In the 4th century BC, in a village in Syria, a woman, dressed in rags and covered in blisters and sores, is seen approaching on the road coming from the north. Suspicious of her, the villagers shout and throw rocks at her. She is struck and falls. She seems dead...Her story encompasses one of the great collective acts of heroism of the ancient world. She was the mistress of Xenophon, a general in the vast army of ten thousand Greek mercenaries from virtually every Greek city state that was employed by Cyrus the Younger, in his quest to seize the throne of Persia from his brother, Artaxerxes II. Manfredi, one of the world's experts, has created a rip-roaring adventure seen from the perspective of the women who accompanied the soldiers on their long journey. This is a new and intense account of the most celebrated march in man's history, by the acclaimed author of the "Alexander" trilogy.
Valerio Massimo Manfredi is an Italian historian, writer, archaeologist and journalist. He was born in Piumazzo di Castelfranco Emilia, province of Modena and is married to Christine Fedderson Manfredi, who translates his published works from Italian to English. They have two children and live in a small town near Bologna. Valerio Massimo Manfredi defines himself as an "Ancient World Topographer". Since 1978 he spends his time teaching in several European universities, digging ruins in the Mediterranean and in the Middle East, and writing novels. The Professor of Classical Archaeology in the "Luigi Bocconi" University of Milan and a familiar face on European television, he has led scientific expeditions, excavations and explorations in Italy and overseas. In addition to this, he has published a number of scientific articles and essays as well as thirteen novels, including the Alexander trilogy and The Last Legion. Alexander was published in thirty-six languages in fifty-five countries and The Last Legion was sold for a major film production in the USA. The Last Legion film was released in 2007.
Inspirada por la “Anábasis” de Jenofonte. La peripecia de “Los diez mil” del ejército griego, que se puso a las órdenes de Ciro para derrotar a su hermano Artajerjes II, y arrebatarle el trono imperial. Hablamos del siglo V a.C. No pudo ser, porque, aunque los griegos cumplieron su parte, Ciro salió derrotado de aquella batalla, y estos se quedaron con el culo al aire. Ahora, derrotados y humillados, tenían que regresar a casa, en medio de un territorio persa hostil y gigantesco.
Manfredi pone de protagonista a Abira, una bárbara que abandona su aldea para unirse a Jenofonte. Creo que este personaje es un gran fallo de elección del escritor, pues no parece verosímil todo lo que acontece con ella, sobre todo, esa clarividencia que hará sombra a las mentes más preclaras de entre los griegos, muy curtidos en estas tesituras. Si exceptuamos a este personaje, que ya es pena, nos quedará una aventura bastante digna: la del ejército griego al mando del mencionado Jenofonte, rodeado por los persas y sufriendo mil y una penalidades. Una odisea de casi dos años en busca de un mar (Thalassa! Thalassa!), que los saque de ese infierno.
Para los que, como yo, no habiendo leído la obra original (“Anábasis” o “Marcha tierra adentro”, de Jenofonte) queráis saber algo más de esta inconmensurable epopeya, creo que es lícito recomendar esta lectura, a pesar de sus limitaciones. Manfredi, que además de escritor es arqueólogo e historiador, es un buen referente a la hora de dejarse guiar. Para los que busquen la fuente original, Alianza Editorial tiene una edición de bolsillo bastante decente. Y recordad que esta obra (¡la original, no la de Manfredi!) inspiró al gran Alejandro Magno para sus posteriores conquistas, y todo sin que Jenofonte pudiera reclamar royalties.
Entretenidísima historia de un ejército de mercenarios griegos en retirada hacia Grecia que contrata Ciro el Joven (persa él) para luchar contra su hermano Artajerjes. Gozada.
Del rigor histórico, como en todo Manfredi, ejem, eso, que lo dejamos aparte aunque esta historia sí ha pasado a la Historia como la "retirada de los Diez Mil".
If anybody, Manfredi can launch his own series of 'History lessons made fun to read'! It takes a lot of research and imagination to rewrite a piece of written history from the viewpoint of a new character. And we have an unlikely narrator - a woman who follows her lover who is part of the Ten Thousand(only Greek, the rest add up to a lot more) - mercenary warriors secretly enlisted by Prince Cyrus to overthrow his brother and take control of the Great Empire.
Politically sensitive, the army becomes a liability when Cyrus is killed in a battle which the army won. The army had only two choices - to win or to die. However, the army found a third. Without a cause, without a way back home and enemies the brave soldiers march on to regions never explored to reach back home. They take on tribesmen, barbarians and warriors on locations they are unfamiliar with - snow, clouds and deadly passes, with only their military acumen and a God gifted spirit befitting heroes. For a 2 year march that is filled with twists and turns, the book does full justice.
Since i hadn't read the piece of history, later wikipedia reading seemed so unspectacular in comparison to the book. The narrator, Abira, in fact points it out that Xenophon seemed not to worry about including the surroundings in his account. The stories of bravery and fortune are the stuff legends are made of. Also learnt the origin of "The Sea! the Sea!" and felt the emotion behind it.
The only parts that I couldn't digest so much was the colloquial dialogues at places - "Xenophon sure did save our arses there" *cringe* Also the battles seemed too easy which maybe a reflection on the opposition.
When heroes are celebrated it doesn't matter if they are on the winning side or not. A recommended retelling of history.
Through the stories of a woman who followed the "myriad", we learn details and events unknown for the great campaign. The passion and bravery of men through Manfredi's pen, is astonishing!!! Manfredi through his books, teaches Greek history lessons in modern Europeans! Well done !!
Avere una figlia che frequenta il liceo classico mi dà l’opportunità di avvicinarmi a tematiche che mi affascinano da sempre ma che, con la mia formazione di stampo più scientifico da un lato e musicale dall’altro, non ho mai avuto modo di approfondire. È stato questo il caso di una sua lettura estiva, l’Anabasi di Senofonte, ma tramite l’interpretazione decisamente più moderna ed accattivante di Valerio Massimo Manfredi ne L’ARMATA PERDUTA, con il quale nel 2008 ha vinto il Premio Bancarella. Per mezzo di un lunghissimo flashback e con la voce narrante di Abira, una ragazza siriana, l’autore espone in modo fin troppo particolareggiato i fatti storici relativi alle conseguenze che la sconfitta di Ciro il Giovane, il quale avrebbe voluto spodestare il fratello Artaserse dal trono persiano, ha inflitto ad un esercito di circa tredicimila mercenari greci, ricordati in futuro come i “Diecimila”. Abira, infatti, decide impulsivamente di abbandonare il proprio villaggio per condividere il destino del soldato di cui si è invaghita, Xenophon (ogni riferimento, evidentemente, non è casuale). In realtà, all’inizio Xeno non è un vero e proprio soldato: dopo essere fuggito da Atene, viene arruolato in gran segreto come consigliere, per tenere traccia degli accadimenti legati a questa grande armata che dovrebbe essere condannata a “scomparire nel nulla”. Solo in seguito ad oscuri intrighi diventerà uno dei comandanti di un esercito che «doveva vincere o essere annientato perché la sua sola sopravvivenza era la prova di un tradimento» ma che, contrariamente ad ogni previsione e nonostante le numerose perdite, riesce a tornare in patria. Come sempre, ho gradito lo stile ricco e coinvolgente di Manfredi, in particolare per quanto riguarda la rievocazione storica e paesaggistica. Devo ammettere, però, che non è una delle sue produzioni più scorrevoli e, personalmente, non sono stata in grado di apprezzare il valore delle descrizioni super dettagliate di manovre belliche, battaglie e, più in generale, di tutto ciò che concerne l’organizzazione militare. La conclusione, poi, mi è parsa una forzatura del tutto arbitraria.
La grande guerra tra spartani e ateniesi aveva consumato le energie migliori e travolto gli uomini più intelligenti e valorosi lasciando il campo a figure mediocri, a piccoli intriganti rivestiti dei titoli altisonanti di ammiraglio e governatore. Dov’erano finiti i mantelli rossi che avevano combattuto alle Porte Ardenti contro le forze sterminate del Gran Re? Di loro non restava nemmeno il ricordo. I loro discendenti avevano intrecciato solo intrighi, trattavano di nascosto accordi inconfessabili con il nemico di un tempo. Interessava loro solo il potere, solo il controllo del loro piccolo mondo. L’ideale era perduto.
Il libro narra le vicende storiche raccontate da Senofonte nella Anábasis dal punto di vista di una ragazza “barbara” aggregatasi all’esercito in marcia. La spedizione ha come scopo la conquista del trono persiano da parte di Ciro il giovane, che vorrebbe togliere il potere al fratello Artaserse. I soldati chiamati a combattere sono greci, di tutte le stirpi, e affiancano un gruppo folto di guerrieri persiani. Verranno chiamati i Diecimila. Partendo da Sardi, in Lidia, questa lunga colonna di persone, carri e animali attraversa il vicino oriente antico, passa la Cappadocia e la Mesopotamia, fino ad arrivare sotto le porte di Babilonia. Qui, a Cunassa, il comandante Klearchos vince la battaglia, ma si ritrova senza più un re a cui dare la “palma”: Ciro è stato ucciso, e non ci sono più motivi per combattere. I greci devono tornare indietro, mentre i persiani che li affiancavano diventano loro nemici. La strada del ritorno è più impervia, e non vuota di pericoli.
Al tramonto vidi più di uno di quei giovani piangere in disparte mentre un altro gruppo, a lato del tumulo più grande, levava un canto che saliva, triste e maestoso, verso il cielo in cui già splendeva la prima stella.
La voce narrante è quella di Abira, una ragazza di umili origini di Beth Qadà, che decide di accodarsi alla spedizione dopo aver incontrato Xeno. I due, all’inizio, non si comprendono, non parlano la stessa lingua. Ben presto, però, Abira inizia ad imparare il greco, le tradizioni ed i miti greci, le usanze e le credenze del popolo che si considera il più civilizzato. E, nel frattempo, descrive i paesaggi che vede, le scene a cui assiste, i tramonti e le montagne che vive.
Stavo esplorando un universo meraviglioso in cui la verità e il mito si fondevano e si mescolavano in continuazione, in cui visioni reali si trasfiguravano in paesaggi fantastici.
Abira assiste da vicino ai movimenti dell’esercito, soffre il freddo e la fame insieme ai soldati, ascolta le loro storie, il loro passato, i loro sentimenti e le loro speranze. Vede i riti e le scaramanzie del popolo greco, attratta dal mondo “occidentale”, così diverso da quello che conosce. Ascolta i canti e i battibecchi, le battute e gli inni, le grida di battaglia e i singhiozzi. Le urla di dolore dei feriti. A volte ne salva addirittura qualcuno.
Cantavano. Ed il loro canto vibrava e tuonava nel bronzo che li rivestiva.
“Abira” descrive le tecniche militari, i vari incontri dei comandanti, le diatribe, i movimenti delle truppe, con le parole più appropriate.
I flauti cominciarono a suonare all’unisono il ritorno di marcia, i tamburi rullarono facendo grande il cuore di ognuno, i cinque cunei come raggi di una stella cominciarono ad avanzare, dagli scudi serrati a embrice sporgevano solo le massicce lance di frassino, i logori mantelli Rossi spiccavano ancora drammaticamente sulla distesa nevosa.
Non è brutto, non è scritto male. Allora perché ho messo tre stelle? Semplicemente, non mi ha appassionato. Ero interessata alla storia, ad una sua riscrittura romanzata. Comunque, le vicende greche non mi hanno mai entusiasmato, ho sempre preferito leggere dei romani.* Detto questo, devo ammettere che il libro è ben scritto e, soprattutto, ben documentato. Dovrebbe essere letto dagli studenti del classico (o del liceo in generale), almeno per vedere come anche l’antichità possa essere intrigante ed avvincente. Mi aspettavo di trovarmi di fronte ad una narrazione quasi arida, di fatti storici, invece c’è di più. Mi immaginavo un mondo di sabbia, invece, alla fine, il quaranta per cento delle azioni si svolgono in montagna, sotto la neve.
Ci lasciavamo alle spalle una terra ostile, ma pur sempre dominata dalla luce e dal calore del sole, per inoltrarci nel regno della notte e delle tempeste. Volgendoci a meridione sentivamo ancora l’alito tiepido della terra tra i due fiumi che accarezzava il volto; guardando a settentrione sentivamo lontana e minacciosa l’eco della bufera. Eravamo al confine tra due mondi entrambi nemici, ma l’uno portava solo l’ostilità degli uomini, l’altro anche quella degli elementi.
Ho trovato alcune cose che cercavo, altre le ho scoperte, altre mi sono mancate. Una votazione media, quindi, un 3.5 per il lavoro di ricostruzione storica portato avanti da Manfredi, soprattutto.
* Mi vergogno di dire che non ho mai studiato veramente la storia e la letteratura greche, sto cercando di colmare questa mia lacuna. Voletemi bene, sono cresciuta con Tacito e Cicerone.
Libro letto per la OWLs readathon 🦉, per la Challenge di Storia della Magia, che consiste nel leggere un libro historical fiction (mese: luglio/agosto 2018)
Dopo decine di romanzi storici sono ritornata a uno degli autori che anni fa mi hanno fatto appassionare al genere e devo dire che la lettura de L'armata perduta mi ha ripagato della scelta. Gli avvenimenti narrati da Manfredi sono tra i più interessanti e discussi della storia antica. I luoghi che l'armata durante il suo interminabile viaggio raggiunge sono descritti con la vividezza e la precisione di chi a sua volta ha compiuto, almeno in gran parte, lo stesso percorso per motivi di studio. Si passa dal deserto alle montagne fino al mare, dal caldo al freddo, tutti gli elementi atmosferici sono rappesentati e quasi personalizzati, la descrizione di luoghi e situazioni oltre che precisa è quasi poetica, riesce a far immaginare nitidamente ciò a cui si riferisce, trasferendo al lettore le conseguenti sensazioni ed emozioni. Le battaglie, ognuna diversa dalle altre e tutte accomunate dalla violenza e dalla ferocia che le contraddistinguono, sono vissute quasi in prima persona assieme ai mitici ed invincibili mantelli rossi e ai loro compagni, contro le più disparate popolazioni. Tanti i personaggi rappresentati: eroi, traditori, spietati, generosi, carismatici, tra tanti altri Xeno, Sophos, Mennon, ma quello che probabilmente suscita più empatia è un personaggio femminile, Abira, che narra in prima persona le vicende rievocandole, e che da un piccolo e sperduto villaggio, nel quale presumibimente avrebbe trascorso monotamente la sua intera esistenza, si ritrova per le sue vicende personali assieme all'armata a vivere in un anno le esperienze di cento vite. Il fatto che spesso sia una ragazza giovane e inesperta come Abira, ad accorgersi e prevedere situazioni di pericolo e di tradimento in un esercito composto da veterani professionisti è un pò inverosimile, ma questo è un piccolo neo rispetto alla bellissima storia che Manfredi ci ha fatto vivere, con un degno finale che, anche se non del tutto imprevedibile, sorprende e appaga forse perchè ormai inaspettato.
I had a lot of fun reading this. The writing style is simple but very compelling. And it could be very poetic in the description of scenery, of the feelings that our narrator Abira has.
I thought that the choice of the author of telling the story from her perspective was a very good one. We are not overwhelmed by scenes of war, or bored by strategic renunions and conversations or historical facts. Hearing it from Abira worked effectively in getting into the story, into the characters and into the army, at the point that when our main characters have to leave it behind, we ourselves feel like we are leaving the people we shared so much with (at least that's what I felt).
I also found the love story to be useful for having, sometimes, something else to focus on, but not cheesy or too much. It was cute at times; I really thought that Abira and Xeno were good together. But, like in rality not everything ends good and I was sad at the end.
Another thing that helped the story was that mistery element that hides behind the return of the Army to Greek territory. It kept me very intrigued. We ralize that maybe not everything is what it seems and there could be a deeper motive in how things were evolving. I think, also in this case, Abira's voice helped with making more clear what was going on (even if sometimes I doubted her influence on the matter could be that great, but I could se its usefulness).
This definitely made me want to pick my greek history book back up and compare with the book what really happened. It is fiction, but I'm pretty sure most facts were quite accurate.
-Se notan las concesiones en busca de mejorar la aceptación de cierto tipo de lectores.-
Género. Novela histórica.
Lo que nos cuenta. A una pequeña aldea del sur de Asia Menor regresa la joven Abira, que sobrevive por poco a la lapidación de sus vecinos gracias a la ayuda de unas niñas, a las que contará la historia de cómo y por qué se unió al grupo de soldados mercenarios griegos, que la posteridad conocería como Los Diez Mil, que fueron a luchar en un conflicto civil persa del siglo V antes de Cristo y terminaron muy lejos de casa en una posición realmente complicada tras el desenlace de la batalla de Cunaxa.
¿Quiere saber más de este libro, sin spoilers? Visite:
Letto in parallelo con la "rilettura" dell'Anabasi di Ciro. Beh, che dire? carino, come sono per gran parte i lavori di VMM. Avrei preferito l'altro , "La strada dei Diecimila", una pubblicazione nata dal lavoro sul campo di VMM, ripercorrendo per tre volte e studiando il percorso fatto dai Diecimila. E così mi accontento del romanzo storico.
-¿Y ahora qué hacemos? -Moriremos como unos guerreros. -¿Morir? Yo tengo otra idea.
Libro de aventuras de las buenas, tipo "Sidi" o "Tuareg" (sí, últiamamente lo repito mucho, pero para mí éstos son un referente y por eso cuando algo me gusta, los comparo). Literatura épica, con estrategías militares pero también políticas, con mercenarios, con traiciones y con una batalla principal a la vez que se van sucediendo varias "batallas" internas.
Al principio me echó un poco para atrás un trozo así más de leyendas de Dioses y tal, pero por lo demás me ha resultado muy muy entretenido, fácil de leer y con una forma original de empezar a contar la historia del ejército. Te deja enganchado hasta el epílogo. Recomendadísimo.
*Nota: Sobre el rigor histórico... ni idea, nunca se me dio bien la historia. Simplemente lo he disfrutado ^^
"Lo que uno piensa y escribe cuando está solo no puede decirse que sea la verdad. La verdad es lo que uno hace en realidad, la manera en que se comporta. Las obras, no las palabras, son lo que cuenta."
La vicenda narrata è quella dei diecimila mercenari spartani che seguirono Ciro il giovane nella sua spedizione contro il fratello Artaserse II, re dell’impero persiano; com’è noto, la vicenda è raccontata da Senofonte, importante storico greco che faceva parte dell’armata. Valerio Massimo Manfredi ripercorre l’Anabasi inserendo le parti mancanti (frutto di ricerche accademiche da lui stesso condotte) e ampliando il contesto sino a includere gli attori politici che da lontano tiravano le fila per impedire che i soldati spartani, dopo la disfatta di Ciro, tornassero i patria. La parte più coinvolgente (la stessa dell’Anabasi) è l’attraversata, durante l’inverno, delle zone montuose dell’Armenia: solo l’addestramento militare ricevuto permise agli spartani di avere la meglio sia sui rigori dell’inverno sia sulle popolazioni locali con cui si scontrarono La voce narrante è quella di una giovane donna che decide di abbandonare il suo villaggio in Siria e di seguire Xeno (Xenophontes, cioè l’autore poi dell’Anabasi); la scelta è interessante perché ci offre il punto di vista di una donna che, insieme a molte altre (concubine, prostitute), prendeva parte alla spedizione al fianco dei soldati, condividendone rischi e disagi; nonostante il loro innegabile ruolo (affettivo, organizzativo, ricreativo, accudente) non veniva riconosciuto loro alcun merito, anzi in caso di malattia o pericolo rischiavano di essere abbandonate sul ciglio della strada. La protagonista, però, è anche il personaggio meno riuscito del romanzo (almeno secondo me): troppo moderna nel suo atteggiamento, talmente intelligente da capire sempre tutto prima degli altri, dotata di un’empatia quasi infinita. La conclusione, poi, è molto deludente e il romanzo da storico diventa quasi un .
Η ιστορία της καθόδου των Μυρίων μέσα από την διήγηση μίας γυναίκας. Σε μερικά σημεία πλατιάζει παρ' όλα αυτά ο συγγραφέας έχει αποδόσει την ιστορία αρκετά καλά. Ο Manfredi έχει τον δικό του τρόπο να γράφει για ιστορικά γεγονότα και να σε κερδίζει
En contraste con el anterior libro que leí de Manfredi (Alexandros) este parte de una premisa sumamente interesante pero no logra sostenerse durante toda la obra.
El libro trata sobre la famosa expedición de los "Diez mil", basada en los escritos de Jenofonte.
Los puntos álgidos de la novela indudablemente son los históricos. Las descripciones de algunas batallas, las visicitudes de esta legión de hombres y mujeres en su afán por volver al hogar, el periplo interminable de subidas y bajadas por montañas, los asedios y la nieve. Etcétera. Sus bemoles los encontré en la sosa narración de la protagonista. Cuya historia de amor solo parece ser una mera conveniencia narrativa, y nunca llega a ser siquiera interesante.
Palabras más, palabras menos. La novela entretiene y se deja leer sin complicaciones. Es un 3 de 5.
honestly it wasnt bad like the beginning seemed a bit strange cause i couldnt imagine what the girl had to do with our dear xenophon, however its really entertaining and it engages you along the way, but i definitely wasnt expecting that ending like no way, also xenophon was like so selfish here i hate him (i know its a fake love story)
Muy bien parido. Se entiende claramente por qué Manfredi es un “Best Seller”. Y además es mucho más sucio y sangriento de lo que pueda parecer a primera vista.
I have never read a book like this before. Definitely not the sort of book I would pick up in a book shop. Would never have read this if it had not been given to me. I read alot of historical fiction but generally it's the kind that is aimed at females with more focus on romance and family. I had a feeling this book would be more focused on battles and the army. I was suprised to find it was narrated by a woman and thought this might make it easier for me to get along with. It helped a little, there were lots of battles in this book. And for me, I just find battles dull.
I enjoyed the interactions between Abira and the other women following the army. I just wished we had met more of them. The courage of the men was amazing. I think the book really hit it's stride when we started to move through the harsh winter lands. I would have given up but they just kept on going. I didn't like Xeno epecially towards the end of the book, not a man that was worth giving your entire life up for. I didn't understand the deal with Sophos. Maybe I misunderstood but wasn't he trying to make sure the army disappeared? And even though he changed his mind, many people had already lost their lives. Why didn't Xeno just tell everyone? They could have just left him there to die instead. I know the other guy turned out to be a spy but Sophos was willing to lead them the wrong way.
And the ending, what? Was Menon following them the whole time? Or was he a ghost? I'm just not sure. I can't say I loved this book, it was alright. It was a struggle at times and a forced read is never a fun one.
Premise of Xenophon's mistress narrating the events of the Anabasis sounded promising. Very childishly written, except some descriptive parts here and there. I disliked the narrator's use of nicknames. I liked the descriptions of when the army was in Armenia/Kurdistan in the mountains amid the snowstorms. The narrator made it seem SHE influenced the events; any time there was a plot or treachery, SHE discovered it. SHE saved the day on many occasions. I disliked her; she seemed too full of herself. No wonder Xenophon finally dumped her and didn't mention her in his diary!!! :) I did like Xenophon telling her some Greek mythology. The ending seemed rushed and improbable; it seemed like the author was rushing to finish the book to make a deadline. The book was nothing special. Ford's The Ten Thousand was a much better fictional treatment--or Xenophon's Anabasis, the true account of what happened. I consider Manfredi's Spartan a much superior book, if you want to read Manfredi.
“L’armata perduta”, di Valerio Manfredi, edizione Mondadori; ISBN: 978-88-04-66717-9.
Si tratta della versione romanzata dell’”Anabasi” del greco Senofonte, opera risalente al IV secolo a.C., che riporta le peripezie di un corpo di spedizione di truppe mercenarie greche (i “Diecimila”) al soldo di Ciro il Giovane, principe persiano intenzionato a spodestare il fratello Artaserse II (o Arsace II). A partire dalla costa turca del mediterraneo, dalla città di Sardi in Lidia, punto terminale della “Strada Reale” che la congiungeva a Persepoli (situata nell'attuale Iran!), l’esercito di Ciro si spinse fino alle porte di Babilonia (attuale Iraq) dove si scontrò contro l’esercito di Artaserse presso il villaggio di Cunassa. L’esito della battaglia fu determinato dalla morte di Ciro. Per loro conto, le truppe greche travolsero l’ala sinistra persiana e la misero in rotta ma, rimaste senza “committente” dovettero, fra mille peripezie e per più di un anno di durata, ritirarsi combattendo. Il corpo di spedizione risalì l’intero corso del fiume Tigri, attraversò il Kurdistan e i monti dell’Armenia fino al Mar Nero, giungendo infine alla città costiera di Trebisonda, compiendo in questo modo un’impresa veramente eccezionale e che, giustamente, rimase nella leggenda.
Da tutta questa “enormità”, l’Autore ne ricava un discreto romanzo.
Molto bello... e come tutti i romanzi di Manfredi, alla fine mi lascia con un pesante strascivo: Tanta malinconia... per aver finito un libro che, come non molti riescono a fare, ti porta davvero in un altro mondo, ed in un'altra epoca... tornare in italia, nel 21� secolo, dopo aver viaggiato per qualche giorno in epoche e luoghi cos� lontani, non � sempre semplice... ci sono libri che vorresti non finissero mai. Anche qui si abbandona a qualche licenza poetica di troppo (il finale, molto fiabesco, ad esempio), ma libro molto bello, che si lascia leggere con gran facilit�. D'altronde la storia da cui � tratto non � esattamente una novella da due soldi.. Si tratta dell'Anabasi di Senofonte, una delle opere pi� note della storiografia greca, raccontata con gli occhi e con le parole della sua compagna (inventata dall'autore, per quanto ne sappiamo). La storia di 10.000 grandi guerrieri greci, che intraprendono un lungo viaggio dall'odierno Iraq alle coste pi� orientali del mediterraneo... cercando, tra decine di popoli ostili e una natura spietata, di ritrovare la strada di casa. Alcuni pezzi di storia sono teorie dell'autore, altre sono teorie che stanno prendendo piede. Consigliato
I'm not sure about this bloke's novels, to be honest. The idea behind the story was great, the plot was sound with a few good twists and - last but not least - it's about ancient Greece. But for me, it lacked heart and true substance. The attempt to tell the story from the women's perspective is admirable, but VMM would have been better served using Xenophon as his main narrator. That way we would have got more battles - and less unlikely situations in terms of developing intrigue. Finally, there are also a few cringe worthy moments in here that have been done far better elsewhere - the 'molon labe' scene for instance was dreadful. Yet it starts strong and ends well, so its's not all bad.
Una vez más el mundo se enfrenta a Persia. Ochenta años después de lo que pasó con Leónidas, un ejército de mercenarios tendrá que pelear contra el imperio más grande del mundo.
La historia es contada por la mujer de un soldado, todo es visto desde su visión y recrea las batallas que enfrentó. Puede ver como van cayendo los soldados propios y los del contrario, un baño de sangre total, un desmembramiento de personas increíble. Y no es para sorprenderse, son griegos y Grecia pide sangre a cada momento.
Ay, si todos los "novelistas" que practicasen la "novela histórica" con el rigor y la atención que lo hace este experto historiador... Pues eso, basándose en la "Anábasis" de Jenofonte, una entretenida novela de marco histórico...
Un relato que me deja sin palabras. La tenacidad de los griegos, la fuerza que trae la esperanza, el sufrimiento detrás del amor y la única victoriosa en medio de todas las guerras y andares de los humanos: La muerte. ¡Excelente libro!
Simplesmente fenomenal. A forma como nos leva a viver e sentir o que sentirão aqueles homens durante todo aquele tempo. A rudeza com que expõem as tormentas e o esforço sobre-humano é simples e eficaz. Vale a pena ler.