Nel poetico e tenebroso mondo boschivo di Mauro Corona, non è raro imbattersi in una favola. Ma non è scontato che si tratti di una favola idilliaca, perché è proprio quando la narrazione si avventura nel fantastico che l'autore trova l'occasione per far emergere con forza la sua vena più caustica e dissacrante. E questa volta è chiaro più che mai: "Ho scritto una fiaba cattiva sul Natale, perché il Natale è una festa cattiva dove si scoprono i cattivi che fanno i buoni". Se con Una lacrima color turchese ci aveva portato ad accettare lo straordinario, ovvero l'eccezionale scomparsa del Bambin Gesù, fuggito dai presepi di tutto il mondo per provocazione, in questo suo ideale seguito si spinge ancora più in là, sfidandoci ad accogliere il diverso. Favola in bianco e nero si apre, infatti, con la prodigiosa apparizione di due statuine del Bambin Gesù, una con la pelle bianca e l'altra con la pelle nera, che si materializzano, inaspettatamente, allo scoccare della mezzanotte in tutte le case del mondo. La reazione che si scatena, però, è piuttosto prevedibile, perché tutti cercano di rimuovere la statuina di colore; del resto, la tradizione vuole che Gesù abbia la pelle bianca, nessuno è in grado di tollerare una simile anomalia. Senza grandi giri di parole, dunque, Mauro Corona ci inchioda alle nostre responsabilità. Ci grida in faccia che "la guerra siamo noi", "che tentiamo di fregare l'amico a ogni passo", "che teniamo il marcio dentro per paura di essere scoperti" e ci invita a riflettere, lanciandoci un monito che, alla luce dei recenti avvenimenti legati agli sbarchi dei migranti, si fa ancora più severo e urgente.
Mauro Corona è nato nel 1950. Da ragazzo ha lavorato come boiscaiolo e cavatore. Fin da bambino ha cominciato a intagliare il legno. Lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l'arte che gli ha permesso di diventare uno scultore ligneo conosciuto in tutta Europa.
Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.
Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.
Nella sinossi è l'autore stesso a dire:" Ho scritto una fiaba cattiva sul Natale, perché il Natale è una festa cattiva dove si scoprono i cattivi che fanno i buoni." E questa affermazione mi ha incuriosita eppure ora che ho avuto la possibilità di leggerlo l'unica "emozione" che ho provato è stata la delusione. Risulta davvero ridondante, satollo di frasi fatte e scontate e i continui rimandi alla politica - che avrebbero dovuto conferire alla favola il tono di un'invettiva schietta e diretta alla società contemporanea - hanno solo peggiorato la situazione... Unico aspetto positivo: la sua brevità.
Mi dispiace dare 2 stelle a corona, tuttavia mi trovo costretto a farlo. Il libro parte molto bene, i pretesti e i primi affondi verbali per dare il via a una buona idea capace di far riflettere sul significato di Natale sono più che buoni, tuttavia a mio avviso vengono rovinati dalla presenza di personaggi reali della nostra politica (oltretutto si capisce da che parte pende Corona). Non fraintendetemi, non cercavo la verità assoluta ma qualcosa su cui riflettere con imparzialità e questo proprio non mi è arrivato, per quello che mi ha dato questo libricino mi dispiace dirlo ma potevo trovarlo da me; Corona cerca in tutti i modi di condannare razzisti, perbenisti e finti perbenisti non riuscendo a raccontare il tutto come se fosse una figura divina che discorre "dall'alto", ma un'altro personaggio umano come noi che si sfoga su questo che di quello piuttosto che quell'altro. Letto il libro, mi sento di aver "buttato" via 10€ e un'ora del mio tempo, riconoscendo comunque la bravura di Corona del disquisire e nel suo lessico che personalmente a me piace.
Il senso del libro Corona lo spiega nell'epilogo: uno sfogo rabbioso contro l'ipocrisia dettato dall'odio verso il Natale che dell'ipocrisia è il simbolo. Una fotografia di un Mondo profondamente razzista, ma una fotografia troppo amara, senza o quasi redenzione.
Cosa succederebbe se, invece di uno solo, nei presepi di tutto il mondo apparissero due Gesù Bambini? E se uno dei due Redentori fosse nero? Cosa accadrebbe in quel caso, se fosse anche impossibile separare i due pargoli? La risposta a tracciata lungo il centinaio di pagine che compongono Favola in bianco e nero di Mauro Corona ed è una “favola” Natalizia scritta da un nostrano Grinch, stanco di tutto il finto perbenismo che affligge la celebrazione più consumistica dell’occidente. […] Senza avere peli sulla lingua Corona sfoga tutta la propria insofferenza e la frustrazione nei confronti di un’umanità che nasconde la propria malvagità dietro l’ipocrita diceria dell’essere tutti più buoni nelle due settimane a cavallo delle quali cadono il 25 e il 26 Dicembre. Nessuno è esente dalla condanna, nemmeno noi che leggiamo, perché il semplice prendere atto di questa verità, di vedere quanto siano insofferenti e razziste certe idee, di sentircene forse estranei e di voltare lo sguardo perché non ci riguarda, ecco tutto questo è abbastanza per farci diventare complici e ugualmente colpevoli. […] Favola in bianco e nero è una favola Natalizia diversa dalle altre, ma è anche uno sfogo attuale, adatto a ogni periodo dell’anno e che dovrebbe spingerci a smettere di voltarci dall’altra parte, di nasconderci dietro a pretesti sciocchi e a cercare di essere migliori ogni singolo giorno.
COMMENTO PERSONALE: Questo libro l’ho ricevuto in dono da un caro amico che ringrazio davvero moltissimo. Questo autore non lo avevo mai letto e quindi premetto che è il suo primo romanzo che leggo. Sinceramente la tematica trattata e affrontata mi ha colpita sin da subito: infatti parla proprio del problema dell’immigrazione. Una favola un po' atipica che aveva un suo fascino, sinceramente il voto è dovuto al fatto che nel libro ci sono numerosi riferimenti a uomini di politica e non è che ne ho capito pienamente il senso di queste parti (parlo da emerita ignorante in questo campo). Mi è piaciuta davvero molto l’idea di questa favola ambientata a Natale con due bambini Gesù nel presepe: uno bianco e l’altro nero. Fa riflettere molto sul tema dell’immigrazione. Io ho una mia idea personale in merito: non bisognerebbe mai puntarci il dito contro ma vedere le nostre difficoltà interne e cercare di porvi rimedio. Mauro dice una verità incredibile: la guerra siamo noi esseri umani, proprio per la nostra natura. Mi ha aiutata a riflettere e capire qualcosina di più. Io lo consiglio e spero di riuscire a recuperare qualche altro scritto di questo autore che non conoscevo. Fatemi sapere la vostra a riguardo. Cosa pensate sul tema dell’immigrazione? La colpa è degli immigrati o nostra? Alla prossima avventura dear readers.
Come mia prima lettura dedicata a Mauro Corona direi che non è andata molto bene :-( L’idea di base è decisamente interessante (l’apparizione nei presepi di tutto il mondo di due distinti Bambin Gesù, uno bianco e uno nero) e potrebbe dare spunto a molte riflessioni, ma il tema è stato trattato in modo per me poco convincente: ne risulta una lettura troppo moralista e di parte, piena di critiche al nostro mondo attuale, senza una trama concreta, a lungo andare ripetitiva e noiosa. Inoltre, ci sono troppi riferimenti al mondo televisivo e a molti personaggi noti (ed infatti ho capito perché Corona è spesso invitato nei talk show, da lui elogiati in questo libro…), e Corona arriva anche ad autocitarsi in modo velato ma chiaro (ed è una scelta che non ho mai apprezzato nei libri). L’unica nota positiva è la scrittura che, anche se per me è risultata troppo piatta, è comunque pulita e corretta.
Questo libro è idealmente il seguito del precedente “Una lacrima color turchese”, dove invece il Bambin Gesù (quello bianco, perché quello nero apparirà solo due anni dopo…) è scomparso da tutti i presepi.
Mauro Corona scrive una favola cattiva sul significato del Natale; lo fa ovviamente a modo suo, scomodando illustri personaggi della politica e del costume italiano, ma anche i grandi della terra buoni o cattivi che siano. La trama vede un Bambino Gesu’ bianco e uno nero capitare in tutti i presepi del mondo e non c’è verso di rimuoverli . Morale: Natale festa ormai solo consumistica, festa come occasione di vacanze e shopping selvaggio. Dove sono finiti i buoni sentimenti e l’amore per il prossimo? Mauro Corona a chi legge la risposta la fornisce.
Sicuramente meglio del precedente "Una lacrima color turchese" che era come un grande discorso politico-filosofico sul Natale e l'ipocrisia delle persone, mentre in questo altro racconto si sente comunque la penna cattiva,acida e attuale di Mauro però sembra inglobata meglio nel racconto, ci sta meglio, risultando meno pesante. Poi in questo libro con l'arrivo del Bambin Gesù nero saltano fuori altri temi importanti, anche se comunque a volte è risultato un pò ripetitivo e noioso.
Una bella "fiaba cattiva sul Natale" come la definisce il suo autore, con tanti rimandi ad una realtà che viviamo troppo spesso con atteggiamento passivo.
Difficile non immedesimarsi, soprattutto in questo periodo in cui passiamo da una pandemia ad una guerra.
Una visione pessimista dell'umanità con un finale non così pessimista o, come potrebbe dire l'autore, "ottimista a tempo determinato".
Un libro che non cambierà la nostra vita ma che ci farà riflettere.
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Non mi è piaciuto per niente e ciò non dipende dal mio amore per il Natale. Un libro cattivo, cinico, noioso e sopratutto RIPETITIVO. Queste 90 pagine sarebbero potute essere anche 30 e forse sarebbero state comunque troppe.
Carina l'idea della favola di Natale moderna con i due bambin Gesù - uno bianco, l'altro nero - che non vogliono separarsi nonostante i continui tentativi da parte dell'uomo, delle sue paure, di mantenere la "tradizione" del presepe con il bambino bianco. Interessante anche ambientare la favola ai giorni nostri, punzecchiando così politici e/o comunque correnti e/o ideologie politiche esistenti. Peccato, come già anticipato da altri che hanno lasciato il proprio parere, si capisca fin troppo da che parte pende Corona, politicamente parlando, ovviamente, impedendo così di sviluppare ulteriormente la propria idea su temi quali razzismo e xenofobia in generale. Probabilmente proprio perché la mia visione delle cose è identica alla sua, questo libro non aggiunge nulla a quello che già conosco e condivido. In conclusione, a malincuore, mi tocca dare tre stelle.
Vorrei darne una di più ma il suo voler raccontare una "verità assoluta" mi impedisce di apprezzare questo libro al 100%.
PS Allo stesso tempo mi ha incuriosito e leggerò sicuramente altri suoi lavori.