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Mit bösen Absichten

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Mit dem Bankrott von Bepy Sonnino, dessen Lächeln so sehr an Clark Gable erinnert, geht das goldene Zeitalter der Sonninos in Rom zu Ende. Bepy war der Goldgräber der italienischen Nachkriegszeit. Jüdischer Lebemann, Liebhaber der Frauen – in seiner unverschämten Vitalität hat er nichts ausgelassen, was das Leben ihm versprach. Von dem Tag, an dem er seinen nachtblauen Jaguar gegen einen Kleinwagen eintauscht, droht die Vertreibung aus dem Paradies. Erzählt wird die Geschichte der Sonninos von seinem Enkel Daniel, von den 50er Jahren bis in die 90er Jahre des gerade zu Ende gegangenen Jahrhunderts. Schonungslos, mit bösem Spott und in einer rasanten Sprache. Eine Familienrevue mit unvergesslichen Figuren.

368 pages, Hardcover

First published January 1, 2005

39 people are currently reading
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About the author

Alessandro Piperno

36 books83 followers
Alessandro Piperno (Roma, 25 marzo 1972) è uno scrittore italiano.
Nato da padre ebreo e madre cattolica si è laureato in letteratura francese presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata, dove ha insegnato a contratto la medesima materia ed è divenuto ricercatore dal 1º ottobre 2008. Nel 2000 ha pubblicato il controverso saggio critico "Proust antiebreo" sulla figura di Marcel Proust.
Nel 2005 è giunto alla notorietà con la pubblicazione del suo primo romanzo Con le peggiori intenzioni. Sulla scia di una critica molto favorevole del giornalista Antonio D'Orrico del Corriere della Sera (che lo definisce "un nuovo Proust"), ottiene un grande successo di pubblico (quasi 200.000 copie vendute in pochi mesi) e vince il premio Campiello opera prima. Il romanzo, che narra le vicende di mezzo secolo della famiglia Sonnino e in particolare del suo membro più giovane, Daniel, si caratterizza per lessico colto e uno stile originale, ricco di aggettivi e di avverbi.
Il romanzo ha goduto di un grande interesse mediatico che ha coinvolto la figura dello scrittore e il suo stile di vita (vestiti raffinati, cibi ricercati, buone letture e vezzi come la pipa), con interviste giornalistiche, partecipazioni a trasmissioni televisive e polemiche letterarie. Gli sono stati riconosciuti ironia e autoironia sia verso il suo ambiente, sia verso i propri sentimenti e una visione amara e disincantata della vita. I critici gli hanno rimproverato una trama difficile o addirittura confusa e povera.
Nel 2010 ha pubblicato Persecuzione. Il fuoco amico dei ricordi.
Ha studiato chitarra e fino al 2005 ha fatto parte della band romana rock-blues Random in qualità di chitarrista solista e cantante. È un tifoso della S.S. Lazio.

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157 (16%)
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Displaying 1 - 30 of 95 reviews
Profile Image for Sandra.
964 reviews336 followers
March 13, 2021
Verboso, troppo verboso, alla fine insopportabile e noioso. E’ sfinente seguire i mille rivoli di pensiero in cui lo scrittore si perde durante la narrazione. Per far capire cosa intendo dire faccio un esempio: il capitolo inizia con la premessa che il trentenne Daniel Sonnino, il protagonista narratore delle vicende della sua famiglia, una famiglia ebrea dell’alta borghesia romana degli anni ottanta,mentre sta effettuando un volo transoceanico, ricorda un episodio della sua adolescenza, anzi l’episodio che ha segnato la fine di quell’età così difficile, ma che ha lasciato un segno indelebile nell’esistenza di ogni membro della sua famiglia. Per arrivare a raccontare finalmente l’accaduto, ci sono prima pagine e pagine dedicate ad altri personaggi, ad episodi accaduti ad altri, finchè tutto si risolve nelle ultime pagine, mentre il lettore arranca per non perdersi, ulteriormente messo in difficoltà da quel mare di virtuosismi grammaticali, lessicali e letterari del cui uso Piperno si diletta e si compiace. Piperno vorrebbe passare per il Philip Roth italiano? Gli ingredienti ci sono: ritratti di famiglia, elementi autobiografici, umorismo ebraico, ossessioni sessuali, un pizzico di antisemitismo…. ma occorre saperli dosare per farne un buon piatto.
Profile Image for Gabril.
1,048 reviews258 followers
October 26, 2021
Il romanzo d’esordio di Piperno ha ricevuto più critiche e solenni stroncature che elogi. Dato il successo di vendite del libro, però, il sospetto che nei demolitori agisse pure un pizzico di invidia c’è e rimane. (Dell’invidia Piperno tratta ampiamente qui e altrove).
È vero che l’autore esagera: con la trama, coi personaggi e con la sintassi. Ma è anche vero che un ritratto così implacabile e veritiero della borghesia ebraica romana d’alto bordo mai si era letta prima.
Ho sbirciato qualche commento tranciante e non mi è piaciuto. E anche se non ho vibrato di entusiasmo per questa storia e per questa elaborata scrittura, ne riconosco l’originalità e voglio riportare la recensione (positiva) di Gad Lerner che gode della mia stima (e che di ebraismo, in tutte le sue diverse sfaccettature, qualcosa sa).

“Se non sbaglio i critici letterari, quando vogliono spararla grossa, parlano di crisi del romanzo borghese. E che crisi, ragazzi, se leggerete d’un fiato -come è successo a me- le strepitose trecento pagine di un tale Alessandro Piperno: con sulla copertina il motoscafo Riva che gli scorrazza la pupa dei suoi sogni, Gaia, di cui giungerà al massimo ad annusare mutandine e collant gettati nel cesto della roba da lavare, come del resto sua abitudine da feticista e assiduo praticante della masturbazione. Onde evitare la querela di questo tale Alessandro Piperno (che non conosco: leggo trattarsi di un trentenne docente di letteratura francese, esperto in Proust, hai capito il romanzo borghese?), preciserò che il maniaco frustrato non è lui, ma la creatura della sua penna Daniel Sonnino. Nipote di un ebreo romano, Bepy Sonnino, che negli stessi anni in cui Primo Levi scriveva “Se questo è un uomo” inorridiva solo all’idea che gli parlassero dei cugini inceneriti ad Auschwitz –se non altro per ragioni estetiche- dovendosi praticare il buon gusto, la dissipazione, la goduria riservati dal destino ai sopravvissuti. E non lo scocciassero neppure con Israele, dove si mangia roba che fa venire la dissenteria e la gente ignora la sia pur minima eleganza nel vestire.

Quel farabutto del nonno Bepy, il tipo che deve fuggire in America per i debiti, e mentre i figli si arrabattano fra creditori e direttori di banca scrive da New York se per favore gli mandano lo smoking che lì ci si diverte un casino, alla fine risulterà il migliore della compagnia. Certamente meglio di quei parvenu non ebrei –privi di follia e di alito vitale- con cui inevitabilmente sono andati a contaminarsi i Sonnino pur di star dentro alle più insulse cacce alla volpe o feste dei diciotto anni della mondanità romana.

A questo punto vi dico il titolo: “Con le peggiori intenzioni” .
Un libro strepitoso perché costruito su un nulla che è il nostro nulla. Con la sapienza di scrittura di chi il romanzo borghese l’ha maneggiato sul serio, Alessandro Piperno racconta lungo tre generazioni ormai scampate alla guerra la saga familiare dei sazi e degli svuotati che siamo noi. L’unico che lì in mezzo, per ragioni generazionali, incappa nelle passioni del Sessantotto, è lo zio Teo che infatti emigra in Israele (dove si trasformerà in “falco”, sposerà una russa dai piedi arrapantissimi, genererà un cugino gay). Gli altri non hanno proprio bisogno di credere in un bel nulla, per vivere. Ma il grande vuoto è pieno zeppo di disavventure, frustrazioni, pulsioni erotiche, perfino una specie di ricerca culturale, il tutto nel segno dell’inconsapevolezza. Finalmente uno sguardo non vezzoso e ruffiano sugli ebrei italiani, e attraverso di loro su una borghesia troppo appagata per credere in qualcosa.

Se ho tanta voglia di consigliarvelo, non è solo per quanto mi sono divertito a leggerlo, con la sua miscela accurata di profondità e spudoratezza. Ancor di più mi diverte l’idea che in quegli zozzoni, in quei perditempo, in quei raffinati cicisbei, alla fine vi rispecchierete come in un autoritratto.”

(3,5 per me)
Profile Image for Arwen56.
1,218 reviews337 followers
March 15, 2015
Ho letto diversi pareri negativi riguardo a questo romanzo.

Personalmente, sino a circa tre quarti, l’ho trovato gradevole, ben scritto e scorrevole, sebbene non mi convincesse del tutto il fatto che il narratore, Daniel, sin dalla più giovane età, fosse in grado di condurre delle analisi tanto serrate, puntuali e precise sulle motivazioni e sui più reconditi moventi di qualsiasi persona con la quale venisse, anche fuggevolmente, a contatto. Cosa che non riuscirebbe neppure al più scafato analista con una trentennale esperienza sul campo, credo. Questo inficiava un po’ l’insieme, rendendolo parecchio artificioso, ma ci poteva anche stare, tutto sommato.

Il problema vero sorge alla fine. Perché è lì che uno si chiede: ma tutto ‘sto travaglio interiore me lo sono sorbita a che scopo? Solo perché Piperno potesse poi vantarsi nel dire che il suo libro è stato paragonato a quelli di Philip Roth? Perché è proprio questo il dubbio che viene. Ossia che tutto l’ambaradam, ancorché ottimamente redatto, sia solo un esercizio di scrittura, mero dispiegamento di raffinatezza espressiva che non conduce proprio da nessuna parte. Parole, simili a soldati, disposte con strategica e letteraria maestria, che vincono, sì, una battaglia, ma finiscono per perdere la guerra fondamentale, ossia quella di catturare il lettore con l’armonia della storia in sé, con la capacità di coinvolgere, far pensare e, contemporaneamente, far gioire dell’istintivo piacere del raccontare, che solo i narratori di razza sanno offrire.

Questo è il motivo dell’unica stellina attribuita. Il motivo è il non aver trovato motivi che giustificassero il tempo che ho speso nel leggerlo sino alla fine. Magari sarò io troppo severa. Però, mi pare, altresì, che troppo indulgenti siano i critici “accreditati” nel giudicare. Una volta gli scrittori partivano, con umiltà, dal basso, scrivendo racconti e vendendoli per pochi soldi alle riviste specializzate e non. Una volta gli scrittori facevano la “gavetta” e, se avevano davvero talento, finivano per emergere. Adesso pare che qualsiasi “opera prima” sia o debba assolutamente essere un capolavoro, meritevole di qualche premio, altrimenti neanche esiste.

Così, a mio modesto avviso, si sta svilendo la letteratura, che è, comunque, un percorso di continua “crescita” e non di “traguardi” raggiunti. A forza di cercare e volere per forza solo e subito prove eccelse, finiremo per ottenere unicamente tanta mediocrità.

Per essere un buon idraulico, bisogna prima semplicemente imparare ad avvolgere con cura la stoppa attorno alla filettatura di un tubo. In seguito, si potrà anche progettare un complesso sistema idraulico. In seguito. Non subito. Altrimenti poi il sistema farà acqua da tutte le parti.

;-)

Profile Image for Alta.
Author 10 books173 followers
Read
June 21, 2011
Piperno’s The Worst Intentions (Europa Editions, 2007) has been compared, with some justification, to Roth’s Portnoy’s Complaint. In fact, Piperno’s novel is better. As a big reader of Proust (I had read all the volumes of A la Recherche… by the time I was 22, and I wrote my BA thesis on it) I can say that this is the closest equivalent to Proust’s masterpiece. I usually don’t like such comparisons because they are rarely founded, and even when they are they indicate that the author of the “equivalent” is no more than a talented epigone. But what makes the comparison to Proust justified in this case is not only the fact that Piperno has deeply absorbed the work of his predecessor—a French scholar, he is the author of a work of literary criticism, Proust Anti-Jew—but also the fact that his novel is extremely contemporary. It is an “updated” version of Proust in the sense that it gives us a remarkable portrayal of Italian “high” society from the fifties until 2001. The snobbery of this society, while reminiscent of the old-fashion mannerisms of Mme Verdurin’s and Mme de Guermantes’s inner circles, is at the same time very contemporary. Piperno’s snobs are universal because any high-school student who wishes to be “popular” can recognize himself/herself in them; and yet, they are so…Italian. Never have I read a novel whose protagonists are so concerned with appearance, especially fashion, as this one.

Another Proustian element of the novel is the construction of desire (with its corollary, jealousy and/or envy). Daniel, the half-Jewish narrator—who later becomes the author of a successful book with a provocative view of the Jews—is hopelessly in love with the most beautiful, the richest and most popular girl in his school, Gaia. Gaia is a cross between Nabokov’s Lolita and Proust’s Odette—inaccessible (though, as in Proust, it turns out that she is inaccessible only for the narrator, and quite accessible for the others), very desirable and…entirely shallow (the narrator compares her to Britney Spears).

What I find amazing about The Worst Intentions is that it was a best-seller in Italy. This is a novel written in long, complicated, Proustian sentences, translated with sophistication by Ann Goldstein. Can you imagine such a book a best-seller in the States?
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
848 reviews114 followers
August 3, 2017
4 pariolini fighetti non meritano Roth o Bellow

ho voluto tentare la lettura di questo iper-gonfiato romanzo per farmi una idea personale di questo autore. Niente da dire, Piperno sa scrivere - lo stile è traboccante ma fluente, pieno di arabeschi a volte cacofonici, ma comunque avvincente. Certo, molte volte si corre sul ciglio del burrone del manierismo e del barocchismo fine a sè stesso, rischiando di finire con le ruote per aria che girano a vuoto, ma alla fin fine si passa indenni a frasi del tipo "il suo approccio musicologico era l'inevitabile emanazione e la folgorante epitome del suo feeling con l'universo" e a 5 ripetizioni di "apotropaico". Il problema del libro è proprio il contenuto, il tema - davvero le peripezie delle squallidi famiglie ricche romane degli squallidi anni '80 ci devono interessare? la seconda parte dedicata ai turbamenti e agli scandagli psicologici dei teen-agers è davvero poco originale.... Direi che i paragoni con Philip Roth, Saul Bellow o (mi viene da ridere solo a scriverlo) Proust non sono stati altri che veicoli pubblicitari...
Profile Image for Hex75.
986 reviews60 followers
August 11, 2017
guardo la copertina e cerco di ricordarmi a che punto -a quale capitolo, a quale ampollosa descrizione, a quale vicenda assolutamente superflua- ho sentito chiaramente che mi stavo rompendo i coglioni
Profile Image for Aleksandra Fatic.
469 reviews11 followers
June 10, 2021
Iskrena priča o sirotim malim bogatašima, njihovim izopačenostima, poremećajima, životu punom lažnog sjaja i zabave, ali koja me nije dotakla za više od 3⭐, možda zato što stvarno ne mogu istinski da žalim milionere koji svoje komplekse liječe površnim i bolesnim načinom života!
Profile Image for Federico Murzi.
14 reviews
September 13, 2020
A metà tra la saga familiare à la Middlesex e l'ammorbante monologo del tuo migliore amico sulla ragazza che gli piace, Con le peggiori intenzioni racconta le vicende di Daniel Sonnino. Il protagonista, nonché voce narrante-onnisciente, ripercorre in maniera troppo veloce la storia della sua famiglia, a partire dal nonno Bepy - uomo estremo e sorrentiniano, tra le figure più affascinanti del romanzo - per arrivare a raccontare gli episodi cruciali della sua adolescenza, su cui si dilunga troppo, risultando un po' noioso. Il carattere di Daniel é molto controverso e non facilmente comprensibile, ma in lui si annida una forte carica anti-borghese, ben espressa dall'acuta ironia di Piperno, a cui si deve anche il geniale titolo del romanzo. Nota negativa: il lessico è così tanto ricercato da sembrare poco genuino.
Profile Image for Saverio Mariani.
182 reviews22 followers
December 28, 2016
Disclaimer: sogno un film con la sceneggiatura di Alessandro Piperno e la regia di Paolo Sorrentino.

Perché?
Per Sorrentino provo a rispondere un'altra volta, per Piperno ora – e comunque in maniera sommaria. Poiché ho appena finito di leggere il suo primo romanzo, del 2005, Con le peggiori intenzioni. Quest'anno – appena uscito – avevo letto anche il suo quarto e più recente romanzo, Dove la storia finisce, di cui avevo parlato anche qui. Anni indietro mi ero imbattuto, quasi casualmente, prima in Persecuzione e poi – fagocitato dalla sua scrittura e dalla storia – in Inseparabili, col quale Piperno vinse il premio Strega. (Inoltre, Persecuzione Inseparabili, formano il dittico: Il fuoco amico dei ricordi.)

I due – Sorrentino e Piperno – hanno la medesima capacità di sviluppare negli osservatori amore o odio. Non esistono mezze misure con loro. O ti respingono, o ti catturano.
Con le peggiori intenzioni, libro da 200mila copie vendute, in quanto opera prima (letta da me, colpevolmente, da ultima) è ricchissima. Più ricca degli altri ricchi libri di Piperno. Stracolma di avverbi che, però, non fanno male alla lettura ma anzi la rendono unica. Le ampie parentesi costruite sapientemente permettono allo scrittore di narrare un'intera saga familiare, quella dei Sonnino (ebrei romani benestanti che attraversano tutto il Novecento), e una porzione ristretta di Roma. Un quartiere, le sue dinamiche e i suoi abitanti.

Chi parla è Daniel Sonnino, nipote di Bepy Sonnino, il capostipite di questa famiglia che ha fatto soldi con i tessuti (insieme a tale Nanni Cittadini), e che poi ha portato nella bufera se stesso e i suoi cari.

È stupefacente leggere questo libro poiché Piperno mostra un'abnegazione assoluta nei confronti del particolare, dei microscopici sommovimenti delle anime dei personaggi. Non c'è pensiero, anche recondito, che il libro non ci tratteggi in modo deliberatamente violento. Una pratica sistematica e corroborante di un tema narrativo: Daniel Sonnino non è soltanto uno dei personaggi della storia, ma è anche colui che sa guardare alla Storia e ne vede gli intrecci dall'alto. Il narratore è interno ed esterno allo stesso momento. Una finzione che conduce il lettore ben al di là di ciò che Daniel Sonnino (forse, si vociferava nel periodo in cui questo libro è uscito, alter ego di Piperno stesso) potrebbe umanamente rivelarci.

Leggendo, incuneandosi nelle righe fittissime e articolate che compongono queste 300 pagine, risuonano alle spalle di Piperno le voci di alcune sue fonti: Philip Roth, Saul Bellow, ma anche Proust (Piperno è professore di letteratura francese a Tor Vergata), Baudelaire e Flaubert. Ricorre almeno quattro volte la parola apotropaico, e nel momento in cui Daniel vuole descrivere la sua amata ci dice – direttamente – che egli, in quanto narratore, si sta permettendo «il più inebriante e démodé tra i privilegi letterari: l'ecfrasi della donna amata» (p. 229).

Questa ricercatezza linguistica, tuttavia, non è fastidiosa e nemmeno barocca. O almeno, è barocca nella misura in cui è tentativo di stupire. Uno stupire fecondo, però, che ha voglia di colpire l'osservatore per scuoterlo dal torpore.
Eccola, forse, allora la somiglianza più forte fra la letteratura di Piperno e la cinematografia di Sorrentino: della bellezza e dell'abbondanza non si ha paura, perché mostrarla non significa sfoggiare una ricercatezza fine a se stessa, ma vuol dire aprire porte che, per mezzo della normalità schiacciata verso il basso, si chiudono ancora di più.

Sul mio blog: https://saveriomarianiblog.wordpress....
Profile Image for Chiara F..
597 reviews47 followers
February 11, 2024
Chi critica Piperno, e questo romanzo nello specifico, con la scusa che la sua prosa emuli, senza riuscirci, i grandi Proust e Roth per citarne due -non a caso- sembra più invidioso del fatto che qualcuno in Italia possa scrivere bene, che usi un linguaggio più forbito e una sintassi più complessa della media degli autori italici, che possa anche solo elevarsi rispetto alla melma o alla melassa di quanto propinano oggi le case editrici assoggettate alla logica del profitto più che a quella della qualità.

Riconosco, invece, un modo di fare letteratura che seppur richiami gli stilemi dei grandi sopraccitati, è in grado di distinguersi per originalità e ironia, sprezzo e disincanto che sconfinano in un’elegantissima comicità. Abbondanza di anafore, climax e anticlimax, fanno di questo romanzo un tripudio di ridondanze che trovano un rispecchiamento nei personaggi arricchiti e coatti che tinteggiano il vivido quadro dell’umanità aristocratica romana, qui descritta. Probabilmente Ammaniti si è ispirato a ques’opera per il suo “Che la festa cominci”, sebbene Piperno sia imbattibile sia nella prosa più puntuale e vagamente barocca, sia nella maggiore caratterizzazione dei personaggi a discapito di una non-trama.

Elementi come Bepi, Nanni, Giorgio e David hanno tratti parossistici, ma estremamente realistici: chi non ha incontrato l’arricchito sbruffone, il filibustiere caduto in disgrazia, il figlio di papà bello e svagato o peggio drogato e senza speranza, annegato nell’alcool dai propri demoni… questa folla variegata si dispiega tra le pagine attraverso il racconto di un giovane Holden cresciuto, ma fermo allo stadio adolescenziale che sa affondare il coltello nella piaga, riconoscendo limiti, difetti e mancanze a se stesso e agli altri con il più candido cinismo, al punto da farti amare e commiserare la pletora di questi disgraziati ricconi!
Profile Image for Noemi Lombardo Lazzarini.
22 reviews7 followers
October 12, 2022
Voto troppo basso su Goodreads! Ho messo 3, però un conto è il voto individuale un conto la media. Non mi sento però di alzare il mio 3*, che rispecchia l'apprezzamento nell'insieme dei libri letti.

Scritto molto bene, ironico e divertente, il problema è nella storia che non ha collante e, strano ma vero, nei personaggi, cose entrambe che dovrebbero essere il punto forte della narrazione. Non so definire cosa non funzioni del tutto.
Profile Image for Maria Tsimpogianni.
77 reviews6 followers
July 20, 2020
Αλεσσάντρο Πιπέρνο - Με τις χειρότερες προθέσεις
Η ατελείωτη βιογραφική αφήγηση του Πιπέρνο περιγράφει τη ζωή τον Ιταλό - Εβραίων μακριά από την πατρίδα τους. Εγκατεστημένοι στην Ιταλία προσπαθούν να διαμορφώσουν τη ζωή τους σύμφωνα με τα ιουδαϊκά έθιμα. Άνθρωποι που είχαν το χρήμα και το καταχράστηκαν έφεραν στο χείλος του γκρεμού τις επόμενες γενιές όπου καθόρισαν τη συμπεριφορά τους αλλά και τα νέα αυτά γνήσια Εβραϊκά τέκνα καλλιεργήθηκαν ώστε να ταράξουν το εβραϊκό σύστημα συθέμελα μέσω των προσμίξεων. Η ζωή του αφηγητή μεταβάλλεται ανάλογα με τα ερεθίσματα που δέχεται ανά ηλικία τα οποία περιγράφονται στο εκάστοτε κεφάλαιο. Λαογραφικά αν ιδωθεί είναι μία νέα επαφή με τα ιουδαϊκά ήθη και έθιμα τα οποία όμως θεωρούνται παραλλαγμένα ανά τις γενιές και ειδικά όσων δεν ζουν πλέον στο Ισραήλ. Οι ρόλοι της μάνας, του πατέρα και των ομοφυλοφίλων είναι διαχρονικά διερωτώμενοι και περιγράφονται με ολοκληρωμένο και δομημένο τρόπο χωρίς ρητορικές ερωτήσεις και υποθετικές προτάσεις οι οποίες υπάρχουν σε ολόκληρο το βιβλίο και κυριαρχούν σε ολόκληρες σελίδες.
Στο κείμενο κυριαρχεί η πρωτοπρόσωπη αφήγηση, ο διάλογος φαίνεται ότι είναι ένα ξεχασμένο και σπάνιο είδος ενώ οι περιγραφές είναι απίστευτα κουραστικές και ατέρμονες. Για παράδειγμα η ανάλυση και η περιγραφή μιας γραβάτας διαρκεί για 10 σελίδες και ταυτόχρονα η περιγραφή ενός δευτεραγωνιστή μπορεί να φτάσει και τις 50 σελίδες. Οι περιγραφές κυριαρχούν με στομφώδη επίθετα και γενικότερα παρατηρείται μία επιτήδευση της γλώσσας που όμως, φαίνεται να γίνεται χάριν εντυπωσιασμού με αποτέλεσμα η ροή να χάνεται γιατί πρέπει να ψάξεις στο λεξικό. Σίγουρα η μεταφράστρια γνωρίζει πάρα πολύ καλά την Νεοελληνική αλλά δεν γνωρίζω κατά πόσο αυτή η επιτήδευση της γλώσσας εξυπηρετεί το ξεθωριασμένο ιταλικό σημιτισμό. Αν και στην Ιταλία το συγκεκριμένο βιβλίο είχε μεγάλη απήχηση στο αναγνωστικό κοινό και ο Πιπέρνο χαρακτηρίστηκε ως νέος “Προυστ”, η απόδοση του στα ελληνικά δεν τον βοηθάει να ξεχωρίσει και αυτό είναι ένα πρόβλημα το οποίο διάβασα στο goodreads ότι υπάρχει και με τις άλλες γλώσσες.
Profile Image for Vanja Šušnjar Čanković.
372 reviews142 followers
December 25, 2021
Počela sam je čitati ove godine na odmoru, to je bila peta po redu tokom tih 10 dana, ali kako je na red došla posljednja po povratku kući me je dočekalo toliko posla, da joj narednih mjesec dana nisam prišla, i eto, sve od avgusta mi stoji u dnevnoj sobi i samo je premještam s mjesta na mjesto. Nadam se da ću je nekad završiti jer je drugačija, ekscentrična, slojevita, ozbiljna i odlično napisana.
Profile Image for Tom D'Hauwer.
161 reviews8 followers
July 18, 2021
Ironic description of a prosperous milieu in Rome. It took some getting used to the abundant use of compound, and compound and embedded sentences and… Tragic main character. Reminded me of the movie La Grande Bellezza.
Profile Image for Ornella.
188 reviews25 followers
August 20, 2022
2,5. Mi spiace dare meno di tre stelle ad un libro non scritto male, ma questo purtroppo è un Roth che non ce la fa e che non va a parare da nessuna parte. Spero sia solo un problema dell'esordio e non di tutta la produzione dell'autore, perché vorrei leggere altro di suo.
Profile Image for Alida F..
112 reviews1 follower
October 16, 2021
Premessa: Ho coniato un'ennesima etichetta apposta per questo libro e altri prodotti letterari della sua schiatta, "sbisg", acronimo di "So bad it's so good" (scusa, Yotobi, ma l'imitazione è la lusinga più sincera, a meno che tu non stia cercando di emulare Philip Roth, non essendo Philip Roth.).
Spero di non averne bisogno o, in alternativa, spero di trovare uno sponsor per le mie future recensioni di libri imbarazzanti.

SVOLGIMENTO:
Alessandro Piperno e Federico Moccia si incontrano ubriachi a una festa di Philip Roth; nove mesi dopo nasce questo libro.
Non farti domande su come tre scrittori maschi possano concepire insieme, sull'appropriatezza del termine "concepire" o sui tempi della gestazione.
Chiediti piuttosto perché fosse necessario scrivere questo libro, tanto pacchiano e irritante quanto prevedibile nei personaggi e negli sviluppi.
Chiediti, soprattutto, quale parte del tuo cervello ti ci ha ciononostante tenuta incollata, portandolo a conclusione in forse tre ore nette.
Il mio tentativo di rispondere alla domanda ha qualcosa a che vedere con l'equilibrio similaureo creato dalle storie in cui tutti sono, ciascuno a modo suo, egualmente intollerabili e/o moralmente reprensibili (più ricchi ed esibizionisti sono e peggio/meglio è) e con l'attrazione fatale esercitata su di me dalla narrativa in parte ebraica, buona o cattiva che sia.
Dovrei anche aggiungere che ho letto il tutto in giorni abbastanza provanti dal punto di vista emotivo, e che è stato catartico dedicarsi ai problemi fittizi di gente messa inequivocabilmente peggio, tranne che sul piano economico, anche quando - tanto per gradire - sembrano non lavorare (o studiare) per un secondo della loro vita.
Qual è la tua scusa?

In compenso, c'è un'apprezzabile capacità dell'autore di tratteggiare e giustificare le contraddizioni di personaggi esagerati che, diciamoci la verità, sarebbe stato meglio non inventare, se non fosse che, nostro malgrado, da qualche parte esistono davvero.
Profile Image for Francesco Sapienza.
232 reviews4 followers
January 24, 2019
Certamente questo romanzo è divisivo e non può lasciare indifferente. Per come la vedo io si tratta di un'occasione sprecata e, dopo aver procrastinato per vari motivi per anni questa lettura, una delusione mica da poco.

Al centro del libro vi è naturalmente il linguaggio, pomposo e raffinato: ma è eccessivamente ostentato, barocco, farraginoso. Conoscere bene l'italiano non significa automaticamente saperlo usare e padroneggiare; scrivere "empire" invece di "riempire", "rattenute" invece di "trattenute" dopo un po' annoia, se non irrita. I lunghi incisi, i periodi infiniti, li ho trovati spesso fine a se stessi. Ho apprezzato il contrasto fra tale aulicismo e alcune scene grottesche, che però sfiorano il pecoreccio senza avere il senso tragicomico di autori come Roth e Richler ai quali Piperno forse per naturale contesto si ispira. La ricercatezza del linguaggio, per quanto a tratti comunque affascinante, non nasconde infine una trama sfilacciata, improbabile e con forse troppi personaggi: il più interessante dei quali, Bepy, sparisce troppo presto dall'orizzonte.

Davvero ho faticato a raggiungere l'ultima pagina, cosa che non mi capita mai: ed è un peccato, perché ero partito "con le migliori intenzioni".
Profile Image for Simona Moschini.
Author 5 books45 followers
August 16, 2017
Condivido il pensiero di altri anobiani: decisamente il libro è stato superpompato da una critica compiacente.
E' un romanzo farraginoso, fighetto e spesso insopportabilmente compiaciuto. Anche perché, e credo che questa regola dovrebbe valere per ogni libro, lo scrittore è padronissimo di proporci le sue ossessioni e i suoi complessi, l'importante è che riesca a farne partecipe il lettore, a instaurare una complicità fondata sul principio "de te fabula narratur". E in questo P. fallisce. Però ritengo che con un editing coraggioso, che lo avesse sfrondato di aggettivi, avverbi e sdilinquimenti, il risultato avrebbe potuto essere migliore. E che la descrizione dall'interno dell'alta borghesia ebraica romana sia, almeno come abbozzo, apprezzabile. Non ho ancora letto il saggio di Piperno su "Proust antiebreo", ma ne ho tutte le - migliori - intenzioni.
Profile Image for Kia76.
196 reviews19 followers
March 17, 2014
Il libro rientra perfettamente nel genere "Saga Familaire" perch� vengono raccontate le storie di 3 generazioni della famiglia Sonnino. Che dire, il mio giudizio � di sole 2 stellina si basa su diverse valutazioni. Il giudizio per la scrittura � 5 stelline: ho trovato una cura quasi maniacale del lessico, del vocabolario, della struttura delle frasi. Il massimo lo raggiunge nelle descrizioni fisiche e caratteriali dei personaggi. Unica nota stonata: a volte gratuitamente volgare. Purtroppo per� la storia non appassiona, alcuni episodi sono molto interessanti ma il romanzo risulta pi� che altro un collage di tanti episodi poco connessi uno con l'altro. Alla fine credo che una brutta storia, per quanto possa essere ben scritta, non faccia un bel romanzo.
Profile Image for Christopherseelie.
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October 26, 2013
Ranty, superficial, neurotic, and lots of other great things. The story throw large swaths of detail in many directions while ostensibly recounting the difficult childhood-long crush the narrator had on the grand-daughter of his grandfather's friend and rival. The tone veers between malicious and compassionate, dramatizing the limits of character that each family member or family friend experiences at the hands of others. Very Italian in that way: society, fashion, and narcissism combine to make this book a solid contribution to "literature behaving badly".
Profile Image for Lucia Piras.
14 reviews1 follower
November 21, 2012
Comprato per caso in un aereoporto, si é rivelato una sorpresa. Piperno ha una prosa eccellente e una raffinata ricerca della parola "giusta". Un viaggio antropologico e semantico che non passa inosservato
Profile Image for Elalma.
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June 16, 2012
Non merita tutto il disprezzo del mondo (c'� di peggio) ma neppure elogi esagerati. Molto costruito, per me.
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November 17, 2021
"Chissà perché la gente è così ansiosa di annunciare la morte d'un proprio simile, come se l'unica cosa davvero inesorabile fosse avvertita come la più imprevedibile."
Profile Image for Svalbard.
1,141 reviews66 followers
December 15, 2020

Gli ebrei de noantri

Ci sono molti modi di pensare agli ebrei. Come al popolo reietto e perseguitato, quello dei pogrom e della shoah; a quello dei grandi intellettuali e scienziati, Levi Montalcini, i cugini Einstein (Albert e Alfred, il musicologo), Kurt Sachs, perfino il Lombroso collezionista di teschi; ai grandi capitani di industria o di banca, Rotschild e Olivetti; ai comici come i fratelli Marx o Mel Brooks. Ai musicisti come Bernstein e Stern. Agli scrittori come i Roth (Joseph e Philip), Primo Levi, e tutta la pletora degli israeliani. E, già che ci siamo, a quelli che un bel giorno sono arrivati in Palestina e hanno detto: questa terra ora è la nostra terra, gli altri tutti fuori.

Quelli che ci mancavano sono gli ebrei di cui si parla in questo libro. Gente più o meno comune; una famiglia che, nella Roma che va dal dopoguerra agli anni Ottanta, ha vissuto piuttosto bene una vicenda di successi e insuccessi, denaro più o meno facile, lusso, seduzioni sfrenate e benessere. Diluendo peraltro la sua identità in un milieu sociale molto particolare, quello dei romani super-ricchi, famiglie di altissima borghesia o anche di nobiltà papalina la cui massima ambizione sono feste epocali dove è obbligatorio lo smoking anche se si hanno 16 anni, vacanze in memorabili ville a Cortina o a Positano, shopping selvaggi con carta di credito illimitata. Che differenza rispetto alla grande borghesia del nordovest (l’est è un’altra cosa, citofonare Trevisan) in cui la ricchezza non è un alibi per non darsi da fare, fare impresa o diventare ricercati professionisti, dove vivere di rendita è cosa quasi vergognosa, dove il diletto non è il giro sul megamotoscafo ma far parte di rispettabili club il cui oggetto sociale è gettare sangue in massacranti gite scialpinistiche sotto le cime più alte delle alpi Cozie e Graie.

Il nome di Piperno me lo ha fatto scoprire Vittorio Sermonti, il grande critico letterario, ed è una referenza non da poco. In effetti questo libro mi è piaciuto moltissimo per come è scritto e per le cose che racconta, soprattutto nella prima parte; un testo di grandissima intensità letteraria, ed è indubbio che Piperno abbia una eccellente padronanza della lingua. Purtroppo da un certo momento il poi la potenza narrativa si sfilaccia; pressappoco dal punto i cui la narrazione dell’universo ebraico romano si muta in quella della grande borghesia. Di fatto si finisce a raccontare i turbamenti esistenziali e le vicende sociali di un universo di giovani pariolini, tutti più tesi all’apparire che all’essere, tutti tesi a misurarsi gli uni sugli altri in benessere e ricchezza, ma sempre in maniera educata e civile, senza cafonerie da arricchiti. Niente di diverso da quanto letto e straletto tantissime volte, la sofferenza dell’adolescente che si sente di meno o proprio nulla rispetto ai coetanei, come l’io narrante della storia, in preda alle classiche sindromi da rifiuto e da friendzonizzazione della sua età. Sembra quasi che l’autore, dopo centinaia di pagine di una narrazione in cui non succede nulla (e non è un limite, se si sceglie di descrivere in profondità personalità ed eventi di poco conto) si faccia prendere dalla smania di far succedere qualcosa, ma questo qualcosa finisce per essere proprio poco. Al punto che perfino la famigerata lettera che il protagonista spedisce all’innamorata, chiave di tutta la vicenda, non viene nemmeno riportata sulle pagine del libro.

Il che non toglie che sia un libro di livello veramente alto, soprattutto per la media della letteratura italiana di questi ultimi decenni anche per il modo in cui è scritto, con moltissima sintassi ipotattica, lunghi periodi e articolazione di subordinate. Si può capire che una scrittura del genere possa essere faticosa, ma non mi pare una buona ragione per classificarla come pomposa, prolissa e pesante come ha fatto buona parte della critica anobiana; per una volta, quando leggiamo, ‘sto cervello facciamolo lavorare…

Ancora: spiacente per chi afferma il contrario, ma la scrittura “di genere “ esiste. Esiste quando si dicono cose in cui il proprio sesso si riconosce e che spesso l’altro sesso trova ostili e odiose. Personalmente non ho trovato così tanto “di genere” questo libro (ovvero adatto a un pubblico in questo caso maschile), anche perché il punto di vista femminile di Gaia è molto ben colto, ma non si può negare che Francesco Piccolo non sia “di genere” o non lo sia, ai massimi livelli, un libro memorabile e terribile come “Girls” di Nic Kelman.
Profile Image for Eddy64.
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March 22, 2025
Romanzo originale e controverso, non fosse altro che per i numerosi giudizi contrastanti trovati in rete di cui tantissime stroncature (ricerca fortunatamente fatta dopo averlo terminato…)Si presenta come la classica saga, quella dei Sonnino, una famiglia borghese romana di origini ebraiche dagli anni sessanta agli anni ottanta. In realtà è il lungo racconto di Daniel, che a una quindicina di anni di distanza, ripercorre alcuni momenti della sua adolescenza, culminati con una mitica figura di merda fatta alla festa dei diciott’anni di una compagna di scuola di cui era molto preso. I Sonnino, e la loro cerchia, sono personaggi sopra le righe, le cui esistenze si ammantano di eventi favolosi. Nonno Bepy, era un elegante, scaltro adulatore, un commerciante di tessuti arricchitosi rapidamente e altrettanto in fretta rovinato fino alla bancarotta, donnaiolo impenitente al punto di rifiutare un operazione chirurgica vitale per timore di perdere la propria virilità, il figlio Luca (e padre di Daniel) è un albino alto come una pertica che indossa vestiti eleganti e per affari viaggia lussuosamente per il mondo, lo zio invece, contestatore, è emigrato in Israele ai tempi della guerra dei sei giorni. In realtà sono meno ricchi di quanto sembri, con molti debiti nei confronti di Nanni, ex socio, amico/ nemico di Bepy, arricchitosi con la compravendita di due quadri e con ambizioni altolocate dopo il matrimonio una principessa. Ostentare lusso e grandeur anche millantando conta più dei soldi veri, una vita tra feste e champagne, successi finti e smacchi reali, “meglio puzzare di merda che far vedere di essere poveri” dice il mitico Bepy. Daniel, ultima generazione, è invece diverso, ha frequentato il catechismo (madre cattolica), un ragazzino come tanti, dalla lingua sciolta, quattrocchi, sbruffone ma anche depresso, insofferente, erotomane e sicuramente feticista, che al liceo diventa il migliore amico (e basta) di Gaia spigliatissima smorfiosetta che spasima per un altro… e nella seconda parte la saga dei Sonnino si trasforma nei ragazzi della quinta B, versione Parioli tra feste e feste, dove per non sentirsi inferiori, anche se si è già ricchi, si racconta di esserlo ancora di più… ma sogni, problemi e gaffe sono quelli di tutti i ragazzi della loro età, solo un po' più sopra le righe. Piperno è bravo a scrivere e a raccontare, un fluire continuo, un linguaggio ricco e affabulatorio, toni arguti e ironici, gioca con il lettore, fino ogni tanto ad esagerare, perché la narrazione è lenta, a cerchi concentrici che partono da lontano, tra flash back e digressioni per circostanziare figure anche secondarie, ma che compongono una colorita galleria di personaggi, magari non simpaticissimi, tutt’altro ma che lasciano un’impronta. La quarta di copertina cita Philip Roth e in effetti non esagera pur con tutti i distinguo del caso: lo ricorda e nei personaggi (la vitalità disperata di Bepy, la ribellione insofferente e sbruffona di Daniel) e nella narrazione (le continue divagazioni). Conclusione mi è piaciuto al di là di qualche perdonabile lungaggine in un’opera prima. Non me lo aspettavo e quindi quattro meravigliate quattro stelle.
Profile Image for Andrea Muraro.
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November 21, 2021
"Una delle poche cose che ho imparato nella vita è che la gente trova i pretesti più disparati e insulsi per vergognarsi: colpe inventate, presunte, che vengono follemente trasfigurate da chi se le sente addosso come un morbo fatale"

"Con le peggiori intenzioni" è quello che mi viene da definire un "romanzo infestante" o un "romanzo-edera": un romanzo, cioè, la cui origine non è ben chiara e che poco a poco, pagina dopo pagina, tende a diramarsi ovunque e le cui vicende si intrecciano e biforcano tanto che la trama si perde nei meandri di parentesi su parentesi e divagazioni su divagazioni. Non sto esprimendo, attenzione, un giudizio negativo in merito a questo stile narrativo; solo, mi sembra che Piperno abbia, in certi punti, esagerato.
Vorrebbe, questo romanzo, essere la storia di Daniel Sonnino, il narratore in prima persona, rampollo di una famiglia ebrea romana, di estrazione alto borghese ma dai trascorsi variabili; frequenta amici di pari rango e ambienti esclusivi. Eppure, questo romanzo, non è la storia solo di Daniel Sonnino, ma di tutta questa famiglia e dei loro amici: ognuno ha una colpa da scontare, un baco cui far fronte, una malformazione congenita da curare, una vecchia storia da ripulire.
Non siamo di fronte a dei Buddenbrook, la cui chiarezza espositiva e narrativa permette al lettore di farsi una chiara idea di dove stiano i problemi e come vadano a finire le cose; né stiamo leggendo le avventure di Seymour Levov, lo "Svedese" di "Pastorale americana", dove il protagonista finisce per assumere su di sè tutte le colpe del mondo. Semplicemente Daniel Sonnino arriva a capire che il suo destino è inesorabile, perché costruito dal nonno, dal padre, dallo zio, dagli storici amici di famiglia, in un incastro di scelte ed eventi cui nessuno poteva sfuggire.
E tutti questi eventi si incastrano, come è giusto che sia, in una narrazione che è polimorfica e politropica, tipico dell'Alessandro Piperno romanziere; così come un lessico preciso e di registro alto, sempre intento a trovare similitudini azzeccate. E con uno stile votato ad un'incalzante ipotassi, arricchita da un uso dei due punti molto strano, più un marchio di fabbrica che risale al Gruppo '63 e a Sanguineti che non un'originale, a mio parere, presa di posizione innovativa.
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