Ci sono sogni capaci di metterci a nudo. Sono schegge impazzite, che ci svelano una realtà a cui è impossibile sottrarsi. Lo capisce appena apre gli occhi, il maestro Nani la bambina che lo ha visitato nel sonno non gli è apparsa per caso. Camminava nella nebbia con un'andatura da papera, come la sua Martina. Poi si è girata a mostrargli il viso ed è svanita, un cappottino rosso inghiottito da un vortice di uccelli bianchi. Ma non era, ne è certo, sua figlia, portata via anni prima da una malattia crudele e oggi ferita ancora viva sulla sua pelle di padre. E quando quella mattina la radio annuncia la scomparsa della piccola Lucia, uscita di casa con un cappotto rosso e mai più rientrata, Nani si convince di aver visto in sogno proprio lei. Le coincidenze non esistono, e in un attimo si fanno prova, indizio. È così che Nani contagia l'intera cittadina di S., immobile provincia italiana, con la sua ossessione per Lucia. E per primi i suoi alunni, una quarta elementare mai sazia dei racconti meravigliosi del è con la seduzione delle storie, motore del suo insegnamento, che accende la fantasia dei ragazzi e li porta a ragionare come e meglio dei grandi. Perché Nani sa essere insieme maestro e padre, e la ricerca di Lucia diventa presto una ricerca di sé, che lo costringerà a ridisegnare i confini di un passato incapace di lasciarsi dimenticare. Con questo romanzo potente, illuminato per la prima volta da un'intensa voce maschile, Dacia Maraini ci guida al cuore di una paternità negata, scoprendo i chiaroscuri di un sentimento che non ha mai smesso di essere una terra selvaggia e inesplorata.
Dacia Maraini is an Italian writer. She is the daughter of Sicilian Princess Topazia Alliata di Salaparuta, an artist and art dealer, and of Fosco Maraini, a Florentine ethnologist and mountaineer of mixed Ticinese, English and Polish background who wrote in particular on Tibet and Japan. Maraini's work focuses on women’s issues, and she has written numerous plays and novels.
Alberto Moravia was her partner from 1962 until 1983.
Nani Sapienza è un maestro di scuola elementare amante delle fiabe e col cuore dilaniato per la perdita della figlioletta, morta di leucemia. Un nostalgico, un sognatore, e anche un gran curioso. Perché quando una bambina del piccolo paese in cui vive scompare, egli rivive l’angoscia dello straziante senso di perdita e si butta a capofitto a destra e a manca interrogando familiari, amici e strambi cittadini, allo scopo di aiutare a ritrovarla. E, nel frattempo racconta favole ai suoi piccoli alunni, facendo crescere in loro la curiosità nei confronti del mistero della ragazzina scomparsa. Nella trama e nei “racconti nel racconto” di “La bambina e il sognatore” la Maraini riprende alcune tematiche a lei care, quali l’infanzia rubata e l’amore per la natura e gli animali, e ne esplora di nuovi, scottanti, come la piaga, tristissima, del turismo sessuale, mischiando al tono attuale e drammatico un pizzico di giallo. Il risultato è quello di un romanzo che non è fra i suoi migliori, ma che si fa comunque leggere con discreto piacere. Bella la figura di Nani, uomo sensibile, nostalgico, altruista e con la testa fra le nuvole; poco credibili, però i discorsi dei suoi piccoli alunni che hanno dieci anni ma parlano come adulti colti.
I sogni sono stracci di nuvole, scomposti e inconsistenti. Sono la mia consolazione e il mio tormento. Mi fanno sentire vivo, capisci? Vivo come non sono mai stato.
Un libro anomalo. Molto anomalo. Quasi onirico. La trama parrebbe quella di un giallo, e in effetti alla fine lo è. L'inizio però è lento, e lo stile del flusso di coscienza quasi continuo è efficace ma blocca enormemente lo svolgimento delle azioni. In alcune parti la trattazione si slega addirittura dalla vicenda per prendere strade diverse; come se fosse una sorta di libro-diario in cui il protagonista (o forse direttamente l'autrice) riversa alcuni suoi pensieri sul mondo, con un unico e a volte sottile denominatore: la condizione delle bambine e delle donne. La bimba protagonista diventa quindi simbolo di tutte quelle femmine sfregiate dalla vita e dagli uomini. Il maestro simboleggia invece dapprima l'impotenza e poi la caparbietà di tutti coloro che, pur non potendo salvare il mondo intero, contribuiscono comunque a "tenere accesa la luce" (e non è un caso che lo faccia un insegnante). La condizione della donna emerge anche dalla descrizione di squarci di vita domestica di famiglie "normali", in cui non ci sono grandi sconvolgimenti criminali ma che rendono prigioniere le donne tra figli, casa, e accudimento del maschio. Il protagonista invece non è il classico maschio, ha una cultura notevole, si interessa ad argomenti e fatti che non investono direttamente lui stesso ma di cui si sente responsabile, ha un matrimonio forse fallito e una figlia morta... per questo si ritrova solo con le sue riflessioni e mal giudicato dal paese. Eppure, sarà grazie a lui e al suo non arrendersi (che ha saputo scalfire qualcuno) che arriverà lo scioglimento, poliziesco e personale. Un inno al rimanere svegli e consapevoli anche quando tutto sembra inutile, un monumento al saper attendere. Quindi nessun giallo in fondo. Ma l'ho finito in un giorno, compulsivamente. Non è un capolavoro, ma ha un suo perché. Voto onesto forse sarebbe più un 3.5 perché all'inizio è veramente un libro-a-diesel.
Breche das Buch nach 132 Seiten ab, da es mir absolut nicht gefällt. Zum einen vom Schreibstil, zum anderen vom Inhalt, der mehr und mehr in eine krude, z. T. auch rassistische Richtung abgerutscht ist. Schade, hatte mir wirklich etwas davon erwartet.
“Ogni storia che si rispetti ha un inizio, uno svolgimento e una fine”: così afferma il maestro Nani Sapienza di fronte ai suoi alunni di quinta elementare, in trepida attesa di uno dei suoi racconti, favole leggende o vicende storiche non importa, purché racconti ogni giorno, inframmezzata alla lezione come da programma, una nuova storia.L’inizio è chiaro e incisivo: a S., una città di provincia del nord Italia non meglio identificata, Lucia, una bambina di otto anni, scompare una mattina mentre si reca a scuola, a duecento metri da casa, un villino di una zona residenziale in periferia. Il maestro che insegna in quella scuola la notte prima ha sognato proprio quella bambina su quella strada, scambiandola inizialmente per Martina, la figlia morta di leucemia alla stessa età di Lucia: colpito da questa premonizione inizia una indagine personale sulla scomparsa. Il finale, rapido e sbrigativo è compiuto (e non lo rivelo): in mezzo uno svolgimento purtroppo lento e a tratti sfilacciato. Nani è un sognatore, anima sincera che parla con il suo “angelo custode”, un pennuto sulla spalla spesso cinico e malevolo che lo vorrebbe riportare con i piedi per terra e che lo invita a frequentare altre donne, dopo la separazione dalla moglie. A scuola è un maestro sui generis che vuole insegnare ai bambini a pensare con la loro testa, parla di Lucia, fa ipotesi insieme a loro, tra le proteste della preside e dei genitori che lo accusano di inculcare idee sballate ai loro figli. Testardo, continua anche quando dopo mesi la polizia ha abbandonato ogni ricerca, dandola per morta: si finge giornalista, interroga i genitori, i vicini, rischia e prende sberle ma non ci chiappa molto (meglio un suo alunno di quattordici anni, un inverosimile e simpaticissimo investigatore in erba). La trama diventa così un pretesto per denunciare le violenze subite dai bambini, dai piccoli ebrei nei campi di sterminio a quelli sacrificati come bombe umane negli attentati islamici, per finire con il turismo sessuale, inserendo la storia di Fatima (così le bambine diventano tre) venduta come baby prostituta in un bordello clandestino in Cambogia. Il lettore finisce per perdersi un po', tra episodi slegati tra loro ed alcune incongruenze, anche se il romanzo, che sembra un giallo senza esserlo, è di quelli che sanno farsi leggere per una scrittura piana e senza appesantimenti. Mi è piaciuto meno di altri della stessa autrice a partire da Colomba con cui ha alcuni punti in comune (la ricerca di una persona scomparsa, le storie nella storia…). Non lo consiglierei come primo approccio a Dacia Maraini. Tre stelle e mezzo.
📚 LA BAMBINA E IL SOGNATORE 📚 "Cammino rapido in mezzo a una strada quasi cancellata dalla nebbia." Con queste parole evocative, Dacia Maraini ci introduce nel mondo nebuloso e onirico del suo romanzo La bambina e il sognatore. Come questa strada avvolta nella nebbia, anche il protagonista si muove in un territorio incerto tra realtà e sogno. 🌫️ Un maestro elementare, segnato da un lutto profondo che ha lasciato un vuoto incolmabile nella sua vita, si trova improvvisamente ossessionato dai sogni ricorrenti di una bambina scomparsa. Questa visione onirica lo spinge in una ricerca che diventa un viaggio interiore tanto quanto esteriore. 👨🏫💭 Il romanzo è un'esplorazione delicata ma potente dei temi della perdita, della speranza e del potere trasformativo dei sogni. La Maraini intreccia magistralmente la quotidianità con l'onirico, creando un'atmosfera sospesa dove nulla è come sembra. 🌙✨ 💬 "Sono loro, i bambini, che mi insegnano a sognare ancora." Questa frase racchiude l'essenza del libro: la capacità dei più piccoli di vedere oltre, di mantenere viva la speranza e l'immaginazione anche quando gli adulti l'hanno persa. Sono le storie con cui la realtà ci accoltella ogni giorno. Ma, intanto - come direbbe l'uccellaccio che fa il nido sulla spalla del maestro - «siamo anestetizzati e non proviamo più dolore; che ci vuoi fare? non puoi fare niente; fatti gli affari tuoi e non cercar guai inutili». Ma, per fortuna, dice Dacia, ci sono ancora persone come il maestro sognatore. Attraverso una scrittura empatica e sensibile, Dacia Maraini ci guida in un percorso emotivo intenso, dove la nebbia iniziale – sia quella fisica della prima frase, sia quella metaforica del dolore – gradualmente si dirada per rivelare verità inaspettate. 📖💫 🔍 Chi è Dacia Maraini? Una delle voci più autorevoli della letteratura italiana contemporanea, nata a Fiesole nel 1936. Ha trascorso parte dell'infanzia in Giappone, ha collaborato con Pier Paolo Pasolini e ha sempre posto al centro delle sue opere le donne, i diritti civili e la memoria collettiva. ⭐ Consigliato a chi ama i romanzi psicologici profondi, con un'atmosfera sospesa tra realtà e sogno, e a chi crede nella forza salvifica delle connessioni umane anche nei momenti più bui. #LaBambinaEIlSognatore #DaciaMaraini #LetteraturaItaliana #Recensione #LibriDaLeggere #SogniESperanza #NarrativaContemporanea
Combattuta: da un lato, era un po' di tempo che non mi concedevo di leggere in italiano e la scrittura di Dacia Maraini regge alla promessa della sua fama; dall'altro, sono arrivata alla fine con un senso di incredulità crescente, come se il romanzo fosse costellato di anacronismi. La vicenda si svolge ai giorni nostri - c'è internet, la situazione geopolitica più o meno attuale - ma le relazioni che il maestro protagonista intrattiene con i suoi allievi e con gli abitanti del paese in cui vive mi facevano pensare più a uno spaccato degli anni Cinquanta che alla realtà attuale; i dialoghi con i bambini mi sembravano così irrealistici che non bastava mettere loro in mano un cellulare per immaginarli davvero nel presente. E in qualche modo, questa incredulità - non davvero sospesa, lo ammetto - andava ad abbracciare anche il resto: mi stonava il continuo riferimento all'Islam, il bisogno di usare come contrappunto allo spettro della nostra pedofilia lo sfruttamento della prostituzione infantile in Cambogia (resa più prossima, tra l'altro, inserendoci dentro un'improbabile bambina italiana), l'insieme di temi dolorosissimi che non sono stati affrontati, a mio avviso, con l'intensità e il dolore e la rabbia che avrebbero meritato. Finito il romanzo, ho pensato che dovrò leggere senz'altro altro di Maraini - e sono pentita davvero di questo ritardo imperdonabile - ma questa è un po' l'unica cosa che mi è rimasta.
"I bambini vedono ciò che gli adulti hanno dimenticato."
A prima vista La bambina e il sognatore potrebbe sembrare un romanzo banale: la scomparsa di una bambina, un maestro malinconico, i sogni che confondono realtà e immaginazione… Tutto già sentito, no? Ma la Maraini gioca proprio su questa apparenza per trascinare il lettore in un abisso più profondo, dove si intrecciano dolore, desiderio di giustizia e riflessione esistenziale.
Il protagonista, Nani Sapienza, è un uomo spezzato, che attraverso i sogni cerca risposte a una perdita intollerabile. Insegna, ma è lui a imparare: sulla crudeltà del mondo, sulla forza dei bambini e sull’illusione di poter restare neutrali. La vicenda della bambina scomparsa si incastra con la sua tragedia personale, e quello che sembrava un giallo semplice si rivela un’indagine sull’animo umano.
La scrittura è misurata, sospesa tra poesia e cronaca, e Maraini riesce a parlare del dolore senza renderlo patetico, a sfiorare il dramma senza calcare la mano
Un tema duro, durissimo, trattato con delicatezza e rispetto, un male tra i più osceni e abominevoli del mondo: le violenze sui bambini. Non è semplice scriverci un libro senza farne una mera speculazione sul dolore. Tanti gli episodi citati: le violenze fisiche, dalla prostituzione minorile, ai bambini kamikaze, e le violenze morali, dall'insegnante di danza che denigra chi è più in carne, al divieto di andare a scuola o leggere. -Forse troppi per un solo libro?- mi chiedevo spesso.. La trama ha qualche forzatura, ma nel complesso il bisogno che si ha di arrivare alla fine fa sì che il libro scorra rapido. Molto bella la figura del maestro Nani, il signor maè, e delle sue lezioni poco ortodosse agli occhi dell'opinione pubblica, che sono invece un grande universo d'insegnamenti.
Impensabile che i ciarlatani del paese, ignoranti sappiamo citare la Medea o che dei bambini di scuola elementare possano sostenere conversazioni sulla prostituzione infantile. Il maestro ha una cultura talmente vasta, a 40 anni, che i docenti universitari di lettere classiche potrebbero licenziarsi al confronto. Ahah! Tutto troppo poco realistico, a partire dalla trama e non c'è niente di male nell'usare la fantasia, ma in tal caso dovresti cambiare genere letterario! Infine, risulta avvincente solamente per l'ultimo centinaio di pagine. Nulla, devo leggere "La lunga vita di Marianna Ucria" per capacitarmi del premio Strega vinto da Dacia Maraini. Tre stelle, che sarebbero due e mezzo, per lo stile e la lingua, che sono assolutamente perfetti.
Storia appassionante. Mi è piaciuto perché non sono parla di argomenti sociali che mi stanno a cuore ma anche perché me ne ha fatti conoscere molti altri. Il problema è che nessuno di questi (se non quello principale) non sono stati approfonditi bene, sono solo stati toccati in superficie, anche i personaggi hanno questa caratteristica. Arrivi ad un certo punto del libro in cui ti rendi conto come andrà a finire e ne sei quasi certa. Comunque sia non è male, se avete del tempo per leggere e non sapete cosa leggere ve lo consiglio
Se vi sembra irreale nelle prime pagine continuate a leggerlo ! Dopo un po’ non riuscirete più a smettere. Un po’ giallo un po’ introspezione del personaggio un po’ esame dell’essere umano, e’ un mix di temi che passo dopo passo si susseguono in maniera vorticosa. Il risultato è assolutamente imprevedibile .
Dacia Maraini ha una penna che sa conquistare il lettore. Purtroppo, in questo romanzo la penna risulta anche essere la cosa più bella: le storie che si intrecciano sono inverosimili, chiuse un po' a forza, poco convincenti. Non il suo lavoro migliore.
Si presenta come un libro giallo,ma poi ti spiega veramente cosa può esserci nella mente di chi compie determinati gesti.Le pagine del diario sono molto crude ma purtroppo reali.
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" Quello che mi piace della nuova solitudine è il tempo che ho per leggere, che prima cercavo di guadagnare anche con dei piccoli trucchi infantili."
" Stanno lì appoggiati alle portiere aspettando i figli, incapaci di capirli ma pronti a difenderli e covarli, a dispetto di ogni stupido maestro che pretende di insegnare loro a pensare con la propria testa."
" Ecco, forse bisognerebbe che tutti facessero una visita al mattatoio, per capire la sofferenza degli animali, quando vengono uccisi a sangue freddo, i figli davanti alla madre, i padri davanti ai figli.
Nel recensire un romanzo di Dacia Maraini ammetto di essere un pò di parte perchè sono molto legata a questa grande scrittrice; la mia tesina al liceo riguardava proprio lei e le sue opere, e ho passato molto tempo in compagnia dei suoi splendidi romanzi. "La bambina e il sognatore" però si distacca un pò dai precedenti romanzi. In realtà il romanzo sembra, soprattutto all'inizio, un pretesto dell'autrice per sfogarsi, per dire la sua su tanti temi, tutti importanti e differenti, di attualità e di cronaca. Visto che personalmente condivido le sue posizioni e opinioni, ho apprezzato anche queste parentesi un pò ingombranti, ma capisco che per chi si trova d'accordo con la Maraini, possono risultare un pò stucchevoli. Come dicevo, l'inizio incespica un pò e sembra introdurre una storia poco consistente, ma andando avanti la trama diventa più articolata e coinvolgente. Il maestro Nani ha perso una figlia a soli otto anni, ed improvvisamente inizia a sognare una bambina che gli ricorda la sua Martina e che scopre in realtà essere Lucia, da poco scomparsa nel nulla nel suo paese. Dopo il primo iniziale turbamento, decide di seguire gli indizi ma soprattutto le sensazioni che questi sogni gli hanno trasmesso, e si butta a capofitto in indagini che lo porteranno a scoprire realtà sconvolgenti e a rivivere il suo dolore, riaccendendo in lui però anche la speranza, la voglia di andare avanti nonostante tutto.
Sono temi difficili quelli che affronta la Maraini in questo libro; la violenza e i soprusi sui più indifesi, la pedofilia, la prostituzione, ma sempre col suo stile inconfondibile, pacato, mai urlato, mai fuori luogo. Non è facile descrivere il dolore, ma lei sa farlo bene e senza strafare, e ogni frase di questo libro gronda saggezza e sensibilità, le caratteristiche che la contraddistinguono da sempre e la rendono speciale.
I sogni a volte ci dicono qualcosa di importante, qualcosa che noi spesso non vogliamo ascoltare e comprendere...ma a volte seguire l'istinto è l'unica soluzione possibile.
Finisco di leggere il libro due minuti fa, mi prendo giusto il tempo di mettere insieme i miei pensieri e decido di pubblicare qualcosa qui perché qualcuno possa confrontarsi con me. Di Dacia Maraini avevo già letto altri libri e sinceramente questo libro mi ha lasciato perplessa fino alla pagina 100(più o meno). Non riuscivo a capire dove fosse finita la Dacia che conoscevo, mi perdevo tra un dialogo insensato di Nani Sapienza con il suo corvaccio e qualche descrizione di un'immaginaria (anche se molto reale a mio parere) città S. La storia inizialmente è banale: un padre perde la figlia di leucemia, la moglie lo lascia per il dolore e lui si ritrova a vedere nel caso di cronaca nera locale la scomparsa della propria figlia. Il tutto inizia ad appassionarmi quando Sapienza mi conduce per mano nel suo mondo di insegnante, solo chi, come me, ha avuto il piacere di avere ottimi insegnanti potrà davvero apprezzare la sensibilità e l'amore che traspare da queste pagine. La scuola descritta da Dacia è quel posto dove nonostante le differenze etniche, culturali, sociali, fisiche e caratteriali un maestro/maestra è in grado di regalare ai propri alunni la capacità di innamorarsi delle cose, di ragionare e di appassionarsi alla vita. Ho davvero amato la descrizione degli alunni della classe del maestro Sapienza perché per la prima volta nella mia vita ho guardato la classe da un punto di vista a me estraneo. Non ho intenzione di spoilerare la storia e quindi non entrerò nei dettagli della storia che a mio parere ogni tanto cade nel banale e perde realtà: ma d'altronde riesco a giustificare la scelta di Dacia guardando al titolo del romanzo: la bambina e il sognatore. Forse la Maraini con questo titolo ci suggerisce la chiave di lettura dell'intero romanzo? A lettura conclusa posso dire che ancora non ne sono convinta, ma certamente l'atmosfera onirica e irreale del romanzo lo ha reso nel suo genere speciale. Rimango comunque perplessa sull'argomento trattato nel giallo che si alterna ai momenti visionari del protagonista. Per me è sempre un pugno allo stomaco leggere di maltrattamenti su bambini e nonostante l'atmosfera irreale la crudezza della vicenda mi ha lasciato l'amaro in bocca. Consiglio questo libro a tutti coloro che hanno tempo perché è un libro che va letto con calma assaporando ogni parola perché altrimenti rimane una vicenda irreale e senza alcuna poesia.
Ho avuto la possibilità di ascoltare dal vivo quest’autrice e mi ha molto colpita. Ascoltarla è stato davvero piacevole, e mi ha spinta ad acquistare così questa sua opera. Adoro il suo stile, anche nel tratteggiare realtà non felici, come quella del turismo sessuale e dell’infanzia negata. Temi crudi, terribili. La storia è quella di Nani Sapienza un insegnante di scuola primaria che si ritrova a far ancora i conti con il dolore profondo per la perdita della sua bambina e il conseguente abbandono di sua moglie. Nani sogna. Sogna una bambina così simile alla sua piccola, e poi, nella realtà si accorge che è scomparsa. Mentre le ricerche sembrano ormai concluse, perdendo così ogni speranza, Sapienza comprende che il sogno è come un segno, quello di continuare a cercare. Ci ritroviamo di fronte, quindi, a una sorta di giallo, ma anche a molto di più. Quello che ho amato tantissimo di questa storia, oltre allo stile, è il suo modo di insegnare. Attraverso il racconto di storie, infatti, il maestro tenta di far ragionare i bambini, di spingerli a pensare e riflettere ognuno con la propria testa. Bambini che così ragionano spesso meglio dei grandi (e questo io non lo trovo poi così assurdo, avendo una nipotina che comprende le cose molto meglio degli adulti). Insomma una lettura che consiglio. E non vedo l’ora di leggere altri libri dell’autrice.
A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza (Dostoevskij) La logica è amica dell’ironia; anzi, se ne nutre: senza ironia la logica perde senso. Troppi libri letti, troppi sogni cartacei. Topo: forza ignota, inquietante ma potente nel mondo sconosciuto o del mondo rovesciato. Io credo che il ragionamento appartenga a tutti, grandi e piccoli: prima si impara a ragionare e meglio è. Un bambino, quando crede, crede sul serio. Perché le cose esistono quando gli prestiamo attenzione. Voglio che tu veda: gli occhi a volte sono più intelligenti del cervello. I sentimenti e i risentimenti non cambiano nel tempo, solo il modo di esprimerli può cambiare. “Non le chiedo amore, né devozione, né fedeltà. Chiedo solo un bacio, ma dolce e lungo. Chiedo troppo?” “Dammi mille baci e quindi cento/ poi dammene altri mille e quindi cento/ e quando poi saranno mille e mille/ nasconderemo il loro vero numero/ non getti il malocchio l’invidioso/ per un numero così grande di baci” “Allora ci conto?” “Ci mettiamo a contare anche noi?” “Non voglio fare i conti ma contare su di te”. I bambini hanno un cervello uguale ai grandi, solo che gli manca l’esperienza.
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Non mi ha convinto. La scrittura della Maraini mi piace molto, scorrevole, forbita. Alcune parti del libro soprattutto quelle in cui viene descritto il rapporto maestro e alunni sono molto belle, ma le varie digressioni verso vicende e situazioni geopolitiche attuali appaiano forzate come anche il tentativo di dare una veste di indagine investigativa ad un libro che è fatto più che altro di stati emotivi.
È il primo libro della Maraini che leggo ed il giudizio è estremamente positivo. All'inizio la sensazione è stata quella di un racconto quasi onirico senza dimensioni reali, e per questo a me poco piacevole, ma poi ha assunto diversi risvolti interessanti. Una storia avvincente di un padre mancato e che si riscatta anche come uomo. Diversi spunti di riflessione interessanti ed una scrittura piacevolissima.
Primo libro della Dacia Maraini che ho letto. Penso che sia frammentato ma che i temi trattati siano molto sentiti, almeno questo e' l'impressione che mi ha lasciato. Non mi ha fatto cambiare la curiosità di leggere altro dell'autrice.
I sogni sono stracci di nuvole, scomposti e inconsistenti. Sono la mia consolazione e il mio tormento. Mi fanno sentire vivo, capisci? Vivo come non sono mai stato.