Qu'il mette en scène un couple évoquant ses difficultés devant un thérapeute ou un jeune républicain bien sous tout rapport s'encanaillant avec un groupe de punk, obsédé par une petite fille aux cheveux étranges, David Foster Wallace ne cesse de balayer ses obsessions, avec l'amour en éternelle ligne de mire. Aussi drôles que décalées, ces deux nouvelles, tirées du recueil La fille aux cheveux étranges, offrent une excellente entrée dans l'univers d'un des auteurs les plus brillants de sa génération.
David Foster Wallace was an acclaimed American writer known for his fiction, nonfiction, and critical essays that explored the complexities of consciousness, irony, and the human condition. Widely regarded as one of the most innovative literary voices of his generation, Wallace is perhaps best known for his 1996 novel Infinite Jest, which was listed by Time magazine as one of the 100 best English-language novels published between 1923 and 2005. His unfinished final novel, The Pale King, was published posthumously in 2011 and was a finalist for the Pulitzer Prize. Born in Ithaca, New York, Wallace was raised in Illinois, where he excelled as both a student and a junior tennis player—a sport he later wrote about with sharp insight and humor. He earned degrees in English and philosophy from Amherst College, then completed an MFA in creative writing at the University of Arizona. His early academic work in logic and philosophy informed much of his writing, particularly in his blending of analytical depth with emotional complexity. Wallace’s first novel, The Broom of the System (1987), established his reputation as a fresh literary talent. Over the next two decades, he published widely in prestigious journals and magazines, producing short stories, essays, and book reviews that earned him critical acclaim. His work was characterized by linguistic virtuosity, inventive structure, and a deep concern for moral and existential questions. In addition to fiction, he tackled topics ranging from tennis and state fairs to cruise ships, politics, and the ethics of food consumption. Beyond his literary achievements, Wallace had a significant academic career, teaching literature and writing at Emerson College, Illinois State University, and Pomona College. He was known for his intense engagement with students and commitment to teaching. Wallace struggled with depression and addiction for much of his adult life, and he was hospitalized multiple times. He died by suicide in 2008 at the age of 46. In the years since his death, his influence has continued to grow, inspiring scholars, conferences, and a dedicated readership. However, his legacy is complicated by posthumous revelations of abusive behavior, particularly during his relationship with writer Mary Karr, which has led to ongoing debate within literary and academic communities. His distinctive voice—by turns cerebral, comic, and compassionate—remains a defining force in contemporary literature. Wallace once described fiction as a way of making readers feel "less alone inside," and it is that emotional resonance, alongside his formal daring, that continues to define his place in American letters.
Un recueil de deux nouvelles. La première est absolument inepte et on n'y comprend pas grand chose, ni sur la forme ou sur le fond. La deuxième raconte le parcours d'un riche psychopathe qui prend plaisir à brûler ses partenaires suite à un traumatisme dans l'enfance. Il se met à fréquenter des punks avec qui il peut assouvir ses pulsions. Les personnages sont tous plus tarés les uns que les autres, c'est aussi drôle que perturbant. Après le chef d'oeuvre de l'infinie comédie, David Foster Wallace m'a un peu déçu.
Questo racconto mi ha lasciata un po’ spiazzata, perché non è immediato da afferrare e sembra quasi sfuggire continuamente a una lettura lineare. La situazione di partenza ricorda una sorta di terapia di coppia o comunque un dialogo molto teso tra due persone. Ma, in realtà, il dialogo è quasi sbilanciato: lui parla in continuazione, si dilunga, analizza ogni cosa in modo ossessivo. È un personaggio profondamente egoriferito, sempre dentro la propria testa. È il classico tipo molto teorico: uno che sa spiegare tutto, che analizza i sentimenti, le dinamiche, la comunicazione. Ma quando si tratta della vita reale si perde completamente. Un esempio che mi è rimasto impresso è quello della zia che gli chiede semplicemente di sistemare una cucina: una richiesta pratica, concreta, banalissima. E lui va in totale paranoia. Ed è forse proprio lì il punto del racconto: la distanza enorme tra teoria e pratica. Tra la capacità di parlare delle cose e quella di viverle davvero. La grammatica del pensiero contro la realtà della vita quotidiana. In questo senso il personaggio sembra quasi intrappolato nella sua stessa mente. Più analizza, più si blocca. Più parla, meno riesce ad agire. È un ritratto molto ironico e anche un po’ crudele di un certo tipo di intellettuale: brillantissimo a parole, ma completamente disarmato davanti alla concretezza delle cose. Non è un racconto facile, e forse non va nemmeno “capito” fino in fondo in modo logico. Piuttosto sembra voler mostrare proprio quell’impasse mentale, quel continuo girare su se stessi che impedisce di uscire davvero nel mondo.
Questo breve racconto è il mio primo tentativo di approcciare un colosso come Wallace; l'ho trovato spiazzante ma realistico nel mostrare quanto sia difficile con le parole descrivere i sentimenti provati. L'autore sviluppa la sua prosa come un dialogo tra i due elementi della coppia ormai scoppiata o molto vicina alla fine della relazione. Come spesso accade nella realtà, nello scorrere del tempo si perde di vista l'altro, si rivolge lo sguardo più ai propri interessi personali dando per scontato l'altro elemento della coppia ed, inevitabilmente, perdendo terreno.
Di difficile lettura, almeno per me, in quando i dialoghi non hanno un filo logico ma seguono il flusso dei pensieri: scordinati, confusi, rivolti all'interno e all'esterno di se, includendo problematiche tecniche lavorative che contribuiscono ad appesantire la lettura.
La percezione è che in questa relazione, gli elementi della coppia vivano in un grande disagio ma restino nell'immobilità, resa ancora più stagnante da una figura maschile molto auto-referenziata. Dal canto suo anche la protagonista femminile non brilla in iniziativa ma pare più cercarla all'esterno della coppia, forse perchè ha già realizzato che la relazione è arrivata al termine.
Non di facile lettura, ma se voglio trovare una morale in quest'opera, colgo tra le righe quanto l'arrovellarsi nei nostri pensieri portati all'estremo, conduca l'essere umano a sentirsi inconcludente ed insoddisfatto.
"Non posso contestare l'accusa che baciare una ragazza vivente in carne e ossa non sia la mia attività preferita nell'ambito dei rapporti maschio-femmina. Non è questione di essere schifiltosi, non c'entra niente col fatto, già notato da qualcuno, che baciare una persona significa in fondo succhiare un lungo tubo l'altra estremità del quale è piena di escrementi. Per me è una questione di stupidità. Mi sento stupido". Questo racconto breve, compreso nella raccolta La ragazza dai capelli strani, fa vedere già alcune peculiarità dello stile di David Foster Wallace. La trama è incentrata su una coppia di studenti universitari intenti a dialogare, con un non meglio identificato psicanalista, sulla loro rottura come coppia. Ma lo fanno tramite un flusso continuo di frasi e contesti frammentati. Tutto quello che dicono i due protagonisti (Bruce e la sua ex ragazza) rimane quasi sospeso a mezz'aria e pronto a qualunque interpretazione. Ciò rende Da una parte e dall'altra, pur nella sua brevità, un flusso emotivo lungo e (volutamente) noioso. [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
Ho approfittato dell'iniziativa di un quotidiano nazionale per colmare le mie lacune nella conoscenza della letteratura americana di quest'ultimo secolo (le mie precedenti letture, al tempo compulsive e totalizzanti, non avevano oltrepassato il secondo millennio) Quello che ho visto finora non mi ha entusiasmato. Questo racconto di Wallace, che definirei il 'pendant' in letteratura dell'astrattismo in pittura, mi ha lasciato poco entusiasta e del tutto sconcertata.
La descrizione di questo personaggio, apparentemente sicuro di se e padrone della sua vita, anticipa il problema delle generazioni "che vivono nei social" , incapaci di creare relazioni vere, di confrontarsi con problemi veri tanto da uscirne poi completamente sconvolti alla prova dei fatti