Jump to ratings and reviews
Rate this book

Dalle rovine

Rate this book
Il collezionista di serpenti Rivera, grazie a un video amatoriale, entra in contatto con l’insolita e seducente scena della pornografia d’arte. Questa esplorazione si trasforma ben presto nella discesa in un abisso popolato da figure oscure, tra le quali spicca un argentino a dir poco enigmatico: Alexandre Tapia.
Proprio attraverso la frequentazione di Tapia, Rivera scoprirà un universo di abiezioni private e catastrofi collettive, vittime invisibili e carnefici rimasti impuniti.

185 pages, Paperback

First published December 1, 2015

4 people are currently reading
230 people want to read

About the author

Luciano Funetta

13 books18 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
49 (12%)
4 stars
138 (36%)
3 stars
124 (32%)
2 stars
53 (14%)
1 star
13 (3%)
Displaying 1 - 30 of 60 reviews
Profile Image for ferrigno.
554 reviews111 followers
April 11, 2019
Un uomo, "Rivera", vive in una città ("Fortezza") e ama farsi masturbare da serpenti velenosi. Conosce varie persone legate al mondo del porno illegale: i produttori "Jack Birmania" e "Klaus Traum", il regista "Laudata", lo sceneggiatore "Tapia". Ragionano sulla possibilità di girare un film che sconvolgerà tutti. Muore della gente. Non se ne fa niente.

Questo è quanto direi se mi chiedessero di fare un riassunto del romanzo. Immagino già le obiezioni: il libro non è riducibile alla trama. (Be', NESSUN libro è riducibile alla trama).
Userei gli aggettivi "convenzionale" e "prosaico" per descrivere lo stile, "lineare" per la struttura, "oscuro" e forse "fumoso" per l'idea generale.
Obiezioni prevedibili: 1) un romanzo non è riducibile alla sommatoria di trama, stile, struttura. Vero. Ma quando non mi raccapezzo, non trovo niente di meglio da fare, è deformazione mentale; 2) ferrigno, non dici nulla delle atmosfere lynchiane?

Le atmosfere lynchane. Ho visto Mulholland Drive, eoni fa. Tre volte, in gruppo. Seguivano ore di discussione, sforzi sovrumani per risolvere l'enigma, con scarsi risultati. Finché un mio amico non ebbe un'idea che chiudeva il cerchio in modo brillante. Tornava tutto, ogni singola scena! Il film era quindi un ingranaggio perfettamente congegnato e molto complesso. Del resto, il mio amico era un giovane e brillante ingegnere, grande giocatore di scacchi, risolutore di rebus e consumatore di cannabis. Purtroppo, il giorno dopo nessuno dei due riuscì a ricordare la brillante soluzione. Persa per sempre.

Leggo su Wikipedia che Lynch concepì il film come episodio pilota per una serie TV. L'episodio introduceva le linee narrative da sviluppare nell'arco di un'intera stagione, o forse più. Sfortunatamente, l'episodio pilota venne rifiutato. Lynch applicò un finale al girato e gettò l'enigma in pasto ai suoi seguaci: instant cult. A questo punto, immaginate mia moglie che interviene per dire "piantala di spoetizzare tutto". E io la pianto.

Ora, Funetta avrebbe pensato di poter replicare l'impatto che ebbe il film di Lynch, senza avere il nome di Lynch, senza aver dimostrato il genio di Lynch e senza la potenza visiva di un film di Lynch? O, se è per questo, di un film qualsiasi? Be'. Non credo. Tutt'al più è un omaggio. Funetta ha voluto fare un omaggio a Lynch.
Ok, basta saperlo.
Profile Image for Vincenzo Politi.
171 reviews165 followers
March 31, 2021
Ultimamente ne ho dette davvero di tutti i colori su alcuni 'folgoranti' esordi italiani. Ho scritto due recensioni/demolizioni su Benevolenza Cosmica, di Fabio Bacà, e su Il giorno della nutria, di Andrea Zandomeneghi. Poi me ne sono pure un po' pentito, visto che ho trovato sia Bacà che Zandomeneghi su certi video su internet e mi sembrano due così brave persone! Zandomeneghi, poi, oltre che essere molto colto, sembra anche timidissimo! Insomma, alle volte mi sento un po' l'hater di turno e è non giusto fare cyber-bullismo nei confronti degli esordienti italiani. Altre volte, però, mi dico che noi lettori italiani abbiamo sì il dovere morale di leggere letteratura italiana, parlarne, promuoverla, ma anche quello di dire cosa pensiamo dei romanzi che non ci hanno convinto o che non ci sono piaciuti per niente. E di dirlo a tutti! Urlarlo ai quattro venti! In mezzo a tutto questo tourbillon di riflessioni, dunque, ho deciso di dare un'altra possibilità alla nutrita schiera di esordi italiani, affrontando un'opera prima che, alla sua uscita, era stata osannata dalla critica ed era stata persino candidata allo Strega. Si tratta di uno dei primi romanzi della collana diretta da Vanni Santoni per la Tunué e che, nonostante il clamore suscitato all'epoca, non avevo ancora avuto l'opportunità di leggiucchiare. Recentemente quest'opportunità ce l'ho avuta e devo dire una cosa: Dalle Rovine, di Luciano Funetta, mi è piaciuto.

Specifico una cosa: non è un 'romanzo perfetto'. Ci sono, infatti, alcuni difetti a mio avviso anche vistosi, certe soluzioni narrative non troppo felici, che non funzionano benissimo. Il problema è che, anche volendo, non si saprebbe come o cosa correggere o migliorare, di questo romanzo. È come se Funetta avesse creato qualcosa di 'mostruoso', un testo eterogeneo, poco simmetrico, con molte parti che sembrano spurie e innestate, ma ciononostante alla fine si ha l'impressione che togliendo o modificando anche solo una di quelle parti crollerebbe tutto il macabro castello gotico progettato con esagerazione barocca.

Anche la scrittura di Funetta è sia il pregio che il limite di questo romanzo. È una scrittura densa, ma a volte diventa grumosa. Spesso il ritmo della narrazione rallenta, diventa stagnante, soffocante. Ma di nuovo mi domando: è un difetto, o doveva necessariamente essere scritto così, questo romanzo? A tutt'oggi non trovo una risposta adeguata. Ciò non toglie che, comunque, è evidente che Funetta la penna in mano la sappia tenere eccome. E quando un autore riesce a fare una cosa del genere - stupire anche nello sfacelo, ricevere l'applauso anche dopo la prova non riuscita al cento per cento, anche dopo l'esecuzione imperfetta - significa che il talento quell'autore ce l'ha.

Dalle Rovine, che all'epoca venne fatto passare per un romanzo 'sconvolgente' e 'per stomaci forti', in realtà non è manco tanto sconvolgente. (Se molti pensano che lo sia, 'sconvolgente' e 'per stomaci forti', significa che si ostinano a non voler leggere Isabella Santacroce, ma solo a parlarne male perché è donna, perché è figa, perché è follemente talentuosa e 'per principio'.) Non è neanche eccessivamente originale, visto che impiega (con successo) alcuni tropi cari a certa letteratura notturna. Per esempio, il manoscritto maledetto (in questo caso, la sceneggiatura di un film porno estremo) che sortisce effetti nefandi sui malcapitati lettori: li fa impazzire, o li imprigiona nella storia. Oppure, la città incantata (in questo caso, Barcellona). O ancora, la casa-labirinto (presente nel 'terzo atto' del romanzo). Semmai, dunque, c'è proprio una sovrabbondanza di vecchi tropi, che però non mi sento di definire 'riciclati' quanto, semmai, 'rielaborati'.

Perché la cosa più originale del romanzo, infatti, non è quello che racconta Funetta, ma come lo racconta. Tutta la storia è narrata da una prima persona plurale. Una simile tecnica è stata usata molto raramente in letteratura. L'ha usata, per esempio, Hemingway, oppure Eugenides nel suo esordio Le Vergini Suicide. Nel romanzo di Funetta, però, questa prima persona plurale forma non solo un coro tragico (quasi nel senso del teatro greco antico) ma anche una voce trascendente - spirituale o psicotica a seconda delle possibili interpretazioni. Questa voce narrante plurale descrive le disavventure di Rivera, il protagonista, ma non sempre la racconta giusta o, per lo meno, non sempre la racconta tutta. Sono successe delle cose, nella vita di Rivera, a cominciare dalla nascita stessa di quel coro di voci, ma sulla sua vita passata, a noi lettori, vengono offerti solo indizi sconnessi, stralci di esistenza.

In definitiva, Dalle Rovine è un capolavoro? No, o meglio: non lo so. Merita comunque di essere letto, e anche con molta attenzione. Meritava di essere candidato allo Strega? Sì, se lo meritava. Specialmente se penso a molti romanzi che lo hanno vinto, lo Strega, o a certi candidati di quest'anno, altri esordienti-campioni che non si sa proprio da dove siano venuti, né soprattutto perché, ma qui di nuovo mi taccio, perché poi mi sento un hater sciagurato e mi vengono i sensi di colpa.
Profile Image for Cosimo.
443 reviews
June 22, 2018
La tierra de los enfermos

“La villa resisteva come il palazzo d'oro e di marmo sulla collina più alta di un regno caduto in disgrazia, l'antico regno di Fortezza, falciato dalle incursioni del nemico venuto dalle montagne, un regno gonfiato dalla peste e dal colera, visitato ormai solo dai lupi e dai cani e dai vagabondi che abitano i boschi e che di notte si avventurano nelle strade in ricerca di cibo. Restavamo solo noi. Noi, Rivera e i serpenti, come all'inizio di tutto”.

Per prima cosa Dalle Rovine è riconoscibile come un ottimo esordio e un esemplare narrativo di qualità espressiva e concettuale; insomma, è una buona interpretazione del soggetto ed è scritto in uno stile meritevole. Ci sono parti più difficili, quelle che riguardano la pornografia in senso stretto, i rettili e i topi come esseri partecipi della sessualità e della biologia umana (masturbazione, erotomania, abiezione e mostruosità). Un esempio di parola esplicita: “Al risveglio, la voce che proveniva dal sogno continuava a ripetergli che un topo vivo infilato nella vagina di una donna è come un anello al dito”. La tematica pornografica coniugata con la visione della morte (lo “snuff movie” del torbido delitto, delle maledizioni e della sensazione) è segnata da luoghi indefiniti, disorienta spesso in schemi su archetipi come il doppio, la crudeltà e il deforme. Il romanzo sviluppa un discorso periferico, esistenzialista, ossessivamente metafisico, alla ricerca di una malinconia materica, di una violenza inconsapevole, come in Arlt; in personaggi segnati dagli eventi del caso, che non sono padroni del loro agire, che fuggono ogni inquadramento di carattere; in determinate atmosfere gotiche, noir e oniriche che sospendono la trama in episodi digressivi e filosofici, in quello sguardo rivolto alle cose ultime e dimenticate, nella nostalgia e nell'ombra, nella metafora intorno all'indicibile. Ci sono passaggi che creano uno straniamento genuino e feroce, un uso di personaggi dal punto di vista fantasmatico che è creativo e fecondo, un'indagine allusiva del desiderio primordiale. Il nodo messo in evidenza dall'autore è la necessità di fuggire la solitudine e uscire dall'isolamento, di distinguere l'irrealtà simbolica dalla storia materiale e intellettuale, di stabilire un'evoluzione primaria tra falsità e istinto. Funetta cerca un senso originario nel viaggio irripetibile e illogico tra il sottosuolo infero e l'utopia del piacere, e l'allucinazione si rivela irradiata di mistero; l'esperimento massimalista conduce alle soglie del turbamento e della caduta. Il male ripugna e attrae e questo in definitiva non sembra essere sorprendente per le nostre anfibie coscienze.
Profile Image for Virginia Pavone.
50 reviews10 followers
August 25, 2017
Romanzo d'esordio che ha del potenziale, devo ammetterlo. Il collezionista di serpenti Rivera entra in contatto con il mondo della pornografia d'arte, grazie a un video amatoriale girato e interpretato da lui stesso. Ma il mondo della pornografia d'arte è popolato da fantasmi e anime in pena, è oscuro e inquietante. Nonostante lo stile non sia da inesperti e la narrazione si riveli interessante, questo romanzo ha le sue pecche: i personagggi infatti sono privi di una solida caretterizzazione, sembrano abbozzi il cui potenziale è rimasto potenza e non si è trasformato in atto. Persino Rivera risulta privo di una reale consistenza. Alcuni discorsi infilati in bocca ai personaggi, poi, risultano dannatamente artificiosi solo per aggiungere, in modo fallimentare, un tocco poetico. Interessante lettura, ma niente di più. Non lo rileggerei.
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
847 reviews114 followers
June 21, 2018
Snake Walk with me

E' sempre, ancora, di nuovo David Lynch il riferimento immediato per questo esordio narrativo davvero felice (e sincere congratulazioni a Vanni Santoni per aver sostenuto Funetta in questa avventura). Sì, perchè la sensazione ineffabile, descrivibile (forse) con parole come spaesamento, inquietudine, dissociazione viene dalle stesse zone di ciò che suscita la visione dell'opus lynchano sublime/terribile, commovente/agghiacciante, spirituale/mefitico.
Geniale anche la narrazione assegnata ad un "noi" indefinito, reale o immaginario, presente nel mondo o solo nella testa di Rivera. E bisogna ammettere che la scrittura è davvero notevole, originale senza essere artificiosa, evocativa e mai scontata - mantenendo in tutte le pagine un'atmosfera visionaria e onirica, costruita sui nostri immaginari (anche) cinematografici e (forse per questo) comunque sempre diretta, forte, quasi soffocante.

Un insieme riuscitissimo di oscure inquietudini, di disilluse nostalgie, di incerti cammini di personaggi ambigui, esotici, demoniaci ed angelici allo stesso tempo, "malati felici", relitti che vagano nell'abiezione e nello squallore del regno di Birmania verso qualcosa che si non riesce neppure ad intuire. Ma non c'è nulla di tragico, di epico o (assolutamente!) di moraleggiante in questo cammino verso l'abisso. Un coacervo di dubbi, angosce, incubi, ma anche di domande, incertezze, insicurezze.

A latere, un complimento alla capacità dell'autore di sapere rispondere in modo perfetto alla (solita) domanda della (stupida) intervistatrice
Si percorre l’intero libro rimbalzando da una domanda all’altra: sono fantasmi o demoni, voci interiori? Perché seguono il protagonista Rivera, osservandone ogni gesto senza mai cedere ad alcuna empatia? Tra “loro” e Rivera non sembra esserci alcuna reciproca consapevolezza. Forse puoi offrirci una chiave di lettura più precisa?
No, non posso.
http://www.viadeiserpenti.it/luciano-...

Bravo Funetta, giovane, ma già intelligente nel gestire gli ignoranti che imperversano nella media cultura italiana... Direi che si merita la lettura della sua seconda opera!
Profile Image for Ffiamma.
1,319 reviews149 followers
July 19, 2016
autore giovane e colto, scrittura sostenuta e di classe, citazioni inserite nel testo, recensioni blasonate- però, una storiella pruriginosa e inutilmente arzigogolata con serpenti velenosi, pornografia, personaggi oscuri che parlano solo per frasi sibilline, misteri e morbosità stantie che mi hanno annoiato profondamente. forse l'errore è stato quello di leggere questo elogiatissimo romanzo (o racconto lungo, che dir si voglia) dopo il torrenziale "la scuola cattolica" e il paragone è davvero impietoso.
Profile Image for Tittirossa.
1,062 reviews338 followers
October 19, 2017
Strano è strano.
Un filino psicopatico e inquietante. Benissimo scritto (ricorda Sotto la pelle di Faber, ma anche i film di Wes Anderson per certe costruzioni perfettamente simmetriche).
La trama per sommi capi merita di essere raccontata (anche se attinge a un po' di cliché di fantasy, sci-fi, eros estremo …. senza arrivare all'inarrivabile e inimitabile filone del "sesso con dinosauri" – googlare per credere).
Il protagonista Rivera (il cui reddito non si capisce bene da dove provenga visto che se ne sta chiuso in casa da anni ad accudire le sue adorate bestiole, serpenti velenosi) desideroso di contatti carnali, estrae alcune bestioline dalle teche e ci "fa sesso*" di fronte alla telecamera (*in effetti sono più i serpenti a fare sesso con lui, non si tratta di una cosa reciproca).
Poi decide di condividere la sua performance con il proprietario di un cinema porno. Il video ha un successo esplosivo, e raccoglie l'interesse del re del porno europeo che lo coinvolge in un film "vero" (sempre coi serpenti) che gli farà incontrare una simpatica combriccola di squinternati sbalenati.
La narrazione ad un certo punto devia su atmosfere dark (snuff movie come sublimazione dell'eterno mito di eros e thanatos, e sollievo per aspiranti suicidi di zone di guerra – sic) ma incredibilmente senza mai arrivare al morboso (cioè le cose che succedono sono da psicopatici ma c'è un equilibrio interno che preserva il senso della narrazione).
Dimenticavo: c'è anche una voce narrante, Le Creature, (non si capisce bene chi sia/siano) che ogni tanto si inserisce e dà un tocco "rassicurante".
Quello che mi è sfuggito completamente è il senso del libro: raccontare una storia per il gusto di narrarla? grande metafora del sesso estremo come chiave di interpretazione degli orrori del presente? denuncia della "Dittatura" (il personaggio dell'argentino Tapia e la sua delirante sceneggiatura a base di torture)? Mah ….
Profile Image for Il Pech.
355 reviews23 followers
April 30, 2025
⭐⭐⭐½

L'ottimo esordio di Funetta è un romanzo gotico che ti immerge in un'atmosfera cupa e onirica.
Se ripenso a qualche scena le vedo tutte immerse in un'oscurità in cui non si riesce ad accendere la luce, come nei miei incubi.
I personaggi sembrano inerti e più che agire subiscono le azioni; c'è un generale senso di impotenza, un lento vischioso rotolare. Anche i rapporti tra gli stessi sono casuali e fragili, con la compagnia che è solo l'insieme di tante solitudini.

La narrazione è lineare, la scrittura semplice ma il narratore è un non ben definito Noi che accompagna sempre il protagonista. Idea, questa, che aggiunge pathos e inquietudine.

La trama vaga e il ritmo incostante invece di essere debolezze caratterizzano il libro e lo rendono oscuro e lynchiano.

Ho letto diverse persone scrivere che il libro ha molti problemi e ci sarebbero diverse cose da modificare, solo che non si riesce a capire bene né quali siano le parti da cambiare né come cambiarle.
Lo trovo bellissimo.

Funetta a inizio romanzo cita Freaks di Browning e mi pare chiaro si sia ispirato a quel film.
Dalle rovine vuole essere un libro mostruoso, non funziona perché il suo scopo non è funzionare, è disturbare. Pone interrogativi ma non è interessato alle risposte.
A Lynch credo sarebbe piaciuto.
Profile Image for Kim Fabbri.
104 reviews19 followers
October 20, 2024
"Freaks" di Tod Browning uscì nel 1932 e ricevette numerose critiche negative. In un articolo di giornale venne scritto: "Chiunque possa considerare intrattenimento questo, dovrebbe essere internato nel reparto psichiatrico di qualche ospedale". L'intenzione di Browning era in realtà lodevole ma i Freaks (come era sempre stato) causavano discussioni. Le persone messe di fronte a tanta realtà riuscivano solo a provare repulsione e disgusto.

"Freaks" viene citato nella prima parte del romanzo, sicuramente non a caso. I protagonisti di "Dalle rovine" non sono dei veri e propri Freaks, il loro essere "scherzi della natura" non viene palesato dal loro aspetto. Durante la lettura però Funetta ti mette di fronte alla loro stramba anima e tu non puoi che osservarli come fossi allo zoo. Cerchi di studiarli e te ne allontani in maniera istintiva, ma la curiosità è troppa e l'unica cosa che riesci a fare è continuare a leggere per capire come potranno finire.

Il protagonista è Rivera, uomo solitario che alleva serpenti velenosi, il quale  entra entra in contatto, quasi in maniera fortuita, con il mondo del porno. Non è il porno patinato, è quello oscuro, quello fatto di perversioni nauseanti, quello che a volte va a braccetto con i leggendari e ripugnanti snuff movie.
E durante questo viaggio nelle tenebre di un mondo sconosciuto, Rivera incontra tutta una serie di personaggi incredibili che sembrano usciti da un film tremendamente buio o da un fumetto di quelli in bianco e nero, di quelli con la pioggia che incornicia perennemente ogni immagine.

Questo libro è un incredibile esordio scritto con uno stile che attrae maliziosamente come uno sfuggente sguardo inaspettato tra la folla.
La trama è allucinata ma terribilmente magnetica. Un viaggio inesorabile nelle atmosfere oniriche che nutrono quell'abisso che ci appartiene e che a volte amiamo cercare.
Promosso a pieni voti.
Profile Image for Simone Subliminalpop.
668 reviews52 followers
March 8, 2016
Molto buona l'atmosfera, scrittura concreta, storia così così (meglio all'inizio che sul finire).
Profile Image for Krodì80.
94 reviews45 followers
June 5, 2022
Fortezza della solitudine

Dalle rovine ti spinge a una caduta rovinosa, verso gli abissi della scrittura e della claustrofobica immaginazione di Funetta, trentenne che può vantare un esordio intrepido e disturbante (e, forse per questo, escluso dalla cinquina dello Strega 2016). Con piglio preciso e implacabile lo scrittore edito da Tunué ipnotizza il lettore con le cinquanta sfumature più cupe di grigio, tendenti al nero della notte, dei ricordi e della perdizione; le melodie fosche, le ambiguità narrative di alcuni passaggi altro non sono che trappole impalpabili e inquietanti. Scenari umbratili, sottoboschi laidi e anfratti tenebrosi di una città oscura e irreale, Fortezza, si alternano ai luoghi stranamente lugubri e spaesanti di un'insolita Barcellona, tra festival del porno, case desolate, personaggi grotteschi, macabri comprimari e un'inquieta legione di serpenti velenosi. Notevole, venefico e sfuggente.
Profile Image for Diletta.
Author 11 books242 followers
April 18, 2016
L'acquisto di Dalle Rovine, esordio di Luciano Funetta (collana narrativa Tunué) mi ha importunato dalla sua uscita. L'ho rimandato, e rimandato ancora, ben sapendo che in realtà mi sarebbe piaciuto moltissimo. Gli elementi perché lo adorassi mi lampeggiavano davanti agli occhi: una storia disturbante, allucinatoria, il mondo della pornografia artistica (che apprezzo parecchio), una qualche previsione catastrofica all'orizzonte.
Perché il protagonista, Rivera vive in solitudine, la sua unica preoccupazione, ed il suo unico piacere, sono i suoi serpenti. Trenta teche, trenta creature letali che lui accudisce e protegge. Grazie a un video amatoriale entra in contatto con famosi registi e personaggi del cinema porno, che lo conducono oltre, oltre qualsiasi cosa.

In realtà questo romanzo è ancora meglio di quanto mi aspettassi.
Il fattore pornografico è unito all'elemento ctonio dei serpenti, crea un percorso allucinatorio, deviato, ma perfettamente cosciente. Sì, l'azione si colloca in una città fittizia, Fortezza, le cui strade ci appaiono senza neanche leggerlo avvolte di nebbia, dove c'è un Quartiere degli inglesi in piena decadenza e il silenzio è claustrofobico. Sì, questa città è onirica, fuori fase, ma quello che fa Rivera è perfettamente reale.
A differenza di altri non ho avuto l'impressione che quello che leggevo non stesse accadendo davvero. I passi di Rivera hanno un senso, sono concreti in ogni luogo, anche a Barcellona, città che in questo caso si fa inquieta e strisciante.

La vita di Rivera non cambia grazie al video amatoriale. O meglio, il video amatoriale gli permette di andare oltre, di poter afferrare finalmente qualcosa. Con un porno sicuramente più effimero di quello di Zenò Rivera comprende sé stesso. Perché lui è sempre stato in uno stato liminale. La sua apatia è in realtà solo un lungo silenzio. Tra la famiglia e i serpenti ha scelto quest'ultimi. Ed è il video che gira con loro, insieme alle sue creature che segna finalmente, chi sia davvero.
Questo gli permette di incontrare Jack Birmania, di conoscere un ambiente estremo, ma sopratutto di entrare in contatto con Alexandre Tapia.
Da questo momento le rovine si ergono intorno a lui e le voci che ci narrano la storia di Rivera sono sempre più sussurranti. È una storia di feticismi sì, ma anche di ricerca.
E non ha caso c'è la volontà finale di girare uno snuff movie. Il senso del proibito, la ricerca della distruzione sono funzionali a una voglia di comprensione. L'inquietudine va di pari passo con l'accettazione dell'estremo, ed è questo che è Dalle Rovine, il manifesto dell'accettazione di una realtà personale.
Profile Image for Gerardo.
489 reviews33 followers
January 1, 2018
In realtà è un libro noioso. Porta avanti alcune soluzioni antinarrative in maniera moderata, che però non vengono controbilanciate né da una scrittura interessante, né da una rappresentazione simbolica convincente.

L'argomento è particolare: un uomo, Rivera, introduce nel mondo del porno una novità: l'essere masturbato da serpenti. Un'esperienza visiva inusuale che attrae numerosi amanti del genere. L'ascesa nel mondo del porno viene descritta in maniera pedante, passo passo, quasi a mimare un realismo di maniera che descrive ogni scena più insulsa, nella speranza di restituire la vera realtà. Interessante il contrasto tra la tematica "weird" e lo stile realista, ma il risultato è pura pesantezza.

La trama acquisisce un guizzo, se non addirittura senso, intorno a pagina 120. Oltre la metà, non proprio alla fine ma quasi. Guizzo che dura poco, un momento di vitalità per introdurre la mazzata finale, in cui il testo frena in maniera considerevole.

Il romanzo è il tentativo di creare una narrazione dell'apatia, della negazione di ogni forma di eccitazione. Un controsenso, insomma, vista la tematica pornografica. Rivera incarna al meglio questa nullificazione dell'individuo, che esiste solo come nome sulla carta.

Il problema è che ci riesce così bene che, alla fine, non frega niente neppure a te di averlo letto.
164 reviews93 followers
March 31, 2021
Di certo non lo consiglierei agli animi delicati e impressionabili. E nemmeno a chi predilige i romanzi italiani ambientati in provincia, dove le donne anziane portano il lutto, le mamme preparano il ragù, le ragazzine ritrovano sé stesse, e cose così.

Dalle rovine mi è piaciuto proprio per questo, perché è un romanzo diverso da molti dei romanzi che escono ultimamente qui in Italia. E quindi è un romanzo per certi versi coraggioso. Ed è un romanzo per lettori coraggiosi, lettori che non hanno paura di un libro disturbante: sordido, crudele e disperato.
Profile Image for Matteo Pascoletti.
5 reviews14 followers
December 21, 2015
Uno dei migliori esordi italiani che mi è capitato di leggere (può esser anche per mia carenza di letture, per carità) da molto tempo a questa parte, con una poetica forte e lucida retta da uno stile bilanciato, dove le invenzioni, come il "noi" spettrale che segue il protagonista e la storia che ruota attorno a lui, sono pienamente calate nella pagina e l'impregnano di vertigine.
Profile Image for Irene Rosignoli.
228 reviews7 followers
February 28, 2016
Dalle rovine mi ha lasciato la stessa sensazione di inquietudine che lascia l'osservazione di un quadro surrealista. Leggerò con molto interesse le prossime pubblicazioni dell'autore, a cui auguro una grande carriera.
Profile Image for Fede La Lettrice.
837 reviews86 followers
April 19, 2016
Rivera colleziona serpenti velenosi, vive a Fortezza, città inventata il cui nome sottolinea un tema che percorre tutto il romanzo: l'isolamento, la solitudine che protegge, ma allo stesso tempo imprigiona; Rivera ha un figlio e aveva una moglie, ma li ha persi preferendo loro le sue teche, ha lasciato anche il lavoro, inutile distrazione. Grazie a un video amatoriale di cui lui stesso è 'regista' e attore, il protagonista entra in contatto con il mondo della pornografia che lo porterà a Barcellona e che gli farà conoscere personaggi folli e visionari.
Un romanzo assolutamente originale, quasi geniale, dalle atmosfere oniriche e allucinanti, in cui la pornografica è una reazione alla solitudine, anche se non riesce a esserne la soluzione, e i rettili sono il traslato della solitudine stessa, allegoria dell'emarginazione e dell'isolamento dagli altri e da se stessi.
Romanzo che porta l'ossessione al limite estremo, divorante e indispensabile per non essere inghiottiti dal buco nero.
Lo stile secco e asciutto è funzionale alla storia e Funetta è bravissimo a catapultare il lettore dentro un mondo di voci e di ombre, tra sogno e incubo, un mondo onirico dal quale il lettore si domanda se sarà in grado di uscire.
Sorprendente! Da leggere.

Dalle rovine
Luciano Funetta
Editore: Tunué
Pag: 184
Voto: 4/5
Profile Image for Alessia.
35 reviews4 followers
January 22, 2016
Il mondo della pornografia cinematografica e amatoriale e una passione viscerale per i serpenti, il frame, la cornice di questo romanzo d'esordio. Le quinte, i "fondali" davanti cui i protagonisti si muovono, sono città reali, Barcellona, Budapest appena accennata, Buenos Aires o immaginarie come Fortezza e tutte caratterizzano e danno un colore, un profilo preciso ai personaggi che vi appartengono. Le atmosfere fumose e decadenti, sigarette, alcol a profusione...di questo si impregnano letteralmente le pagine del romanzo scritto con una prosa matura, senza sbavature, che spesso sfocia nel lirismo più affascinante...
Non si ha mai la sensazione che la narrazione sia forzata, non ci sono eccessi e ridondanze; la storia scorre e si sviluppa attraverso le figure di Rivera, Birmania, Tapia, Traum, l'affascinante Clelia, Maribel e Laudata...in una spirale che prima piano poi con forza ti avviluppa nelle sue maglie e ti strascina giù in un meraviglioso abisso.
Profile Image for Eustachio.
703 reviews71 followers
July 17, 2016
Di Dalle rovine salvo solo il potenziale della premessa e della voce narrante. Un tale che finisce nel mondo porno dopo essersi filmato mentre i suoi serpenti lo masturbano, il tutto raccontato da un misterioso noi? Ci sto.
Peccato tutto quello che c'è dopo: tipo che la «discesa in un abisso popolato da figure oscure» di Rivera non è altro che un precipitare in un vuoto popolato da personaggi che parlano tutti allo stesso modo monotono in dialoghi infarciti di citazioni, mero sfoggio di cultura e ricerca di suggestioni tramite rimandi a qualcos'altro.
Mi ha spinto ad andare avanti scoprire l'identità della voce narrante, su cui si possono fare un sacco di ipotesi più interessanti della realtà dei fatti: il noi che segue Rivera sta lì perché all'autore andava così. E quindi niente, il minimo, ché anche a me va così.
Profile Image for Arya19.
81 reviews21 followers
February 2, 2016
Una storia perturbante, che ti trascina nel profondo, in un mondo fatto di sensazioni, percezioni più che veri fatti ma comunque una esperienza particolare. A dire la verità sono riuscita ad apprezzarlo proprio per questo tono peculiare e questa stranezza che dalla storia, attraverso il linguaggio, si trasferisce nella realtà come un senso di disturbo. Probabilmente stavo cercando proprio questo: la sensazione intangibile di uno stato d'animo... E l'ho trovato, è strasciata verso di me dalle rovine.
Profile Image for Gabriele Rosso.
42 reviews5 followers
May 29, 2016
Un piccolo capolavoro, in lizza per il Premio Strega 2016. Bella la prosa di Funetta, trasognata ma mai eccessiva nel distacco dalla trama. Bellissima l'atmosfera, sempre un po' decadente, con personaggi costruiti con grande efficacia. La collana di narrativa di Tunuè promette bene, d'altronde.
Profile Image for Camilla P..
90 reviews115 followers
June 10, 2016
Un uomo con un’ossessione per i serpenti entra nel mondo del porno. In sintesi, questo è l’unico modo per descrivere il motore narrativo di Dalle rovine di Luciano Funetta. Certo, è una frase ad effetto, ma rimane comunque difficile intavolare un discorso partendo da un’affermazione del genere; e tuttavia, è l’unica presentazione veritiera, per quanto straniante. E ulteriormente straniante non può che essere la frase successiva, che dovrebbe rassicurare l’interlocutore ignaro e che, invece, ha l’effetto di stranirlo ancora di più: “No, ma sul serio, è bellissimo”. Ma che ci si può fare, se sono vere entrambe le frasi? Perché Dalle rovine è davvero entrambe le cose. Un libro su un uomo ossessionato dai serpenti, anti-sociale, che entra nel mondo del porno; e un libro davvero bello.

Un libro che si muove sinuoso come i serpenti che lo abitano, e allo stesso tempo trasmette disagio e alienazione, come lo scheletro bianco che campeggia al centro della copertina, che sembra possa riprendere a muoversi e a strisciare in qualunque momento.
Un libro che usa una prospettiva collettiva in grado di assorbire il lettore, che non si sente del tutto parte del Noi narrante, quanto piuttosto uno spettatore che si è aggregato a un gruppo e che osserva da sopra le spalle di uno sconosciuto lo spettacolo. Partecipe e allo stesso tempo distaccato, narratore e scrutatore dei cerimoniali in atto.
E il Noi, d’altra parte, non vuole in alcun modo essere conosciuto. Loro seguono Rivera, il protagonista, e lo seguono come se fossero demoni, angeli, serpenti, spettatori come noi, e ci ipnotizzano affinché li si segua in ogni loro variante, come si seguirebbero dei rivoli d’acqua, mentre parlano dell’oggetto della loro attenzione.

E parliamo di lui, Rivera. Non ha un volto. Ha un corpo che viene descritto, ma mai nel dettaglio. Non è un uomo apprezzabile, pressoché sotto qualunque aspetto: ci viene detto che ha avuto una famiglia, ma è subito chiaro che non è in grado di vivere in un ambito familiare. Si capisce, nelle prime venti pagine, che è il consesso umano a essergli generalmente estraneo. Eppure emana, attraverso la scrittura di Funetta, una sorta di fascinazione morbosa che colpisce gli altri personaggi e, in una certa misura, chi lo segue leggendo: come più di una persona gli dice nel corso della storia, Rivera ha un che di fatato. Ma di quel fatato arcano, che meglio si colloca sotto il nome di fae, che comprende spiriti, goblin e sidhe. Come loro, comunica con gli animali e le altre creature e non persegue nulla che non sia sé e un qualcosa di superiore che è inspiegabile persino a lui stesso: è vivo, dunque, non per uno scopo, ma semplicemente perché è al mondo, e la natura desidera che prosegua la sua vita, per arrivare fino al punto in cui questa vorrà.

È un personaggio memorabile, Rivera. Così come Tapia (che è un predicatore, un maudit, un folle, un artista, un santone, un violento, un iperattivo in consunzione, un visionario che si muove sempre sul filo estremo, che fa paura, ma è incantevole), così come Traum, e così come in parte anche Jack Birmania, Maribel ed Eugenio Laudata (un nome che, visto il personaggio, fa sorridere e risulta un poco ridicolo). Eppure non posso dire che ci sia uno scavo psicologico propriamente detto: direi piuttosto che c’è una continua proposta del subconscio di questi personaggi, dei loro istinti, che impedisce l’empatia nei loro confronti. Ed è un bene, perché rispecchia le scelte narrative di Funetta, e prosegue nel percorso di straniamento che è al cuore del romanzo, rendendo chiaro quanto siano personaggi persi, soprattutto in sé stessi.

“Ma, scusa… non vorrei chiedere, però… ma il porno?” si starà dicendo qualcuno. C’è. Ma nella sua variante più “quotidiana” sembra quasi sparire, tanto poco è volgare e scabroso. E nella sua variante più oscura, nel toccare un’attività le cui pieghe possono raggiungere picchi di violenza insopportabili, supera questa definizione e diventa un’esperienza di una brutalità difficile da leggere, non per la descrizione delle ferite fisiche (in cui Funetta non si dilunga mai), ma per le ripercussioni e per il dolore mentale ed emotivo, procurato e subito. Il susseguirsi di questi atti porterà a un finale che si considera inaspettato fino al momento in cui lo si raggiunge; poi, è subito chiaro che non poteva che andare così. Molti si sono detti delusi, come se fosse una discesa troppo brusca rispetto al resto della storia, ma io credo che invece sia stato un ottimo picco di tensione, un viaggio iniziatico al contrario, e mi ha spinta a rileggere subito la prima pagina, facendomi sentire una stretta alla bocca dello stomaco.

E più scrivo di questo libro, più mi rendo conto di quanto sia giovane Luciano Funetta, che è del 1986 e ha già un calibro piuttosto preciso che regola la sua penna. Non è perfetto o privo di sbavature: ma l’idea che questo sia il romanzo d’esordio mi dà la sensazione che possiamo aspettarci molto da lui. Spero che, pur crescendo e colmando quegli spazi che lo porteranno avanti in questo mestiere, non perderà mai il gusto per le metafore, che sono uno dei suoi punti di forza e che rendono un argomento così folle, così a rischio di volgarità, incredibilmente bello.

Dunque, Dalle rovine è strano, stranissimo. Agghiacciante e inquietante. Sarà difficile parlarne con chi non l’ha letto. Lo consiglio? Decisamente sì.

P.S. per amor di verità, una postilla: la conversazione all’inizio della recensione è avvenuta davvero, e la faccia dell’interlocutore era impagabile.

[Questa recensione è stata pubblicata anche sul sito dell'Associazione Vox, con cui collaboro]
Profile Image for Rosaria Battiloro.
432 reviews57 followers
September 27, 2022
2,5 ⭐

peccato, il romanzo parte da un presupposto anche interessante e la scrittura di Funetta è molto buona (particolare e straniante la scelta di affidare la narrazione ad una misteriosa prima persona plurale), se non fosse che il tutto inizia a disgregarsi molto in fretta e tensione, atmosfera e provocazione lasciano il passo alla noia.
Classico romanzo italiano che vorrebbe essere estremo e oscuro ma che finisce per essere borghese ed inconcludente. Ripeto, peccato, perché c'è qualcosa di buono negli intenti.
Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
July 2, 2017
La sensazione è che si tenti di scavare dentro la realtà (materia, corpi, menti, società…) con l’intento di toccare il fondo e sbucare dall’altra parte.
Lo scavo si serve dei consueti strumenti: stilizzazione, ricerca dell’estremo, simbolizzazione, soprattutto rarefazione — tanto che a un certo punto della storia i protagonisti cominciano a uscire di scena in vari modi.
Il risultato, mi pare, è un indice puntato verso uno spazio vuoto — o tale in apparenza, non so.
Non mi ha convinto, forse, per il carattere eccessivamente astratto (estraneo, non pertinente a me) del risultato e del procedimento.
Profile Image for Lisachan.
340 reviews32 followers
July 17, 2017
Funetta scrive molto molto bene, il suo stile mi ha avvinta fin dalla prima pagina, e la premessa del romanzo, nonché tutta la sua parte iniziale fino a ben oltre la metà, è molto interessante, mi ha presa benissimo. Rivera è un protagonista con cui è impossibile empatizzare (ma non credo fosse neanche nelle intenzioni dell'autore, per cui poco male), ma validissimo, interessante, misurato nonostante il perno attorno al quale ruota tutta la sua costruzione identitaria, ed è tanta roba: molto spesso i personaggi dalle pieghe intime così bizzarre finiscono per soffrire di una costruzione esagerata, sopra le righe, che li rende immediatamente fastidiosi al lettore; questo con Rivera non accade, ed è solo perché Funetta è riuscito a costruirlo (ma anche a raccontarlo) con coscienza e notevole attenzione.
Purtroppo, la tensione narrativa e l'impianto del racconto che Funetta intesse per tutta la prima metà non reggono, consegnando al lettore un finale così sospeso e tronco, ma così sospeso e tronco che ti ritrovi a chiederti se ne sia veramente valsa la pena. Non una delle singole componenti della narrazione si compie: resta sospesa la trama, con tutti i suoi misteri introdotti tardivamente e poi lasciati un po' lì a prendere polvere, resta sospeso il percorso personale di Rivera, resta sospesa perfino la scelta di questa voce narrante in prima persona plurale, così intrigante e particolare, una delle cose che mi sono piaciute di più del romanzo, senza dubbio, ma che è una voce che perde forza quando ti rendi conto che non saprai mai da quale bocca esce.
Ogni tanto un finale mal gestito inficia in retrospettiva il godimento dell'intero romanzo, e questo purtroppo è uno di quei casi. Non me la sento di dare due stelline soltanto perché, fino alla metà e oltre, sarebbero state quattro. Cionondimeno, a causa delle ultime quaranta-cinquanta pagine, mi rifiuto di andare oltre le tre.
Peccato.
Displaying 1 - 30 of 60 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.