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USA coast to coast. Da New York a San Francisco in Greyhound attraverso quindici stati, quattro fusi orari e un uragano

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Un viaggio attraverso gli Stati Uniti, da New York a San Francisco in Greyhound. Sulle corriere che da un secolo collegano le città americane salgono e scendono i passeggeri, diretti verso le metropoli o nei piccoli centri sparsi come puntini nel continente. Mauro Buffa si immerge nell'America che le riviste patinate e le serie TV non raccontano, quella dei Greyhound dove viaggia la gente comune, dove molti hanno una storia da raccontare rivelando uno spaccato originale della realtà americana di oggi. Dalla East Coast, alle paludi della Louisiana, attraverso il deserto del Mojave, fino alla verde California. E ancora le città: New York, Chicago, New Orleans, El Paso, Las Vegas, Los Angeles e San Francisco, seguendo le tracce dei romanzi di Steinbeck e Kerouac, della musica country e rock che hanno raccontato questo grande paese.

255 pages, Paperback

First published November 1, 2015

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About the author

Mauro Buffa

8 books1 follower

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Community Reviews

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Cate.
14 reviews22 followers
September 6, 2018
Particolarmente irritante che nei primi 2 capitoli continui a stupirsi del fatto che veda gente nera o di colore. Buongiorno.
Mi aspettavo un po’ più di dettagli sul viaggio, ma nel complesso è stata una lettura leggera e abbastanza divertente! Da non prendere come libro guida per un coast to coast da organizzare
Profile Image for Roberta G..
203 reviews5 followers
March 20, 2023
Comincio con l'unico aspetto positivo del libro, per il quale per altro do 2 stelle: lo stile estremamente didascalico di Buffa rende possibile segnarsi le informazioni salienti relative alle città o alle zone degli Stati Uniti di cui parla, informazioni interessanti per chi, come me, è appassionato di questa terra e ci tiene a conoscere dettagli e curiosità sulla stessa.

Queste informazioni, tuttavia, sono rare nel libro che è, invece, ricchissimo di osservazioni di natura estremamente personale e di discutibile interesse nel contesto della letteratura di viaggio.

In particolare, Buffa sembra ossessionato dal colore della pelle (aspetto che lui definisce sistematicamente "razza" o "etnia") delle persone che incontra e dalla loro classe sociale, nonché da ciò che lui immagina queste persone facciano, pensino e rappresentino nella società. Il suo giudizio è spesso inutilmente caustico e biased, come quando descrive i passeggeri di uno dei tanti autobus su cui sale e dice che "[s]ono tutti abbastanza giovani, metà neri, una coppia mista, lui americano, lei giapponese o coreana.": tralasciando "coppia mista", dal gusto ottocentesco, apparentemente non sa che esistono americani (da generazioni!) che sono chiamati "asioamericani" proprio perché hanno origini asiatiche. Questo suo giudizio, inoltre, è onnipresente, anche quando non sarebbe necessario, né ai fini della narrazione, né come chiarimento. Un esempio? Dopo aver dichiarato il colore della pelle di due uomini con cui conversa, scrive dopo poche righe che "[d]ei due il più aperto è il bianco Jeff, mentre il nero Morris è piuttosto conservatore.", nel caso non avessimo capito di che colore hanno la pelle.

Il suo modo di intendere il viaggio è limitato e, oserei dire, ostinato: per quasi metà del libro e, dunque, della narrazione/del viaggio, continua cocciutamente a comprare i biglietti del bus alla biglietteria (spesso sottolineando il cambio di itinerario durante la visita della città in questione allo scopo di raggiungere questa benedetta biglietteria), salvo poi svelarci candidamente che, comprandoli online, ha "i biglietti a meno di metà prezzo e senza andare in anticipo alla stazione a mettermi in fila". La stessa identica cosa si verifica con gli hotel: non sembra contemplare l'idea di consultare internet ai fini di trovare posti più economici, più strategici e di migliore qualità (e, badate bene, se non si lamentasse poi degli hotel in cui capita con la sua ricerca, per così dire, "sul territorio", andrebbe anche bene, ma il fatto è che se ne lamenta). Dà l'impressione, poi, di essere quel tipo di italiano che mangia cose che siano il più possibile simili a ciò che è abituato a mangiare a casa, condendo il tutto con un tono schizzinoso per ciò che i vari posti propongono da mangiare e per ciò che gli altri mangiano (evidentemente "de gustibus non disputandum est" o "paese che vai, usanze che trovi" non sono nell'enciclopedia personale di Buffa, nonostante abbia viaggiato molto).

Per quanto riguarda il linguaggio, si ha la sensazione che il libro sia stato scritto da persone diverse poiché si passa da espressioni estremamente antiquate e inutilmente ricercate (come "male in arnese" oppure "teoria" col significato di lunga fila di cose in movimento) a frasi brevissime, telegrafiche, che strabordano di parole ed espressioni informali, ma innaturali, abbinate ad errori in inglese (un esempio: "Thank’s").
Profile Image for Chiara Polimeni.
99 reviews
January 15, 2023
Come avrete capito, questo non è un vero e proprio romanzo. Eppure, mai come in questo libro ho avuto una voglia irrefrenabile di leggere.
L’autore racconta il suo viaggio in una maniera così semplice, divertente e coinvolgente, da riuscire a darti l’impressione di essere lì.
Lo stile di scrittura di Mauro Buffa è sicuramente uno stile che caratterizza i giornalisti, molto descrittivo, attento ai dettagli sociali piuttosto che a quelli ambientali e con davvero pochi dialoghi diretti.
Nonostante ciò, vi posso assicurare che questo stile non pesa affatto e non vi darà mai l’impressione di leggere un lunghissimo articolo sull’America, quanto piuttosto un breve romanzo “autobiografato” di un viaggio.

Ovviamente non essendo un vero e proprio racconto, cercare di spiegare la narrazione è un po’ difficile. Come vi ho già detto l’autore racconta le sue esperienze e il suo viaggio, come un vero giornalista; usando la prima persona al presente e dandoti quindi, come ho già detto, la sensazione incredibile di vivere il viaggio assieme a lui e Mr. Bayr.
Molto suggestivo, inoltre, come racconta le sue impressioni sulle persone che incontra, soprattutto con quelle con cui passa tratti di viaggio in Greyhound (che per chi non lo sapesse è una particolare ditta di corriere che attraversano gli Stati Uniti, un po’ come i nostri FlixBus).

Questo libro, almeno per me, è stata una piccola coccola in un momento buio. Anzi è stata proprio una sorpresa pescarlo dal barattolo della mia TBR, proprio due giorni dopo che è mancato mio padre, visto che era un suo libro e che lui ci teneva molto un giorno a farsi un viaggio “USA Coast to Coast”.
Oltre a questo lato affettivo, però, è stato anche una piccola sorpresa, perché mostra gli Stati Uniti d’America in un modo completamente diverso da quello che ci viene mostrato in film e serie TV. Più duro, più povero, più faticoso; ma allo stesso tempo più incredibile, più vero e più coinvolgente.
Il solo pensare che tutte le persone che ha incontrato e con cui ha parlato l’autore sono reali, o almeno lo sono state nel 2012 (il periodo in cui è stato fatto questo viaggio).
Inoltre volevo fare un piccolo elogio anche all’edizione (non so se ce ne siano altre di questo libro) è la copertina. L’edizione che ho io di “ediciclo editore” ha la copertina flessibile e l’interno ha una stampa molto suggestiva, da un lato una foto della corriera della Greyhound e al fondo un biglietto della stessa corriera. Così è davvero come se anche noi avessimo viaggiato con Buffa e Mr. Bayr.
21 reviews
February 4, 2021
Libro in cui si parla di un America un po' diversa dove l'autore vi transita prevalentemente in pullman e in cui, per forza di cose, tende a descrivere prevalentemente gli incontri fatti con la gente del luogo, a scapito delle località.
Tutto sommato piacevole da leggere e scorrevole.
377 reviews
April 20, 2020
Oserei dire "il solito Buffa". Non un grande scrittore, non un grande viaggiatore. Meglio leggere altro insomma
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