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La mia vita

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“La mia vita durata 90 anni, scritta a 36, finita di scrivere a 37” è una bizzarra autobiografia, collage di finzione e vita reale. Spaccato di una realtà di paese fatta di caricature e fantasiosi personaggi. L’autore descrive se stesso e gli altri con tagliente ironia, trascinando il lettore in un mondo in cui non riesce più a distinguere il vero dal falso. Una lettura coinvolgente, fatta di brevi pensieri, giochi di parole e fraintendimenti. Apparente opera che sfugge alle regole della comprensione, che si beffa del tempo e della realtà, si riscatta in un finale inaspettato, profondamente radicato in sentimenti autentici e concreti.

204 pages, Kindle Edition

Published July 21, 2015

About the author

Federico Fabbri

19 books3 followers

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for G.A..
Author 8 books34 followers
April 26, 2024
Tanti sorrisi tra un capitolo e l'altro, ma anche tanta malinconia e un finale che lascia il segno.
Profile Image for Flavia "Emozioni Imperfette".
257 reviews13 followers
October 3, 2019
Un libro strano..molto particolare con una chiave di scrittura azzardata e una chiave di lettura non per tutti...si bisogna essere un po' fuori dalle righe per capire e andare avanti nella lettura...fa ridere fa riflettere...un modo diverso di descrivere la propria vita...non è da abbandonare..ma lo ripeto non è per tutti la lettura..sicuramente molti lo troveranno noioso e ripetitivo lo lasceranno alle prime pagine...ma io sono strana e ho continuato fino alla fine..una nuovo sperimento di scrittura e di lettura
Profile Image for stefania gloss.
Author 2 books10 followers
September 18, 2016
E' la prima volta che inizio una recensione con il sentimento dell'imbarazzo.
È una silloge poetica? No.
È un romanzo? No.
È un'autobiografia? NO, perlomeno nel senso classico del termine. Anche perché il sottotitolo recita: DURATA 90 ANNI, SCRITTA A 36, FINITA DI SCRIVERE 37, mi aggiunge ulteriore imbarazzo.

È un saggio filosofico? Forse ho trovato la giusta definizione, perché nel leggerlo mi è venuto un parallelo con Hannah Arendt e la sua BANALITA' DEL MALE. Nel caso di Federico Fabbri parafraserei così: IL BENE DELLA BANALITA'. Perché racconta aneddoti della sua vita, in fondo banali, ma sempre conditi da ironia, che si cala persino nella scelta lessicale, fino alla palindromia.

Memorabili alcuni suoi passaggi (li riporterei tutti, ma poi commetterei un grave errore: riporterei l'intero libro), ad esempio, al Cap. 63, intitolato CUCINA, narra le sue difficoltà alle prese con le preparazioni culinarie, osservando: “Per fortuna che il tonno è un pesce intelligente. Per fortuna che il tonno sa entrare in una scatoletta”. No no, non è filosofia, la filosofia è troppo noiosa.

Ah ecco: è un libro dadaista e patafisico, infarcito di fulminanti battute nonsense, ma divertenti, chissà perché. C'è tanta malinconia qua e là, forse inconsapevole perSino (lo scrivo apposta così, quando lo leggerete, ne capirete il motivo) per l'autore. Ma è risaputo, dalla malinconia nasce l'Arte per eccellenza.
Se poi la bontà di un libro è il finale a deciderla, come da sempre sostengo, allora questo libro che ha un finale sorprendentemente dolcissimo, fa innamorare il lettore. Lo manderò in giro nel Bookcrossing, perché altre menti eccelse ne possano beneficiare. Su GoodReads gli ho tolto una stellina, perché la copertina non rende giustizia al contenuto. Fosse dipesa la mia scelta dalla copertina, non l'avrei letto.

Consigliato a cittadini che, come me, per il solo fatto di esserlo, hanno la presunzione di essere al centro dell'universo (e non è vero), a romantici di paese, a giocatori di carte, ma soprattutto bevitori di vino rosso.
Profile Image for Sarah S..
Author 35 books8 followers
Read
May 22, 2019
“La mia vita durata 90 anni, scritta a 36, finita di scrivere a 37” è un’insolita biografia di Federico Fabbri edita da BookSprint Edizioni.

Già il titolo di questa autobiografia è tutta un programma: “La mia vita durata 90 anni, scritta a 36, finita di scrivere a 37” , ma nel momento in cui la si comincia a leggere ci si rende conto di avere tra le mani davvero qualcosa di inedito e fuori dagli schemi.

Eccovi un assaggio:

1 – NACQUI
“Sono nato il 19/06/1978 in un ospedale perché andava di moda così.
Se la moda era nascere in un party in piscina mia mamma mi faceva nascere in piscina.
Mia mamma amava le mode.
Amava anche i cavalli.
Ma non mi avrebbe mai fatto nascere in un cavallo.
A mio babbo non interessava.
Quando sono venuto al mondo è andato a giocare a carte con gente che non conosceva.
Gli diceva che aveva già un figlio maschio.
Gli diceva che da quando faceva l’album delle figurine dei calciatori odiava avere cose doppie.
Odiava Boninsegna più di Hitler.
Aveva 12 Boninsegna e solo 4 Hitler.
Ma avere doppio il figlio gli sembrava sbagliato.
Rimproverava mia mamma.
Le diceva:
-Fai una femmina o al massimo, visto che ti piacciono tanto, fai un maschio di cavallo-
Per fortuna mia mamma non gli diede ascolto-.
Non fece un cavallo.
Mi fece a me.
Non tutti erano contenti.
Mio babbo vinse 200 lire a scopa.
Tornò comunque a casa contento.
Per fortuna hanno inventato la scopa.
Se giocava a rubamazzo magari tornava a casa arrabbiato con me perché non ero un cavallo.”

[Tratto da “La mia vita” di Federico Fabbri]

Una catena di frasi secche e di freddure, che trascinano il lettore fino all’ultima pagina, raccontando le imprese vere, presunte o solo immaginarie di un’intera vita, attraverso l’energia di un’ironia ficcante, velata da un manto di tristezza di fondo che non l’abbandona mai.

Federico Fabbri racconta un’intera esistenza attraverso pensieri surreali, fraintendimenti e schegge di vita ingigantite, esagerate e paradossali che lusingano il sorriso ma che lasciano l’amaro in bocca, esattamente come il miglior sarcasmo esige.

Non si sa se ridere o piangere per le avventure/disavventure di questo bambino, a cui tutti preferivano un cavallo, che piano piano cresce a dispetto delle avversità che gli si scagliano contro e che lui pare calamitare, così come i personaggi bizzarri che s’intersecano e si susseguono in questo circo di pensieri bislacchi.

“La mia vita” è un’autobiografia ironica, ma profondamente malinconica, come se l’autore avesse voluto riscrivere la propria vita per intrappolare ricordi, mescolarli, manipolarli e sviscerarli in una forma nuova e diversa, attraverso una sorta di scrittura creativa e terapeutica che potesse rendere più sopportabile l’insopportabile.
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