Un compendio di retorica strapaesana e lirismo morboso.
"Non mai gli italiani sono schiavi delle idee o del denaro, bensì delle passioni. E son passioni italiane la gelosia, il furor dell'onore, l'amore della madre, della famiglia, della terra, non il gioco, il vino, la lussuria, la gola, le ricchezze. Non perdonano perciò i delitti commessi per calcolo, per ambizione o per avarizia; o, come dicono, «a mente fredda». Ma soltanto i delitti compiuti «a sangue caldo». Anche i più miseri, i più diseredati, i più ciechi, nei quali la coscienza morale è come sepolta, non sono mai schiavi della fame o dell'avarizia, bensì del proprio sangue, ed è l'unica schiavitù che accettano liberamente, quasi fosse uno stato di natura o uno stato di grazia. In questa dolce e severa signoria trascorrono la loro esistenza, si dannano all'inferno, si preparano al paradiso. La loro legge è nelle loro vene. All'infuori di questa legge, nulla ha presa sul loro destino: né la ragione, né la paura, né alcuna specie di speranza."