"Io sono un vincente", dichiara il dottor Wasser dall'alto della sua onorata carriera come dirigente sanitario e luminare dei disturbi del sonno, nonché incallito Don Giovanni e campione di ogni concorso, quiz e gioco enigmistico. Con lo humour scanzonato del vecchio saggio, che sa ormai affrontare i grandi dubbi della vita come i cruciverba, l'ottantenne professore si abbandona al puzzle dei ricordi per ricomporre la sua infallibile ricetta esistenziale, con cui ha osato perfino sfidare, e vincere, la realtà: da ragazzo pieno di talenti incompresi in un paesino del Västmanland, promettente gommista e lavavetri all'ospedale di Uppsala, al giorno in cui il caso gli offre l'«improbabilità» di vivere un'altra vita, rubando l'identità di un medico tedesco fuggito dalla DDR. Contro ogni regola e logica, in un irresistibile attimo d'ispirazione in cui la sua volontà si fa davvero libera, l'invisibile manovale diventa il brillante dottor Wasser. Un impostore spudorato che sfodera un patrimonio inesauribile di risorse, intellettuali, creative e seduttive, per reinventarsi ogni giorno con grandioso successo elevando ad arte eroica la menzogna - che in fondo è spesso la sostanza delle nostre cosiddette verità.
Lars Gustafsson was a Swedish poet, novelist and scholar. He completed his secondary education at the Västerås gymnasium and continued to Uppsala University; he received his Licentiate degree in 1960 and was awarded his Ph.D. in Theoretical Philosophy in 1978. He lived in Austin, Texas until 2003, and has recently returned to Sweden. From 1983 he served as a professor at the University of Texas at Austin, where he taught Philosophy and Creative Writing, until May 2006, when he retired. In 1981 Gustafsson converted to Judaism.
Io sono un vincente. Ho appena compiuto ottant'anni.Un'età che si può chiaramente raggiungere senza grandi problemi,se si segue la mia ricetta. La ricetta del Dottor Kurt H.W.Wasser
Chi è il dottor Wasser ? Per farla breve è uno che è quello che è,ma è anche quello che non è un raffinato artista dell'imbroglio, un impostore spudorato,uno che come suo padre Stickan - buon sangue non mente!- non ha un rapporto molto scrupoloso con la verità . E la sua ricetta? Eh, non si potrebbe dire nulla, ma ...ok, una piccola anticipazione :) - humour scanzonato prima dei pasti principali e una buona dose di faccia tosta (al bisogno)
[Per maggiori informazioni rivolgersi al Dottor Gustafsson !]
Nel 2000, dopo aver letto Morte di un apicultore, sentii l'esigenza di ringraziare l'autore, Lars Gustafsson. Forse perché allora avevo avuto la sensazione che quel romanzo andasse ad esplorare la geografia della mia anima e che lo facesse in quel modo misterioso che solo la letteratura è in grado di fare. Scovai l'indirizzo e-mail dell'allora Jamail Distinguished Professor alla University of Texas at Austin e scrissi un brevissimo messaggio, un grazie. Inaspettatamente lui mi rispose, ringraziandomi a sua volta con un "Sometimes I need such a word. Yours thankfully, Lars". La notizia della sua recente morte (2016) ha risvegliato quei ricordi. Così ho sentito il bisogno di leggere il suo ultimo romanzo La ricetta del Dottor Wasser , che mi ha riconfermato quella sua speciale miscela ibrida di scrittore-filosofo . Un po' come il grande Pino Daniele si definiva un chitarrista che canta, Gustafsson è un filosofo che scrive, o meglio “un filosofo alle prese con il giocattolo della letteratura”.
La sua narrativa è costellata di riferimenti ai concetti del tempo e dell’identità individuale (l’Io non è nessuno), e alle questioni che riguardano la vita, la morte, il dolore. La letteratura, come la filosofia e la poesia, rispondono per Gustafsson a una domanda di verità. E lui sembra ricordarcelo sempre con infinita grazia e umiltà .
In "La ricetta del Dottor Wasser", Gustafsson - tramite continui flashback (inizialmente un po’ confusi) - racconta come nel passato il protagonista (gommista e poi lavavetri nato nella provincia svedese del Västmanland) avesse rubato l’identità di un giovane medico tedesco fuggito dalla DDR, morto in un incidente motociclistico, e di come avesse successivamente costruito un’identità completamente nuova (quella di medico, appunto) con elegante disinvoltura. E’ la storia di un “bugiardo ispirato”, di un vincente, di un Re della Fuga, di un seduttore; storia che il Dottor Wasser racconta in prima persona con “indulgente umorismo” e una curiosa manciata di erotismo.
Sottoscrivo l’osservazione di Alessandra Iadicicco nel suo articolo apparso sul Corriere della Sera del 25 ottobre 2015 sul fatto che sia difficile non sottolineare i libri di Gustafsson perché “chi si ritrovi tra le mani una matita mentre legge un libro di Lars Gustafsson, difficilmente resisterà alla tentazione di sottolineare quasi tutte le righe. (…) La sua è una scrittura densa, trapunta di gemme teoretiche e poetiche (…)”.
“La ricetta del Dottor Wasser” ha riportato a galla anche questa abitudine…
Che dire? Arrivata a metà lettura ero abbastanza delusa dal libro che non mi aveva per niente entusiasmata. Poi, la svolta. La seconda metà invece è interessante, fa riflettere. La scrittura è fluida dall’inizio alla fine, il libro “si fa leggere”. Se siete curiosi come me allora vi invito a leggerlo perché è comunque talmente particolare da farvi venir voglia di leggerne altri di libri di Gustafsson.
Scintille Non un libro riuscitissimo, questo di Gustafsson, incentrato sulla seconda vita del dottor Kurth Wasser, fu Kent Andersson. Ecco, l'ho scritto. E - deformazione mia - ricco di echi philip-rothiani. Ecco, ho scritto pure questo. Però c'è un'attenzione al sesso che, a tratti, mi ha ricordato la monomania di alcuni personaggi del più grande detrattore della Svenska Akademien. E il tema fondamentale della creazione/appropriazione di una nuova identità, nella sconfinata casistica della storia della letteratura, mi ha fatto pensare quasi immediatamente al Coleman Silk de La macchia umana. Certo, poteva venirmi in mente anche il pirandelliano Mattia Pascal, ma è andata così, cosa volete farci?
L'opera, come scritto sopra, non mi è parsa completamente riuscita, ma regala qualche passaggio memorabile. Sui rari momenti di completa libertà, per esempio, come l'istante in cui il mondo si fa di colpo totalmente bianco e vuoto e subentra la vertigine di fronte a quella caduta libera, l'attimo in cui il protagonista decide, parole sue, di sfuggire semplicemente alla mia vita e viverne un'altra. Scelsi di diventare un'altra persona, abbandonando genitori e ricordi e i pochi amici che avevo. Lo scelsi, non perché avessi chissà quali speranze sulle potenzialità dell'altro - chiunque potesse essere stato - ma perché la seduzione che irradiava dall'idea stessa di avere un libero arbitrio era irresistibile.
Essendo stato Gustafsson (anche) un filosofo, gli spunti di riflessione sono svariati e diversi: dal problema della precisione e della misurazione, all'eventuale - figurarsi - senso della vita. La vita ha un senso? Che cosa vorrebbe significare? Che ha un utilizzo, come una chiave a tubo o una livella a bolla? O che ha una traduzione, come un passaggio strano e incomprensibile in un libro difficile? O una singolare formula matematica che non sembra affatto quadrare? No, la vita un senso non ce l'ha. Però glielo si può dare.
Ecco, questo libro, più che una storia compiuta, è una serie di scintille: non riescono ad accendere un fuoco, ma gettano sprazzi di una luce diversa su alcuni aspetti dell'esistenza.
Ammetto che "scintille" mi aveva quasi portato - orrore! - a Kate Perry e Fireworks, ma è stato un momento passeggero. Ecco invece una perla rara (c'entrano i bivi dell'esistenza e una certa dose di desiderio) https://www.youtube.com/watch?v=nsaX-...
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Kent è un giovane ordinario che è sempre passato inosservato, senza grandi aspettative future anche se dentro di sé è convinto di essere molto intelligente. L'occasione per dimostrarlo non tarda ad arrivare nel momento in cui davanti al cadavere di un medico tedesco fuggito dalla DDR ne ruba l'identità. Impara a parlare con uno spiccato accento tedesco, si finge specialista nei disturbi del sonno così da non far danni nell'ambito della sua professione, riesce insomma a far credere agli altri ciò che vuole con una naturalezza impressionante. In questo senso il protagonista è davvero un vincente, il vero artefice del suo destino. Tutto questo avviene con una disinvoltura spiazzante tanto che non si può far a meno di ammirare l'innata capacità di trasformare la menzogna in qualcosa di positivo. La scrittura è scorrevole, ma non bisogna aspettarsi un ritmo incalzante, anzi il libro procede con calma, ogni capitolo riguarda un episodio della vita del protagonista, tanti piccoli indizi che nel complesso danno una visione completa e il giusto significato alla scelta di Kent di diventare il Dottor Wasser, grande luminare e donnaiolo. Tutto è permeato da accenni filosofici e una sottile e pungente ironia quasi Wasser fosse l'alter ego dell'autore stesso che dietro la sua penna ci osserva con ghigno beffardo e si gode la rivincita su un destino che taluni credono già segnato. E' un libro breve, intrigante e nella sua particolare lentezza mantiene vivo il fascino del libero arbitrio. "La tentazione era troppo forte. La tentazione di sfuggire semplicemente alla mia vita e viverne un'altra. Scelsi di diventare un'altra persona(…)perché la seduzione che irradiava dall'idea stessa di avere un libero arbitrio era irresistibile".
Breve "confessione" rubata ai più intimi pensieri del dottor Wasser, un luminare nel campo della medicina del sonno, grande amatore e campione assoluto nei giochi a premi nato come Bo Kent Andersson di Karbenning: coi documenti trafugati anni prima al cadavere di un dottore proveniente dalla Germania dell'Est rinvenuto per caso sfugge ad una vita mediocre fatta di lavori saltuari per ottenere l'abilitazione ad esercitare la professione medica.
Opera breve che non è riuscita a coinvolgermi pur essendo la narrazione molto delicata, per nulla noiosa o forzata. L'opera vorrebbe concentrarsi più su una riflessione sull'identità (o la sua assenza) che sulla storia in sè ma io personalmente trovo poco coinvolgente una biografia in cui non mi si dà modo di conoscere passo dopo passo la persona di cui si sta parlando: questi singhiozzi di coscienza, frammenti di vita poco lineari rendono molto difficoltosa questa conoscenza e dal poco che si viene a sapere ne scaturisce un quadro che non mi ispira per nulla non solo simpatia, ma neppure interesse. Un ragazzo, poi uomo, molto intelligente ma che non si applica (salvo poi dirci la sua sui comuni mortali che non trovano così semplici le soluzioni dei giochi a premi), a cui andrà sempre tutto bene, che rimorchierà un sacco e che vivrà una vita professionalmente molto soddisfacente, con solo ombre di pochi sospetti a gettare nuvole davanti al suo sole. Che un personaggio del genere debba parlarmi del tema dell'identità perduta mi lascia in generale poco coinvolta. Da queste mie preferenze personali il voto negativo.
"La tentazione era troppo forte. La tentazione di sfuggire semplicemente alla mia vita e viverne un’altra. Scelsi di diventare un’altra persona, abbandonando genitori e ricordi e i pochi amici che avevo. Lo scelsi, non perché avessi chissà quali speranze sulle potenzialità dell’altro – chiunque potesse essere stato – ma perché la seduzione che irradiava dall’idea stessa di avere un libero arbitrio era irresistibile. Per farla breve: scelsi di essere un rifugiato della Germania dell’Est con una laurea in medicina dell’università di Weimar."
Bo Kent Andersson è un ragazzo come tanti. Originario di Karbenning, ha alle spalle una famiglia ordinaria, certo non abbiente, e un padre con la propensione alla bugia. Kent, però, è anche molto intelligente; a scuola non si applica un granché, eppure ha la capacità di apprendere con estrema facilità. Non ha grandi prospettive per il futuro (un lavoro come gommista o come pulitore di vetri o qualunque altra cosa capiti a tiro), ma il destino gli offre una possibilità: la possibilità di scegliere, di essere un altro, diventando effettivamente l'artefice della propria vita, non legato alle costrizioni di uno dei quartieri fatiscenti di Karbenning. Questa opportunità è un incedente in moto e il corpo ormai in decomposizione di un giovane laureato in medicina, originario della Germania dell'Est, Kurth F. Wasser, che ha con sè, nel bauletto della moto, non solo i documenti d'identità, ma anche tutte le sue certificazioni accademiche (probabilmente progettava di iniziare ad esercitare in Svezia). L'idea non è immediata. Il caso ci mette ancora una volta lo zampino: è quando Kent si ritrova ad alloggiare in un dormitorio proprio per studenti di medicina, che il cambio di identità in Kurt Wasser prende forma.
"Ormai sono trascorsi molti anni, ma a partire da quel momento sono stato convinto che ogni vero innamoramento abbia la sua origine in una profonda scontentezza verso noi stessi. Abbiamo incontrato qualcun altro che preferiremmo essere."
L'inganno riesce senza che nessuno, in oltre 50 anni, arrivi a sospettare la verità. C'è persino una brillante carriera per il nuovo Kurth. Certo, molto dipende dal suo sapere fin dove spingersi (non sceglie una branca come la chirurgia, dove potrebbe far danni e essere scoperto, ma la più innocua medicina del sonno), dalla sua capacità di affrontare ogni situazione con il massimo aplomb, e anche dall'acume che gli permette di intuire che per andare avanti avrà bisogno di un forte sponsor alle spalle (diventa, infatti, l'amante di una docente con grande potere nelle alte sfere, assicurandosi finanziamenti e avanzamenti di carriera).
"Naturalmente ho riflettuto parecchio su questo: come ci si convince sempre più di essere realmente ciò che si finge di essere, finché quasi non resta alcun dubbio."
Così, la storia del dottor Wasser è anche la storia di un seduttore (o si è lasciato sedurre? In certi casi, è difficile individuare un confine...), e le sue memorie, ormai ottantenne, spesso e volentieri si soffermano su incontri, più o meno fugaci.
Lars Gustafsson sceglie di raccontare la storia di quest'uomo dalla doppia identità attraverso quelli che appaiono quasi come stralci di un diario, pensieri in libertà, senza un preciso ordine cronologico, frammisti a riflessioni di più ampio respiro.
Il racconto, dagli echi pirandelliani, è lucido, a tratti persino distaccato, se non addirittura beffardo; eppure è estremamente intrigante, seducente, come il dottor Wasser, un uomo che non si è voluto arrendere ad una vita ordinaria.
Un ottimo romanzo, sicuramente da consigliare.
«Vivere una vita normale è la forma più triste di suicidio.»
"Ma esiste un altro mondo? Un mondo spirituale? In tal caso io sono chi sono e un altro che non sono. Ma su questo in realtà non c'è alcun dubbio. Io sono un altro. Il mio segreto è tutto qui." (p. 28)
"La vita ha un senso? Che cosa vorrebbe significare? Che ha un utilizzo, come una chiave a tubo o una livella a bolla? O che ha una traduzione, come un passaggio strano e incomprensibile in un libro difficile? O una singolare formula matematica che non sembra affatto quadrare? No, la vita un senso non ce l'ha. Però glielo si può dare. Forse è stato quel che ho fatto." (p. 61)
"Vivere una vita normale è la forma più triste di suicidio." (p. 134)
E' una storia particolare quella che viene raccontata da Lars Gustafsson: un uomo svedese si appropria della vita di un tedesco della DDR, il dottor Kurt Wasser. Abbandona quindi la sua esistenza per continuare a vivere nelle scarpe di qualcun altro, senza che nessuno riuscirà mai a scoprirlo. Ogni capitolo narra un episodio della vita dell'uomo, ricostruendone a poco a poco la storia e dando spazio a delle riflessioni. Ma perché questo desiderio di essere qualcun altro? Perché il protagonista si rifugia in una storia che non gli appartiene, ma che riesce comunque a fare sua? Spetta ai lettori tirare le somme e analizzare le azioni del finto dottor Wasser.
Intressant bok som landar på en stark trea. Jag hade dock klarat mig utan de enformiga kvinnobeskrivningarna. Språket är bitvis fint, men som svensklärare är det svårt att inte störas av alla ofullständiga meningar som bitvis stoppar upp flytet lite väl mycket. Romanen är absolut läsvärd, speciellt om man känner för en kortare roman!
Ich finde der Autor hat einen sehr schönen Schreibstil, doch ich fand den Inhalt des Buches nicht allzu interessant, sondern am Amfang vorallem repetitive. Aber ich konnte trotzdem nicht aufhören zu lesen, sobald ich wirklich drin war.
''Molti veterani erano disposti a completare i buchi dei suoi "non ricordo" [...] Alla gente piace completare. In realtà non è poi così strano. Vivere è un'attività che crea significato. Vivere è interpretare.''
Questo libro mi ha delusa: personaggi, avvenimenti e tematiche non sono ben raccontati e men che meno approfonditi, ma tutto è solo accennato. Si tratta di un volume breve (e secondo me la spesa non vale l'impresa) e scorrevole, ma non sempre queste caratteristiche sono sufficienti a rendere un romanzo buono, e sicuramente non lo sono in questo caso. La trama era molto accattivante (un giovane meccanico assume l'identità di un medico tedesco deceduto) ma l'opera vera e propria non è all'altezza delle aspettative, le tematiche da trattare c'erano, una su tutte l'identità (citofonare Pirandello), ma tutto è appena accennato e sfiorato. La narrazione è piuttosto frammentaria, aneddotica, e questa è un'ennesima caratteristica che non rientra fra i miei gusti; la lettura non è difficoltosa ma a fine libro ho provato un senso di incompiutezza e di mancanza di significato. Un vero peccato.
"E la notte solitaria trascorre, avanzando flemmatica come meglio può. La notte con i suoi strani paesaggi: lunghe valli in lieve pendenza, dove si ritorna sempre [...] a quelle città dove si cerca di arrivare in centro e si intuisce di esserci vicini, ma non si riesce mai a trovare il viale giusto."
Doktor Wasser ist mittlerweile 80 Jahre alt und ein begeisterter Teilnehmer an Preisausschreiben. Das Rätseln war sein persönliches Rezept, um ein hohes Alter zu erreichen. Die Gewinne wären teils beachtlich gewesen, wenn Kurth Wasser sie nicht verfallen ließe. Warum er wohl die Kreuzfahrt nach Bali nicht angetreten hat? Wasser verweilt in Gedanken bei Momenten und Stimmungen, die zeitlich schwer einzuordnen sind, weil sie schon Jahrzehnte zurückliegen. Allmählich wird deutlich, dass der Mann ein Hochstapler ist, der mit der Identität eines DDR-Flüchtlings in Schweden Karriere als Schlafforscher gemacht hat und bis zum Ministerialrat aufgestiegen ist. Der ehemalige Bootsmechaniker Kent Andersson spielt ein gefährliches Spiel; denn die DDR-Behörden könnten ihn theoretisch bis nach Schweden verfolgen, um z. B. die Kosten seines Studiums von ihm zurückzufordern. Wie bereits seinen Vater ziehen Lügen Wasser magisch an. Dem chronischen Lügner gelingt es, in der falschen Identität seine Herkunft, seine Eltern und die Freunde seiner Kindheit abzuschütteln. Wassers von einflussreichen Mentoren geförderte Karriere verläuft nicht ohne Irritationen. Eines Tages taucht in seiner Klinik eine Person auf, die behauptet, Kurth Wasser zu sein. Ein anderes Mal erhält er den offiziellen Auftrag, einen angeblichen Scharlatan unter die Lupe zu nehmen. Was würde passieren, wenn sich zwei chronische Lügner gegenübertreten?
Kurth Wassers Werklehrer weckte bei ihm das Interesse an Science Fiction und Zeitreisen. Mit dem Privileg eines fotografischen Gedächtnisses ausgestattet, wurde Wasser zur Hochstaplerei motiviert aus dem verständlichen Wunsch, jemand anderes, substantielleres zu sein. Ein sehr kurzer Roman, der an den Regeln unserer Wahrnehmung und an unseren Urteilen rüttelt und dabei erstaunlich tief geht.
Prendo il libro tra le mani, come al solito innamorata delle grafica e delle qualità della carta di iperborea editore, lo rigiro, quarta di copertina e sbam:
"Vivere una vita normale è la forma più triste di suicidio".
Occhi a stellina, mi accomodo sul divano ed apro il libro: altro crash amoroso in agguato con l'incipit.
"Io sono un vincente. Ho appena compiuto ottant'anni. Un'età che si può chiaramente raggiungere senza grandi problemi, se si segue la mia ricetta."
Ecco, il fatto è che i batticuori finiscono qui.
Riconosco che è un libro bello, ma al termine della lettura non mi ha lasciato molto.
Nel raccontare qualcosa del libro, rischio facilmente di fare uno spoiler, per cui mettiamola così: prendi "Uno nessuno e centomila" e condisci con qualche racconto piccante sull'altro sesso e sul sesso in generale dal sapore Bukowskiniano ed avrai un'immagine chiara del libro.
Ne ho sentito parlare molto bene, ma in questo caso la mia opinione si discosta dal coro...
4,5 Il lungo monologo di un uomo acuto, malinconico, disincantato, sardonico. Non un uomo buono, decisamente - non nell'accezione comune del termine - nè altruista, e con un senso della giustizia molto soggettivo. Eppure.. Resta nel cuore.