Tenebrose silhouette velate, volti di donne fagocitati da lembi di stoffa: immagini che ci sono familiari e che tuttavia continuano a turbarci. Perché? Come mai il velo ferisce tanto lo sguardo degli europei? Bruno Nassim Aboudrar riaccende il dibattito e mette in luce i malintesi che si sono sedimentati intorno alla millenaria usanza di nascondere il volto delle donne. Il velo non nasce musulmano ma lo diventa. Il Corano lo menziona appena. La storia che mette capo all’obbligo di indossarlo è lunga e complessa e al suo interno l’epoca del colonialismo costituisce una tappa decisiva. Se il velo ci traumatizza non è tanto perché offende la dignità delle donne o viola il principio della laicità quanto perché stravolge un ordinamento visuale fondato sulla trasparenza e vi contrappone una provocatoria esaltazione dell’occultamento e della segretezza. Ma le donne musulmane che vivono in Paesi occidentali e indossano il velo sanno davvero quel che fanno? Perché in realtà, facendo vedere che si nascondono, nascondono che si fanno vedere… Soffermandosi sul Corano e analizzando il carattere voyeuristico dell’arte orientalista, questa storia incrociata dello sguardo, illustrata da riproduzioni di quadri e fotografie, offre un’originale lettura delle strategie che sono all’opera dietro il velo.
La stella aggiuntiva a quella obbligatoria è per le riflessioni su ostentazione della vista nella cristianità e il celare alla vista dell'Islam. Questo paragone è stato interessante.
Nelle altre sue parti il libro è interessante, scorrevole. Il problema non è la scrittura ma i contenuti. Ricordo un'affermazione simile a "le donne musulmane in Europa non conoscono tutti i significati e sviluppi storici del velo". Grazie al ca, diversamente gli europei cristiani conoscono tutti i significati dell'utilizzo femminile dei pantaloni, l'evoluzione del make up? O, sul piano religioso, conoscono il significato e l'evoluzione dell'imposizione in chiesa di scoprirsi il capo per gli uomini e non per le donne? È mancato un passaggio. Se anche le donne musulmane europee non conoscono ogni significato del velo, gli assegnano comunque loro un significato che sarebbe interessante approfondire prima di sparare sentenze.
La cosa più grave è che vengono riportate due foto di minori nord africane nude, una delle due a gambe aperte. Queste foto erano state scattate nel primo decennio del '900 per soddisfare la curiosità maschile europea, senza il consenso delle fotografate, il cuo disagio è sottolineato dallo stesso Bruno Nassim Aboudrar. La pubblicazione di queste fotografie all'interno del volume non viene minimamente problematizzata. Non ci si chiede se sia legittimo pubblicarle, in che modo e con che fine. Ho trovato questa cosa estremamente insensibile e portatrice ancora di uno sguardo coloniale. Mi immagino l'autore pensare "noi (studiosi) siamo i buoni, quindi possiamo fare di tutto in nome della conoscenza, come ad esempio condividere fotografie di nudo infantile scattato con la forza". Ma non te le fai due domande in più?
Une excellente analyse d’un sujet qui fait source de beaucoup de débats dont on n’en finira presque jamais d’en parler, d’où la nécessité d’une perspective alternative visant à mieux comprendre et pouvoir répondre à la question suivante: comment le voile est devenu musulman?
Le livre entame le sujet en analysant le port du voile dans les traditions religieuses antéislamiques, notamment ceux du christianisme et du polythéisme gréco-romain, soulignant le caractère religieux et patriarcal qu’accorde le premier (grace aux commentaires de l’apôtre Paul et de ses successeurs comme Tertullien qui s’appuient sur les Saintes Écritures) au voile tandis que le dernier le réserve plutôt au champ culturel (cela ne renvoi pas à dire qu’il n’a pas de signification religieuse, comme attestent les vestales). Vient alors l’islam qui, au contraire de l’exigence chrétienne, prescrit le voile non pas pour mettre en évidence la sujétion de la femme à l’homme dans la hiérarchie divine mais pour bien "signaler un rang social et de décourager ainsi les avances des hommes" (p.53) (cf. Sourate 33 vv. 53,55,59), mais cela changera avec le développement de la jurisprudence islamique qui tentera de lier le voilement des femmes avec leur réclusion totale de la société. À l’entrée du colonialisme, l’arrivé des européens entraîne l’expansion de l’art orientaliste qui prend comme sujet la femme musulmane voilée, avec une fixité sur la vente d’esclaves (et même des enfants à peine nubiles) et des prostituées dans un mélange de phantasmes sexuels visant le regard masculin. Ceci est complémenté par l’intervention féministe qui vise à « libérer » ses sœurs musulmanes de la fonction coercitive du voile et en même temps respecter les us du sujet colonial. Après quelques années, lors de la désintégration de l’empire ottoman, la Turquie et l’Iran mettent en place un projet nationaliste qui a pour but de forger un nouveau caractère national ancrée sur un passé préislamique, par la suite des campagnes de dévoilement assez formidables sont lancées avec des conséquences brutales au court terme. Tout cela nous mène à nos jours, où le voile qui avait pour but de cacher la femme ou de la rendre invisible s’est transformé en symbole musulman à travers le monde entier, contredisant l’injonction islamique contre les images.
Une intervention littéraire bien placée, l’auteur réussi à démontrer l’importance du regard et de sa place dans les civilisations occidentale et islamique, accentuant la différence qu’elles accordent au champ visuel qui donne lieu à des malentendus superflus.
Colour me outraged. This is the kind of book that succeeds in pressing both one's feminist AND atheist buttons at once if there are any to be found. Religion and religious texts are full of crap and stupid regulations regarding the female behaviour- it's unbelievable how civilisation chose to preserve such nonsense. As the title states, this book explores the history of the veil and how it got to become so inextricably linked to the Muslim customs. What's worth mentioning here is that Christianity is by no means innocent of perpetrating such practices. In a nutshell, there are tons of religious, cultural, social and gender-related reasons for a woman to wear a veil, at least according to the smart pants who came up with those ideas. I for one am very sensitive when it comes to reading about women being belittled or emotionally/physically abused solely for NOT being males.