"Schad è stato uno dei maggiori ritrattisti del ventesimo secolo, non perché ha dipinto molti ritratti ma perché ha ritratto il secolo. I suoi volti senza sorriso che non nascono per essere osservati ma per osservare e che, silenziosamente, mettono sotto accusa la storia e la vita, sono una metafora del Novecento. Per questo Schad ha dipinto soprattutto ritratti: perché i suoi ritratti contengono quanto si deve sapere non su una persona ma su un'epoca. Pochi particolari e un abisso separano le sue figure dai protagonisti dei quadri quattro-cinquecenteschi a cui stilisticamente si riallacciano. Anche i personaggi più alteri di Raffaello o del Bronzino, superbi della loro condizione e del loro potere, risultano più affabili e di miglior umore rispetto a loro. In Lola o in Lotte, in Felix Bryk o in Frieda Cornelius c'è invece qualcosa che non ci invita a conoscerli: una gravità che li sovrasta e, insieme, una amarezza, una vulnerabilità, una psicologia indifesa e indifendibile che avrebbe bisogno di aiuto, eppure rifiuta ogni pietà, ogni compassione schopenhaueriana. Si possono commettere due errori nell'interpretare i ritratti di Schad, soprattutto della sua stagione più alta che va dal 1923 al 1930. Il primo è collegarli solo alla storia tedesca, dallo sfacelo dell'Impero al crollo di Weimar, e pensare che esprimano solo quella cronaca tragica, quel 'noi non potemmo essere gentili' di cui parlava Brecht."
3,5 stelle. Breve ma esaustivo testo su questo artista che alterna elementi biografici all'analisi di opere. Si legge e si studia con grande facilità ed è arricchito anche da alcune immagini.
Breve ma esaustiva monografia dell'artista Christian Schad che conoscevo solo perché un ritratto da lui dipinto è sulla copertina di "una ragazza di nome Giulio" di Milena Milani. Trovato per caso in un negozio dell'usato, ha attirato la mia attenzione anche perché l'autrice è stata mia docente (ho trovato alcuni suoi modi dire anche nella scrittura).
Una monografia breve ma molto interessante su un artista poco conosciuto, incentrata sugli anni dall'inizio della sua carriera artistica, nel 1914, al 1931, quando la sua produzione pittorica quasi si arresta, per poi continuare solo sporadicamente. Ottima l'idea di descrivere il clima dell'epoca con le parole degli stessi protagonisti (Dix, Grosz, Beckmann, lo stesso Schad), che mostrano una grande consapevolezza e chiarezza di intenti. In particolare le pagine iniziali sulla Nuova Oggettività sono illuminanti ("un espressionismo raggelato o immobile, per così dire, un espressionismo oggettivo. [...] un'arte ispirata da elementi concreti, non da emozioni o effusioni"; "è la riscoperta dell'oggetto dopo la crisi dell'io"). L'unico vero difetto del libro sono le immagini in bianco e nero, ma penso sia stata una scelta necessaria (e sofferta) per contenere i costi di stampa.