolore, un pezzo di pane secco caduto per terra dove c’è il sangue della madre di Andrej che sta partorendo. E la donna è talmente affamata che chiede alla nutrice di lavarlo e metterglielo in bocca.
È un’immagine cruda e forte che suggerisce tante cose, quasi premonitrice di quello che avverrà dopo e di chi diventerà Andrej.
L’uomo timido, buono, un padre, il cittadino modello, quasi noioso che però ha sempre avuto la sensazione di non essere solo (e da un certo punto in poi parlerà con “Stepan”, il fratello morto) e, che mutila le sue vittime e se ne ciba. Sempre convinto di agire per un bene più grande, sempre nel giusto.

Credo che Tarabbia abbia fatto un lavoro magistrale, per questo il mio voto è 5 stelle. Vincono lo stile e il coraggio di dare voce all’orrore, doppiamente sconvolgente perché vero.

Lo consiglio a chi ama le storie vere, di fatti di cronaca nera, i casi che hanno segnato un’epoca.

Ah, prima di lasciarvi: non so se sia vero (dovrei approfondire,per adesso evito), ma il titolo deriverebbe dalla consuetudine di Cikatilo di creare una mosca con materiali di recupero, rame, viti, ecc., per ogni sua vittima.

Buone letture e alla prossima!
Profile Image for Aquila Reale.
351 reviews18 followers
December 1, 2016
“Il giardino delle mosche” è la storia, narrata in prima persona, di Andrej Romanovic Cikatilo, il “mostro di Rostov”. Cikatilo è un uomo dalla doppia personalità, appare tranquillo e normale con la sua famiglia per poi trasformarsi in un mostro assetato di sangue. Dal 1978 al 1990, uccise, mutilò e in alcuni casi mangiò parte dei loro corpi, di circa 56 persone. Le sue vittime erano donne, bambini, ragazzi ed erano tutte persone che vivevano ai margini della società. Cikatilo narra i suoi orrori permettendoci di entrare nella sua testa. Narra le privazioni, le umiliazioni, le ossessioni che lo hanno accompagnato per tutta la vita. Una vita scandita da “mutilazioni”. La carestia che induce al cannibalismo, il padre che parte per la guerra, le violenze dei tedeschi, l’impotenza sessuale. Pagina dopo pagina vediamo il mondo attraverso gli occhi del mostro e assistiamo anche al potere del socialismo russo che si sgretola. [...]

Leggendo questo libro crudele mi sono spesso domandata come sia stato possibile che Cikatilo uccidesse decine di bambini e ragazzi senza lasciare alcuna traccia. L’allontanamento dalla scuola dove insegnava, le accuse di pedofilia, la stanzetta nel vicolo, le assenze ingiustificate al lavoro, le notti fuori sono tutti elementi importanti eppure su Cikatilo non si è mai posata l’ombra del sospetto. Anche sua moglie, in trent’anni di matrimonio, non si è mai accorta di nulla o non ha voluto vedere volgendo la testa dall’altra parte. Sono tante le domande che scaturiscono da questa lettura, Tarabbia non fornisce risposte ma la lucida e fredda narrazione della vita di un maniaco omicida. Tra le pagine del libro spira un’aria di morte, un’angoscia che attanaglia il cuore. Io di thriller ne ho letti molto nella ferma convinzione che ciò che leggevo era pura fantasia. Davanti alla realtà sono inorridita immaginando gli omicidi delle piccole vittime. Lo scrittore descrive le torture, la perforazione degli occhi e le dita staccate a morsi. Racconta l’eccitazione sessuale del mostro che prova piacere dal profanare i corpi delle sue vittime e sente nelle sue mani il potere della morte.

Non è stata sicuramente una lettura facile, nella mie mente ritornavano le parole “è reale, è tutto reale.”

Qualcuno potrebbe obiettare che le descrizioni crude e crudeli si possono evitare, ma il male fa inorridire e procura disgusto e pietà per le vittime. Anche Cikatilo, mi direte, è stata una vittima delle sue “mutilazioni”, non è una giustificazione ma una constatazione che mi porta a ricordarvi che il male è tra noi. Non esistono uomini totalmente buoni, non esistono uomini totalmente cattivi. “Il giardino delle mosche” è un viaggio alla radice del male.

Recensione completa sul blog Penna D'oro http://pennadoro.blogspot.it/2016/12/...
Profile Image for Irene Rosignoli.
228 reviews6 followers
May 19, 2020
Dopo aver terminato Madrigale senza suono, qualche mese fa, mi sono messa subito a caccia di Il giardino delle mosche. A me piace scovare i libri in libreria, e questo l'ho trovato a Firenze, in uno dei miei tanti viaggi tra casa e Milano. L'ho acquistato a novembre, ma ho aspettato un po' per leggerlo: confesso che, a volte, la parte più bella è proprio l'attesa di qualcosa che sai già amerai tantissimo.

Ciò che mi tormenta di questi due libri è la precisione. Di lessico, di andamento, di punteggiatura. E poi la presenza fisica, viva, attiva del lettore che partecipa alla storia, e quella domanda terribile che infine arriva: sei spettatore o personaggio di questa vicenda? Sei sicuro che guardare dentro l'abisso della crudeltà umana non ti abbia reso complice? In Madrigale c'è un'espediente registico a mio parere geniale, ossia l'identificazione del lettore col servo che tutto vede e tutto ascolta; nel Giardino invece c'è un altro inganno: fino alla fine crediamo di essere in salvo mettendoci nei panni dell'ispettore e studiando da lontano l'assassino, ma è un rassicurarsi illusorio: il piacere morboso con cui abbiamo osservato il male ci ha già corrotto. Cosa dev'essere la letteratura, se non disturbante?
Profile Image for Andrea Cortese.
218 reviews6 followers
September 24, 2016
Il libro narra le vicende del Mostro di Rostov, uno dei più crudeli assassini della Storia, senza mai sbrodolare nel patetico, nel retorico e senza mai dare un giudizio morale. E riuscirci non é assolutamente facile. Anche nei punti più cruenti la prosa é così brillante e avvincente, chiara ed appassionante, da rimanere stupiti. Non ho mai letto un autore così bravo sotto questo punto di vista. Si perde un po' nelle ultime 50 pagine, le immagini sono un po' più costruite e offuscate, motivo per cui non ho dato 4 stelle. Tre stelle sono comunque poche per questo romanzo che consiglio senza se e senza ma.
Profile Image for Rosanna .
486 reviews29 followers
October 9, 2023
“E’ il potere il mio problema: il piacere, il godimento che mi dà il poter disporre della felicità altrui”. (pag. 191)

Ci sono anime, dobbiamo comprenderlo, che pesano più dei 21 grammi poetici misurati da Duncan MacDougall nel 1901. Ce ne sono di pesantissime: fiati e pensieri luridi per alcuni di noi si fanno corpo pesante che schiaccia e immobilizza un altro corpo, fino a sentirsi un dio che dona la morte e fa smettere il dolore. Cosi si sentiva Cikatilo nel momento finale delle sue vittime e del suo: dio.
La mia anima pesa più di 21 grammi. Per questo, a volte, ho la necessità di leggere di orrori e di bestie oppure di eviscerare io stessa i pesci del pranzo: per la sfida alla comprensione.
Il romanzo ha scrittura scorrevole, molto precisa si addentra fin nei minimi particolari di alcuni dei 53 omicidi compiuti con le stesse armi, bocca-denti, coltelli, martelli e attrezzume vario che Cikatilo portava in una borsa a tracolla. Immaginatelo: un uomo molto alto, vestito del grigio-funzionario-di-partito aggirarsi per stazioni e città in cerca di prede, la sua barbarie ammantata di sacro furore patriottico, dal momento che pensava di ‘ripulire’ il Paese da quella che lui considerava feccia, bambini ‘cattivi’ compresi. Nelle strade delle nostre varie ‘movide’ uno così impazzirebbe davvero, ma lui non era folle.
Sono stata male alla descrizione minuziosa di come fu sodomizzato quando fece il militare e malissimo a pensarlo bambino nell’Ucraina ai tempi di guerre e comunismo, a soffrire di fame e di incontinenza, una ‘mutilazione’ per lui, una vergogna, una malattia che non fu curata che lo rese impotente e frustrato, folle.
E folle tentò di farsi dichiarare, ma fu condannato a morte e la sentenza fu eseguita. Altri tempi davvero, altri luoghi.
Il romanzo, dicevo, è scritto molto bene, non vi sono citate fonti, solo alcuni nomi di vittime e funzionari di stato: l’autore ha potuto intervistare il protagonista? non so, non credo.
Ci sono pagine di introspezione psicologica di Cikatilo narrati in prima persona molto interessanti trattando della situazione socio-politica del tempo riguardanti la Madre Russia, la sua disgregazione dopo gli anni ‘90.
Ne riporto qui dei brani di pag. 201, chi parla è Cernenko, predecessore di Gorbacev, in uno dei folli sogni romanzati del protagonista.

“Gorbacev è un pericolo. Siamo tutti in pericolo davanti all’idea di ricostruzione che quell’uomo ha in mente: lui vuole la democrazia! Nessuno, qui da noi, sa che cosa sia. ci pensi bene: pensi a cosa succederebbe se, domani, ci fossero in Unione Sovietica il mercato libero e l’autodeterminazione. Nessuno saprebbe cosa farsene! Finiremmo tutti nelle fauci dell’America, i popoli occidentali finirebbero per volerci insegnare come si vive fuori dal comunismo, e invece ci comprerebbero! Andrej! combatta insieme a noi! Non lasci che il nostro Paese crolli e diventi la puttana dell’Occidente!”

“Ci divoreranno, Andrej Romanovic. Noi russi, gli ucraini, i popoli del sud: nessuno di noi conosce come si vive fuori dal comunismo, nessuno. Pensi a cosa c’era qui prima del 1917, ci pensi: c’era lo zar. Nessuno di noi, neanche tra i nostri avi, ha mai saputo che cosa sia un mondo dove mancano l’organizzazione, la disciplina, l’uguaglianza, l’amore reciproco. Nessuno! Senza il Cremlino, senza la grande e benevola guida di Mosca ogni russo è uno sbandato, un uomo solo e perso. la storia, se Michail Sergeevic salirà alla segreteria generale, ci annienterà”.

Interessante, vero? Da pensarci su.
Ultimo spuntappunto riguardante il titolo: sono più di 50, le mosche…
Profile Image for Alice.
675 reviews12 followers
April 29, 2023
Dell'autore non avevo mai letto niente, ma ho sempre sentito recensioni più che positive.
Avevo in lista questo libro da parecchi anni ed ero curiosa, ma anche un po' intimorita dall'affrontarlo.
Narra le vicende di Andrej Chikatilo, uno dei più noti e terribili serial killer della storia che ha sconvolto l'Ucraina per quasi vent'anni.
Tarabbia compie un'operazione inquietante quanto interessante: quella di farci narrare dei cinquantatré omicidi direttamente dalla viva voce dell'assassino, romanzando ovviamente ma al contempo raccontando del contesto storico nel quale la vicenda si è svolta.
Siamo in un Ucraina ancora annessa all'Unione Sovietica, in un luogo devastato dalla Seconda Guerra Mondiale e nel quale gli ideali comunisti erano gli unici conosciuti.
Ed è così che si scopre del profondo spirito patriottico di quest'uomo, il quale ha giustificato i suoi crimini in nome dei valori comunisti, la lotta del padre in guerra e la sua diserzione, la figura di Stepan il fratello di cui non si conoscono le sorti.
Di contro le opinioni dell'ispettore che ne ha raccolto la confessione e che tenta di ricostruire le sue perversioni.
Una lettura agghiacciante che mi ha tenuta spesso sveglia la notte
Profile Image for Franklin80.
180 reviews1 follower
January 18, 2020
Tarabbia ci porta in un mondo pieno di dolore e sofferenza, questa era la grande Unione Sovietica tra gli anni 70 e 80; un macrocosmo destinato a lacerarsi e a mostrare le prime crepe verso la metà degli anni 80. Il mondo sovietico potrei definirlo la più falsa delle utopie, una sorta di eldorado intrisa di principi egualitari e socialisti che mascherano una realtà bel lontana da quella tristemente dipinta dai loro accaniti sostenitori.
Questo libro non parla solo di uno dei più sanguinari serial killer della storia, l’opera ci porta nella mente dell’assassino. Tarabbia fa parlare Cikatilo in prima persona, viene qui mostrato il rapporto con la famiglia, il suo doloroso passato.
Durante il processo quel che emerge dal volto di Cikatilo è un velato candore, innocenza giustificata dal fatto che il killer ha, a suo dire liberato e depurato la società rossa da parassiti ed emarginati.
Altro che pugno sullo stomaco... qui è come se prendi un treno in pieno!
Al male non c’è mai fine, confine e argine.
Profile Image for Alessia.
145 reviews
August 10, 2024
Un libro cupo, ben scritto, che riprende le memoria - o almeno così pare - dell'ispettore che meglio conobbe Andrej Romanovič Čikatilo, ovvero il mostro di Rostov. L'autore è riuscito sin da subito a catturare la mia attenzione, con uno stile narrativo asciutto e accattivante. La storia è agghiacciante ed impressiona anche chi già conosce i crimini commessi da questo serial killer.
Fa veramente impressione sentire dalla sua "voce" (la narrazione in prima persona qui assume una rilevanza significativa) ed ascoltare le motivazioni che lo avrebbero spinto ad uccidere.
Consigliato agli amanti del genere.
Profile Image for Simona Garbarini.
564 reviews3 followers
March 16, 2017
La storia del pluriomicida e cannibale Cikatilo raccontata in prima persona. Durante la lettura del libro ho provato sentimenti contrastanti: paura, immedesimazione, disgusto, pena. Un libro ricchissimo, che dà molte suggestioni, grazie alla mano felice di Tarabbia che è abilissimo nel mischiare spezzoni di vita vissuta, follia, elementi cronacistici. Il paragone con Dostoevskij non è azzardato e ho rivalutato il Premio Campiello.
80 reviews
October 17, 2025
Con Tarabbia non riesco a entrare in sintonia. È il secondo libro che leggo e anche stavolta una storia interessante finisce per diventare noiosa e un po’ fastidiosa. L’idea di partenza è forte, ma la scrittura troppo costruita e la struttura complessa tolgono ritmo e piacere alla lettura.
Tutto appare troppo controllato, quasi forzato. Invece di lasciarmi coinvolgere, mi sono trovato a prendere le distanze. Un libro potenzialmente emozionante che si trasforma in noia.
Profile Image for Alice&#x1f380;.
19 reviews2 followers
January 4, 2021
Straconsiglio questo libro agli amanti dei Serial Killer.
Riprende la vera storia del famoso killer Andrej Cikatilo e tutte le vicende collegate al suo caso.
Una vera chicca da avere assolutamente nella libreria.
Profile Image for Irene.
316 reviews6 followers
May 18, 2020
Non ci sono parole per descrivere questo libro. Va letto.
"Il male esiste, e c'è un giovane scrittore italiano che lo sa raccontare" Mariarosa Mancuso
Profile Image for Aronne.
235 reviews2 followers
April 28, 2022
" Io e il mio paese, signor giudice, abbiamo camminato insieme e, adesso moriamo insieme"
Profile Image for Cecilia.
14 reviews5 followers
November 15, 2023
Libro che si intrufola in un filone sempre più ampio, che è quello dei romanzi-inchiesta, o quei romanzi che seguono le vite di pazzi criminali, come ad esempio l'avversario di Carrere o quello di Lagioia, a metà tra biografia e finzione, che ricostruiscono con pezzi colorati di fantasia le parti mancanti, e chiedono a te un surplus di sospensione di incredulità, che concedi con una certa fatica. Ho trovato per certi versi un po' scontato il procedere e l'impianto strutturale, la progressiva disumanizzazione e poi una mancanza di calore: che, sia detto, in un romanzo del genere non dovrebbero essere un difetto. ciononostante allontanano un po' una lettrice come me.
Profile Image for Paola.
405 reviews
December 7, 2016
I approached this book with a certain fear: I was scared to read splatter descriptions but, despite the subject of it, it was readable - even if the topic is by no means pleasant..
If I would suggest this book? Well, may be yes if you are not impressionable because - let us bear well in mind - that what that man did is true, not imagination... And we know that sometime reality takes over imagination, and not always it is fair
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