Questo libro cambia la storia d'Italia. L'incontro di cui parla - fra vittime e responsabili della lotta armata degli anni settanta - è infatti destinato ad avviare un radicale cambio di paradigma storico: non si potrà più guardare agli "anni di piombo" con gli stessi occhi; né si potrà tornare a un'idea di giustizia che si esaurisca nella pena inflitta ai colpevoli. Le prime pagine ancora oggi dedicate alla lotta armata e alle stragi, le centinaia di libri pubblicati, i film, le inchieste dimostrano non tanto un persistente desiderio di sapere, ma anche e soprattutto un bisogno insopprimibile di capire, di fare i conti con quel periodo, fra i più bui della nostra storia recente. È proprio muovendo dalla constatazione che né i processi né i dibattiti mediatici del conflitto sono riusciti a sanare la ferita, che un gruppo numeroso di vittime, familiari di vittime e responsabili della lotta armata ha iniziato a incontrarsi, a scadenze regolari e con assiduità sempre maggiore, per cercare con l'aiuto di tre mediatori: il padre gesuita Guido Bertagna, il criminologo Adolfo Ceretti e la giurista Claudia Mazzucato - una via altra alla ricomposizione di quella frattura che non smette di dolere; una via che, ispirandosi all'esempio del Sud Africa post-apartheid, fa propria la lezione della giustizia riparativa, nella certezza che il fare giustizia non possa, e non debba, risolversi solamente nell'applicazione di una pena. Postfazione di Luigi Manconi e Stefano Anastasia.
E’ inevitabile che il libro presentato il giorno di Natale generi un minimo di ansia: sei lì che ti cerchi qualcosa di significativo nelle ultime letture, persino – orrore! – mentre leggi il pensiero un pochino ti assale (“no, bello eh, però per Natale…”). Hai voglia a dirti che tanto non è cambi granché, mica scrivi su Robinson, ma niente, un pochino ci pensi.
Io ci ho pensato un po’, fino a qualche settimana fa. Poi mi è capitato tra le mani “Il libro dell’incontro”, che mi ero tenuto per un momento di tranquillità perchè volevo proprio andarci fino in fondo. Dicembre non è il momento più tranquillo del mio anno (l’esatto contrario), ma fammici-dare-solo-un-occhio, e poi era con me in metropolitana e sul divano, e al primo momento di tranquillità mi aspetterà un altro volume.
Il libro dell’incontro” racconta del confronto fra parenti di vittime del terrorismo politico italiano e responsabili di quei fatti. Basterebbe questo a far tremare le vene. Aggiungici che la lettura non è certamente agevole, che il libro si presenta persino “tecnico-giudiziario” in alcuni punti, e richiede attenzione. Soprattutto, mi è parso commoventemente distante dai due estremi, entrambi inaccettabili, che hanno spesso regolato nella storia umana la conclusione di un’epoca storica: da una parte la rimozione leggera di quanto accaduto, al grido di “bisogna guardare avanti”, dall’altra una giustizia vendicativa che chiudesse a colpi di sentenze e condanne biografie personali tutte da comprendere. Ho imparato che esiste una terza via, mi ha ri-accarezzato il cuore quella sensazione tratta da La crepa e la luce di Gemma Calabresi.
E ho sentito che stava arrivando Natale, quello vero. Quello di tua moglie che ti perdona in un abbraccio due giorni sciocchi e ti risana una ferita che si stava allargando, non perché “facciamo come non sia successo”, ma sforzandosi – faticosamente, dolorosamente – di capire, comprendere e andarci dentro, senza lasciar perdere. Nessuno dei protagonisti di queste storie non ha reagito con immediata repulsione all’idea di sedersi di fronte a chi quel dolore lo aveva causato, ma si è poi appoggiato a quella scintilla che – laggiù in fondo in fondo, dove l’oscurità sembra invalicabile – ci illumina anche solo per un istante, e ci rende quelle meravigliose creature che spesso ci dimentichiamo di essere.
Creature capaci di scrivere che: “Riconosciamo in voi persone che farebbero qualsiasi cosa per non aver fatto ciò che hanno fatto allora e sappiamo che il vostro pentimento è sincero. Riconosciamo che le persone possono cambiare e che voi siete cambiati”. Ecco, io è che così che vorrei (e che sono) guardato, quando sbaglio.
Auguro a tutte e a tutti esattamente questo sguardo, sempre.
Apprezzo il lavoro fatto da Bertagna e gli altri nel lavoro di mediazione tra vittime ed "ex" dei gruppi militanti degli anni di piombo. Purtroppo, però, ho trovato il libro troppo tecnico per me che non ho conoscenze in giurisprudenza, e le mie speranze di imparare qualcosa in più su quegli anni sono state deluse (c'è da dire però che ai tempi ho seguito un buon corso universitario di Storia contemporanea che si soffermava parecchio sull'argomento).
Probabilmente non sono il pubblico di riferimento di quest'opera che vuole ergersi a testimonianza scritta dell'"incontro" tra le due sponde del conflitto, e chi é più esperto e appassionato di me potrà trovarlo più utile.
Molto interessante il tema trattato anche per profani e "non addetti ai lavori". Purtroppo, nonostante il mio grande interesse, ho dovuto saltare un intero capitolo (quello riguardante la Bibbia) che ho trovato molto tedioso.
Straziante, il libro è senza dubbio interessante, l'obbiettivo degli incontri più che meritevole, ma nell'insieme risulta spesso ripetitivo e non di facile lettura.