Sad Erlendur
Un giallo che appartiene al passato giovanile di Erlendur, quando muoveva i primi passi nella polizia investigativa; ma qui in Italia è stato pubblicato nel 2016, dopo che abbiamo conosciuto il protagonista ormai in età avanzata e affermato commissario.
Per me una conferma di quanto Erlendur e le atmosfere dell'Islanda abbiano fatto presa su di me: una trama piuttosto lineare, un buon intreccio, un finale che tutto sommato non stupisce, il mio giudizio in sintesi.
Se dovessi basarmi soltanto su questi elementi, pure essenziali in un giallo, dovrei inserire il libro nella categoria delle letture dignitose, ma non imperdibili.
Quello che però, a mio avviso, fa la differenza, è il carattere del protagonista, il suo senso di giustizia e la voglia di renderla a chi ne è ancora assetato. Chi meglio di lui può capire il rimpianto, il dubbio e le domande senza risposta: "Avrei potuto fare qualcosa? Avrei potuto indirizzare il destino su altre strade?" Quella voglia di capire, spiegare, anima lo stesso Erlendur, che sente il bisogno, non potendo fare altro, di dare almeno un "perché" e un "come".
Qualche volta il perché è inconsistente, leggero come il caso, capace però di mutare in modo irresolubile la vita di qualcuno, di chi non torna e di chi resta.
E' questa malinconia, che permane nonostante il caso sia chiuso, la cifra più importante dei gialli di Indridason e della personalità di Erlendur. Spiegare non allevia la pena, serve solo a far "quadrare i conti". Ma la vita non è mai un calcolo perfetto.