Ueber Leben, letteralmente significa: sulla vita. Ueberleben, scritto tutto attaccato, invece, significa: sopravvivere. Il gioco di parole è evidente e ben giocato nel corso di tutto questo libro, che è una summa di riflessioni sulla sua vita, su come anche è più volte sopravvissuto, che Reinhold Messner scriver per i suoi settanta anni. Sceglie altrettanti temi a lui importanti, come il pericolo, il tempo, il segreto, il senso, la malattia, l’invidia e così via a cui lui dedica un breve capitolo (due, massimo tre pagine). L’intera raccolta viene suddivisa in tre parti: la prima, Ueb erleben, che concerne la sua prima fase di vita, che lui racchiude tra la sua infanzia alla morte di suo fratello Guenther. La seconda, Ueberleben che va dal suo rialzarsi da questo grande dolore (il passaggio dal verticale all’orizzontale) che l’ha sconvolto da molteplici punti di vista (perdita di amici, critiche a non finire da parte di tutti) e che l’ho portato un po’ a isolarsi a riconsiderare tante cose nella sua vita, a cominciare dalla perdita delle dita dovute al congelamento causato dalle lunghe ore nella neve a cercare suo fratello, che non gli permetteva più di scalare come prima, al fatto che aveva ormai già scalato tanto e che non trovava più lo stesso slancio di prima (forse anche perché non poteva andarci con Guenther con cui si trovava sempre bene) ed infine, il prendere in considerazione altri obiettivi (il passaggio dal verticale all’orizzontale, lo chiama lui) fino alla caduta sotto il muro di casa che lo ha reso zoppo. La terza, Ueber Leben, che inizia con il suo bisogno di trovarsi ancora nuovi obiettivi, considerato l’handicap (la caduta nel giardino di casa gli ha causato la frattura alla caviglia, che l’ha reso zoppicate e da cui non si è mai completamente ripreso) e l’incedere dell’età che l’ha portato a intraprendere una nuova avventura: un viaggio nella cultura, con l’apertura dei suoi musei e il compito che si è affidato di divulgare esperienza e conoscenze.
Messner resta sempre Messner: tutto d’un pezzo. Il mondo è visto unicamente dalla sua prospettiva – che è quella innegabilmente giusta, dice lui (e non avrebbe tutti i torti, solo che lo afferma con una perentorietà che lo rende un po’ ostico, anche quando dice cose giuste). Una vita incessantemente tesa a spezzare barriere (ancora oggi) ma che coi settant’anni (finalmente) lui spiega cosa cercava: non tanto vincere record bensì l’affannata ed affannosa ricerca di conoscersi meglio e di capire meglio l’essere umano – con cui lui però non fa altro che scontrarsi, perché sebbene lo ascolti e lo rispetti, non impara mai niente dal prossimo: è Reinhold che comunque ha le idee giuste, l’esperienza adeguata, le forze ben allenate e misurate, una resistenza e una fortuna fuori dal comune. E’ sempre e solamente Reinhold Messner. Sebbene le sue imprese le abbia fatte in coppia, pochissimo ci dice dei suoi partner. D’altra parte, i settant’anni di Messner sono anche il tempo che noi abbiamo avuto a disposizione per conoscerlo: lui è fatto così. Sì, è un egocentrico pazzesco. Ma non è cattivo né vanaglorioso: si caccia in questa posizione per allontanare gli altri che lo fanno soffrire molto. Questo si legge per la prima volta tra le righe di questo Generale delle montagne: non solo ha avuto paura come tutti gli altri, non solo ha abbandonato progetti come tutti gli altri, ha sofferto come un cane per quest’umanità che non lo capiva, non lo accettava come del resto lui si è sempre rifiutato di fare da parte sua. Che all’origine di tutto questo ci sia stato un padre arbitrariamente violento che col suo agire abbia depositato il semino dell’anarchia, della lotta indefessa contro le ingiustizie, contro ogni limite imposto senza una buona ragione nell’animo del nostro? Messner non ne parla mai (solo una volta l’ho sentito in un documentario su di lui) ma voglio pensare che sia così. Perché così lo si capirebbe di più. Per lo meno io.
Infanzia difficile o no, l’età ha un effetto suadente anche su questo Generale Imperioso e lo porta a scrivere delle belle pagine, ricche di significato, di sentimenti (è sempre Messner, mi raccomando: mai sdolcinato, ve lo assicuro!), di messaggi, di riflessioni. Quello che però l’età non ha sminuito minimamente in Messner è l’energia vitale che lui saggiamente (e non me lo sarei aspettato) riesce a modulare (ad accettare!) col mutamento del fisico ma a creare sempre nuovi progetti.
Un bel libro. Sicuramente chiunque sia appassionato di alpinismo dovrebbe leggerlo.