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Aprender a terminar
"Aprender a terminar"es el monólogo de una mujer que cuida de su marido después de un grave accidente de automóvil y espera que durante esta larga convalecencia pueda renacer su amor. Prepara la casa para cuando llegue del hospital, le cuida, llega a tomar a veces su abandono y su silencio por complicidad, y transforma los meses en que se va recuperando del accidente en una ilusoria luna de miel."Aprender a terminar"es la voz de una mujer, de los recuerdos del tiempo en que ambos eran uno solo, de la esperanza de que volverá a ser todo igual y que su regreso a casa es una nueva oportunidad. Aunque él no lo quiera y ella sepa que se engaña. Porque en su memoria también van apareciendo el desmoronamiento cotidiano de su vida anterior, la incomprensión y el rencor en que se había refugiado."Aprender a terminar"es el desgarro que produce toda ruptura, en la que se mezcla el anhelo por recuperar lo que se ha perdido con la angustia de que no sea posible, la esperanza con la obsesiva presencia de los celos. Pero también es el camino que tiene que recorrer desde la soledad y el miedo a ser abandonada hasta el día en que ya no tiene que bajar los ojos para no ver que él"nunca más volverá a mirarla como los hombres miran a las mujeres"
- GenresFiction
128 pages, Paperback
First published August 26, 2000
About the author
Laurent Mauvignier
26 books193 followersLaurent Mauvignier was born in Tours (France) in 1967. He graduated from the Beaux-Art (plastic arts) in 1991.
He has published several novels with the Editions de Minuit and his books have been translated in several countries, among them In the Crowd by Faber and Faber (2008). His novels try to map out reality while confronting what cannot be voiced and the limits of what can be said.
His words attempt to articulate absence and sorrow, love and lack; their endeavour is to hold back what sifts through the fingers and through the years.
Source: http://www.laurent-mauvignier.net/en/...
He has published several novels with the Editions de Minuit and his books have been translated in several countries, among them In the Crowd by Faber and Faber (2008). His novels try to map out reality while confronting what cannot be voiced and the limits of what can be said.
His words attempt to articulate absence and sorrow, love and lack; their endeavour is to hold back what sifts through the fingers and through the years.
Source: http://www.laurent-mauvignier.net/en/...
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Displaying 1 - 28 of 28 reviews
December 27, 2016
IMPARARE A FINIRE

Alberto Burri: Grande Cretto, Gibellina (particolare). 1984-1989
Imparare a finire è il titolo originale di questo breve romanzo in forma di monologo interiore sotto forma di flusso di coscienza, che man mano ho percepito come il racconto della donna narratrice omodiegetica a un ipotetico psicanalista, tanto ricorda quel genere di narrazione.
La camera bianca del titolo italiano è invece la stanza d’ospedale dove viene ricoverato suo marito dopo un incidente d’auto, ed è uno spazio geografico che ricorre spesso nelle parole della donna, anche quando il marito viene riportato a casa in convalescenza.

Prima dell’incidente lei aveva scoperto che lui era innamorato di un’altra e voleva andarsene, voleva lasciarla e lasciare la famiglia (due figli ancora in età scolastica, una figlia più grande, sposata e già madre).
E lei non avrebbe potuto fermarlo.
Con il ricovero, il corpo ferito, i dolori, le stampelle, la lenta ripresa, l’uomo reso fragile e bisognoso d’assistenza, la donna spera che la situazione possa tornare al prima cui anela, quel prima così rassicurante, e cancellare l’ingombrante presenza dell’altra. La rivale.

Ma non succede.
E non succede credo perché la donna narratrice, la moglie ‘tradita’, è gelosa. Quando il marito comincia a stare meglio, la gelosia riaffiora, i sospetti rispuntano fuori, e la ferita non si rimargina.
Brutta bestia la gelosia. A me pare una forma di disordine mentale.
Che però la società accetta e giustifica, la considera ‘naturale’, e quindi non si cura come si dovrebbe (e potrebbe). E perciò, fa danni.

È lei, la narratrice, la moglie ‘tradita’ e forse abbandonata, che deve imparare a finire.
Deve imparare che ci sono buchi che non si possono chiudere, e ci sono intonaci che si crepano e che non si possono più stuccare.
A me non sembra che ci riesca: il marito guarisce dalla malattia del corpo, la moglie non guarisce dalla malattia della gelosia, una malattia della mente che ovviamente contamina anche il corpo.
La fine dell’amore non è però la fine della gelosia, lei fatica a capire che la sua equazione è troppo semplice, troppo bassa, essersi sposati non assicura una vita insieme se la scintilla non si ripete.

Mauvignier sa restare ‘miracolosamente’ laico, evitando quella muffa cattolica intrisa di senso di colpa che tanti altri avrebbero cosparso.
Si sforza di dire l’indicibile attraverso lunghe frasi che procedono per accumulazioni, rotture e ripetizioni, che sembrano pronunciate, scandite, recitate prima di essere posate sulla pagina, che se non fossero una traduzione verrebbe voglia di leggere ad alta voce per saggiarne la musica.
Anche qui, come nell’altro Degli uomini, i personaggi sono di estrazione popolare: in questo caso si tratta di un operaio licenziato ‘riciclato’ netturbino, mentre la moglie da casalinga diventa donna delle pulizie.

Alberto Burri: Grande Rosso, 1964. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
Particolarmente pregevole il lavoro di lingua intrapreso da Mauvignier per dar voce a questa donna del popolo, nessuna parola, nessuna espressione suona stonata.
Il racconto finisce con il silenzio, non dirò niente, niente, noi non parleremo…Ma non dirò niente. Ma, prima è servito parlare: anche se quel parlare è un monologo, è parlare a se stessa, la parola è comunque necessaria per conquistare il silenzio.

”Dans la ville blanche” bel film di Alain Tanner (1983) con il recentemente scomparso Bruno Ganz.

Alberto Burri: Grande Cretto, Gibellina (particolare). 1984-1989
Imparare a finire è il titolo originale di questo breve romanzo in forma di monologo interiore sotto forma di flusso di coscienza, che man mano ho percepito come il racconto della donna narratrice omodiegetica a un ipotetico psicanalista, tanto ricorda quel genere di narrazione.
La camera bianca del titolo italiano è invece la stanza d’ospedale dove viene ricoverato suo marito dopo un incidente d’auto, ed è uno spazio geografico che ricorre spesso nelle parole della donna, anche quando il marito viene riportato a casa in convalescenza.

Prima dell’incidente lei aveva scoperto che lui era innamorato di un’altra e voleva andarsene, voleva lasciarla e lasciare la famiglia (due figli ancora in età scolastica, una figlia più grande, sposata e già madre).
E lei non avrebbe potuto fermarlo.
Con il ricovero, il corpo ferito, i dolori, le stampelle, la lenta ripresa, l’uomo reso fragile e bisognoso d’assistenza, la donna spera che la situazione possa tornare al prima cui anela, quel prima così rassicurante, e cancellare l’ingombrante presenza dell’altra. La rivale.

Ma non succede.
E non succede credo perché la donna narratrice, la moglie ‘tradita’, è gelosa. Quando il marito comincia a stare meglio, la gelosia riaffiora, i sospetti rispuntano fuori, e la ferita non si rimargina.
Brutta bestia la gelosia. A me pare una forma di disordine mentale.
Che però la società accetta e giustifica, la considera ‘naturale’, e quindi non si cura come si dovrebbe (e potrebbe). E perciò, fa danni.

È lei, la narratrice, la moglie ‘tradita’ e forse abbandonata, che deve imparare a finire.
Deve imparare che ci sono buchi che non si possono chiudere, e ci sono intonaci che si crepano e che non si possono più stuccare.
A me non sembra che ci riesca: il marito guarisce dalla malattia del corpo, la moglie non guarisce dalla malattia della gelosia, una malattia della mente che ovviamente contamina anche il corpo.
La fine dell’amore non è però la fine della gelosia, lei fatica a capire che la sua equazione è troppo semplice, troppo bassa, essersi sposati non assicura una vita insieme se la scintilla non si ripete.

Mauvignier sa restare ‘miracolosamente’ laico, evitando quella muffa cattolica intrisa di senso di colpa che tanti altri avrebbero cosparso.
Si sforza di dire l’indicibile attraverso lunghe frasi che procedono per accumulazioni, rotture e ripetizioni, che sembrano pronunciate, scandite, recitate prima di essere posate sulla pagina, che se non fossero una traduzione verrebbe voglia di leggere ad alta voce per saggiarne la musica.
Anche qui, come nell’altro Degli uomini, i personaggi sono di estrazione popolare: in questo caso si tratta di un operaio licenziato ‘riciclato’ netturbino, mentre la moglie da casalinga diventa donna delle pulizie.

Alberto Burri: Grande Rosso, 1964. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
Particolarmente pregevole il lavoro di lingua intrapreso da Mauvignier per dar voce a questa donna del popolo, nessuna parola, nessuna espressione suona stonata.
Il racconto finisce con il silenzio, non dirò niente, niente, noi non parleremo…Ma non dirò niente. Ma, prima è servito parlare: anche se quel parlare è un monologo, è parlare a se stessa, la parola è comunque necessaria per conquistare il silenzio.

”Dans la ville blanche” bel film di Alain Tanner (1983) con il recentemente scomparso Bruno Ganz.
August 22, 2017
Una donna tradita, il flusso di coscienza delle sue pene, la necessità - per lei, per tutti coloro che si trascinano in una storia senza futuro - di “imparare a finire” (“apprendre à finir”, il titolo originario), a chiudere e venirne fuori per riprendere a vivere.
Laurent Mauvignier ama Thomas Bernhard e si sente: al terzo romanzo letto, confermo che lui è amabile a sua volta.
Laurent Mauvignier ama Thomas Bernhard e si sente: al terzo romanzo letto, confermo che lui è amabile a sua volta.
May 30, 2023
Encore et toujours, il n'y a pas meilleur conteur que Mauvignier pour ce qui est des monologues. Ici encore il nous livre un monologue intérieur schizophrénique de 130 pages. Monologue où chaque geste, chaque silence, le moindre regard prend vie et s'allonge jusqu'à l'etiolement. Une femme nous raconte le retour du mari adultère à la maison, une femme nous raconte le desamour, la solitude, la tristesse. 130 pages pour faire son deuil d'une relation qui n'a jamais été ce qu'elle aurait pu être. La plume de Mauvignier sait toujours autant me ravir.
August 23, 2026
style particulier qd même purer c cho à lire mon reuf
April 19, 2026
Livre déchirant, tellement déchirant que j’ai peiné à pleinement m’y accrocher – finesse psychologique et écriture bouleversante je le conçois mais histoire qui fait sombrer et qui donne la boule au ventre et c’est tjs désagréable de sombrer et d’avoir la boule au ventre
November 20, 2025
Très très beau
May 29, 2026
Beaucoup trop répétitif à mon goût (bien que la répétition ait une utilité pour l'histoire). Roman court qui parait long tant le rythme est monotone.
J'ai cependant aimé la plume et la façon dont le sujet a été traité.
J'ai cependant aimé la plume et la façon dont le sujet a été traité.
December 17, 2013
Il titolo originale di questo romanzo è Apprendre à finir, “imparare a finire”. Un titolo molto più bello, a mio parere, di quello scelto per la traduzione italiana, e che dà subito l’idea di quello che sarà il senso dell’opera.
La protagonista è una donna che narra, o meglio, che monologa. La seguiamo nel suo percorso che in ultimo la porterà, appunto, a imparare a finire.
L’autore è un uomo, ma si cala molto bene nei pensieri della protagonista, il cui monologo interiore risulta credibile.
La camera bianca è la stanza di ospedale nella quale il marito della protagonista è ricoverato dopo un gravissimo incidente d’auto. L’uomo è cosciente, ma immobilizzato.
Il racconto inizia con il ritorno a casa dell’uomo, ancora immobile, e prosegue monologando fra presente e passato. Si svolge durante tutto l’arco della convalescenza e ancora un po’ oltre: l’uomo riprende piano piano a muoversi, a camminare.
Si tratta di una coppia presumibilmente di mezza età, ma non ancora anziana, con due figli in età scolare e una già sposata e madre.
Il problema è che l’uomo ha un’altra e, quando ha l’incidente, aveva appena annunciato alla moglie di volersene andare. E a quel punto è solo la moglie, la protagonista, ad accudirlo.
L’intero romanzo è un lungo monologo interiore della donna, la moglie tradita.
Passiamo dal presente di piccolissimi progressi fisici, al passato della camera bianca d’ospedale, al passato ancora delle liti furibonde e violente («e lì è stato inevitabile e nella mia bocca ho sentito quella voce furibonda che è salita da lontano, da molto lontano per trovare la forza di gettarsi su di lui, perché alla fine di noi due non restasse che il massacro»), senza preoccuparsi di non farsi sentire dai figli.
Il romanzo è molto ben scritto (e, credo, altrettanto ben tradotto), l’impianto stilistico-narrativo è buono. Il monologo interiore può piacere o meno, ma di certo è ben orchestrato e fluido. Ottimo, inoltre, per rendere la gelosia morbosa della donna, addirittura patologica.
Tuttavia, per qualche motivo, a mio personale giudizio il romanzo non decolla, resta come in attesa di qualcosa, come un potenziale inespresso. Si sente la mancanza di qualcosa “di più”, che gli faccia prendere il volo; resta come un corridore con un piede sollevato in aria, con posa innaturale. Non so dire cosa manchi, francamente. Ma è sufficiente per non coinvolgermi, nonostante i presupposti fossero buoni.
Si tratta certo di un libro molto diverso, comunque sullo stesso argomento ho preferito di gran lunga I giorni dell'abbandono di Elena Ferrante.
Infine, merita una menzione la copertina, una foto di Ernesta Caviola. La Zandonai, che purtroppo ormai non esiste più, era una casa editrice molto attenta all’aspetto grafico dei propri libri, che hanno tutti delle copertine bellissime, opera per lo più di fotografi italiani contemporanei.
La protagonista è una donna che narra, o meglio, che monologa. La seguiamo nel suo percorso che in ultimo la porterà, appunto, a imparare a finire.
L’autore è un uomo, ma si cala molto bene nei pensieri della protagonista, il cui monologo interiore risulta credibile.
La camera bianca è la stanza di ospedale nella quale il marito della protagonista è ricoverato dopo un gravissimo incidente d’auto. L’uomo è cosciente, ma immobilizzato.
Il racconto inizia con il ritorno a casa dell’uomo, ancora immobile, e prosegue monologando fra presente e passato. Si svolge durante tutto l’arco della convalescenza e ancora un po’ oltre: l’uomo riprende piano piano a muoversi, a camminare.
Si tratta di una coppia presumibilmente di mezza età, ma non ancora anziana, con due figli in età scolare e una già sposata e madre.
Il problema è che l’uomo ha un’altra e, quando ha l’incidente, aveva appena annunciato alla moglie di volersene andare. E a quel punto è solo la moglie, la protagonista, ad accudirlo.
L’intero romanzo è un lungo monologo interiore della donna, la moglie tradita.
Passiamo dal presente di piccolissimi progressi fisici, al passato della camera bianca d’ospedale, al passato ancora delle liti furibonde e violente («e lì è stato inevitabile e nella mia bocca ho sentito quella voce furibonda che è salita da lontano, da molto lontano per trovare la forza di gettarsi su di lui, perché alla fine di noi due non restasse che il massacro»), senza preoccuparsi di non farsi sentire dai figli.
Il romanzo è molto ben scritto (e, credo, altrettanto ben tradotto), l’impianto stilistico-narrativo è buono. Il monologo interiore può piacere o meno, ma di certo è ben orchestrato e fluido. Ottimo, inoltre, per rendere la gelosia morbosa della donna, addirittura patologica.
Tuttavia, per qualche motivo, a mio personale giudizio il romanzo non decolla, resta come in attesa di qualcosa, come un potenziale inespresso. Si sente la mancanza di qualcosa “di più”, che gli faccia prendere il volo; resta come un corridore con un piede sollevato in aria, con posa innaturale. Non so dire cosa manchi, francamente. Ma è sufficiente per non coinvolgermi, nonostante i presupposti fossero buoni.
Si tratta certo di un libro molto diverso, comunque sullo stesso argomento ho preferito di gran lunga I giorni dell'abbandono di Elena Ferrante.
Infine, merita una menzione la copertina, una foto di Ernesta Caviola. La Zandonai, che purtroppo ormai non esiste più, era una casa editrice molto attenta all’aspetto grafico dei propri libri, che hanno tutti delle copertine bellissime, opera per lo più di fotografi italiani contemporanei.
May 25, 2012
"Et c'était comme ça tous les jours. C'était comme ça tous les matins. Et je ne pouvais rien faire. Rien pour que ça change. Juste espérer. Juste tout donner, me jeter là-dedans, dans cette idée de tout donner et de se dire : je finirai par oublier et peut-être qu'un jour je penserai comme les autres, que ce ne sont pas des histoires qu'on raconte aux autres, ce ne sont que des histoires toutes bêtes, des histoires d'amour, c'est tout. Et des gens qui partent, de toute façon, tout le monde connaît ça. Le monde est fait de gens qui partent."
December 5, 2024
Ils ne cessaient de se disputer, d’échanger des cris et des insultes, il allait la quitter pour une autre…et puis l’accident et la convalescence qui s’ensuit ramène auprès d’elle le mari volage et la voilà qui se prend à rêver d’un nouveau départ.
Le livre est un long monologue de cette femme meurtrie, qui aimerait y croire mais qui ressasse ses déceptions et ses échecs, obsédée par la peur de la solitude et la lente désagrégation de son couple.
Premier livre que je lis de Laurent Mauvignier.
Le style est déroutant mais petit à petit on entre dedans et finalement ces longues phrases passent bien. Par contre j’ai trouvé l’ambiance de ce roman extrêmement pesante et ai eu par moments l’envie de le laisser tomber, d’autant que le récit est , par son thème même, assez répétitif ..
Bref, avis mitigé mais je tenterai d’autres livres de cet auteur , même si , d’après ce que j’ai lu il écrit beaucoup dans ce même registre !
A éviter les soirs de déprime ….
Le livre est un long monologue de cette femme meurtrie, qui aimerait y croire mais qui ressasse ses déceptions et ses échecs, obsédée par la peur de la solitude et la lente désagrégation de son couple.
Premier livre que je lis de Laurent Mauvignier.
Le style est déroutant mais petit à petit on entre dedans et finalement ces longues phrases passent bien. Par contre j’ai trouvé l’ambiance de ce roman extrêmement pesante et ai eu par moments l’envie de le laisser tomber, d’autant que le récit est , par son thème même, assez répétitif ..
Bref, avis mitigé mais je tenterai d’autres livres de cet auteur , même si , d’après ce que j’ai lu il écrit beaucoup dans ce même registre !
A éviter les soirs de déprime ….
January 25, 2023
Un, deux, trois, go! La consigne semble simple: écrire le désamour - la déception, la tristesse, la rage, les non-dits, la solitude, la folie (…) qui s’en suivent. Chaque phrase est un trésor de verve et de tournures, toutes les plus fines et visant plus juste les unes des autres. Mauvignier traduit et pose des mots sur chaque geste, chaque regard et chaque silence. On vit ce monologue intensément, et on ressent les ongles dans la chair & et le regard noir devant lequel nous baisserons nous aussi les yeux… Un véritable bijou de la littérature française.
April 6, 2026
J'aime le style narratif, le fait d'être plongé dans les pensées de la femme, d'être valdingué de doutes en projections, de questionnements en suppositions. J'aime également l'écriture, bien que ce soit chaotique, j'aime cette fluidité des pensées.
Les points négatifs c'est que ça manque d'impact, d'actions. On s'ennuie.
Je ne supporte pas non plus les auteurs qui se prennent pour des narratrices, c'est confusant je trouve et un peu pompeux : tu estimes donc comprendre la complexité psychologique d'une femme qui vit ces événements ? Présomptueux selon moi.
Les points négatifs c'est que ça manque d'impact, d'actions. On s'ennuie.
Je ne supporte pas non plus les auteurs qui se prennent pour des narratrices, c'est confusant je trouve et un peu pompeux : tu estimes donc comprendre la complexité psychologique d'une femme qui vit ces événements ? Présomptueux selon moi.
August 12, 2021
Quand un couple se déchire il arrive que l’un passe facilement à autre chose pendant que l’autre ne parvient pas à s’échapper de l’histoire.
Une narratrice se livre à un long monologue comme un cri de rage ou de résignation devant l’échec inéluctable de son couple. Et elle n’est pas facile à suivre dans un propos souvent décousu, flirtant avec la folie, la compulsion.
Une narratrice se livre à un long monologue comme un cri de rage ou de résignation devant l’échec inéluctable de son couple. Et elle n’est pas facile à suivre dans un propos souvent décousu, flirtant avec la folie, la compulsion.
April 22, 2019
Une détresse connue à laquelle heureusement, je ne m'identifie plus
January 1, 2022
Un court roman claustrophobe qui décrit bien le labyrinthe de souffrance et les errances de sa narratrice pour se terminer par un déclic libérateur. Touchant. 7/10
August 17, 2023
J’adore l’écriture mais l’histoire…bof.
April 14, 2025
letto solo perché devo farci un esame
ma brutto brutto , come la fame 🤣
ma brutto brutto , come la fame 🤣
February 22, 2026
An original style with little punctuation and mundane details but an intriguing story nonetheless
April 15, 2026
la narration rend la lecture super difficile, ça se répète grave et les infos sur le contextes et les perso sont égrainées et dures à capter
du coup impossible de rentrer dedans
du coup impossible de rentrer dedans
May 4, 2026
Je n’ai pas du tout accroché au style d’écriture, alors j’ai lu le livre en diagonale pour voir si l’histoire pouvait au moins me plaire ou le propos m’intéresser, mais là aussi bof.
June 8, 2026
Très bien écrit - sensible
Même si c’est parfois difficile avec ce style : manque de chapitre et dialogue
Même si c’est parfois difficile avec ce style : manque de chapitre et dialogue
July 16, 2015
Qu’avons-nous ici? Un récit à la première personne du point de vue d’une femme, qui nous apprend, au fur et à mesure, que son mari l’a trompée et après qu’il eut un grave accident, elle décide de tout faire pour lui montrer qu’elle est prête à tout ou presque pour lui pardonner et le garder auprès de lui.
L’écriture est au premier abord surprenante! Des phrases, posées là comme on laisse dérouler ses pensées. Car il s’agit bien de cela: nous suivons les pensées de la narratrice, qui s’étirent parfois longuement, ponctuées de nombreuses virgules comme autant de sanglots. C’est l’impression que cela m’a laissé. Celle d’une femme sanglotant, expliquant sa douleur de se savoir trahie par l’homme auquel elle est mariée, puis sa douleur de le voir diminuer par un accident dont on ne connait pas les circonstances (ou qui m’ont échappé), perdue à l’idée de se retrouver seule, prête à pardonner pour pouvoir garder cet homme près d’elle comme un soutien muet face à la vie, trop apeurée à l’idée d’affronter le quotidien seule, et ressentant toujours un petit quelque chose pour ce traître. L’histoire de la rupture d’un couple.
Arrivera-t-elle à le laisser partir? Apprendra-t-elle du passé pour rebondir?
Un roman sur la rupture amoureuse et quoi qu’on en dise, rompre, cela ne s’apprend pas.
https://deslivresdesfilsetunpeudefari...
L’écriture est au premier abord surprenante! Des phrases, posées là comme on laisse dérouler ses pensées. Car il s’agit bien de cela: nous suivons les pensées de la narratrice, qui s’étirent parfois longuement, ponctuées de nombreuses virgules comme autant de sanglots. C’est l’impression que cela m’a laissé. Celle d’une femme sanglotant, expliquant sa douleur de se savoir trahie par l’homme auquel elle est mariée, puis sa douleur de le voir diminuer par un accident dont on ne connait pas les circonstances (ou qui m’ont échappé), perdue à l’idée de se retrouver seule, prête à pardonner pour pouvoir garder cet homme près d’elle comme un soutien muet face à la vie, trop apeurée à l’idée d’affronter le quotidien seule, et ressentant toujours un petit quelque chose pour ce traître. L’histoire de la rupture d’un couple.
Arrivera-t-elle à le laisser partir? Apprendra-t-elle du passé pour rebondir?
Un roman sur la rupture amoureuse et quoi qu’on en dise, rompre, cela ne s’apprend pas.
https://deslivresdesfilsetunpeudefari...
December 24, 2020
C'est un genre de livre que je n'ai pas l'habitude de lire mais qui m'a grandement aidée pendant une période difficile de ma vie. Apprendre à Finir est une lecture thérapeutique. Mauvignier a une façon d'écrire qui transmet extrêmement bien les sentiments de son personnage principal, ses pensées et on (je) s'identifie très facilement à cette personne et ce qu'elle ressent.
Je recommande vivement, surtout si vous êtes perdu.e ou avez besoin de tourner la page sur un volet de votre vie.
Je recommande vivement, surtout si vous êtes perdu.e ou avez besoin de tourner la page sur un volet de votre vie.
Did Not Finish
December 31, 2025Pfff... aujourd'hui je m'initiais à cet auteur, titulaire du dernier Goncourt, avec ce petit livre de 2000 qui trainait sur mes tablettes. Après avoir lu et maugréé durant un tiers du livre, j'ai jeté la serviette. Il s'agit d'un monologue qui tourne sur lui-même, avec une foule de verbes, de conjugaisons et de vocabulaire... mais si peu d'émotion. Plate à mort. Je mérite mieux, la veille du jour de l'An! Je relis le titre... désolé, je n'ai pas réussi à l'honorer.
Read
August 4, 2011La triste histoire d'une femme qui doit aider son conjoint à se remettre d'un grave accident, même si celui-ci la trompait et s'apprêtait à la quitter. Idée intéressante, bien écrit... mais la psychologie du personnage féminin était difficile à décoder.
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