Le Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri: nell'edizione per i tipi di Lorenzo Torrentino, Firenze 1550
La prima delle due edizioni delle Vite - quella che qui si presenta - era comparsa a Firenze nel 1550: una stesura del libro piú tesa e intensa rispetto alla successiva nella quale Vasari sicuramente integra e aggiunge, ma al tempo stesso spegne molto di quanto brucia. Come scrive Previtali nella presentazione, Vasari, «lungi dal trincerarsi dietro una neutrale obiettività, rivendica il diritto di giudicare dal proprio punto di vista». Un punto di vista certo poi rimesso in discussione ma che di fatto rappresenta una testimonianza fondamentale dello sguardo del Rinascimento su se stesso.
Visto il valore quasi sacro che avvolge la figura di Vasari, ma date anche le modifiche che ha applicato qua e là nel testo, più che una Bibbia, Le Vite de' più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri, sono piuttosto il vangelo apocrifo per gli storici dell'arte (modernisti, per la precisione).
C'è un prima e un dopo Vasari nella storia della critica d'arte e le stesse reazioni negative hanno incentivato uno studio che si è diramato nelle realtà artistiche locali, per dimostrare che l'Italia non era (e non è!) solo Firenze.
Ho impiegato tre anni a leggere la torrentina, e questo grazie al grandissimo studio dei colossi Previtali, Bellosi e Rossi, che hanno chiarito moltissimi aspetti delle Vite, da quelli incompiuti a quelli erronei a quelli che, ancora oggi, attendono di essere indagati più a fondo. Vasari non si legge una volta sola; forse riuscirò a comprenderlo dopo più riletture, sottolineature e riflessioni.
Opinione impopolare: la Vita di Perin del Vaga non la batte nemmeno quella di Michelangelo.
Un'opera ambiziosa, quasi 1400 pagine, con le biografie di importanti pittori del suo tempo, e anche architetti. L'artista dell'epoca era spesso polivalente, si dilettava in diversi campi, compresa la filosofia e la musica, o la poesia. Mancano le date. Risulta un pò noioso seguire la lista lunga di luoghi, dove hanno lavorato (penso che infatti la caratteristica principale del libro è questa), e la descrizione in genereale piuttosto vaga delle opere. Ciò che mi ha colpito, che all'epoca non esistevano scuole specifiche per diventare architetto, ad esempio, ma un giovane di talento non faceva altro che spostarsi di città in città per imparare il mestiere, a bottega. Perciò da pittore poteva diventare scultore o architetto, semplicemente studiando sul campo, vedendo come si lavorava, copiando dai maestri, quindi cominciando poco a poco a costruirsi una reputazione, per mettersi infine in proprio, e continuando a muoversi nelle grandi città di tutta Italia, facendosi conoscere dai principali committenti dell'epoca, che erano poi Cardinali, Vescovi, Papi,...