Il successo di questo libro, secondo me, non è lo stile, seppur serrato e concitato, né la trama, seppur avventurosa ed originale, né il linguaggio, seppur così dinamico, quasi cinematografico, no, il successo di questo libro è lui, Cisco Suarez.
«Cisco è più breve e musicale di Francisco, e mi fa pensare all’eroe di un fumetto.
Quale ragazzino non vorrebbe essere un supereroe?
Mi piaceva come suonava, così ho cominciato a riferirmi a me stesso in terza persona.
Abituatevici.»
Raramente ho trovato un protagonista con la capacità di affascinare dalle prime righe il lettore, e non per la sua vita interessante, perché essere un animista e negromante provoca in me più paura che attrazione, ma per la sua facoltà di catapultare l’attenzione su di lui, e basta. Dotato di magia nera, anzi, cresciuto con la smania della magia nera, Cisco è proprio un incantatore di anime, e non perché ammalia la tua mente, al contrario, perché rivolgendosi apertamente al lettore, in modo scarno e diretto, risveglia proprio il tuo spirito ed incatena il tuo sguardo al suo! Non ti lascia scelta: o lo segui o lo segui!
Ed è così che il lettore si ritrova senza sapere come quando e perché in un cassonetto o in un cimitero o nell’alcova di un’altra negromante come lui, a vivere le scene più assurde e temerarie, senza potersi ribellare minimamente agli eventi che prendono il sopravvento, ma affidandosi completamente alla Magia.
«La magia è spirituale.
Non religiosa.
Non degli illuminati. Ma degli spiriti.
Gli spiriti sono energia.
La magia è un complesso intreccio di materie e opinioni.
Qualcosa di completamente diverso a seconda della persona cui lo si domanda.»
Lo dico, non è molto il mio genere, nel senso che mi ha procurato uno stato di ansia continuo e viscerale, per cui ogni tanto dovevo fermarmi e leggere altro per riprendermi da alcune scene, ma davvero credo che dovrò, necessariamente, leggere gli altri libri!
Niente da rimproverare o recriminare alla narrazione che, per tutto il libro, mantiene un ritmo serrato, da rischio infarto perenne, è un susseguirsi di eventi sanguinosi, truci, a volte anche macabri, a cui si alternano anche molti momenti intimi, di Cisco che parla con Cisco e cerca di dare le risposte ai mille dubbi che si affollano nella sua, povera, mente.
Cisco è in grado di far emergere molti stati d’animo diversi, ho condiviso il suo sgomento quando si è reso conto di cosa gli fosse davvero successo al di fuori di quel cassonetto dove si risveglia, e la sua inquietudine quando, in pochissimi giorni, è riuscito a rimettere insieme tutti i tasselli della sua vita e a ricostruire il suo passato, ho sofferto con lui per tutti i suoi momenti, e sono stati davvero molti, in cui si è sentito solo ed abbandonato, in cui sapeva di essere solo e di non poter cambiare la sua situazione.
La scrittura è davvero interessante, molto maschile, se così posso definirla, dura e violenta e vera e realista, senza fronzoli o giri di parola.
La narrazione ha la voce di Cisco, sono i suoi i pensieri che riempiono le pagine, è lui il protagonista indiscusso dell’intero libro, ma questo non toglie niente agli altri personaggi che, seppur minori, riescono comunque a trovare un loro perché ed una loro dimensione.
Iniziando il libro non avevo capito che molte domande non avrebbero trovato risposta e che molte cose, anche personali non avrebbero visto la luce.... beh, un motivo in più per leggere gli altri libri della serie che, in inglese, sono arrivati a quota 6!!