Era un pezzo che desideravo recuperare e leggere questo testo, per diversi motivi legati al mio interesse sia per Martin Mystère sia per l'antropologia, e ancora per lo studio degli enigmi non ancora chiariti della storia umana (e non solo).
Griaule e la sua eqipe per decenni hanno lavorato con le culture dell'impero francese in Africa occidentale per scopi scientifici. Questo volume raccoglie, in forma di narrazione per lo più giornalistica e non prettamente etnografica, l'intervista, per oltre un mese, di questo Ogotemelli, un cieco anziano ex cacciatore. Uno che in gioventù aveva certamente viaggiato parecchio, e che era depositario delle credenze del suo popolo, o almeno della sua famiglia.
Decisamente interessante e realistica la descrizione di come e dove avvengono i colloqui, un'aia sporca e polverosa fuori dell'abitazione dell'anziano, tra galli, pecore, bambini e donne che spiano e origliano. Ma le rivelazioni sono di tipo mitico, fantastico (nel senso di opposto al reale) e questo crea un contrasto che, letterariamente parlando, funziona ottimamente.
Molte delle risposte alle domande di Griaule sono virgolettate, e immagino che questo indichi che sono prese dagli appunti dello scienziato come parole originali di Ogotemelli. Altre sono riassunti, non virgolettati.
Tutta la parte sulla gemellarità, l'ossessione dell'idea che tutti abbiamo un anima maschile e una femminile, e che l'anima principale sia quella del sesso mostrato, e che l'altra vada escissa dal corpo (mutilazioni genitali) è impressionante per come pervade tutta la parte cosmogonica mitica del racconto.
Anche tutta la parte sulle anime dei morti, su come venga considerata la morte e sulla pragmaticità dei riti è di grande interesse. Come lo è l'idea, comune a altre culture, che il diritto all'ubriachezza è solo per gli anziani, per chi ha lavorato tutta la vita ed ora ne è alla fine, mentre gli altri devono o astenersi o essere estremamente moderati.
Mi ha colpito l'ultimo capitolo prima della chiusura, con l'annuncio della avvenuta morte di Ogotemelli. In questo capitolo, tutto scritto di suo pugno senza virgolette o altro, Griaule espone una sua considerazione (quasi una ipotesi) sui parallelismi tra lo zodiaco occidentale e la visione che delle costellazioni avevano i Dogon, o almeno l'anziano Ogotemelli, e sul significato simbolico e i richiami alla mitologia.
Comunque, in questo testo nulla si dice di Sirio. In effetti saranno articoli successivi quelli che ne parleranno.
Certamente il libro meritava una lettura, e le 3 stelle sono un giudizio non su quanto Griaule ha raccolto come testimonianza, bensì sul suo modo di raccontare al grande pubblico. Non so quanto la traduzione possa avere peggiorato (o migliorato) l'originale, perché certamente alcuni passaggi non sono chiari, ma se questo dipenda dall'originale di Griaule, o da alcune carenze tecnico-linguistiche del linguaggio etnologico non lo so.