L'ingegner Velasco è un killer del tutto privo di sensi di colpa, dunque imprendibile. Al commissario Romeo che lo insegue senza poterlo fermare Velasco dichiara che si, certo che uccide le sue vittime a morsi, anzi: "La domanda non è perché, ma perché no". Romeo è un perdente, non molto affidabile: è minato, forse, da una malattia rarissima, ha un matrimonio a pezzi e un passato di sinistra poco presentabile. Velasco è un vincente. Un impeccabile padre di famiglia, dedito al bene dell'Azienda. Nella ricca e mutante Italia degli anni Novanta, il rapporto tra i due è il cuore di un noir dove tutto è capovolto, allucinato, dove nessuna verità sembra reggere e gli estremi si toccano. Per fortuna accanto a Romeo c'è Grazia, la ragazza con la pistola, qui al suo debutto ufficiale.
Carlo Lucarelli was born at Parma, the son of a physician. He was interested in literature and theatre when he was young, and studied Literature and History. Nowadays he lives in Mordano near Bologna.
Already in his years of study, during his research for his thesis subject he got in touch with the material for his first two books, which take place during the time of fascism and the years immediately after the war. In Italy he became well known quite soon because of these two books, and it was only a matter of time before he quit his academic activities and turned to his career as an author and all other sorts of activities, such as writing plays, film scenarios, radio-plays and, moreover, singing in a Post-Punk-Band called "Progetto K".
He is a frequently invited moderator on an Italian television programme about crime (Blu notte misteri d'Italia). As a journalist he works for several newspapers and magazines, such as il manifesto, Il Messaggero and L'Europeo. He has written more than twenty novels, including Almost Blue, (City Lights, 2001) and numerous short stories. Together with Marcello Fois and Loriano Macchiavelli he founded "Gruppo 13", a collective of crime-writers in the region Emilia-Romagna.
La storia di per sé mi è piaciuta. Anche se devo ammettere che l'indagine condotta non è stata intrigante, né tanto meno coinvolgente. A mio parere è stato molto interessante il "punto di vista" del killer. Il nome che gli è stato dato. Il "modus operandi" da lui usato. È stato intrigante questo aspetto, sì. Il resto sinceramente è un po' trasandato e scialbo. Tuttavia è un libro brevissimo, molto corto, quindi non c'è da aspettarsi troppo. Però almeno sul finale qualche delucidazioni avrei desiderato averle onestamente, invece di una fine più che confusa.
Lessi diversi anni fa Almost Blues, oggi ho recuperato questo primo brevissimo libro con protagonista l'ispettrice Grazia Negro. La bravura di Lucarelli nel tenere alta la tensione è notevole. Non mi aspettavo fosse così cruento, ma visto il titolo..
La ragazza con la pistola Primo libro della serie "Grazia Negro Blues", l'ho letto per ultimo, amando fare le cose al contrario. Non me ne sono pentita affatto. Lo stile è quello dell'ultimo Lucarelli: asciutto e dettagliato, forse un po' troppo, chè nelle minuzie mi ci perdo, ma probabilmente questa è una mia idiosincrasia, perchè la storia non sembra risentirne. L'ambiente è quello di una Bologna appena tratteggiata, si intuisce, ma non c'è, daltronde il fulcro del tutto è presentarci un modo alla rovescia, dove il sano, terribilmente nevrotico ma consapevole, finirà internato, e il matto è un imprenditore di successo. Per soffocare lo stress causato dalla sua impeccabile attività politica e manageriale uccide giovani prostitute tossicodipendenti senza provare senso di colpa alcuno - quello che sempre dovrebbe fregare i serial killer. E, ammettendolo apertamente in camera caritatis, non si chiede perchè ma afferma " ...e perchè no?" Gli rimane solo la domanda, ma latente, del motivo che lo spinge a sbranarle a morsi. Però è momentanea, gli sottrae lo iato temporale di un "un attimino"... Sembrerebbe un circolo vizioso, in cui gli estremi si toccano per non andare da nessuna parte. Ma Lucarelli, che, strizzando l'occhio a Cervantes, ha l'arguta sfacciataggine di citarsi in questo romanzo (bella prova di metalinguaggio), trasforma questa figura geometrica in una mutevole spirale: Grazia forse renderà grazie al proprio superiore. Non ci è dato saperlo subito. La resa finale si conclude con una apertura totale. Ma tifiamo tutti per lei.
Per me Lucarelli è un grande. Ho letto solo "lupo mannaro", perchè "almost blu"l'ho già letto. E mi conferma ancora una volta la maestria di questo scrittore di gialli, che sa creare sempre la giusta atmosfera.
Troppo confusa e condotta male questa indagine introduttiva dell'Ispettore Grazia Negro, forse perché narrata dalla voce del commissario Romeo che, tra l'ossessione per l'indagine e i suoi problemi personali e di salute, è un narratore poco chiaro. Non so se leggerò le altre indagini della serie. Forse tenterò con altro di Lucarelli, per esempio l'Ispettore Coliandro.
Questo libro ha tutte le caratteristiche per essere un ottimo romanzo:
- un serial killer del tutto privo di senso di colpa e dunque impossibile da catturare, talmente sicuro di sé che ;
- un commissario di polizia, Romeo, distrutto dalla vita: forse ha una malattia rarissima, o forse soltanto un disturbo psicosomatico, tuttavia i suoi sintomi sono gravissimi, qualunque ne sia la causa;
- delle vittime che sono le ultime tra le ultime: giovani sui 20 anni, tossicodipendenti, che occasionalmente si prostituiscono - ovviamente a nessuno importa veramente chi le ha uccise, quindi nessuno prende minimamente sul serio la teoria del serial killer a cui si aggrappa Romeo, anzi lo ostacolano in tutti i modi;
- una stella nascente, l'assistente Grazia Negro, che sarà poi protagonista degli altri romanzi della serie.
Manca solo una cosa: la lunghezza di un romanzo. Le sue 86 pagine non sono assolutamente sufficienti a sviluppare tutti questi punti per farne un libro stupendo, ce ne sarebbero volute, a occhio e croce, almeno 300. A volte sembra di leggere neanche un racconto, ma piuttosto degli appunti presi frettolosamente per poi costruirci intorno un romanzo, in seguito.
In ogni caso continuerò senza dubbio a leggere la serie di Grazia Negro, anche se temo che non saprò mai , e questo mi fa un po' male.
Coi romanzi brevi Lucarelli da sempre il meglio di sè. Ha uno stile "cinematografico" nel descrivere la vicenda che mi porta sempre a immaginare il tutto come un lungo episodio di CSI o Montalbano (però bello).
Un Commissario di Polizia dalla problematica vita sentimentale è alle prese con un serial killer che morde a sangue le sue vittime, tutte giovanissime prostitute, come un lupo mannaro e lasciando così un marchio dei suoi infami delitti. Anche questa volta Lucarelli mi delude perchè la tensione del noir si annacqua presto e pur senza sconfinare nella noia il racconto lungo ha l'unico pregio di finire in un pomeriggio di lettura...
Giallo breve ma intenso, incentrato più sull'aspetto psicologico del killer che sulle indagini... tiene incollati fino alla fine. Buona caratterizzazione del protagonista, usuale "antieroe".
Un caso oscuro e disturbante scuote la città: una serie di omicidi efferati, segnati da una violenza quasi animalesca, porta il commissario Romeo a indagare su una vicenda che sembra sfuggire alla logica. Tra indizi frammentari e atmosfere cupe, l’indagine si muove in un territorio ambiguo, dove il confine tra realtà e suggestione si fa sempre più sottile.
Recensione Romanzo breve, conciso e compendioso, come avrebbe detto il mio professore di matematica alle medie. Un classico noir italiano, costruito per ellissi, in cui il non detto pesa quanto (se non più) del detto. Il ritmo è incalzante, sostenuto da una buona dose di suspense che accompagna il lettore lungo tutta la narrazione. Fa qui la sua comparsa il commissario Romeo, insieme a Grazia Negro, destinata a diventare una presenza ricorrente nella narrativa di Lucarelli. Interessante anche il piccolo gioco metaletterario: un cameo dello stesso autore, sotto forma di firma di giornalista criminologo. La scrittura è volutamente ellittica, a tratti quasi elusiva. Se da un lato questo contribuisce a creare atmosfera e tensione, dall’altro lascia alcune zone d’ombra nella caratterizzazione dei personaggi, rendendo difficile completare fino in fondo il mosaico. Non è propriamente un page-turner, ma resta una lettura scorrevole e ben costruita che, pur senza lasciare tracce profonde, accompagna con efficacia il lettore dentro un noir essenziale e coerente con il suo genere.
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"La domanda non è perchè...ma, perchè no?" Un thriller che inverte le regole, si conosce fin da subito il colpevole che manda definitivamente in crisi un giovane commissario già "rovinato" dalla vita. Primo racconto della serie di Grazia Negro.
Ogni cattivo che si rispetti deve avere un contendente che gli dia la caccia senza sosta. In questa prima avventura della serie Grazie Negro scopriamo come a volte non ci sia il lieto fino, nonostante il massimo impegno della squadra dei buoni.
Fin da subito abbiamo ben chiaro che l’ingegner Velasco sia una persona orrenda. Come facciata ci presenta la sua veste da onesto cittadino, privo di qualsiasi ombra. Il suo vero aspetto però si rivela inquietante, soprattutto quando sbatte in faccia alla legge, impersonata dall’ispettore Romeo, che sono impotenti di fronte a lui. La sua caccia alle vittime è senza sosta, con una facilità venuta dell’esperienza. E il fatto che abbia così tanta esperienza nell’uccidere ci deve far rabbrividire.
Dal suo canto l’ispettore Romeo deve affrontare diversi colpi bassi, intrappolato in un’indagine che non gli dà sosta e con una serie di problemi personali e di salute che gli impediscono di trovare un attimo di respiro. Ci sentiamo sconsolati come lui nel trovarsi sempre la porta chiusa in faccia a ogni tentativo di incastrare l’assassino.
Nella storia fa capolino, quasi come un raggio di sole, Grazia Negro. Qui è una semplice assistente, che cerca di districarsi tra l’indagine difficile e la voglia di dimostrare quanto vale. Il suo rapporto con Romeo mette in mostra come la donna non voglia arrendersi, perché crede veramente in quello che sta facendo.
L’unica pecca del racconto è la lunghezza: troppo corto per riuscire a entrare più in sintonia con la squadra dei buoni. Riesce a far sviluppare solo l’odio verso il cattivo, su cui riversare tutte le proprio frustrazioni perché troppo sicuro di farla franca per i delitti atroci che commette.
Questo breve libro è proprio un piccolo capolavoro. Ci sono già tutti i temi di Almost Blue, trattati un po' "velocemente" perché il libro è davvero breve. Un thriller semplicemente stupendo.
"Grazia Negro: Io un'idea ce l'ho. Se lui cerca le tossiche sui vent'anni, ecco... Io ce li ho vent'anni e se mi tiro da tossica... Cioè, se mi sistemo con i turni potrei passare un paio d'ore sul marciapiede, ogni sera, e visto che lui non mi conosce... Commissario Romeo: No, no, no... E' assurdo, non funzionerebbe ed è anche pericoloso... Grazia Negro<7b>: Pericoloso per lui..."
Ecco. Il lupo mannaro ancora non lo sa, ma non è più così libero di uccidere...
-Breve- I racconti brevi, a parte rare eccezioni, non mi appassionano più di tanto. Questo libro non rappresenta un'eccezione. Ci ho riprovato con Lucarelli ma anche qui non posso dare che una sufficienza.
Un racconto lungo migliore di molti dei romanzi di Carlo Lucarelli. Lupo Mannaro, pur nella sua brevità, ha tutti gli ingredienti dell'ottimo thriller: un investigatore interessante, un killer perversamente compiaciuto e un finale degno di questo nome. Ottanta pagine che si leggono di un fiato.