Non credo sia possibile dare un voto a questo libro valutandolo dal punto di vista letterario; ma se fosse possibile esprimere l’ammirazione e il rispetto con le stelline di Goodreads, Lev Zaseckij ne merita il massimo, per il suo coraggio e la sua forza d’animo.
Era un brillante studente universitario quando venne mandato al fronte, durante la seconda guerra mondiale; una pallottola gli attraversò il cranio e tutta la sua vita andò in frantumi. Non solo la sua vista fu lesionata, e limitato il suo campo visivo, ma la sua memoria venne irreparabilmente danneggiata, e così anche la percezione del suo stesso corpo.
Lev si ritrovò incapace di leggere, le lettere dell’alfabeto trasformate in simboli sconosciuti, e quando con fatica riuscì a recuperare questa capacità le cose non furono molto più facili.
Solo con enorme sforzo riusciva a decifrare una parola, e il suo campo visivo frammentato peggiorava ulteriormente le cose; il suo cervello, inoltre, non riusciva a trattenere le informazioni, ed ecco che lette poche parole cominciava a scordarle. Gli era anche difficile abbinare gli oggetti ai loro nomi, e viceversa, e tutte le nozioni apprese con i suoi studi erano svanite, così come i suoi progetti di vita: impossibile ricordare semplici istruzioni legate a commissioni familiari, come sperare di trovare un lavoro?
Nonostante tutte queste difficoltà, Lev dimostrò una volontà incrollabile, e nel giro di venticinque anni, con enorme impegno e lentezza, scrisse tremila pagine di diario, raccontando la propria storia, cercando di spiegare cosa provava, com’era diventata la vita per lui. È una narrazione spesso ripetitiva, perché Lev non era in grado di leggere ciò che aveva scritto, né di ricordarlo; è dolorosa, a volte incredula (gli sembra spesso di vivere un incubo da cui spera di svegliarsi), a volte angosciata, ma è sempre presente in lui la volontà di lottare, di riprendersi la propria vita, di non arrendersi.
Questo libro è una selezione di quel lungo diario, presentata e commentata dal grande neurologo Aleksandr Lurija, che seguì Lev per tutta la vita dopo il ferimento, e che lascia grande spazio alla sua voce in prima persona.
Il titolo “Un mondo perduto e ritrovato” è ingannevole: purtroppo Lev non migliorò mai, ma nemmeno perse la dignità e lo spirito combattivo, la voglia di riappropriarsi di se stesso. Per questo trovo renda meglio il titolo che aveva originariamente pensato per queste sue memorie: “Lotto ancora!”.
E dice Lurija di questo libro, con affetto e ammirazione per il proprio paziente:
parla di un uomo vivo che ha caparbiamente lottato per il proprio cervello, incontrando difficoltà insuperabili a ogni passo, ma, a conti fatti, è uscito vincitore da una lotta estenuante e impari”.