In questo libro, il cui titolo prende spunto dal mitico testo di Gene Youngblood, Expanded Cinema, l'autore sostiene che è avvenuta una profonda destabilizzazione del sistema artistico, da lui definita come la svolta «fringe» dell'arte contemporanea. Molte barriere tradizionali sono crollate; si è aperto un orizzonte enormemente più vasto all'interno del quale è difficile orientarsi. Esso comporta molti pericoli, ma offre al contempo nuove opportunità per chi voglia avventurarsi su questo terreno, a condizione di saper trasformare le molte informazioni disordinate e frammentarie di cui disponiamo in un discorso coerente che costituisca una nuova conoscenza estetica in grado di indirizzare un'attività artistica avvincente. La singola produzione artistica non basta più a se stessa, ma richiede per la sua comprensione un corredo di dati che sollecitino la massima attenzione e le conferiscano legittimità e autorevolezza: Perniola introduce perciò il neologismo di «artistizzazione» e si sofferma sulle operazioni che la rendono possibile.
Una lettura un po' apocalittica della deriva "fringe" dell'arte contemporanea, che interpreta la progressiva dissoluzione e al contempo espansione dei confini statutari e tipologici dell'opera d'arte come perdita della possibilità stessa di produrre o riconoscere opere d'arte. Perniola, traendo esempi dalle Biennali d'Arte di Venezia 2013 e 2015, esprime dubbi sulla persistenza dell'artista in una società in cui chiunque può assurgere a quello status; sulla significatività di opere smaterializzate o, quando dotate di consistenza materiale, difficilmente restaurabili; sulla credibilità di un sistema che tutto fagocita e lascia volentieri ad ogni soggetto di vestire a piacimento quel consolatorio e innocuo ruolo di outsider che lo status di artista garantisce.