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Il manicomio chimico: Cronache di uno psichiatra riluttante

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Oggi il manicomio non è più costituito da fasce, muri, sbarre, ma è diventato astratto, invisibile. Si è trasferito direttamente nella testa, nelle vie neurotrasmettitoriali che regolano i pensieri. Il vero manicomio, oggi, sono gli psicofarmaci. Stiamo oltretutto assistendo a una vera e propria mutazione antropologica: agli psichiatri, e alle case farmaceutiche, non bastano più i malati da curare, ma servono anche i sani. Lutto, tristezza, rabbia, timidezza, disattenzione, non sono stati d'animo fisiologici, ma patologie da curare con il farmaco adatto. Cipriano sottopone a una critica severa i principali dogmi della psichiatria «moderna»: a cominciare dalla diagnosi, ovvero l'urgenza burocratica di considerare «malattia» qualunque disagio psichico, a cui segue l'immancabile prescrizione di un farmaco. E quando i farmaci non sono sufficienti, ritorna l'uso nascosto delle fasce e dell'elettrochoc. È questo il nuovo manicomio, meno appariscente, più discreto, in cui diagnosi e psicofarmaco dominano la scena.

255 pages, Paperback

First published January 1, 2015

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Piero Cipriano

12 books6 followers

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Profile Image for soulAdmitted.
290 reviews73 followers
May 23, 2018
Immagino non esista una molecola epidemica con la quale bonificare i neurotrasmettitori e le sinapsi di parecchi e parecchie colleghi e colleghe di Cipriano. O le connessioni degli attendenti delle multinazionali (psico)farmaceutiche. Nulla di chimico per dirottare il loro bon ton, la loro paurosa ineccepibilità. (Ciao Eli Lilly, che nome carino, che assonanza rassicurante, sembri un micetto).
In un incubo, posso figurarmi un principio attivo pronto per un nuovo disturbo post-traumatico da raccapriccio: per le teorie e le pratiche psichiatriche (al servizio della banalità del male e dell’industria del farmaco). In caso di rifiuto ad assumerlo, il principio attivo anti-complottistico, potrei anche immaginare delle fasce di contenimento con chiusura metallica, precise, di ultima generazione. Nel peggiore degli incubi comparirebbero le scariche elettriche ‘terapeutiche’ (buongiorno, attualizzatori della pratica, tutto bene, questa mattina, giù agli inferi?).
C’è da ringraziare l’autore per la preziosità del contributo, a partire dall’utilissimo compendio del lavoro di Whitaker (Indagine su un'epidemia. Lo straordinario aumento delle disabilità psichiatriche nell'epoca del boom degli psicofarmaci).
Menzione particolare meritano i sorrisi che regala con la sua godibile scrittura, grazie ai quali la traversata è solo leggermente meno penosa e apre qualche necessario spiraglio di luce.
Ma mi distanzio dai riferimenti esclusivi al meglio del meglio, per quanto riguarda la resistenza e la lotta alla nuova e cosmetizzata manicomialità. Sembra che la prospettiva etica (o umana) sia apribile o appaltabile solo dai duri e puri del confronto diretto nell’agone che, tradizionalmente, con formula trita, sporca le mani.
Dunque, ciò che risulta a fine lettura è: sì a Basaglia (e ci mancherebbe), sì con riserve a Szasz, no ai divani di psicoanalisti, analiste (e affini?) (le poltroncine modeste in finta pelle vanno bene? Sì purché non siano Ikea?), no a Cooper, no a Laing. Sì a  Bolaño. (E David Foster, Sylvia, Janet e le altre?).
Psichiatri riluttanti sì. Antipsichiatri no.
Sì alle cure istituzionali alternative in odore (sacrosanto!) di rivoluzione. E la prevenzione? E la formazione? Meno contaminanti e agghiaccianti e quindi meno nobili?
L’approccio etico (integralmente e consapevolmente sovversivo) è certamente appannaggio della prima linea. Ma la prima linea non è una forma unica è uno sguardo limpido. Su di sé innanzitutto. Questioni di trasparenza centrale, direbbe Woolf. Virginia. A un suo metaforico e ammutolito psichiatra.
Profile Image for Lorenzo.
92 reviews6 followers
May 23, 2025
Premessa: scrivo in un momento in cui passo il giorno a mangiarmi le unghie e fissare i fogli che dovrei studiare, senza riuscirci. Sentire certe vite, certe lotte, certe prospettive, che non sono le mie, mi ha aiutato, nel possibile, e mi ha ricordato che «nel mondo c'è la bellezza e ci sono gli oppressi: per quanto sia terribilmente difficile vorrei essere fedele a entrambi», scrive Camus.

È un libro coraggioso. La mia recensione, all’estremo di concisione, è una frase: è un libro coraggioso.
Io ho vent’anni tondissimi e la gente intorno a me pure, più o meno. Sarà che amo le persone sensibili, che a questo mondo non si confanno, sarà che siamo di una sinistra operaista e figli di operai, ma non ne conosco uno, e dico davvero, non ne conosco uno che non si impasticca. Tutto prescritto da chi di dovere, ovviamente, da psichiatri con le piantine grasse e il tappeto persiano in studio. Nulla di losco, sia chiaro. E il Minias non è incastonato in una Divina Caligine: lo sappiamo leggere un bugiardino, lo sappiamo che certa roba, se presa sempre, smette di funzionare, e ne vuoi di più, a vita, e ti zombifica. Non abbiamo ancora una laurea, ma conosciamo la pappardella: sono farmaci sintomatici, non curativi: e come tali vanno tolti, a un certo punto (più prima che poi).
Nota bene: non è un invito allo scadere, di converso, in quei dad-advice derisori dei manuali beceri di auto-aiuto nelle sezioni “cura di sé” della Feltrinelli. (Per dirne una: in un libro del 2018, lo psicologo Jordan Peterson, dice alle persone di “rifarsi il letto” nel suo Dodici regole per la vita. Chissà perché non ci ho pensato prima, a questo uovo di Colombo…).
No. No. Però su Reddit ho letto il termine “Xandemic” e se mi guardo attorno, Reddit ha ragione (touch grass, bro).

Questo libro ha valore, perché eroicamente ragiona (anche, non solo) su un argomento interessante: gli psicofarmaci dati male, ovunque e a chiunque, prima facie.

La religione non è più l'oppio dei popoli. È l'oppio, adesso, la religione dei popoli.

Mia umile opinione, il difetto è uno: l’autore (sarà che è un uomo) sembra parlare di stragi della psichiatria, di aspiranti suicidi, depressione, schizofrenia, disturbo bipolare, di amorali magnati farmaceutici e di Franco Basaglia… per parlare di sé. Una presenza di megalomania ubiqua, per usare un aggettivo che Fisher riferirebbe al capitalismo (lol). Che comunque a Fisher il libro sarebbe piaciuto. Il capitalismo, poi, c’entra sempre.

Appendice: riflettendoci, ma in fondo che colpa è? Anch’io ho iniziato parlando di me, e scrivo innanzitutto per me (sarà che sono pure io un uomo).
Profile Image for Stefano Draghetti.
36 reviews2 followers
December 19, 2024
Uno psichiatra che non è venuto a patti con il suo narcisismo racconta come ha capito tutto della psichiatria. In realtà, come noi tutti, non ci ha capito un cazzo
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