Come in molte storie di Simenon, anche in questo romanzo nelle prime pagine si scopre già quasi tutto.
Jules Guérec, quarantenne scapolo, vive con tre sorelle, due non sposate e la terza maritata con un funzionario della gendarmeria. Sono una famiglia benestante, che vive grazie a due pescherecci di proprietà e a un negozio dove si vende di tutto. Le due zitelle accudiscono morbosamente Jules che non riesce quasi a sfuggire alla loro sorveglianza, dovendo rendere conto di cosa fa, dove va e quanto spende.
Una sera, rientrando in auto, sovrappensiero per le scuse da inventare, non fa caso a un bambino che attraversa la strada e lo investe; non si ferma però per prestare soccorso, scappa ed è abbastanza sicuro che nessuno lo abbia visto. I giorni che seguono sono terribili. Dai giornali apprende che qualcuno potrebbe aver visto l’incidente, intanto il bambino muore dopo qualche giorno di ospedale.
Il comportamento di Jules in famiglia diventa anomalo da quel giorno e inizia a preoccupare le sorelle e a modificare l’atmosfera familiare.
Sembra una storia già vista: una situazione quasi identica è descritta nel romanzo “I complici”. Anche qui all’inizio del libro c’è un incidente stradale che causa una strage di bambini, il protagonista non si ferma e viene ricercato.
Ma mentre ne “I complici” l’attenzione dell’autore si concentra sul senso di colpa del protagonista Lambert, analizzandone le conseguenze, ne «Le signorine di Concarneau» invece la colpa resta in secondo piano, ad interessare l’autore è il condizionamento famigliare, il controllo inflessibile delle due sorelle sulla vita di Jules, che lo stesso fratello accetta come un destino inevitabile.
Sembra quasi che la nebbia, l’umidità e l’oscurità in cui è immerso il racconto siano il simbolo del rifiuto della possibilità di reagire, di sottrarsi a una vita decisa da altri. I cambi di umore di Guerec si dissolvono rapidamente come nella nebbia di Concarneau.
La tranquilla vita di Jules cambia quando cerca di entrare in confidenza con Marie, la madre del bambino che ha investito. L’innamoramento che pian piano prendeva la sua mente lo privava delle tante piccole gioie che rendono la vita più gradevole: “La gioia di alzarsi nella sua camera e di guardare dalla finestra che tempo faceva, la gioia di seguire giù per le scale l’aroma del caffè e di tenere le mani sopra un bel fuoco scoppiettante, la gioia di salire a bordo del suo battello”. Ma le sorelle, le vere protagoniste del romanzo, cercano in tutti i modi di interrompere quella relazione.
Le signorine di Concarneau è il tipico romanzo nero di Simenon: le vite ripetitive, l'ambiente familiare opprimente e un po' morboso, le pantofole riscaldate, la pioggia e i riti di tutti i giorni spezzati dalla tragedia che il protagonista non è in grado di gestire. I personaggi dei romanzi mettono in luce, attraverso un’introspezione attenta, un mondo tetro, chiuso verso l’esterno, barricato in case/prigione; come quella della famiglia Guérec con le intransigenti sorelle, immolate al sacrificio e alla devozione per un fratello debole e senza carattere.
Bello, ben scritto, più che consigliato.