La ragazza con la pistola
Primo libro della serie "Grazia Negro Blues", l'ho letto per ultimo, amando fare le cose al contrario.
Non me ne sono pentita affatto.
Lo stile è quello dell'ultimo Lucarelli: asciutto e dettagliato, forse un po' troppo, chè nelle minuzie mi ci perdo, ma probabilmente questa è una mia idiosincrasia, perchè la storia non sembra risentirne.
L'ambiente è quello di una Bologna appena tratteggiata, si intuisce, ma non c'è, daltronde il fulcro del tutto è presentarci un modo alla rovescia, dove il sano, terribilmente nevrotico ma consapevole, finirà internato, e il matto è un imprenditore di successo. Per soffocare lo stress causato dalla sua impeccabile attività politica e manageriale uccide giovani prostitute tossicodipendenti senza provare senso di colpa alcuno - quello che sempre dovrebbe fregare i serial killer. E, ammettendolo apertamente in camera caritatis, non si chiede perchè ma afferma " ...e perchè no?"
Gli rimane solo la domanda, ma latente, del motivo che lo spinge a sbranarle a morsi. Però è momentanea, gli sottrae lo iato temporale di un "un attimino"...
Sembrerebbe un circolo vizioso, in cui gli estremi si toccano per non andare da nessuna parte.
Ma Lucarelli, che, strizzando l'occhio a Cervantes, ha l'arguta sfacciataggine di citarsi in questo romanzo (bella prova di metalinguaggio), trasforma questa figura geometrica in una mutevole spirale: Grazia forse renderà grazie al proprio superiore.
Non ci è dato saperlo subito. La resa finale si conclude con una apertura totale. Ma tifiamo tutti per lei.