Chi conosce Mirya, sa che quello che si aspetta non è mai quello che avrà.
Mi aspettavo una sci-fi, non mi aspettavo di esser riportata in un ambiente nuovo ma comunque antico, con echi di un altro mondo mai vissuto eppure tanto amato.
Siamo nel 2376, in un epoca in cui la connessione è un dato di fatto per tutti, o quasi, in un tempo in cui il mondo virtuale è quanto mai intrecciato a quello reale e si passa dall’uno all’altro con la stessa facilità con cui oggi ci si muove da una nazione all’altra. Non è del tutto confortevole immergersi in un ambiente simile per la prima volta, ma non c’è pericolo di perdersi. Pochi capitoli e l’attenta guida di Mirya saranno sufficienti per accogliere in questa nuova casa anche gli ospiti più restii.
Una mutazione casuale ha reso particolare un gruppo di esseri umani ed una nuova entità virtuale, l’Alter, convive al loro interno con quella reale. I Wired rappresentano la naturale evoluzione del genere umano ma non tutti hanno acquisito la mutazione con la stessa modalità e da qui ne deriva la classificazione sociale.
I Gold, i Wired puri, sono stati i primi esseri umani ad averla non solo subita, ma anche conservata e tramandata di generazione in generazione, come avviene per ogni nuova mutazione casuale che risulti vantaggiosa per l’organismo colpito.
I Beta, Wired della generazione 3.0, hanno, invece, acquisito la mutazione solo in seguito a sperimentazioni intenzionali, le quali, però, hanno portato a risultati inattesi, effetti collaterali imprevisti.
I Glitch, infine, la nuova generazione di Wired, figli di Sconnessi che hanno acquisito de novo la mutazione e pertanto considerati errori, difetti di un sistema altrimenti perfetto.
L’ingresso in questa futura civiltà ci viene concesso da Leanne Ramsey, una ragazza brillante, prima in ogni suo corso, una Glitch, che con tanto studio e molta forza di volontà ha imparato a convivere, non senza alti e bassi, con la sua Alter, ma che si scontra quotidianamente con l’astio che i Gold non mancano mai di manifestare nei suoi confronti e, soprattutto, con il disprezzo di un particolare Gold, Caleb Webster, che con perizia e persistenza si è assunto il compito di rendere la sua permanenza a Upgrade la più ardua possibile e di ricordarle quanto sia incompleta, quanto sia lontana dall’essere geneticamente perfetta.
Webster è un abile pianificatore, uno stratega, che tesse tele ed ordisce intricate trame con fine maestria, al fine di raggiungere i suoi obiettivi. Non è un caso che sia stato soprannominato Il Ragno.
E quando Leanne si ritrova a dover chiedere il suo aiuto, non si accorge del pericolo incombente, non ha il minimo sentore che il suo gesto risponde ad un piano ben calcolato dal suo nemico. Una notte, una sola notte sarà sufficiente ad instillare dubbi, a far crollare certezze, ad annebbiare i sensi. Una notte e nulla sarà più come prima.
La narrazione segue due tempi, il presente ed il passato, quando Leanne muove i primi passi ad Upgrade. Questo doppio piano aumenta, non diminuisce, l’attesa che il lettore ha verso l’evolversi della circostanza attuale e, pur spostando il focus della narrazione, consente di svelare pian piano i retroscena ed avere così un quadro più completo delle dinamiche che hanno portato al presente sviluppo.
Conosciamo così tutti gli altri personaggi che ruotano intorno a Leanna, primi fra tutti il suo gruppo di amici, unico e prezioso così come rari ed incomparabili sono i suoi componenti: Adam ed Eve e la loro eccezionalità, Felix e Greg e la loro esuberanza, Ben e la sua goffaggine, Edelweiss e la sua luminosità. E’ impossibile non adorarli tutti e guardarli come, giorno dopo giorno, la lealtà e la fiducia che pongono in ognuno li unisce in una meravigliosa amicizia. Un’amicizia che illumina i momenti più bui, che supera gli ostacoli più ardui, che conforta anche e, soprattutto, quando di rassicurante non è rimasto più nulla. Le paure vengono affrontate, il disprezzo osteggiato e l’amore rincorso.
Come Webster tesse la tela per intrappolare nelle sue maglie l’incantevole Leanne, analogamente Mirya, con la sua sottile ironia e la cura quasi ossessiva dei vocaboli, intreccia una trama che lascia poco scampo ai lettori. Vi è una profonda analisi dell’essere umano in ogni sua sfaccettatura ed un’attenta riflessione sulle dinamiche sociali. Insegnamenti e morale permeano ogni pagina, talora in momenti più inattesi di altri, sottolineando un’inusuale competenza stilistica intesa più a migliorare l’animo umano che ad innalzare edifici costruiti con parole belle ma vuote.
Glitch è il primo libro di una trilogia e ho paura di chiedermi cosa Mirya abbia in serbo per noi. Alcuni misteri vanno ancora svelati, alcune scelte lessicali ancora rivelate ed in particolare un capitolo va ancora illustrato in ogni suo rigo: il primo, quel capitolo zero che mi ossessiona da giorni ormai. Non so cosa si celi dietro, ma sono sicura che la mia immaginazione non ci sia ancora arrivata!
Non hai certo bisogno di raccomandazioni, Mirya. Sono certa che mi stupirai.