Un uomo di cui non viene mai pronunciato il nome decide di partire per la Svizzera e vedere come si muore in un centro per suicidi assistiti. All’interno di questo viaggio, nel dramma misterioso e oscuro di un cuore che sembra spacciato, s’inserisce il dialogo col figlio che l’accompagna. Un figlio giovane, che all’inizio non conosce tutti i propositi paterni. Un figlio fragile, eppure fortissimo. Un figlio per cui quella vicinanza diventa un canto di resurrezione. Nell’atmosfera alienata della Casa blu, fatta soltanto di attese e riprese in attesa di uno schianto latente, ogni contatto fra i protagonisti diviene così occasione per recuperare il tempo. Un tempo spirituale soprattutto, grazie al quale l’uomo, che ha in programma egli stesso di morire, pare quasi dimenticare il passato. Con uno stile secco e smagliante, Massimiliano Governi stende il filo spinato della scrittura intorno a una storia estrema eppure delicata. Nel campo minato delle emozioni della Casa blu, i pensieri possono essere foschi presagi ma pure rinascite. Come l’ambiguo sorriso finale di un ragazzo che, come Cassandra, intuisce nel suo cuore il futuro.
Un piccolo libro, smilzo e breve, ma non manca una parola, e non ce n’è neppure una di troppo - un piccolo libro che parla di cose grandi, affronta la morte (suicidio assistito), va oltre la vita, e trasmette positività, dolcezza, serenità.
Sylvie Coupé Thouron
Un padre e un figlio, un adulto e un adolescente insieme in un viaggio ai confini della realtà, si trovano, e si scoprono, si conoscono finalmente, hanno vissuto tutta la vita sotto lo stesso tetto, a fianco a fianco, ma, si sa, la vicinanza fisica può essere anche la distanza più grande, l’uomo e il ragazzo devono partire per incontrarsi.
Un viaggio alla fine del principio, dove il quindicenne insegna al cinquantenne che la casa blu non è l’unica soluzione, dove chi sembra fragile sprigiona una forza che trasmette solidità anche a chi sembra saldo.
Solo dialogo, senza indicazione di chi stia parlando, nessuna descrizione, tranne l’ultimo capitoletto, il lettore è lasciato solo a orientarsi, ma la cosmogonia funziona, non si perde mai il cammino, sono parole forti e insieme delicate, che sanno portare sul confine estremo trasmettendo futuro e salvezza.
Un tema importante, quello del suicidio assistito (ma sarà corretto chiamarlo "suicidio" anziché "fine vita", o...?), e una storia, quella di padre e figlio adolescente a confronto (per la prima volta) sui grandi temi della vita. Un viaggio (quello che li porta da Roma fino in Svizzera, fino alle porte della casa blu, la clinica dove è concesso mettere fine alle proprie sofferenze fisiche e forse anche a quelle "solamente" morali) che anch'esso per la prima volta li pone l'uno di fronte all'altro e gli insegna, lentamente e sorprendentemente, a conoscersi e a svelarsi l'un l'altro. Delicato, importante, attuale, ma che porta con sé un senso di teatralità che mi ha a un certo punto disturbata e infastidita, che lo ha privato, a mio avviso, di autenticità e freschezza, svelando invece stratagemma e mestiere. Peccato, l'avrei apprezzato di più, ma forse la sua misura, la sua valorizzazione, vista anche la congrua presenza di citazioni audiovisive e di brani musicali, potrebbe avvenire con un reading in biblioteca, nelle librerie o in un caffè teatro.
Trovato per caso, sugli scaffali della biblioteca.
Piccolo libro interessante. Pur non essendo un grande fan di questi dialoghi veloci e un po’ caotici tra padre e figlio, mi ha fatto riflettere molto. Mi ha portato a pensare al concetto di morte, a quanto sia fragile la vita e a come possa andare perduta anche volontariamente. E poi quel vuoto che ci aspetta dopo… un vuoto che, a volte, si manifesta già prima della morte stessa. Un libro veloce, carino, ma denso di significato.
Father and son travelling together to Switzerland, sharing an intense, moving dialogue, coming together from a great distance. The father has a secret related to the "Blue House" of the title, something to do with what some people go to Switzerland for: euthanasia. I hope this book will be translated into other languages. It deserves it.
Un libro breve, ma intenso. Costruito bene, soprattutto la struttura dialogica. Se amate autori che sanno intrecciare la storia con dialoghi fittissimi, dando quindi un senso di teatralità alla narrazione, questo libro è perfetto. Il tema affrontato da Governi è un tema delicato, e per certi versi controverso: il suicidio assistito o fine vita. La storia è quella di un padre e di un figlio adolescente, che affrontano un viaggio da Roma fino in Svizzera, dove ci sono cliniche specializzate nel porre fine alla sofferenza fisica dell'uomo, e forse anche dell'animo. Entrambi i personaggi dovranno affrontarsi e svelarsi in questo viaggio esistenziale. Lo consiglio soprattutto per l'autenticità e la freschezza con cui l'autore affronta il tema. Può essere scomodo, disturbante, ma è da leggere per chi vede il legame vita-morte un rapporto inscindibile e radice del nostro essere.