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Abitare il silenzio: Un’antropologa in clausura

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Per la prima volta un’antropologa e storica delle religioni entra nel mondo claustrale cattolico, per motivi di ricerca, come se fosse una postulante. Il limite di accesso, fisico e simbolico, che caratterizza di solito i monasteri, ha spesso prodotto dei lavori di riflesso, in cui l’esperienza di campo, in quanto ambiente comunicativo di incontro, è del tutto assente o deformata. Tali luoghi sono di solito conosciuti attraverso i testi scritti e i racconti dei religiosi che vivono in quel mondo ma che non permettono ad altri di entrarvi.

Questo lavoro nasce da un’etnografia partecipata, in veste di attrice sociale protagonista, all’interno di due monasteri francesi di Carmelitane scalze. L’autrice sperimenta e racconta, in prima persona, quelle “minuzie della vita quotidiana” delle monache che sfuggono di solito agli occhi dello studioso, ma che danno forma a processi comunitari e, nel tempo, costruiscono la donna religiosa. L’ideale a cui tende il gruppo monastico non è dato esclusivamente dai testi, che lo definiscono e lo descrivono, ma soprattutto dalla pratica, che costruisce un proprio modello applicativo e che nasce dall’agire stesso. Questo porta la studiosa a vedere come la regola sia applicata nella pratica e quali sfasature si vengano a creare tra ortodossia e ortoprassi.

327 pages, Kindle Edition

Published November 11, 2015

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Displaying 1 of 1 review
Profile Image for Davide.
69 reviews2 followers
March 30, 2026
L’analisi, dal punto di vista antropologico, pecca di profondità. Oltre ai lunghi capitoli sul silenzio - che a tratti ho trovato solo un gran ripetersi di situazioni simili tra loro - non ho letto un’analisi approfondita della vita nel monastero.
Punto più alto è quando la prof Sbardella riporta un suo diario di campo dove scrive che le monache sono tutte pazze, girl they’re crazy up in here I get you…
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