Jump to ratings and reviews
Rate this book

Pane e tempesta

Rate this book
Quali sono le ventisette azioni dell’uomo civile? Lo scoprirete a Montelfo, il paese più magico e fantastico del mondo. In un romanzodi sfrenata comicità. Stefano Benni monta un grande circo di creature il Nonno Stregone, Ispido Manidoro, Trincone Carogna, Sofronia e Rasputin, Archimede detto Archivio, Frida Fon, lo gnomo Kinotto, il beato Inclinato, Simona Bellosguardo, il gargaleone e il cinfalepro, Fen il Fenomeno, Piombino, Raffaele Raffica, Alice,don Pinpon e don Mela, Zito Zeppa, la Jole, Gino Saltasù, il sindaco Velluti, Ottavio Talpa, Bubba Bonazzi, Bum Bum Fattanza, Nestorino e Gandolino, Sibilio Settecanal, Tramutone, la Mannara, Giango,

258 pages, Kindle Edition

First published October 1, 2009

32 people are currently reading
423 people want to read

About the author

Stefano Benni

91 books763 followers
Stefano Benni (Bologna, 1947 – Bologna, 2025) è stato uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo italiano.


Stefano Benni (1947-2025) was an Italian satirical writer, poet and journalist. His books have been translated into around 20 foreign languages and scored notable commercial success. He sold 2,5 million copies of his books in Italy.

He has contributed to Panorama (Italian magazine), Linus (magazine), La Repubblica, il manifesto among others. In 1989 he directed the film Musica per vecchi animali.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
259 (21%)
4 stars
444 (36%)
3 stars
368 (30%)
2 stars
116 (9%)
1 star
26 (2%)
Displaying 1 - 30 of 79 reviews
Profile Image for Franco Vite.
218 reviews17 followers
December 30, 2010
Ogni 10 anni finisco per comprare qualcosa di Benni, che non è uno dei miei autori preferiti, ma ha qualcosa che mi attrae, comunque: l'ironia, uno sguardo mai schematico di quel che lo circonda, la voglia e la capacità di mettersi in discussione. E, in primis, il disgusto per la banalità che lo circonda.

In questo libro, che più che un romanzo è una serie di racconti tenuti insieme da un luogo e da un insieme di personaggi, si ha una lettura non romantica della voglia contemporanea di ritorno alle radici - frutto soprattutto della folle vita del nord Italia. Si ritorna al mitico Bar Sport, con la sua serie di probabilissimi personaggi (vivere in un paesino isolato, se non ci si crede), luogo preso d'assalto dalla "modernità", che come giustamente non dice ma descrive l'autore, significa distruzione, speculazione, abbrutimento.

Si fa qualche bella risata, in questo romanzo, si pensa, ci si gode la scrittura svelta ed arguta di Benni, senza troppo impegno.

Se non con l'ultimo racconto, "Il racconto del pozzo", che a mio avviso vale il prezzo del libro.

In questo ultimo capitoletto, Nonno Stregone, il personaggio cardine del libro, racconta della sua infanzia e del suo ruolo in famiglia da piccolo, quello di andare a prendere l'acqua al pozzo la sera. Un compito importante ed impegnativo, per un bimbo, che l'obbligava ad andare nel bosco al calar del buio, dovendo così affrontare quotidianamente le sue paure. Un esercizio, questo dell'andare a prendere l'acqua al pozzo, che l'ha aiutato e formato per tutta la vita.

"Ora che sono vecchio, posso dire che ogni giorno della mia vita sono tornato a quel pozzo. L'ho fatto quando la notte era limpida e quando c'erano oscurità e tempesta, nella nebbia e tra i fochi fatui, solo o con qualcuno al fianco, pieno di paura o cantando. E col passare degli anni, il pozzo mi è sembrato sempre più lontano e il secchio più pesante. Ma oggi come tanti anni fa, questo era il mio compito e la mia faticosa gioia. Era quello che potevo fare. Era l'acqua preziosa per tutti noi. Nell'acqua ce ho portato molti hanno bevuto, si sono lavati le ferite, si sono specchiati e hanno visto un riflesso di luce. E quando ero disperato, ferito e piegato, qualcuno è andato a prendere l'acqua del pozzo per me.

Capisci Alice? Non perderti mai d'animo, per quanto la notte sia buia e le stelle siano inquiete, vai, anche se sei piccola, col tuo secchio pesante. Il pozzo esiste ancora".
Profile Image for Margherita Dolcevita.
368 reviews38 followers
November 15, 2010
Perchè non scrivo come lui? Questo è stato il primo commento a caldo una volta terminato questo delizioso libro. Benni potrebbe anche scrivere le istruzioni per obliterare i biglietti sull'autobus che riuscirebbe a renderle accattivanti, divertenti e stilisticamente perfette. Perchè Benni scrive da Dio. Il libro è poi una serie di capitoletti più o meno lunghi, devo dire, non tutti azzeccati; tuttavia alcuni sono estremamente divertenti e soprattutto mirati ed efficaci nella critica di una società e di un modo di vivere che ahimè coinvolgono tutti noi. I temi cari a Benni negli ultimi anni sono qui presenti, anche se lo stile ricorda i suoi primi romanzi. E in ogni caso per me Benni resta al momento in Italia quello che sa scrivere meglio di tutti quanti, non c'è proprio niente da fare.



Il nonno si commosse al ricordo e questo si concretò non in lacrime ma in un peto.

Il peto era la prova della sua solitudine. Per anni aveva represso queste necessarie manifestazioni notturne per rispetto alla Jole. A volte si alzava di notte, andava sul terrazzino e modulava. Chi passava poteva pensare che lassù ci fosse un gatto, o un sassofonista insonne. A volte un amico transitava e per solidarietà rispondeva in controcanto.

Poteva accadere però che un sol diesis subdolo e indomabile partisse. Allora la Jole si muoveva un po' nel letto, borbottava qualcosa, o faceva finta di niente.

Il peto del nonno quella mattina si perse nell'aere e nessuno protestò.

Se un diavolo avesse risposto con solforoso contrappunto, sarebbe stato all'inferno.

Se un angelo avesse purificato l'aria con un turibolo d'incenso, sarebbe stato in paradiso.

Se un ragioniere di Varese avesse protestato, sarebbe stato come quella notte nel wagon-lit.

Nulla accadde e così il nonno pensò che era nuovamente e momentaneamente vivo, nel solito mondo.




Pro(t)sit!
Profile Image for Ruggiero.
2 reviews
March 1, 2018
Il desiderio di una lettura dinamica e avvincente è stato soddisfatto da un vecchio chiacchierone, un cronista in grado di arricchire e valorizzare ogni episodio del piccolo paesino! Un fiume di racconti da una realtà che sembra superata, ma anche familiare e mai doma. Infine la ricca fantasia nei nomi, nella caratterizzazione dei personaggi e tanta ironia, completano il piacevole giro turistico in questa piccola piazza animata dall'immancabile bar dello sport: sosta doverosa, per un bel bicchiere di vino, prima della ripartenza!
Profile Image for Carmine R..
630 reviews93 followers
August 22, 2024
I racconti di Nonno Stregone

"Piovi pure, cielo nero, grandina, e tu, vento, soffiaci contro! Noi abbiamo sempre mangiato pane e tempesta. E terremo duro."

Gradevole fiaba dalla morale ecologista che annovera simpatici personaggi all'interno di alcuni racconti più o meno riusciti.
Merita la lettura, chiaramente senza aspettarsi il capolavoro del millennio.
Profile Image for Junio.
2 reviews
June 17, 2015
"Piovi pure, cielo nero, grandina, e tu, vento, soffiaci contro! Noi abbiamo sempre mangiato pane e tempesta. E terremo duro."
Profile Image for Aldo Terna.
73 reviews
February 12, 2023
Un vecchio stregone che racconta storie, un libro, come ogni romanzo di Benni, che racconta un pezzetto di umanità nel suo modo unico e poetico.
Profile Image for Simona~ pagine_e_inchiostro.
659 reviews14 followers
August 3, 2023
Recensione a cura della pagina Instagram pagine_e_inchiostro:
Pane e tempesta é un romanzo fatto di ricordi frammentati che narrano la vita di Nonno Stregone.
Si parla di vecchiaia, delle difficoltà che circondano il periodo senile, ma con l’ironia e lo stile dissacrante che contraddistinguono Benni.
Si torna così al mitico Bar Sport, celebre bar di paese già raccontato in altre opere dell’autore, in cui Nonno Stregone deve arrendersi all’evidenza dello sviluppo tecnologico. Altra peculiarità di Benni é infatti il disgusto per la civiltà, per l’andare avanti (che per lui é un po’ tornare indietro), per tutto ciò che inutilmente contamina la natura, allontanandoci da ciò che é reale.
Per Benni Modernità é sinonimo di Distruzione, Perdita dell’identità, Abbruttimento della natura.

La scrittura dell’autore é sempre arguta: ha il potere di trasformare un’abietta realtà in una fiaba dissacrante. La sua visione é disincantata, ma sempre contaminata dallo stile fiabesco. Anche il linguaggio é unico: Benni usa a pieno le parole, rigirandole, domandole, giocandoci continuamente. Dominata dal sarcasmo, la storia ruota intorno a personaggi indimenticabili e politicamente scorretti. La fervida fantasia di Benni, in movimento tra nomi assurdi ed eventi quotidiani, spinge i lettori a resistere tra le intemperie, tirando avanti a Pane e Tempesta.

Profile Image for Daniele Bassanese.
122 reviews6 followers
September 21, 2025
E per noi ogni giorno è prezioso.
E abbiamo i racconti.
E sappiamo riparare le cose, voi no.
E anche se il vento ci soffia contro, abbiamo sempre mangiato pane e tempesta, e passeremo anche questa.
Profile Image for Luigi.
52 reviews3 followers
February 27, 2024
Avendo deciso di rileggere la quasi totalità della produzione letteraria di Benni, per pulirmi la bocca dopo un ahimè pessimo "Achille Piè Veloce" sono passato al mio romanzo preferito di sempre, Pane e Tempesta. L’obiettivo: capire se Benni fosse stato un abbaglio di gioventù, o se alcuni dei suoi libri non mi vanno più a genio dopo aver superato l'adolescenza.

Per fortuna devo confermare, con alcune precisazioni, che questo libro è, almeno nei caratteri fondamentali, esattamente come lo ricordavo.
Andiamo con ordine.

Non credo che quest'opera possa essere pienamente apprezzata da persone che non hanno vissuto almeno una parte consistente della loro vita in un paesino dove più o meno si conoscono tutti. Aggiungo che, nel mio caso, la situazione è ancora più peculiare: pur avendo vissuto in un paesino del genere, per motivi di forza maggiore non mi è stato permesso conoscere tutti, né ho avuto la fortuna di stringere relazioni di amicizia durature con i miei compaesani.

In un periodo, quindi, in cui anelavo qualcosa che non ho mai posseduto, lessi questo libro, che per l'appunto si riconferma magistrale nella sua rappresentazione di quella marmaglia curiosa e unica che costituisce i frequentatori del Bar Sport di Pane e Tempesta.

In altri termini, quest'opera mi ha generato ricordi nostalgici che non ho mai vissuto, ma che ricordo sempre con estremo piacere, dei palliativi dell'ippocampo che mi fanno sempre sentire in quella casa che non mai veramente sentito come mia.

Solo per questo, l'opera di base merita il massimo dei voti. Non è oggettivamente perfetta, ma le sensazioni che mi genera sì, e bona l'è.

Visto il rispetto enorme che ho nei confronti di Benni, ho deciso di analizzarla (circa) capitolo per capitolo, tralasciando quelli brevi e inutili. Conscio del fatto che la somma delle singole parti non equivale al tutto, ci tengo a dare una panoramica generale dell'opera.
Ma prima, un po' di introduzione.

STORIA&PERSONAGGI

La storia, tragicomica, parla di un paesino, Montelfo, costruito su una montagna. Il corrotto imprenditore della zona, Settecanal, sta distruggendo il bosco e costruendo un enorme centro commerciale polivalente, con l'obiettivo di attrarre turisti e ricchezza, e con la connivenza del sindaco, presumibilmente corrotto a sua volta.

Il romanzo è basato come un insieme di racconti a trama verticale, che si innestano su una trama orizzontale abbastanza sbrigativa: Settecanal avrà la meglio, il Bar Sport verrà inglobato, e Montelfo insieme al suo bosco verranno irrimediabilmente cambiati in negativo.

I personaggi sono i più variegati, e qui secondo me Benni riesce a dar vita a quello che gli altri libri (Bar Sport, Bar Sport 2000, Il Bar Sotto Il Mare) non sono riusciti (o non puntavano) a fare: un cast corale, dolcissimo, stereotipato al punto giusto, e con una coerenza narrativa (e quindi umoristica) semplicemente sensazionale.

Ogni personaggio ha un nome che richiama la qualità distintiva che lo caratterizza, e nelle sue battute gioca sempre su ciò. Vitale il Becchino, con le sue cupe battute che richiamano la morte, Culobia la sarta fortunata, che vince gratta e vinci a manetta, Basettina il Barbiere, effemminato ed omosessuale anche nelle sue esternazioni pubbliche...

Insomma, proprio quel gruppo di persone strambe e uniche che si può trovare in un paesino di poche anime nel mezzo del nulla.

Inutile dire che tutto questo non funzionerebbe minimamente se Benni non fosse un maestro della Parola, e con le sue figure retoriche vivissime, i neologismi, l'inventiva e la chiarezza espositiva (e a differenza di Achille, quasi mai pretestuosa), riesce a bilanciare perfettamente il tipo di umorismo vecchio stile, oserei dire da boomer, con quello un po' più vivace e contemporaneo che fa effettivamente sorridere o ridere.
Un bilanciamento tale è estremamente difficile, perché scadere nell'imbarazzo di seconda mano è facilissimo, eppure Benni ci riesce nella stragrande maggioranza dei casi, magistralmente.

Il problema è proprio che quando si parla di opere così ben scritte, è anche difficile per me trovare parole di stima adeguate. Il testo in questo caso parla da sé. Quindi, preferisco concentrarmi sui difetti che comunque macchiano l'opera, analizzando capitolo per capitolo, parte per parte.

PARTE 1

Il risveglio del Nonno Stregone (very good)- Il Nonno Stregone va al bar (good) - Piombino, Alice e altra gioventù (good)

Capitoli introduttivi, accorpati, semplicemente perfetti.

Si introduce il Nonno Stregone, il protagonista e raccontaballe della storia, con un mix di umorismo, interrogazioni esistenziali filosofeggianti (non in negativo), e tragicità. Si alternano i ricordi per la defunta moglie e la sua caratteristica peperonata alla commozione che causa non lacrime ma peti lacrimogeni.

Successivamente si parla del Bar Sport, che più che un luogo è un vero e proprio personaggio facente parte del cast, ed alcuni bambini, tra cui Alice, Piombino e Giango, oltre all'oste Trincone.

Sembra che Benni ci accompagni insieme al Bar, donandoci una sensazione di familiarità e calore umano.
Qua iniziano anche a comparire i primi temi ambientalisti, comunque funzionali alla trama e credibili all'interno dell'universo narrativo, ma che risulteranno via via sempre più problematici. Ma tempo al tempo.

La Prima battaglia del Bar Sport (!!)

A conti fatti il mio capitolo preferito (magari il secondo) dell'opera. Benni introduce il primo racconto, il dilemma, la potenziale morte del Bar Sport come lo si conosceva, che succede alla morte del famoso oste Tramutone Secondo. Già qui l'abilità linguistica emerge, con nomi memorabili e insuperabili.

Si descrive la sua assurda e tragica morte, che risulta avvincente proprio grazie alla capacità descrittiva di Benni.
Si passa poi alla lotta tra il nuovo proprietario che vuole rivoluzionare il Bar, e gli habitué che vogliono mantenere tutto come prima. Tra partite a tressette virtuale, sabotaggi, malefici della Mannara... la battaglia si conclude con la vittoria.

Qua si ravvedono, di nuovo, idee di matrice anti-capitalista, ma tutto sommato di piccola caratura e comprensibili. Nulla da dire, Benni è un genio.

La Cabina Fantasma (good) - Ispido Manidoro (good)

Un tuffo nel passato, una cabina telefonica che ha un ultimo compito da svolgere (col contributo forse un tantino esagerato degli gnomi del bosco...) e la comparsa di Ispido Manidoro, riparatore tuttofare. Amarcord narrativo, risate ed ilarità. Si tenta di sabotare le ruspe che stanno sventrando il bosco per creare una strada diretta al paese.

Che fare? Il raduno dei cervelli (!)

Altro capitolo abbacinante nella sua bellezza, tutti i personaggi principali vengono introdotti e degustati, con dialoghi di gruppo esemplari (da prendere appunti su come gestire così tanti personaggi dando loro lo spazio di una manciata di righe). Di nuovo, ben poco da dire: Benni ti fa entrare in testa gente che non vedrai citata per altre 200 pagine, con una manciata di battute.

Il cane più intelligente del mondo (very good)

La storia di Fen il Fenomeno, grande racconto divertente e a tratti commovente, che pesca direttamente dall'immaginario collettivo di paese: il cane randagio amato da tutti, brutto, sbilenco ma intelligente e speciale, il tutto reinterpretato alla luce delle iperboli benniane.

Arriva Rex (good) - Ciccio e il Grande Omar (very good)

le ruspe danneggiate? Si scopre che uno degli operai era un abitante di Montelfo, Ciccio il Misero. Un nome un programma. Di nuovo, pescando dal folklore di paese, si passa dalla collezione quasi spasmodica di figurine panini, alle carte rare introvabili, le amicizie basate sulle apparenze e le presunte ricchezze che a quell'età risultano inestimabili... il tutto racchiuso in una storia commovente di un povero ragazzo che non poteva permettersi più di qualche pisello per giocare a biglie con gli amici.

---

Prima parte fenomenale, al netto dell'apparizione dell'ideologia sottostante, finora contenuta e anche condivisibile, che verte sui temi dell'ambientalismo, dell'anti-capitalismo e dell'anti-progresso (già meno condivisibile). Per fortuna è tutto contestualizzato e sopportabile, al netto del fatto che il proprietario stronzo del Bar Sport, le modifiche che voleva fare non erano poi tanto assurde o ingiustificate, anzi...
Ma di nuovo, Benni riesce a far mandare giù il rospo, rendendo impossibile non giustificare un comportamento reazionario per le sorti del Bar.

PARTE 2

Ciccio Big Italian Boy (good) - Il Sermone di Velluti (bad)

Si riprende con l’accettazione di Ciccio da parte del gruppo, che ha distrutto il monumento ad Inclinato per rallentare i lavori (un po’ strano non venga arrestato subito, errorino…). Di nuovo, a tratti commovente, con i bambini che fanno una raccolta di album contemporanei da offrirgli in dono.

Purtroppo qua iniziano le beghe ideologiche. Di per sé il discorso è scritto molto bene, e con battute genuinamente divertenti (lo stupido del paese che dice di non esserlo così tanto da credere al monologo del sindaco, quest’ultimo che fa il ventriloquo per generare assenso da parte di finti animali), con delle battute anche azzeccate e sensate, con le critiche al trasformismo ed il cerchiobottismo politico, tipico di una certa corrente moderata che viene spesso sfottuta dagli estremi dell’agone politico.

Il problema è che… per quanto Benni cerchi di dipingere Settecanal come un uomo malvagio ed il sindaco come un viscido corrotto, non basta. Cioè, si, all’interno della storia ha decisamente ragione, ma le idee di rinnovamento, la costruzione di un centro polivalente, che ovviamente non possono passare (e non passerebbero mai) per la distruzione di un bosco, sono giuste.

È questo il motivo per cui, al netto della bravura di Benni, non posso approvare un capitolo del genere. Perché ho già letto troppe storie sui NOTAV, NOTAP, ecc. E sarebbe ingenuo e stupido da parte mia non riconoscere che questo specifico tipo di narrazione rafforza, nelle menti dei lettori specialmente inesperti (come lo ero io all’epoca) una mentalità NIMBY molto pericolosa per il Paese, in cui è già preponderante.

Apprezzabile comunque le bacchettate sia a destra sia a sinistra all’interno del capitolo, puntando sulla parodia del politico democristiano di un “centrismo illuminato”. In realtà il capitolo, in sé, è molto divertente e ben scritto come ci si aspetterebbe da Benni, ma non posso più perdonare certi tipi di pensieri.

Storia di Inclinato e del suo monumento (!)

Un altro punto altissimo dell’opera, con un finale che alterna momenti comici a struggenti. Benni sa centellinare le parole riuscendo ad esprimere con pochissime parole “A Inclinato - Grazie. E bona l’è” tutto ciò che altri blasonati scrittori avrebbero vomitato in fiumi e fiumi di inchiostro. La partita a ping pong col diavolo è anche uno dei momenti più divertenti, con i vari santi introdotti, l’aiuto faustiano di Lucifero, il sacrificio per salvare il parroco adottivo (qua la presenza nazifascista è ben giustificata, non come in Achille Piè Veloce), la critica sociale ai politici che vogliono riconvertire ed intascarsi il merito di ogni pensatore o personaggio famoso del passato. É così che si introduce la propria ideologia nel racconto.

Storia e metamorfosi del bar (ok)

Non c’è molto da dire, intermezzo abbastanza blando, ma descrittivo e destinato all’approfondimento del Bar Sport in quanto tale. Niente di eclatante, un capitolo non per forza poco ispirato, ma quantomeno un po’ troppo breve. Avrebbe giovato di una manciata di pagine in più.

Storia di Grandocca (!)

Altro grande racconto, si unisce la critica sociale all’avanzare del progresso tecnologico. Di nuovo, Benni sa come farci empatizzare con un personaggio introdotto manco una pagina fa. Sebbene non sia per forza d’accordo con il messaggio di fondo (alla fine il baratto non può sostituire il denaro, per fortuna, e se hanno comprato il bosco è normale non accettare zingari sul proprio territorio), la storia di Grandocca finisce per toccare nel profondo. L’ingenuità di un energumeno ignorante che non conosce il mondo, e che tramite una radio finisce per innamorarsene… al punto da suicidarsi al costo di farle mangiare un pochino di elettricità.

Ulteriore conferma, come se servisse, di quanto è bravo Benni a introdurre una storia, andare dritto al punto, e farti sentire un affetto vivo e pieno per un personaggio a dir poco secondario.

Tore scopre il web (bad)

Storia abbastanza terribile. Non è divertente, non funziona, inizialmente promette bene quando le capre si mettono d’accordo per aiutare il padrone, ma le lunghe lettere risultano pesanti e per nulla divertenti. Il finale, prevedibile e banale, non attacca e non fa ridere. Peccato, gli animali parlanti della fattoria avrebbero rappresentato un punto di riscatto ben più divertente di Tinder…

La dolce insidia (meh)

Di nuovo critica spiattellata a Berlusconi (chiaramente citato con le espressioni abilmente utilizzate), che viene demonizzato. Da un lato, fa avanzare la storia, dall’altro, Benni prende un concetto un po’ banalotto come l’estirpazione dell’anima per diventare migliori, e lo esprime in un modo tutto suo che lo rende quantomeno piacevole da rileggere per l’ennesima volta.

Berlusconi se lo merita, e nel 2009, anno di pubblicazione, aveva e avrebbe fatto una caterva di danni, ma mi è sembrato comunque un po’ esagerato. D’altro canto, la sinistra non ha mai veramente saputo staccarsi dall’anti-berlusconismo come cavallo di battaglia, quindi…

Continua la propaganda anti-progresso, per cui accettare un miglioramento delle condizioni economiche tramite investimenti sul territorio risulta una scelta scellerata.

Crimini e galline (good)

La versione Pane e Tempesta dei delitti di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio, in poche parole. Molto carino e divertente, critica sociale adatta, forse un po’ stucchevole, colpo finale prevedibile ma affrontato bene (la nuova storia ancora più assurda che soppianta quella delle galline fa veramente ridere). Ci sta

La nuvola (good) - Sofronia contro Rasputin (good)

Ne La Nuvola, Benni inizia a gettare le basi per la svolta drammatica finale (in realtà i prodromi si possono vedere sin da “La dolce insidia” con la pulce gettata nell’orecchio dell’oste Trincone). Risulto pedante, ma di nuovo, complimenti a Benni nella descrizione ambientale e umorale. Il deterioramento, le contraddizioni nelle azioni delle persone (Culobia perde il gratta e vinci, suo marito Curnacia il Menagramo vince). Una nuvola fantozziana che fa presagire dei bei tempi che furono.

Il racconto più lungo del libro, quello di Sofronia e Rasputin, è estremamente carino, anche se le lunghe ricette mi sono risultate un po’ pesanti da leggere. Al netto del fatto che io disprezzo leggere ricette di cucina, devo dire che Benni ha fatto proprio un bel lavoro linguistico.

La fine del racconto, poi, è serafica. La cosa che noto in quasi ogni singolo capitolo è che Benni riesce in modo innaturale a trovare la combinazione di parole giusta per dare l’effetto teatrale da battuta finale, senza scadere mai nell’auto-compiacimento o la stucchevolezza.

———

Una seconda parte in cui si entra nel vivo della storia orizzontale, cupa e secondo me troppo influenzata dall’ideologia di fondo che non condivido per niente. Il racconto di Tore è il punto più basso del libro, così come le critiche nemmeno velate a Berlusconi (che si concentrano nella affermazione che i destrorsi sono fondamentalmente inumani, in quanto privi d’anima).

PARTE 3

Il trisogno e la lettera fatale (good) - il racconto dello gnomo (bad)

Si parte con un’altra avvisaglia sul futuro del paese, ed un breve racconto sugli gnomi. Quest’ultimo è ulteriormente inquinato dall’ideologia ecologico-socialista, e quindi non merita particolare considerazione. C’è una critica abbastanza banale all’ecologia umana, che risulta invecchiata male. Mette in testa alle persone idee sbagliate.

Trincone l'Amoroso (bad)

Il secondo (e ultimo) racconto brutto del libro. Non c’è molto da dire, risulta esageratamente lungo, la battuta finale che dovrebbe giustificarlo è banale, e la storia non risulta quindi né tragica né comica. Peccato.

La gita al mare (very good) - Il tradimento (ok) - Addio, Bar Sport (good)

Finalmente si ritorna in alto con la gita al mare, la plotline di Archivio viene conclusa insieme a quella tra Piombino e Alice, in un momento agrodolce che alterna cazzeggiamenti, risate, gioie e tristezza per l’avvenire. Come sempre targato dal proverbiale linguaggio di Benni.

Il tradimento è paradossale, perché è un buon sviluppo per la trama, ma fa esprimere ad uno dei cattivi, Clemente il Serpente, una affermazione fondamentalmente vera “non sapete nulla delle leggi del mercato”, riferendosi al motivo per cui Trincone ha accettato di vendere il bar. Impossibile dargli torto…

Addio Bar Sport è una breve aggiunta conclusiva al precedente capitolo, al punto da risultare quantomeno strana la divisione.

La Grande Carestia (good)

Una bella storia su un futuro possibile, sulla possibilità di riscatto e la rivincita contro le avversità, meteorologiche e non. Storco un po’ il naso all’idea che tutto si possa risolvere con la buona volontà, le tradizioni, e rifiutando il progresso tecnologico (cosa abbastanza implicita nel racconto), ma apprezzo che sia un futuro possibile, non reale.

Il racconto del pozzo (!) - Il canto del bosco (!!)

Si arriva alla conclusione definitiva, con due capitoli semplicemente sensazionali. In un certo senso, mi dispiace constatare che Benni si schieri dal lato diametralmente opposto al mio, secondo me sbagliando, perché oltre ad una accorata storia sulla morte del vecchio, commovente e perfetta fin nei minimi dettagli, aggiunge una verità importantissima: l’importanza a lottare per la libertà, e difenderla da tutto e tutti, anche quando la carrucola risulterà dura e l’acqua del pozzo scarseggerà.

Viene declinata in termini socialisti, risultando quindi in ultima istanza un non-senso, però tutto ciò che dice è vero e sentito, almeno dal sottoscritto.

———
In definitiva, com’è Pane e Tempesta? Al netto dell’impalcatura ideologica che, come non nascondo, rigetto pienamente, è impossibile non affezionarsi ai personaggi, a non struggersi per la loro fine, e non supportare le loro cause, anche se non necessariamente giuste.

Il romanzo è editato bene, risultando semplice da leggere, ma qualche fusione in più per i capitoli più brevi avrebbe giovato. Allo stesso modo, risulta un tocco troppo breve. 30 di pagine, espandendo magari la fine del Bar Sport, sarebbero state a mio avviso adeguate. Ma visto che Benni si sarebbe concentrato sulle conseguenze del capitalismo... Meglio così.

10/10
Profile Image for Annie .
196 reviews42 followers
March 1, 2015
Quali sono le ventisette azioni dell'uomo civile?Lo scoprirete leggendo questo nuovo libro di Benni, ambientato a Montelfo, sulle colline bolognesi.Una girandola di trovate comiche e paradossali, un elenco di personaggi bizzarri, al limite dell'inverosimile, che si riuniscono nel mitico bar Sport per parlare, incontrarsi e stare insieme,ricordando con malinconia i tempi andati.Un'opera matura, questa di Benni, che ci narra le vicende del famoso bar con una scrittura e un tono diverso,contrapponendo la memoria passata al "nuovo che avanza" e che inevitabilmente rischia di spazzare il bar, unico ritrovo degli abitanti del paese.Ma i compaesani supereranno anche questa prova : in fin dei conti sono abituati a mangiare "pane e tempesta".Esilaranti : la ricetta delle rane zoppe, il racconto" Tore scopre il web" e la storia di Trincone l'amoroso e indimenticabili alcuni personaggi quali :Archimede detto archivio,Don Pimpon, la Mannara, il beato Inclinato, il cane Merlot- meteorologo-.Comicità e riflessione sui tempi che cambiano vanno a braccetto, lasciando comunque un messaggio di speranza e voglia di non arrendersi al progresso e al consumismo,i veri mali del nostro tempo.
Profile Image for La Stamberga dei Lettori.
1,620 reviews145 followers
Read
May 2, 2011
Il mio primo libro di Stefano Benni l'ho letto in meno di due giorni. Non è lunghissimo, poco meno di duecentocinquanta pagine, e mi ha lasciato soddisfatto.

Per chi è cresciuto in un piccolo paese dove i bar hanno clienti fissi e con soprannome e patronimico, dove chi arriva anche da una contrada vicina viene seguito con lo sguardo come un alieno finchè non sparisce all'orizzonte, dove spesso c'è una passeggiata con belvedere su paesaggi non urbanizzati, leggere "Pane e tempesta" dà un brivido di nostalgia profonda: sembra di essere lì, in certe giornate d'estate, deserte, dove l'unico movimento d'aria è causato dalle carte della briscola o del tressette col morto. Montelfo potrebbe essere un qualunque villaggio collinare dell'Italia centro-meridionale.



Continua su

http://ghettodeilettori.blogspot.com/...
Profile Image for Svalbard.
1,140 reviews66 followers
November 26, 2020
Benni: a volte si, a volte no

Stavolta, con questo libro, no. Si tratta infatti dell'ennesima vicenda tra il fantasioso e il fantastico ambientata nel solito paesino di montagna dell'Italia centrale. La storia, praticamente ai limiti dell'inconsistenza, non è che un pretesto per inanellare la solita serie di personaggi tipici e originali, per mettere insieme un po' di racconti, alcuni più riusciti e altri meno, per esporre le proprie tesi. Peccato, peccato davvero che le tesi in questione siano assolutamente giuste: diffidare della prostituzione dei luoghi e delle persone a fini turistici e commerciali; nessun revisionismo sulla Resistenza e alla larga dai tentativi di pacificazione sociale; tenersi lontani dalla sinistra che adotta discorsi ed argomenti sempre più simili a quelli della destra.
Profile Image for Alberto Schiariti.
95 reviews15 followers
March 22, 2011
Benni è Benni. Nel bene e nel bene. Non mi riesco mai a stancare delle sue storie, dei suoi racconti, dei passaggi un po' rudi, di quelli romantici e dei suoi personaggi. Pane e Tempesta, nonostante abbia una trama che si dipana in maniera classica, è innegabilmente una raccolta di racconti narrati con il pretesto di far andare avanti la storia. E son proprio questi racconti che diventano perle a coronare comunque un bel collo. Niente di terribilmente originale, ma lo stile di Benni si sente ancora fortemente. In particolar modo mi è piaciuta la storia della radio, con finale commovente.

Impossibile non notare le frecciatine e i riferimenti neanche troppo celati alla politica attuale con nomi e cognomi facilmente evincibili dalla narrazione.
Profile Image for Gualtiero Dragotti.
119 reviews
May 9, 2020
Dopo le prime trenta pagine pensavo di aver ripreso in mano Saltatempo; poco dopo ero convinto di avre a che fare con una riedizione aggiornata d Bar Sport. Nonostante questo, alcuni periodi e alcuni personaggi meritano comunque la lettura. Benni è sempre Benni. Appunto, però.
Profile Image for Luisa.
283 reviews11 followers
November 14, 2012
Non avrei mai pensavo di poter ridere così tanto da avere le lacrime agli occhi leggendo un libro!! La parte dello scambio di mail Tra Cornodoro e Ginevra è la più bella!
Profile Image for Roberto.
Author 14 books4 followers
February 8, 2020
«E anche se il vento ci soffia contro, abbiamo sempre mangiato pane e tempesta, e passeremo anche questa». A me basta questa frase per salvare un libro altrimenti al di sotto delle mie aspettative, né carne né pesce, con vari momenti divertenti e profondi, ma con più passaggi che confondono e non mi è chiaro a cosa vogliano puntare. Benni dà tanti spunti, anche se pochi si sviluppano, tracciando una linea a zigzag, senza meta, sicuramente prevista dall'autore, ma che mi ha lasciato perplesso. Comunque, la frase di pag. 238 - insieme a qualche altra geniale - dà a questa serie di sogni giustapposti il fascino tipico delle altre opere dell'autore.
Profile Image for Paolo Beffa.
39 reviews1 follower
February 17, 2022
2 perchè qualche bel racconto c'è (i due cuochi, i delitti, quello di internet...)

però c'è la trama/cornice che se non c'era era anche meglio
però ci son personaggi che sono la copia carbone di quelli dei libri di anni fa
però ci son racconti che sono la copia carbone di quelli di bar sport
però la critica al falso progresso si fa di libro in libro sempre più vicina alla critica al progresso tourt-court, e che siamo? in un libro di massimo fini che rimpiangiamo quando tutti eravamo poveri ma a contatto con la natura?
però, vanno bene i nomi/soprannomi/spiega-nomi, ma fino a un certo punto

etc etc
Profile Image for Marica.
36 reviews6 followers
February 25, 2018
Benni si legge sempre con piacere, anche quando si tratta di un romanzo poco ispirato come Pane e Tempesta. A salvare la trama quasi inesistente, costruita come un mero succedersi di racconti, è in questo caso l'incredibile fantasia dell'autore: un vero maestro nel tratteggiare personaggi tanto stravaganti quanto interessanti. A tratti l'ho trovato un po' volgare.
Il voto oscilla tra le due e le tre stelline.
Profile Image for Simona F. 'Free Palestine, Stop Genocide'.
617 reviews61 followers
January 11, 2020
Ne è passato di tempo per i vecchietti del Bar Sport ma loro sono forti, sono vissuti a "pane e tempesta", non si lasciano sopraffare dagli eventi e dal progresso. E non perdono mai la speranza. E' questo ciò che insegnano ai loro ragazzi, soprattutto Alice e Piombino: finché resteranno uniti, casa sarà dove saranno loro. Una favola spiritosa e ironica, un po' cinica e un po' impertinente. In qualche caso un po' troppo esagerata.
Profile Image for Chris.
306 reviews1 follower
January 1, 2021
Una serie di personaggi tanto improbabili quanto profondamente radicati nella loro umanità; una serie di episodi fin troppo attuali, eppure farciti di elementi fantastici e fiabeschi che nulla tolgono in termini di validità e solidità ai concetti espressi una pagina dopo l'altra. Un utilizzo della lingua tanto creativo quanto funzionale, spassoso e che non suona come un mero esercizio di manierismo. Da legger per ridere, e per fare qualche piccola riflessione.
Profile Image for Alessia Marini.
5 reviews
March 6, 2023
Benni è una delle poche certezza della mia vita: quando ho bisogno di tenerezze grottesche ed atmosfere vintage, vado a rifugiarmi nei suoi libri. "Pane e tempesta" conferma il mio giudizio. È un libro leggero, divertente, grottesco, ma anche triste e profondo. Consigliato a chi vuole perdersi nella fauna, reale e fantastica, di Montelfo, nei suoi abitanti e nelle mille storie epiche tipiche del piccolo paese!
Profile Image for Marco Segato.
21 reviews2 followers
April 18, 2020
C'è che io i libri di Benni li comprerei anche solo per scoprire i nomi di tutti i personaggi che ogni volta si inventa. Poi leggo queste storie magnifiche e trovo modo di ragionare su come stiamo consapevolmente uccidendo il mondo. Speriamo nei bambini, e in chi ha la grande capacità di avere un cuore come quello che hanno loro.
Profile Image for Mara Corbs.
38 reviews1 follower
September 1, 2021
Questo libro ha confermato la mia iniziale opinione su Benni: niente di entusiasmante e significativo, linguaggio adatto ad adolescenti.

"Il primo cibo umano fu quasi sicuramente una profumata radice o una tenera fogliolina, il frutto di un albero e il pianto di un'oliva. [...] Tutti sono capaci di confezionare cibo commettendo delitti e impilando cadaveri e grossolani sapori".
Profile Image for Camilla Spagnolo.
58 reviews2 followers
January 24, 2022
Boh. I soliti personaggi strani, la solita guerra contro la civiltà che avanza, lo stesso modo di scrivere...strappa qualche risata ma ho fatto fatica a finirlo...decisamente l'ultimo Benni che valeva la pena di leggere è stato "Saltatempo", almeno per me.

Meno male che non l'ho comprato.
Profile Image for Celeno.
55 reviews1 follower
January 24, 2022
E' dal lontano 2005 che Benni non pubblicava un romanzo. Fremevo all'idea di leggerlo e devo dire che, nonostante non gli abbia attribuito il massimo delle stelline, non ha deluso le mie aspettative. Brillante, sarcastico, vivace, con quel velo di malinconia miscelato ad un fantastico senso critico. In poche parole Stefano Benni.
36 reviews1 follower
July 17, 2020
E' il primo libro che leggo di Benni, ma direi che non è nelle mie corde! A tratti divertente, talvolta volgare, spesso sconclusionato. E soprattutto incompleto. Alcune parti del libro sembra che restino lì incompiute, a tal punto che ogni tanto ci si chiede "Ma ho saltato qualche pagina?".
Profile Image for gior_gia.
295 reviews8 followers
October 27, 2020
il solito Benni.
Era da un po' che non leggevo un suo libro ed ho piacevolmente ritrovato i suoi meravigliosi personaggi ed il suo unico modo di scrivere che è sempre un piacere!! Ironico e pungente, a volte un po' sconclusionato, ma si sa.... Benni o si ama o si odia, ed io lo amo :)
Profile Image for Jacq.
559 reviews1 follower
February 21, 2021
Ok, non sarà il miglior romanzo di Benni, ma per me è stata una lettura piacevole. Avevo appena letto LA GRAMMATICA DI DIO che mi aveva deluso e temevo un altro libro interlocutorio e invece mi sono dovuto ricredere. Bravo Stefano!
Displaying 1 - 30 of 79 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.