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Il disagio della libertà: Perché agli italiani piace avere un padrone

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Tra il 1922 e il 2011 abbiamo avuto il Ventennio fascista e il quasi-ventennio berlusconiano. Perché? Una risposta possibile è che siamo stati formati dalla nostra storia come un popolo incline all’arbitrio ma indifferente alla libertà, almeno quella vera, faticosa, fatta di coscienza e impegno, diritti ma anche doveri. Sembra che la libertà ci metta a disagio sicché siamo pronti a spogliarcene in favore di un qualunque Uomo della Provvidenza. Un’indagine colta e curiosa, che è anche un appello a ritrovare il senso alto della politica e della condivisione di un destino.

101 pages, Kindle Edition

First published February 1, 2012

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About the author

Corrado Augias

61 books148 followers
Corrado Augias (Roma, 1935) è un giornalista, scrittore, conduttore televisivo, autore televisivo, drammaturgo ed ex politico italiano.

Corrado Augias is an Italian journalist, writer and TV host. He was also a member of the European Parliament in 1994–1999 for the Democratic Party of the Left.
Augias issued a series of crime novels set in the early 20th century and others. His other works include several essays about peculiar features of the world's most important cities: I segreti di Rome, Paris, New York and London. In 2006, in collaboration with scholar Mauro Pesce, he published a work dealing with the gospel's description of the life of Jesus, Inchiesta su Gesù, which became a bestseller in Italy.
He is an atheist.

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Displaying 1 - 17 of 17 reviews
Profile Image for Frank.
299 reviews22 followers
June 22, 2012
Un vecchio detto popolare rammenta che ciascuno finisce con l’avere ciò che si merita.

In questo suo ultimo libro Il disagio della libertà, Corrado Augias non dice precisamente la stessa cosa anche se ci va molto vicino.

Il concetto che esprime con questa ricerca è sostanzialmente il fatto che noi Italiani non siamo poi così interessati alla libertà vera e propria.

Attraverso una lunga serie di esempi presi sia dalla stretta attualità sia dal passato, mette in luce quei comportamenti che hanno come scopo l’opportunismo personale oppure l’accondiscendenza verso il proprio capo o superiore che sia.

Quei casi cioè dove a volte si sfiora anche il ridicolo pur di fare contento il potente di turno.

Sembra fin troppo facile puntare il dito verso il gruppo di parlamentari che qualche mese fa, per salvare il premier Berlusconi, dichiararono di essere convinti che la famosa Ruby fosse veramente la nipote di Mubarak.

Infatti non è questo il punto, la cosa viene citata come semplice esempio di rinuncia della libertà individuale ( quanti saranno stati veramente convinti di ciò che hanno votato? ) a favore di un “bene più alto”, mettiamola così.

In realtà Augias parla della gente normale e non dei nostri governanti; parla della mentalità italiana secondo la quale dietro qualsiasi cosa ci deve essere un tornaconto personale non dichiarato.

Come si può pretendere che i posti di potere siano occupati da persone di alto valore morale se poi nel nostro piccolo siamo i primi a non rispettare le regole?

Si passa con il semaforo rosso perché tanto non arriva nessuno e quindi cosa stiamo qui ad aspettare cosa?

Si parcheggia in divieto di sosta, tanto sono solo due minuti, giusto il tempo di prendere il pane o fare colazione…e poi che sarà mai una macchina lì ferma per qualche secondo?

Ci si mette nel posto di prima classe sul treno anche se si ha il biglietto di seconda…poi se non si può stare quando arriva il controllore ci si sposta.

Non si paga il canone tv perché i programmi fanno schifo.

Si paga in nero l’artigiano o il professionista di turno perché altrimenti finisce che gli paghiamo noi le tasse e poi è una cifra che in confronto al nero che fanno certe aziende è poca cosa.

Ma cosa vuoi paragonare uno che ruba una mela con uno che ruba i miliardi? mi viene risposto quando discuto con qualcuno che si lamenta dei mali dell’Italia.

Insomma, mai una volta che qualcuno dica che non segue una qualche regola perché a lui fa comodo, almeno in piccola parte.

Un dibattito su questi argomenti non è propriamente lo scopo di questo articolo, per cui abbandoniamo le polemiche e torniamo al libro in questione.

Ne Il disagio della libertà, l’autore scrive che esistono due libertà ben distinte tra loro: la libertà degli schiavi e la libertà degli uomini.

Nel nostro Paese vige a larghissima maggioranza la libertà degli schiavi, o dei servi chi dir si voglia.

Quella libertà cioè, per la quale il padrone di turno lascia fare ai propri servi tante cose, tante ma non tutte:

lascia che si divertano con cose futili, lascia che si rovinino al gioco, lascia che litighino tra di loro, lascia che si azzuffino, lascia credere che il mondo sia quello che loro vedono tutti i giorni…

Insomma, lascia liberi i propri servi di fare tutto ciò che egli non ritiene dannoso per i propri interessi, per cui poca cultura, poco coinvolgimento nella vita politica e nelle decisioni che contano, ma una spinta profonda verso la leggerezza, perché già sono tante le cose brutte che ci circondano a allora che almeno si rida un pochettino…

Non a caso Augias ricorda come l’Italia sia uno dei pochi paesi, se non l’unico tra gli occidentali, dove non ci sia mai stata una rivoluzione.

Sommosse sì, proteste sì, scontri sì, ma rivoluzioni mai; le rivoluzioni non hanno lo scopo di protestare e fare casino, hanno lo scopo di ribaltare e rimuovere i governanti dai posti di potere.

Da noi non è mai accaduto e questo Augias lo spiega con una lunga escursione nelle tradizioni che si tramandano da secoli e che sono valide ancora oggi.

Di una parte importante di queste colpe si dovrebbe fare carico la Chiesa con il suo concetto di famiglia, poi ripreso tale e quale anche nella società civile.

La famiglia come entità chiusa da proteggere a tutti i costi e la figura della madre così portata verso la difesa di situazioni che poi possono anche rivelarsi un problema:

L’atteggiamento della madre italiana pone spesso le premesse di un’educazione molto emotiva.

Ne escono bambini in seguito uomini, piuttosto inclini a contare sulla comprensione e sul perdono per le loro mancanze.

Sostanzialmente Augias dice che la madre spende tutto il proprio tempo a proteggere i figli da tutto ciò che è oltre la porta di casa, ma così facendo contribuisce alla crescita di individui abituati ad avere qualcuno che toglie loro le castagne dal fuoco.

La frase non ho tempo per occuparmi di queste cose, ho cose più importanti da fare, è uno dei mali della nostra società.

La madre proteggendo il figliolo da tutto quello che lo circonda nella vita quotidiana, in realtà non si accorge che a causa del suo non occuparsi di politica, non influisce in nessun modo proprio sulla vita futura del figlio stesso.

In sostanza, mentre la mamma fa le carezze al figlio e litiga con i suoi professori pensando di proteggerlo dai mali del mondo, in realtà non occupandosi di politica perché ha cose più importanti da fare, non si rende conto di lasciare che siano altri a decidere del suo destino, di come sarà la sua vita una volta uscito di casa.

In altri Paesi le cose vanno diversamente, i figli escono di casa ben prima e si preparano di persona ad affrontare il mondo, da noi fa comodo rimanere con le comodità della famiglia.

In altri ambienti si matura prima.

E’ un problema di mentalità, non di denaro.

Da noi con il primo stipendio una volta ci si comprava lo stereo, oggi lo smartphone o le scarpe di marca; in tanti altri posti si utilizza quel denaro per trovarsi un appartamento e andarci a vivere magari dividendo le spese con un paio di co-inquilini: un’altra realtà.

Il nostro individualismo è una qualità male espressa, è più rivolto al personale, a se stessi che al confronto con gli altri.

E’ proprio a causa di questo modo di porsi che si assiste a discussioni sulla vita reale ( politica, economia, lavoro, ecc.. ) che sembrano quelle classiche del dopo partita di calcio.

Solo che in questi casi sembrano tutti della stessa squadra perché il coro ladri ladri alla fine è quasi unanime, salvo poi non fare nulla per cambiare le cose.

Ci si lamenta tanto e poi, da un lato si dice di avere cose più importanti da fare e quindi non si fa nulla per tentare di cambiare la situazione, dall’altro nel proprio piccolo se torna comodo non si rispettano le regole.

E’ quella doppia morale per la quale tanti trovano giustificazioni per le piccole trasgressioni quotidiane e poi si incazzano per le grandi trasgressioni degli altri.

Non che io speri in un mondo perfetto, ma perlomeno faccio notare che le due cose non vanno d’accordo:

non è detto che tutti debbano seguire le regole, le sanzioni per i trasgressori esistono proprio per quello,

ma condizione necessaria per potersi lamentare del comportamento degli altri, dovrebbe essere il rispetto delle regole in prima persona.

Quindi, primo: si può fare ciò che si vuole se si è pronti ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, secondo: se ci si vuole lamentare bisogna essere tra quelli che rispettano TUTTE le regole, non solo alcune.

Ecco allora che nelle pagine di questo libro e per tutta la storia in esso raccontata, l’invito verso gli Italiani ad esprimersi, ad agire, a dimostrare un po’ di carattere, a reclamare i propri diritti, anche a contestare i propri governanti se occorre, qualunque sia il livello di governo in questione, locale o centrale… insomma: a darsi una svegliata, partecipare alla vita sociale e politica e smetterla di essere allo stesso tempo lamentosi ed opportunisti, questo invito diventa sempre meno un invito e sempre più un ultimatum.

Un libro che si presta a letture condivise per avere poi tanti momenti di discussione perché affronta il problema di fondo da un punto di vista particolare.

Se letto in maniera superficiale fa solamente venire una grande rabbia.

Se invece ci si trova a dibatterne, allora i casi possono essere due:

o si fa una bella analisi e si riesce ad entrare nell’ottica necessaria per stralciarne le varie parti per poi affrontarle una ad una,

oppure non si coglie né lo spirito giusto, né le opportunità di discussione che potrebbe portare e allora ci si arrabbia ancor di più.

Tempo di lettura: 3h 21m
Profile Image for MELMOTH .
74 reviews2 followers
July 15, 2026
Questo libello ci ricorda che la libertà di fare non corrisponde alla libertà di essere...
Forse più che Libertà avremmo bisogno di Fraternità.
Profile Image for Gauss74.
472 reviews100 followers
April 30, 2013
Ho comprato questo libro dopo che la presentazione di Corrado Augias mi aveva pienamente convinto: il libro sviluppa infatti una intuizione tanto importante quanto poco diffusa: la libertà non è un privilegio di cui godere passivamente, ma una fatica da vivere giorno per giorno.

L'autore ci illustra come per tutto il durare della nostra millenaria storia, la stragrande maggioranza di noi non abbia mai capito questo: molti sono infatti convinti che libertà significa poter fare quello che ci pare. Il risultato ultimo di questo grave errore è la secolare mancanza di spirito di nazione e di senso civico degli italiani (in Italia, quello che è di tutti non è di nessuno, mancanza che ha avuto nel berlusconismo il suo risultato ultimo.

Sin dai tempi degli imperatori che soggiogavano il popolo con panem et circenses, passando attraverso le dominazioni straniere, la dittatura fascista e l'avvento del cavaliere, gli italiani sono sempre andati acercarsi una libertà che è una libertà da servi, cioè quella di affidare le difficoltà ed il governo ad un salvatore della patria per poterci fare i fatti nostri a nostro piacimento.

Il libro dimostra con una infinità di citazioni molto ben fatte da un lato come secolo dopo secolo ci siamo spostati sempre più dalla libertà vera, che è fatta dal coraggio e dalla fatica di intervenire nelle cose dello stato di persona; dall'altro quali sono le principali cause storiche, geografiche, etnico-culturali di questa tragica forbice, che ha nel parlamento berlusconiano (che a maggioranza si è detto convinto che il premier pensasse realmente che Ruby fosse la nipote di Mubarak) il suo esito finale.

La parte espositiva e la riflessione sulla libertà dei citadini e sulla libertà dei servi è chiara, lineare ricca di citazioni una più interessante dell'altra, e giustifica da sola la lettura del libro.

Purtroppo la parte che ne illustra le cause è viziata dalla ben nota partigianeria di Augias, che non posso non denunciare anche se su molte cose le nostre idee politiche coincidono. In nome del laicismo radicale di sinistra viene dato troppo spazio alla pur fondatissima critica contro le istituzioni ecclesiastiche anche su cose che non pertengono al tema, altri elementi meritevoli di attenzione vengono ignorati, e ci sono anche alcuni errori pacchiani nel citare la storia del nostri immediato passato (un esempio su tutti: non è vero che Romano Prodi perse le elezioni contro Berlusconi, in effetti le due volte che si è candidato le ha vinte entrambe. Il fallimento del politico emiliano è dovuto alla impossibilità del suo progetto di coinvolgere la sinistra radicale al governo, ma questo Augias, che invece quella idea la favorisce, non può e non vuole dirlo.)

In sintesi: è importantissimo che vengano scritti libri che ci ricordino la causa principale della nostra rovina che non è Berlusconi (che non è altro uno sveglio che se ne è approfittato), ma la nostra pigrizia mentale che ci spinge di fronte a drammatiche difficoltà a fare come tanti cagnolini, a cercare un padrone cui renderci servi affinchè lui le risolva al postro nostro, o che mentendo ci dica che va tutto bene.
Per questo è davvero importante che libri come questi vengano scritti, non si risolvono i problemi facendo finta che non ci siano o sperando che il padrone di turno li risolva fra un'orgia e l'altra mentre il popolo si nutre di calcio e veline.

Ma se si usa quest'idea per condurre una battaglia politica, o se il nostro pensiero ideologico infragilisce i nostri argomenti, il libro rischia di creare più danno che utile.
Profile Image for Nononoeno.
9 reviews
June 6, 2012
Difficile fare una recensione ad un libro così ricco di contenuti, è un bel libro che... a volte ti mette a disagio.. ci si pone delle domande, quali ad esempio: sono un buon cittadino? sono capace di manifestare dissenso davanti alle ingiustizie? certamente si prova sconforto quando Augias spiega come mai la vita degli Italiani si basa sull'assoggettamento al volere di un "padrone" o "capo" o "religione" come dir si voglia; effettivamente spiegato a livello nazionale il meccanismo è agghiacciante e porta ad un accentramento di potere incredibile; difficile passare dalla raccomandazione al merito: al giorno d'oggi chi dice la verità e si permette di dire un "no" motivandolo viene comunque emarginato. E' nelle nostre mani il futuro, basterebbe non votare sempre gli stessi partiti... eppure ci ricaschiamo sempre; il libro spazia tra storia, filosofia, politica, letteratura, è pieno di citazioni, come lettore a volte di senti "ignorante" , ma vediamola così, c'è sempre un libro da leggere in più per informarci e comprendere meglio la realtà, cosa che non si può fare davanti alla tv.
Profile Image for Rita.
45 reviews
April 8, 2012
Ottimo, conciso, dritto al punto, denso di significato ma facile da leggere in un italiano pulito, lineare e semplice. Consiglio a tutti.
Profile Image for Francesca.
21 reviews
May 20, 2012
Tremendamente interessante e chiaro. Vivamente consigliato a chiunque voglia riflettere sugli italiani e l'Italia. Ottimo anche se sconfortante... Con un barlume di speranza finale!
Profile Image for Sara Mazzoni.
24 reviews27 followers
March 17, 2013
L'ho trovato un po' troppo carico di citazioni da autori e opere classiche, di cui ahimè so troppo poco. Condivido invece le considerazioni sulla realtà attuale, sulla politica
Profile Image for Andrea Zanoni.
9 reviews
January 27, 2020
Piccolo saggio introduttivo alle principali teorie esplicative della genesi del liberalismo moderno e delle varie correnti che hanno influenzato ( o meglio tentato di fare) il nostro paese.
Augias non spende molte energie e il libro pecca di esaustività dei contenuti. Molti argomenti aperti su cui però ci si sofferma poco e questo a mio avviso l'ho trovato abbastanza fastidioso.
Il libro si ravviva nel momento in cui Augias affronta il tema del l'intrusione del cattolicesimo nella società civile italiana. Punto di forza del saggio è appunto questa breve ma assai critica indagine sul rapporto Stato-Chiesa.
Profile Image for Alice.
697 reviews12 followers
May 24, 2023
Letto giusto il tempo di una pausa pranzo, il saggio riflette sull'Italia del 2012, forse ancora meno corrotta di quella attuale.
Augias riflette sul concetto di libertà e di servilismo di un popolo che, pur di perseguire ideali di ricchezza e individualismo, si sottomette e delimita i propri spazi di libertà in favore di chi lo governa.
Lo scrittore e giornalista fa continui parallelismi tra l'Italia di ieri, sia prima dell'Unità sia in epoca fascista e con quella del Governo Berlusconi, evidenziando le ipocrisie delle istituzioni e dei cittadini stessi anche in relazione con fede e religione.
Sicuramente una lettura molto interessante e da approfondire.
Profile Image for Marco Carnevale.
15 reviews
June 20, 2024
Analisi di un Paese dove il senso civico ci prova spesso a prendere forma, con tantissimi casi di pensatori illustri, ma si ferma sempre troppo presto. Il modello che alla lunga ha successo è quello del capo sprezzante, mentre noi a tutti i livelli sociali e culturali ci asserviamo, facciamo spallucce e perpetuiamo l'impunità del potere che si auto determina. Un ripasso notevole della storia della Nazione.
Profile Image for Giorgia Imbriani.
729 reviews11 followers
June 9, 2021
Uno splendido riassunto ragionato della storia d’Italia, un’analisi del perché gli italiani sarebbero “ancestralmente” portati a privarsi della propria libertá. O meglio, di un particolare tipo di libertá.
Profile Image for Antonio Rosato.
955 reviews55 followers
October 26, 2023
"L'eterna Italia dove si diventa servi per necessità perché sono i furbi e gli arroganti a fare politica piegando le leggi ai propri interessi".
Questo libro è un pugno in piena faccia per tutti gli italiani. Avete presente quando da bambini le nostre madri, per insegnarci la retta via (ossia, la buona educazione), ci prendevano a ciabattate? Ecco, è quello che tenta di fare il dottor Augias con questo libro... solo che, invece che tirarci dietro una ciabatta, lui si limita a rinfacciarci direttamente tutti i nostri limiti di popolo italiano. Inoltre, tutto il testo può essere visto come una sorta di prosecuzione naturale di "I segreti d'Italia" (dello stesso autore e pubblicato nello stesso anno del presente libro).
Detto in parole povere, Corrado Augias ci ricorda, anche con brillanti esempi ad hoc o con salti indietro nella storia, che l'italico popolo ha sempre preferito delegare il potere (a volte anche nelle mani di una sola persona, come dimostrano gli sciagurati ventenni mussoliniani e berlusconiani) e, addirittura, anche la propria libertà pur di non farsi carico della responsabilità della cosa pubblica... per poi approfittarne alla prima occasione!
[https://lastanzadiantonio.blogspot.co... ]
Profile Image for Andrea.
22 reviews
August 13, 2016
Augias è uno splendido divulgatore, intendiamoci. Personaggi come lui, e libri così, se ne avessimo di più, renderebbero davvero l'Italia un paese migliore.
E allora perchè tre stelle, diranno i miei venticinque lettori? Beh, ecco, è più una cosa personale. Diciamo che mi ha ricordato, a tratti, quei prof di liceo che dovevano a tutti i costi dimostrarti la loro cultura, e rifarsi a certe ben precise figure letterarie o filosofiche (solitamente nel modo in cui l'interpretava De Sanctis, o comunque qualche intellettuale rigorosamente morto da almeno sessant'anni) per spiegare il presente - cosicché ci troviamo a leggere di come, mettendo insieme certi fatti narrati da Manzoni, e certe idee di Montaigne, possiamo spiegare l'affare Ruby Rubacuori.
Che poi, appunto, ne avessimo più di intellettuali che vogliono spiegare queste cose con parole semplici ma riferimenti alti, eh. Solo, mi sono sentito un po' poco rappresentato dalla mancanza di riferimenti presi da pensatori e autori più recenti (Pasolini, Jesi, Tondelli, i Wu Ming) che avevano capito l'Italia di oggi, e avevano scritto negli ultimi 40 anni, senza andare a scomodare il De Sanctis. Tutto qua.
Profile Image for Arnault Duprez.
206 reviews
March 31, 2016
Mali atavici dell'Italia, repertoriati, elencati e spiegati. Partiamo da Dante, passiamo per Machiavelli per arrivare a Gobetti per, infine, approdare a Bobbio. In filigrana si vedono i due ventenni della storia recente dell'Italia. Allora che i danni del primo sono sanati (più o meno) quelli del secondo (non ancora archiviato)sono ancora tutti da valutare. La domanda è quello del sottotitolo "Perché agli Italiani piace avere un padrone?"
Profile Image for F..
136 reviews
October 26, 2021
3,5
L'ho avuto autografato alle superiori e stavo per regalarlo senza averlo finito, ma mi sembrava un peccato, perciò dopo 9 anni ho deciso di ricominciarlo.
Purtroppo non sono molto ferrata in storia e in politica, per cui soprattutto gli ultimi 3-4 capitoli sono risultati ostici per me, comunque ho trovato molti passi interessanti: credo sia un libro la leggere con la matita in mano. Nonostante sia stato scritto un decennio fa, si fa leggere.
È valsa la pena riprenderlo!
Profile Image for Angelica.
38 reviews2 followers
February 28, 2016
Illuminante, di lettura facile, ma intriso di citazioni dotte.
Mai pretenzioso e fatto per essere letto da tutti quelli che vorranno interessarsene.
Insomma, è istruttivo ma senza manie di gradezza letterarie ben praticate da altri intellettuali troppo chiusi nelle torri d'avorio...
Ottimo.
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