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Il sergente nella neve; Ritorno sul Don

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I ricordi della ritirata di Russia scritti in un lager tedesco dall'alpino Rigoni Stern nell'inverno del 1944, pubblicati da Einaudi nel 1953 sotto il titolo Il sergente della neve e da allora long-seller per il candore e la forza con cui viene rappresentata la lotta dell'uomo per conservare la propria umanità.
Un sogno di pace rivisitato nel 1973, quasi trent'anni dopo, in Ritorno sul Don, un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo, senza rancori e senza voglia di rivalse, come atto d'amore e di rappacificazione con gli uomini e con la storia.

327 pages, Paperback

First published January 1, 1953

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About the author

Mario Rigoni Stern

72 books83 followers
Mario Rigoni Stern was an Italian author and World War II veteran.
His first novel Il sergente nella neve, published in 1953 (and the following year in English as The Sergeant in the Snow), draws on his own experience as a Sergeant Major in the Alpini corp during the disastrous retreat from Russia in the World War II. It is his only work to be translated into English and Spanish.
Other well-known works also include Le stagioni di Giacomo (Giacomo's Seasons), Storia di Tönle (The Story of Tönle), and the collection of short stories Sentieri sotto la neve (Paths Beneath the Snow).
He was awarded the Premio Campiello and the Premio Bagutta for Storia di Tönle, and the Italian PEN prize for Sentieri sotto la neve.

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15 (2%)
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5 (<1%)
Displaying 1 - 30 of 32 reviews
Profile Image for flaminia.
452 reviews131 followers
April 23, 2018
tutto quel freddo non è riuscito a congelare nemmeno un briciolo dell'umanità che prorompe in ogni riga di questo libro.
Profile Image for Ivan.
361 reviews52 followers
August 10, 2018
“Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz’aria. – Mnié khocestsia iestj, - dico. Vi sono anche delle donne. Una prende il piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del cucchiaio nel piatto. E d’ogni mia boccata. – Spaziba, - dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. – Pasausta, - mi risponde con semplicità. I russi mi guardano uscire senza che si siano mossi”.
Profile Image for Cloudbuster.
301 reviews18 followers
February 24, 2014
Una delle più belle pagine della letteratura di guerra. Uno straordinario resoconto della rotta del fronte del Don, una delle prove più dure che dovettero affrontare i nostri soldati durante la seconda guerra mondiale. Pagine intense, scritte senza nessuna retorica e senza senza nessun riferimento alle vicende politiche ma con il desiderio di ricordare i tanti che sacrificarono la loro vita. Rigoni ci descrive la guerra dal punto di vista dei soldati in prima linea che devono combattere per sopravvivere in condizioni ambientali durissime. E in tutta la storia i russi più che nemici da odiare sono uomini e donne che stanno affrontando le stesse durissime prove.
Profile Image for arcobaleno.
649 reviews163 followers
June 6, 2012
Il tempo non si può misurare in certi momenti
Avevo già letto Il sergente nella neve, ma in un'altra edizione che non comprendeva anche il Ritorno sul Don.
http://www.goodreads.com/book/show/98...
Ho visto recentemente in DVD lo spettacolo teatrale che Marco Paolini ne ha tratto (grazie Absolut!). L'ho seguito con grande partecipazione ed è stato emozionante vedere Rigoni Stern e il Tenente Cenci, di nuovo insieme dopo cinquant'anni, uniti dalla sofferenza condivisa e ancora forti nella loro vecchiaia.
Ho così cercato di nuovo il libro per rileggerlo e ho rivissuto le stesse intense emozioni.
Meriterebbe più di cinque stelle.

10 maggio 2009
Ritorno sul Don è l'ultimo racconto della raccolta: dopo trent'anni Mario Rigoni Stern è tornato nei silenzi di quei luoghi per ricordare.
Un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo, non solo nel presente, ma anche nel passato, senza rancori e senza voglia di rivalse, ma anzi come un atto di amore, il recupero del paesaggio e dell'umanità della terra [...] che, in un certo senso, lo aveva consolato e protetto, un'immagine preziosa. (dalla prefazione).

Forse per averlo letto proprio oggi, dopo aver seguito alla TV l'Adunata Nazionale degli Alpini a Latina e aver ascoltato i numerosi ricordi, tra cui quello intenso di Mario Rigoni Stern, e aver visto il novantenne tenente Cenci in persona, nel suo fisico temprato e ancora ironico... forse tutto questo ha reso questa lettura ancora più emozionante e commovente.
Profile Image for UraniaEXLibris.
343 reviews10 followers
January 25, 2025
“No, Bepi,” dissi camminando lungo i reticolati,
“tra quindici giorni non finirà. Forse tra quindici mesi. Questi crucchi hanno la testa dura e non capiscono; dureranno fino alla fine di tutto. Non devi avere rimorsi per quello che hai intenzione di fare; non è tradimento; all’otto settembre il re è scappato e i generali hanno perso la testa. I traditi siamo stati noi. Il primo a sparare contro i tedeschi, ricordi, è stato il nostro cuciniere. E ci è rimasto. E queste reclute affamate e rimbambite, quando sarai fuori di qui, tienitele vicine, istruiscile ad arrangiarsi per vivere... un giorno o l’altro la finirà no?”
“La finirà sì, can de l’ostia di Hitler! E quando arriverò a Treviso voglio fare una bevuta da ubriacare il mondo”.

“Ritorno sul Don” p. 246.

•”Il Sergente nella Neve”: Inverno 1942. La guerra sta ormai per cedere il passo all’armistizio che verrà firmato l’8 settembre del 1943. Ma per gli italiani barricati in trincea in Russia, in mezzo alla neve, ai pidocchi, alle armi, la fine pare essere ancora tanto lontana. Le ultime rappresaglie, le ultime vittime (così tragicamente ironiche ad un soffio dalla fine) e poi l’ordine di ritirata. E così inizia la lunga marcia del ritorno verso casa dalla Russia all’Italia. A piedi. In mezzo alla neve. Il difficile in realtà comincia ora. Mario Rigoni Stern scrive questo romanzo breve in un lager tedesco nell’inverno del 1944. Una narrazione stanca, esausta, disposta ad attaccarsi a qualsiasi ricordo, anche il più banale, pur di mantenere la ragione. Una narrazione che consente al lettore di immergersi nella Russia degli anni ‘40 se pure sempre con uno stile delicato e mitigato. Dopo mesi di violenze, di battaglie, di sofferenze, Mario Rigoni Stern cerca disperatamente la pace, l’umanità. E così sulla strada del ritorno, i Russi, che erano fino a poco tempo fa i nemici giurati, diventano alleati, protettori, benefattori, amici, compagni. Personalmente non sono riuscita ad empatizzare con il narratore. L’ho letto come un resoconto di ricordi di guerra interessante e intenso.

•”Ritorno Sul Don”: Una raccolta di racconti che unisce il ritorno dalla Russia alla Resistenza, al ritrovo dei propri compagni, dispersi, persi di vista o sopravvisuti e soprattutto al ritorno in Russia. È un’edizione a ringkomposition. Significativamente si apre in Russia nel vivo della guerra e si chiude sempre là, in Russia, in un contesto di serenità, pace e amicizia tra popoli. Ritornare per riuscire a riappacificarsi con il passato, ritornare per riuscire a dare un senso a tutto, ritornare per affrontare i fantasmi del passato. Dove prima c’era desolazione, morte, proiettili, armi e distruzione, Mario Rigoni Stern vede pace, vita, rinascita e ammirazione, ammirazione nel sorriso di una donna russa che riconoscendolo come italiano si emoziona. Quest’ultimo mi ha coinvolta decisamente di più, sebbene io abbia mantenuto lo stesso distacco, alcuni ricordi hanno saputo emozionarmi.
Profile Image for Elalma.
901 reviews103 followers
July 16, 2012
Poetico e commovente, non lo definirei affatto un racconto di guerra, ma l'infinita ricerca dell'uomo di mantenere intatta la propria umanit� nel disperato tentativo di sopravvivere quando intorno c'� solo morte. Vassilij Grossman, che ha vissuto come corrispondente di guerra la battaglia di Stalingrado, e quindi si trovava "dall'altra parte, diceva che non esiste la Bont�, ma solo gli uomini buoni. E l'essenza dell'umanit� sta nei gesti gratuiti delle donne che porgevano un piatto di minestra e un posto al caldo, nello sguardo di un nemico che non spara addosso, anche se la divisa ha un altro colore, nella disobbedienza a un ordine ingiusto. Nel "Ritorno sul Don" si percepisce invece l'impossibilit� di chi sopravvive di godere delle belle cose di sempre, a lungo sognate. Come Primo Levi, come Boris Pahov, � necessario ricordare e soprattutto tornare l�, dove gli altri sono rimasti, lasciando a loro il difficile compito di sopravvivere e non dimenticare.
Profile Image for robxyz.
244 reviews5 followers
August 4, 2017
Nel dicembre del '42 Mario Rigoni Stern si trova sul Don arruolato nel corpo d'armata alpino divisione Tridentina, nel pieno dell' inverno russo, quando giunge l'ordine di ritirata per tutta l'armata. Questo libro e' di una bellezza terribile, Rigoni riesce ad essere delicato anche quando racconta momenti spaventosi, e' uno di quelle rare persone nelle quali brilla nel profondo dell'animo la poesia della sensibilita' verso la vita e la natura, che non si affievolisce mai, neanche nei momenti piu' bui. Il dramma dei soldati - contadini, strappati alle loro terre e spediti a combattere contro altri uomini di cui ignorano tutto, a cominciare dal motivo per cui sono proprio li. Male armati, male organizzati, senza attrezzature valide e vestiti in maniera incredibilmente inadeguata, tentano l'impossibile per "tornare a baita" tra le imboscate nella neve e al gelo.
Profile Image for Alex.
146 reviews12 followers
December 27, 2020
VALUTAZIONE PERSONALE: 4,0

Il sergente nella neve si può ormai definire, a pieno merito, un classico della letteratura italiana del '900, un memoir del sergente maggiore alpino Mario Rigoni Stern sulla terribile disfatta e la disastrosa ritirata che le forze dell'Armir affrontarono in condizioni che potremmo definire eufemisticamente precarie, in assenza di un adeguato equipaggiamento e adeguati rifornimenti, nonchè di un supporto logistico e militare quanto di una catena di comando e che forse, più di tutte le altre operazioni militari, mise a nudo l'inettitudine e la totale impreparazione del regime fascista all'azione bellica, costringendo migliaia di soldati italiani a morire di inedia e di assideramento più che a causa degli scontri diretti con l'esercito russo, il quale ben presto accerchiò l'armata italiana in ritirata all'interno di una sacca dal quale pochi, troppo pochi riuscirono a scamparla, tra cui lo stesso Rigoni.
Possiamo definire questo episodio come uno di quelli decisivi che fece incrinare il cieco entusiasmo e le ingenue convinzioni che molti giovani soldati italiani possedevano in dote da anni di indottrinamento fascista, uno di quelli che sbatté in faccia ai pochi sopravvissuti la consapevolezza di essere stati abbandonati e vilipesi da un regime ottuso che avevano giurato di servire e la cui propaganda non mancò celermente di censurare la terribile disfatta e le condizioni disumane che i reduci avevano sperimentato sulla propria pelle, i quali avevano lottato, passo dopo passo, nel gelo e nelle tormente della steppa russa, nel tentativo di conservare un briciolo di umanità e che troppo spesso avevano visto cadere e mai più rialzarsi i propri compagni di sventura.

Tutto questo emerge dalla prosa di Mario Rigoni Stern, ma mai in maniera acrimoniosa: anche nei momenti di disperazione più nera, come quelli in cui si rende conto che mai più ritroverà i propri compagni, egli è capace di trasmettere al lettore un'umanità difficilmente percepibile in condizioni come quelle che l'autore sperimenta in prima persona, un flebile barlume di speranza, una tenerezza e un candore che è impossibile non avvertire in quel gelo straziante.

Seguono una serie di racconti, tutti legati direttamente o indirettamente alle esperienze vissute dall'autore e che impreziosiscono questa edizione, ma una potenza emotiva maggiore non la si può non riscontrare proprio nell'ultimo, Ritorno sul Don, dove a distanza di trent'anni dagli avvenimenti raccontati nell'opera principale, l'autore ritorna a visitare i luoghi della steppa e le rive del Don che profondamente hanno segnato la sua esistenza.
È impossibile non avvertire la sua malinconia al ricordo dei vecchi compagni d'armi che egli continua a vedere e sentire intorno con gli occhi della memoria, e che soltanto molto lontanamente noi lettori possiamo immaginare; allo stesso tempo, Rigoni riesce a trasmettere un senso di pace, di pacata rassegnazione, la visione di un uomo finalmente in conciliazione col proprio passato e col mondo, e che non posso meglio esprimere se non citando direttamente due passi dell'opera:

"Ora desidero questa neve che ho tanto maledetto, che mi ha ossessionato per anni; la desidero per passare una notte sopra la stufa di un'isba, perché troverei ad aspettarmi tutti gli amici e i compagni che non sono arrivati a baita."

"Ecco, sono ritornato a casa ancora una volta; ma ora so che laggiù, quello tra il Donetz e il Don, è diventato il posto più tranquillo del mondo. C'è una grande pace, un grande silenzio, un'infinita dolcezza.
La finestra della mia stanza inquadra boschi e montagne, ma lontano, oltre le Alpi, le pianure, i grandi fiumi, vedo sempre quei villaggi e quelle pianure dove dormono nella loro pace i nostri compagni che non sono tornati a baita."
72 reviews1 follower
August 17, 2016
Splendido, forza narrativa e forza morale assolutamente superiori. Pietra miliare per chiunque.
85 reviews
October 6, 2024
Dying on the snow
"Ma si camminava. Un passo dietro l'altro, un passo dietro l'altro, un passo dietro l'altro. Pareva di dover sprofondare con la faccia dentro la neve e soffocare con due coltelli piantati sotto le ascelle. Ma quando finisce? Alpi, Albania, Russia. Quanti chilometri? Quanta neve? Quanto sonno? Quanta sete? E' stato sempre così? Chiudevo gli occhi ma camminavo. Un passo. Ancora un passo."
La disastrosa campagna di Russia raccontata da chi vi ha preso parte in prima linea: all'inizio la vita in trincea e poi la massacrante ritirata in una steppa gelata e infinita. Tra i borghi incendiati, la neve gelida e gli attacchi dei russi le probabilità di sopravvivenza sono minime e allora si cerca di distrarsi pensando a quelli che sono i propri desideri più profondi: "«Dì Rigoni, che desidereresti adesso?» Sorrido, sorridono anche loro. La sanno la risposta perché altre volte l'ho detta camminando nella notte. «Entrare in una casa, in una casa come le nostre, spogliarmi nudo, senza scarpe, senza giberne, senza coperte sulla testa; fare un bagno e poi mettermi una camicia di lino, bere una tazza di caffè-latte e poi buttarmi in un letto, ma un letto vero con materassi e lenzuola, e grande il letto e la stanza tiepida con un fuoco vivo e dormire, dormire e dormire ancora. Svegliarmi, poi, e sentire il suono delle campane e trovare una tavola imbandita: vino, pastasciutta, frutta: uva, ciliegie, fichi, e poi tornare a dormire e sentire una bella musica.»"
Ma la realtà adesso è ben diversa e bisogna pensare a marciare, trovare cibo e dormire. Purtroppo la gioia del ritorno sarà concessa a pochi: "E tanti e tanti altri dormono nei campi di grano e di papaveri e tra le erbe fiorite della steppa assieme ai vecchi delle leggende di Gogol e di Gorky. E quei pochi che siamo rimasti dove siamo ora?"
Profile Image for Giada Brugnera.
82 reviews8 followers
March 5, 2025
C’è qualcosa che mi colpisce sempre profondamente nei libri di Mario Rigoni Stern: dev’essere qualcosa nascosto dalla sua scrittura secca e asciutta, o che emerge proprio grazie ad a essa. Questo stile quasi duro lascia infatti trapelare tutta la fatica del raccontare, una fatica superata solo dalla necessità di raccontare quanto è stato vissuto, e soprattutto di ricordare: ricordare quei compagni, amici e compaesani che ora riposano sotto un bianco mantello di neve nelle steppe russe. Un raccontare che tuttavia lascia potente spazio al non-detto: Stern non si sofferma mai a descrivere dettagliatamente le atrocità a cui ha assistito, perché sa che non è necessario. Gli bastano poche parole per comunicarci tutto ciò che serve.
L’unicità dello stile di Stern sta tutta in questo: che la sua durezza è quella di un narratore che ci parla con un nodo alla gola, e che riesce a suscitarlo anche in noi.
Profile Image for Mky_signorcapitano.
4 reviews
August 29, 2017
Nel secondo libro, l'ultimo capitolo omonimo è veramente emozionante e malinconico allo stesso tempo, quest'uomo ormai anziano che ricerca la pace nel luoghi in cui ha vissuto i momenti peggiori della sua vita, in mezzo alla guerra, terrorizzato dalla morte, diventata ormai una sorella e un fatto abitudinario....
Non ci sono parole quando ci vengono raccontate storie così.
Consiglio di leggere le ultime pagine in un luogo appartato, senza rumori o disturbi, magari in mezzo alla natura, in un parco, con dei boschi o dei campi davanti, per farsi strascinare meglio e per assaporare e gustare meglio la lettura.
Profile Image for Elvio Mac.
1,023 reviews22 followers
April 13, 2020
Questa raccolta di racconti, è la testimonianza di quella che fu la terribile esperienza dell'esercito italiano nella campagna di Russia. L'ultimo capitolo è quello che da il titolo al libro. Rigoni Stern, torna con la moglie in quei luoghi, dopo circa trent'anni, forse non è bastato tutto questo tempo per riconciliarsi con quello che fu il suo periodo di vita più sconvolgente, ma questo non gli toglie la nostaglia e quel senso di perdita percepito costantemente.
Alcune parti sono molto belle, altre meno, ma c'è sempre qualcosa che lascia impressionati, sia essa la stupidità dell'uomo o la sua forza di volontà. Leggere Mario Rigoni Stern provoca sempre qualcosa in me.
22 reviews
April 22, 2025
Libro che insegna molto su quello che è stato una delle pagine più vergognose e tremende vissute dalle divisioni alpine italiane in Russia. Scrittura cruda, sofferente, ma che non porta rancore e pare una catarsi. Rigoni è uno scrittore crudo ma estremamente sincero e asciutto nello stile. Una testimonianza, insieme ai Lunghi fucili di Moscioni, che non va assolutamente perduta ma andrebbe insegnata nelle scuole, perché in libri come questi ci sono spunti per costruirsi dei sani principi di vita ed essere persone più consapevoli e tolleranti verso il prossimo e intolleranti verso qualunque forma di violenza.
Profile Image for Francesco Bianco.
Author 6 books1 follower
February 13, 2021
Due libri fondamentali, simili e diversi allo stesso tempo, per molti versi complementari. Nei racconti di "Ritorno sul Don" Rigoni Stern inserisce momenti lirici (cf. il racconto eponimo) assenti nell'asciutta narrazione del "Sergente nella neve".
In comune c'è una prosa asciutta ma ricca, ancorata al vocabolario mai generico, che attinge al gergo militare (giberne, parabellum), ai dialetti (veneto, bresciano) e alle lingue straniere (russo), sempre con l'intento di una narrazione il più possibile veritiera, realistica.
Profile Image for Francesca Marchesini.
Author 1 book7 followers
June 1, 2022
A parte il resoconto della ritirata che ho apprezzato per la semplicità e vividezza, questo volume apre un ulteriore finestra, in ritorno sul Don vediamo anche il dopo, difficile e nella maggior parte dei casi soffocato e soffocante ma che deve essere conosciuto.
Profile Image for Riccardo Meozzi.
17 reviews11 followers
December 3, 2019
Ricostruzione molto accurata, in prima persona. Non c'è nulla di epico, che per essere una narrazione di guerra non é scontato, e che rende il libro molto piacevole.
95 reviews2 followers
September 27, 2021
Molto probabilmente il libro in cui troverete più volte scritto "bestemmie"
Profile Image for Bravo27.
432 reviews2 followers
June 5, 2025
Unpezzodistoriad'Italiadicuinessunovuoleparlareechemoltivoglionodimenticare.UnatestimonianzadirettaeimportantissimadiquellatragediaitalianacheèstatalaritiratadiRussia.
Profile Image for G.Claudio.
50 reviews1 follower
September 27, 2013
Belli, molto intensi. Soprattutto il primo... probabilmente pi� "grezzo", a livello stilistico, ma pi� carico di emozioni... Ammetto di essermi trovato ad avere gli occhi lucidi, in paio di passi... Vi regalo qualche riga... "..Compresi gli uomini del tenente Danda saremo in tutto una ventina. Che facciamo qui da soli ? Non abbiamo quasi pi� munizioni. Abbiamo perso il collegamento con il capitano. Non abbiamo ordini. Se avessimo almeno munizioni ! Ma sento anche che ho fame, e il sole sta per tramontare. Attraverso lo steccato e una pallottola mi sibila vicino. I russi ci tengono d?occhio. Corro e busso alla porta di un? isba. Entro. Vi sono dei soldati russi, l�. Dei prigionieri ? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz?aria. - Mni� khocetsia iestj, - dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste pi�. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C?� solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E di ogni mia boccata. - Spaziba - dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. - Pasausta - mi risponde con semplicit�. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi. Nel vano dell?ingresso vi sono delle arnie. La donna che mi ha dato la minestra, � venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni. La donna mi d� il favo e io esco. Cos� � successo questo fatto. Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta deve esserci stata tr
Profile Image for Chiara.
113 reviews28 followers
August 25, 2015
“Di nuovo, dunque, si camminava: squadra per squadra, plotone per plotone. Il sonno, la fame, il freddo, la stanchezza, il peso delle armi erano niente e tutto. L’importante era solo camminare. Ed era sempre notte, era neve e solo neve, erano stelle e solo stelle.”

Libri come questo sono i più difficili da commentare, trascendono il significato stesso di romanzo e diventano testimonianze, ancora più preziose proprio perché quegli avvenimenti si allontanano inevitabilmente nel tempo e scompaiono coloro che li hanno vissuti in prima persona.
Rigoni aveva il grande dono di saper raccontare, apri le pagine e ti senti sprofondare nel freddo della steppa: non si può e non si deve dimenticare cos’è stata veramente la guerra, qual è stato il prezzo da pagare, al di là di un elenco di date e battaglie da imparare a memoria per l’interrogazione del giorno dopo.

“Quelle lunghe marce, eterne, senza soste, senza cibo, con i congelati che restavano ai lati della pista, con i feriti che morivano sulle slitte, con i sopravvissuti che si trascinavano. Neve cielo, notte giorno, neve cielo. Ma come abbiamo potuto?”
Profile Image for Manuel.
108 reviews6 followers
Read
February 4, 2014
Ho aperto questo libro e mi sono trovato di fronte questa decina di righe:
"Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno. E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò le sue settantadue bombarde."
Continua su http://www.liberdocet.it
Profile Image for Coligne.
76 reviews
May 11, 2011
Un vivida testimonianza di uno dei momenti più bui della II° Guerra Mondiale, che si snoda tra indicibili atrocità, immani sofferenze, e pure qualche momento di umana convivenza (come quando Rigoni entra in un isba affamato, e vi trova due soldati russi intenti a mangiare, si siede e mangia con loro).
Solamente chi ha vissuto quell'odissea sulla propria pelle poteva raccontarla, portando anche il lettore al fronte, in mezzo alla neve e al gelo del Generale Inverno russo...
Profile Image for Aurora.
191 reviews45 followers
trasloco-ok
November 13, 2010
ci ho messo davvero un sacco di tempo. sicuramente più del necessario e del dovuto.
non è stato perché volevo pensarci, rimuginare, illuminarmi nuove strade. è stato perché è andata così.
e basta.

"così è successo questo fatto. ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev'esserci stata tra gli uomini."

Profile Image for Ndrunella.
111 reviews4 followers
June 26, 2025
Che dolorosa meraviglia tra queste pagine. Ho trovato un penna incredibile, che sicuramente cercherò ancora in altri libri.
C'è la lenta agonia e lo sforzo del ricordo, c'è quel passato che forse non abbiamo ancora ben elaborato. Incredibilmente bello.
Displaying 1 - 30 of 32 reviews

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