Chissà perchè gli editori italiani hanno il vizio di “addolcire” sempre i titoli originali dei romanzi, me lo sono sempre chiesta. Io il titolo originale vado sempre a leggerlo, lì, a qualche pagina dall'inizio, e questo era “The shock of the fall”, ovvero “Il trauma della caduta”. Un titolo che, rispetto a “Chiedi alla luna”, bello, dolce, poetico ma a mio avviso lontano dalla storia narrata, ci avrebbe fatto presentire quello che davvero troviamo fra queste pagine: la storia di un evento traumatico, che cambia per sempre la vita dei protagonisti.
E così, prima di inziare, credevo ingenuamente che mi sarei trovata fre le mani fra le mani la storia di un ragazzino, Matthew, e del suo fratellino “diverso”, Simon, il cui viso tondo gli ricorda la luna, come narrato nel retro di copertina.
Poi, andando avanti, ho capito che questo straordinario romanzo di Nathan Filer, diceva molto, molto di più.
E’ un libro sui disturbi mentali, innanzitutto. Diciamolo senza preamboli e senza gir di parole. Disturbi mentali. Di questo si parla, un argomento che fa paura, che talvolta è considerato ancora tabù. Nelle prime pagine avviene lo shock, appunto, che verso la fine metteremo meglio a fuoco, e la conseguenza è che la vita di Matthew, già cresciuto in una famiglia dagli equilibri fragili e instabili, sbarella del tutto. La scrittura è un viaggio nella sua psiche allucinata, dove incontriamo disordine, solitudine, monotonia, rabbia, arresa, con una grafia che spesso rispecchia esattamente le cadute, le sospensioni, i fatti registrati, della sua mente…Mi ha ricordato molto da vicino l’indimenticabile “Molto forte, incredibilmente vicino”. Sbandamento, allucinazione, tanto dolore. E tanto desiderio di abbracciare questo ragazzo solo e in lotta coi su demoni, e la madre che prende pastiglie da anni, il padre impotente, e la nonna che lo va a trovare, e cerca di fare il possibile per aiutarlo. Le parti che lui batte a macchina, e che sono riprodotte esattamente così, con i caratteri di una macchina da scrivere, sono quelle che ho divorato più voracemente, in un subbuglio di emozioni contrastanti. Ho capito che questo è un grande romanzo, molto complesso, non facilmente apprezzabile da chiunque. E poi, il ritmo scandito delle giornate nella clinica psichiatrica e il ricordo di Simon, che ritorna costantemente, sono un continuo pugno nello stomaco.
Vogliamo poi parlare, della meravigliosa copertina?
Leggetelo, e fatelo conoscere, perché merita. Eccome se merita.