Il Nord-Est non solo motore economico e imprenditoriale del Paese, ma ultimo baluardo contro l'avanzata delle principali organizzazioni criminali, ormai da decenni partite alla conquista dell'intero Stivale. Sono in tanti a pensarla così, coltivando l'immagine dell'isola felice nonostante la crisi e le difficoltà crescenti. Eppure, la storia e le cronache giornalistiche parlerebbero di un paesaggio profondamente diverso. In effetti, la mala del Brenta di Felice Maniero - un gruppo capace di lavorare al fianco di Cosa nostra, e per il quale il reato di associazione mafiosa ha trovato la prima applicazione fuori dal Meridione - non ha rappresentato l'inizio né la fine della criminalità organizzata in Triveneto. Anzi. Anche lì la Piovra ha trovato terreno fertile, tra banditismo, case da gioco, industriali senza scrupoli, politici disonesti e boss al confino. Oggi Luana de Francisco, Ugo Dinello e Giampiero Rossi squarciano finalmente il velo di silenzio interessato che da troppo tempo lascia campo libero all'azione dei clan e dei loro alleati, raccontando senza tabù i loschi interessi che mafia e imprenditori locali dal riciclaggio di denaro sporco al pericoloso malcostume del "nero", dal traffico di droga e armi ai disastri ambientali, dall'infiltrazione nelle ditte appaltatrici di Fincantieri al business del tarocco. In un'inchiesta quanto mai necessaria e coinvolgente, fondata su testimonianze, intercettazioni e documenti giudiziari, questi tre giornalisti non hanno paura di mostrarci che la mafia esiste anche nel profondo Nord.
Un libro-inchiesta ricco di dati e informazioni incredibilmente interessanti. Un lavoro di grande precisione e ricerca. Sto pensando di acquistarlo per poterlo leggere e rileggere durante la stesura della mia tesi. 5/5⭐
Anche se questo libro d‘inchiesta ormai è abbastanza datato mostra chiaramente la capillarità della diffusione mafiosa su tutto il territorio italiano. E la diffusione è dovuta alla connivenza di politici, imprenditori e, purtroppo, a volte anche di chi dovrebbe applicare la legge. Purtroppo in questi 9 anni le cose non credo siano migliorate e si continua a negare l’esistenza della mafia in certi territori. Quest’inchiesta potrebbe aiutare, a chi di dovere, a capire i meccanismi, le dinamiche di questa proliferazione e combatterla.
e con l'aggravante che la mafia è stata pure chiamata e oltre a tutto con la simpatia imprenditorale al posto dell'omertà, condito da una campagna politica e mediatica che glissa il fenomeno merdoso per non rovinare la cosiddetta "posizione geopolitica".