La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo. (Fernando Pessoa)
Il libro è composto da tre racconti lunghi, Stephen King probabilmente li definirebbe novelle.
• Il donnaiolo
Si apre a Parigi, vi si discosta per poi farvi di nuova tappa. È una Parigi claustrofobica, diversa da quella che siamo soliti apprezzare nei romanzi. È la proiezione del tormento interiore dell’americano Martin Austin, quarantaquattrenne sposato (senza figli) all’estero per motivi di lavoro.
Se Martin fosse vissuto a Parigi ad inizio secolo, avrebbe potuto essere un personaggio simenoniano, invece è lì alla fine degli anni 80 in quello strano periodo in cui il mondo stava uscendo dai blocchi. Il racconto però non ha risvolti socio-politici, ne ha solo personali e sentimentali, Martin Austin desidera sentirsi ferocemente vivo, proprio come i centroavanti più famosi che Georges Simenon schierò nei romans durs.
Anzi, si sentiva benissimo, era addirittura esuberante, non si era mai sentito meglio di così dall’ultima volta che l’aveva vista. Si sentiva vivo. E non c’era niente di male in questo, vero? Se qualcosa ti fa sentire bene per un attimo e nessuno ne rimane schiacciato, a che scopo negarselo? C’era anche chi se lo sarebbe negato, ma perché mai?
…Sentirsi ferocemente vivi. Era stata una sensazione momentanea, se ne rendeva perfettamente conto, eppure continuava a sentirne nostalgia, forse ancor più dolorosamente proprio per la sua qualità illusoria, la sua innocente limitatezza. Anche i realisti, pensò, di tanto in tanto hanno bisogno di una piccola pausa.
Oscar Wilde scrisse che il gran male di vivere un romanzo è che alla fine il protagonista si ritrova ben poco di romanzesco. Il confine fra romanzo e realtà è trafficatissimo, probabilmente è l’essenza della letteratura. Ogni grande scrittore ha un doppio passaporto, Ford esibisce il suo
Ma c’era un prezzo da pagare per tutto questo: il prezzo era che quando poi si aveva la concreta possibilità di mettere in pratica quei sogni, non ci si sentiva per niente romantici. Austin si sentiva senza scopo, come se anche lui fosse lì senza un obiettivo preciso e avesse ormai perso il senso del futuro – il modo in cui aveva sempre considerato il futuro –, una cosa tangibile che era ansioso e fiducioso di realizzare anche se quello che aveva in serbo per lui poteva essere triste o addirittura tragico e indesiderabile
• Geloso
Una coppia di genitori separati con un figlio diciasettenne. La zia preleva il nipote dalla casa del padre per accompagnarlo in quella materna. Il viaggio si svolgerà in auto fino a Shelby, poi in treno, direzione Seattle. Un viaggio che è una scorribanda nelle vite ammaccate dei personaggi. È un racconto molto americano, dà una sensazione di spazio a cui un europeo non è avvezzo. In esso vi è poi un forte senso di precarietà, riflettevo sul fatto che esso l’ho provato in numerosi racconti di Carver e di Yates, quasi questi scrittori avessero la tendenza a farcelo intendere come un tratto nazionale, un’equazione secondo cui lo spazio genera libertà e la libertà provoca l’instabilità di tutte le relazioni umane.
• Occidentali
Ancora una Parigi che non è la mia. Una città labirintica, opprimente al punto da diventare mortale. Per i personaggi di Ford essa è non è rifugio d’artisti, bensì asilo dei propri tormenti. Charley Matthews è un insegnante che scrive un libro a forte spunto autobiografico. In patria il libro ha scarso successo, una casa editrice francese però lo nota e decide di accaparrarselo. Il viaggio a Parigi viene organizzato per far incontrare l’autore con la sua traduttrice. Come negli altri due racconti, di nuovo, il viaggio non è univoco:
Desiderava essere meno al centro delle cose. Capiva che questo era ciò che poteva offrirti un paese straniero – qualunque paese straniero – e ciò che a casa non avresti mai potuto avere. L’idea di casa, in realtà, era l’antitesi di quel sentimento. A casa tutto ruotava intorno a te e a ciò che possedevi e a ciò che amavi e a ciò che tutti pensavano di te.
Per chi non ha mai letto Richard Ford, prima di affrontare Sportswriter, potrebbe essere utile il test con queste tre novelle. Io ho letto e apprezzato Sportswriter e sto cercando “Il giorno dell’indipendenza” in versione e-book da cinque anni.