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Il libro dell'incontro. Vittime e responsabili della lotta armata a confronto
Questo libro cambia la storia d'Italia. L'incontro di cui parla - fra vittime e responsabili della lotta armata degli anni settanta - è infatti destinato ad avviare un radicale cambio di paradigma storico: non si potrà più guardare agli "anni di piombo" con gli stessi occhi; né si potrà tornare a un'idea di giustizia che si esaurisca nella pena inflitta ai colpevoli. Le prime pagine ancora oggi dedicate alla lotta armata e alle stragi, le centinaia di libri pubblicati, i film, le inchieste dimostrano non tanto un persistente desiderio di sapere, ma anche e soprattutto un bisogno insopprimibile di capire, di fare i conti con quel periodo, fra i più bui della nostra storia recente. È proprio muovendo dalla constatazione che né i processi né i dibattiti mediatici del conflitto sono riusciti a sanare la ferita, che un gruppo numeroso di vittime, familiari di vittime e responsabili della lotta armata ha iniziato a incontrarsi, a scadenze regolari e con assiduità sempre maggiore, per cercare con l'aiuto di tre mediatori: il padre gesuita Guido Bertagna, il criminologo Adolfo Ceretti e la giurista Claudia Mazzucato - una via altra alla ricomposizione di quella frattura che non smette di dolere; una via che, ispirandosi all'esempio del Sud Africa post-apartheid, fa propria la lezione della giustizia riparativa, nella certezza che il fare giustizia non possa, e non debba, risolversi solamente nell'applicazione di una pena. Postfazione di Luigi Manconi e Stefano Anastasia.
- GenresNonfictionHistory
466 pages, Paperback
First published January 1, 2015
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Community Reviews
Displaying 1 - 9 of 9 reviews
June 3, 2026
In questo libro si parla di “giustizia riparativa”, o restorative justice, un approccio sicuramente divisivo ma per me di grande interesse, che non vuole scardinare il sistema basato su una giustizia punitiva, ma che mira a “riparare” cioè ricomporre le ferite e le fratture che nascono da gravissimi reati che non smettono di portare con sé strascichi di dolore inguaribile, con la certezza che il fare giustizia non può e non deve risolversi solo all’applicazione di una pena. Questo principio, che è stato sottolineato anche nella recente riforma Cartabia, se non sbaglio, è maturato in contesti difficilissimi e si sostanzia di esperienze importanti come quella del Sud Africa post apartheid.
Nel libro, in particolare, viene riportata l’esperienza di un nutritissimo gruppo di persone, vittime e responsabili della lotta armata degli anni settanta, che ormai hanno scontato la pena, che hanno liberamente intrapreso un cammino alla ricerca di una verità personale e curativa che trovo sbalorditivo. Il libro non è però solo la testimonianza di tale esperienza, pur lodevole e importante, ma riporta una rigorosa riflessione metodologica; nessuna improvvisazione nel senso più superficiale, nessun pressappochismo ma l’espressione di tanta umanità dolente e genuina di fonde con un pensiero alto e argomentato.
Avrei dato cinque stelle per il mio personale apprezzamento ma penso che si rivolga ad una nicchia di interessati, certamente come me non competenti dell’argomento ma desiderosi di esplorare nuove prospettive sul tema della giustizia, al di là di ogni modello fisso e schematico non sempre convincente.
Nel libro, in particolare, viene riportata l’esperienza di un nutritissimo gruppo di persone, vittime e responsabili della lotta armata degli anni settanta, che ormai hanno scontato la pena, che hanno liberamente intrapreso un cammino alla ricerca di una verità personale e curativa che trovo sbalorditivo. Il libro non è però solo la testimonianza di tale esperienza, pur lodevole e importante, ma riporta una rigorosa riflessione metodologica; nessuna improvvisazione nel senso più superficiale, nessun pressappochismo ma l’espressione di tanta umanità dolente e genuina di fonde con un pensiero alto e argomentato.
Avrei dato cinque stelle per il mio personale apprezzamento ma penso che si rivolga ad una nicchia di interessati, certamente come me non competenti dell’argomento ma desiderosi di esplorare nuove prospettive sul tema della giustizia, al di là di ogni modello fisso e schematico non sempre convincente.
December 25, 2023
E’ inevitabile che il libro presentato il giorno di Natale generi un minimo di ansia: sei lì che ti cerchi qualcosa di significativo nelle ultime letture, persino – orrore! – mentre leggi il pensiero un pochino ti assale (“no, bello eh, però per Natale…”). Hai voglia a dirti che tanto non è cambi granché, mica scrivi su Robinson, ma niente, un pochino ci pensi.
Io ci ho pensato un po’, fino a qualche settimana fa. Poi mi è capitato tra le mani “Il libro dell’incontro”, che mi ero tenuto per un momento di tranquillità perchè volevo proprio andarci fino in fondo. Dicembre non è il momento più tranquillo del mio anno (l’esatto contrario), ma fammici-dare-solo-un-occhio, e poi era con me in metropolitana e sul divano, e al primo momento di tranquillità mi aspetterà un altro volume.
Il libro dell’incontro” racconta del confronto fra parenti di vittime del terrorismo politico italiano e responsabili di quei fatti. Basterebbe questo a far tremare le vene. Aggiungici che la lettura non è certamente agevole, che il libro si presenta persino “tecnico-giudiziario” in alcuni punti, e richiede attenzione. Soprattutto, mi è parso commoventemente distante dai due estremi, entrambi inaccettabili, che hanno spesso regolato nella storia umana la conclusione di un’epoca storica: da una parte la rimozione leggera di quanto accaduto, al grido di “bisogna guardare avanti”, dall’altra una giustizia vendicativa che chiudesse a colpi di sentenze e condanne biografie personali tutte da comprendere. Ho imparato che esiste una terza via, mi ha ri-accarezzato il cuore quella sensazione tratta da La crepa e la luce di Gemma Calabresi.
E ho sentito che stava arrivando Natale, quello vero. Quello di tua moglie che ti perdona in un abbraccio due giorni sciocchi e ti risana una ferita che si stava allargando, non perché “facciamo come non sia successo”, ma sforzandosi – faticosamente, dolorosamente – di capire, comprendere e andarci dentro, senza lasciar perdere. Nessuno dei protagonisti di queste storie non ha reagito con immediata repulsione all’idea di sedersi di fronte a chi quel dolore lo aveva causato, ma si è poi appoggiato a quella scintilla che – laggiù in fondo in fondo, dove l’oscurità sembra invalicabile – ci illumina anche solo per un istante, e ci rende quelle meravigliose creature che spesso ci dimentichiamo di essere.
Creature capaci di scrivere che: “Riconosciamo in voi persone che farebbero qualsiasi cosa per non aver fatto ciò che hanno fatto allora e sappiamo che il vostro pentimento è sincero. Riconosciamo che le persone possono cambiare e che voi siete cambiati”. Ecco, io è che così che vorrei (e che sono) guardato, quando sbaglio.
Auguro a tutte e a tutti esattamente questo sguardo, sempre.
Io ci ho pensato un po’, fino a qualche settimana fa. Poi mi è capitato tra le mani “Il libro dell’incontro”, che mi ero tenuto per un momento di tranquillità perchè volevo proprio andarci fino in fondo. Dicembre non è il momento più tranquillo del mio anno (l’esatto contrario), ma fammici-dare-solo-un-occhio, e poi era con me in metropolitana e sul divano, e al primo momento di tranquillità mi aspetterà un altro volume.
Il libro dell’incontro” racconta del confronto fra parenti di vittime del terrorismo politico italiano e responsabili di quei fatti. Basterebbe questo a far tremare le vene. Aggiungici che la lettura non è certamente agevole, che il libro si presenta persino “tecnico-giudiziario” in alcuni punti, e richiede attenzione. Soprattutto, mi è parso commoventemente distante dai due estremi, entrambi inaccettabili, che hanno spesso regolato nella storia umana la conclusione di un’epoca storica: da una parte la rimozione leggera di quanto accaduto, al grido di “bisogna guardare avanti”, dall’altra una giustizia vendicativa che chiudesse a colpi di sentenze e condanne biografie personali tutte da comprendere. Ho imparato che esiste una terza via, mi ha ri-accarezzato il cuore quella sensazione tratta da La crepa e la luce di Gemma Calabresi.
E ho sentito che stava arrivando Natale, quello vero. Quello di tua moglie che ti perdona in un abbraccio due giorni sciocchi e ti risana una ferita che si stava allargando, non perché “facciamo come non sia successo”, ma sforzandosi – faticosamente, dolorosamente – di capire, comprendere e andarci dentro, senza lasciar perdere. Nessuno dei protagonisti di queste storie non ha reagito con immediata repulsione all’idea di sedersi di fronte a chi quel dolore lo aveva causato, ma si è poi appoggiato a quella scintilla che – laggiù in fondo in fondo, dove l’oscurità sembra invalicabile – ci illumina anche solo per un istante, e ci rende quelle meravigliose creature che spesso ci dimentichiamo di essere.
Creature capaci di scrivere che: “Riconosciamo in voi persone che farebbero qualsiasi cosa per non aver fatto ciò che hanno fatto allora e sappiamo che il vostro pentimento è sincero. Riconosciamo che le persone possono cambiare e che voi siete cambiati”. Ecco, io è che così che vorrei (e che sono) guardato, quando sbaglio.
Auguro a tutte e a tutti esattamente questo sguardo, sempre.
June 9, 2026
libro - anzi, progetto importantissimo, che mi è parso essere portato avanti con profonda responsabilità e dovere civile e che, in punta di piedi, senza essere mai "troppo", si insinua tra le alcune delle ferite più dolorose della storia d'italia. sono anni che la mia generazione non ha conosciuto e che probabilmente in gran parte ignora, ma che in realtà ha concretamente formato e/o deformato il paese in cui viviamo oggi, un capitolo che forse erroneamente viene considerato "buio" - come sempre quando certe cose vogliono essere dimenticate o addirittura cancellate - ma sul quale è sempre bene puntare invece una luce. un progetto immenso per importanza civile e giuridica, e che fa davvero onore a chi ha deciso di parteciparvi in maniera lucida e presente, come a dire «sono stato qui e ancora sono qui adesso, parlo e ascolto, ricordo e continuo a vivere». faccio parte di quel gruppo di persone che, forse paradossalmente, ha bisogno di sapere che di mostri non ne esistono veramente, che anzi quelli definiti tali sono esattamente individui identici a me, e libri come questi mi aiutano tantissimo a razionalizzare e a sentirmi vicina a mondi come quelli della tragedia terroristica che mi appaiono lontanissimi culturalmente e umanamente. poi è solo così che ti rendi conto quando dolora sia l'esperienza umana, a prescindere da quale lato della storia ti trovi
March 8, 2026
Ne ‘Il libro dell'incontro’ sono state raccolte le testimonianze delle vittime e dei responsabili della lotta armata terroristica che ha investito l’Italia tra gli anni '70 e '80.
Tra le parti opposte è stato avviato un processo di dialogo e di pacificazione e l’incontro ha portato alla condivisione delle esperienze nel tentativo di comprendersi a vicenda.
È stata una lettura molto impegnativa ma potente che mi ha mostrato una prospettiva alternativa sulla storia dolorosa degli anni di piombo e sulle due facce della medaglia della giustizia: quella riparativa in contrapposizione a quella punitiva.
La strada che percorre la giustizia riparativa non è semplice e ha radici profonde ed esempi in altre parti del mondo, infatti l’excursus storico, sebbene concentrato sull’Italia, amplia il suo sguardo su analoghe esperienze come quella in Sud Africa guidata da Desmond Tutu.
Il coraggioso dialogo intrapreso tra vittime e responsabili è un importante esempio di umanità che andrebbe coltivato.
Tra le parti opposte è stato avviato un processo di dialogo e di pacificazione e l’incontro ha portato alla condivisione delle esperienze nel tentativo di comprendersi a vicenda.
È stata una lettura molto impegnativa ma potente che mi ha mostrato una prospettiva alternativa sulla storia dolorosa degli anni di piombo e sulle due facce della medaglia della giustizia: quella riparativa in contrapposizione a quella punitiva.
La strada che percorre la giustizia riparativa non è semplice e ha radici profonde ed esempi in altre parti del mondo, infatti l’excursus storico, sebbene concentrato sull’Italia, amplia il suo sguardo su analoghe esperienze come quella in Sud Africa guidata da Desmond Tutu.
Il coraggioso dialogo intrapreso tra vittime e responsabili è un importante esempio di umanità che andrebbe coltivato.
June 8, 2019
Apprezzo il lavoro fatto da Bertagna e gli altri nel lavoro di mediazione tra vittime ed "ex" dei gruppi militanti degli anni di piombo. Purtroppo, però, ho trovato il libro troppo tecnico per me che non ho conoscenze in giurisprudenza, e le mie speranze di imparare qualcosa in più su quegli anni sono state deluse (c'è da dire però che ai tempi ho seguito un buon corso universitario di Storia contemporanea che si soffermava parecchio sull'argomento).
Probabilmente non sono il pubblico di riferimento di quest'opera che vuole ergersi a testimonianza scritta dell'"incontro" tra le due sponde del conflitto, e chi é più esperto e appassionato di me potrà trovarlo più utile.
Probabilmente non sono il pubblico di riferimento di quest'opera che vuole ergersi a testimonianza scritta dell'"incontro" tra le due sponde del conflitto, e chi é più esperto e appassionato di me potrà trovarlo più utile.
March 1, 2026
Tema importantissimo e storia potente, ma il libro soffre di una scrittura spesso pedante e ridondante. È un peccato, perché la giustizia riparativa è un argomento che meriterebbe di arrivare a molti più lettori. Sarebbe stato bello trovare qui la stessa capacità di divulgazione che Carlo Rovelli ha con la fisica: profondità senza chiudere la porta ai non addetti ai lavori.
October 2, 2023
Molto interessante il tema trattato anche per profani e "non addetti ai lavori". Purtroppo, nonostante il mio grande interesse, ho dovuto saltare un intero capitolo (quello riguardante la Bibbia) che ho trovato molto tedioso.
Read
July 22, 2022Struggente
May 1, 2023
Straziante, il libro è senza dubbio interessante, l'obbiettivo degli incontri più che meritevole, ma nell'insieme risulta spesso ripetitivo e non di facile lettura.
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