Pubblicato nei "Coralli" di Einaudi nel 1999, Cargo è il primo romanzo di Matteo Galiazzo, accolto dalla critica come il migliore – perché il più colto e il più visionario – degli scrittori raccolti dalla casa editrice torinese nel 1996 in Gioventù Cannibale. Cargo non è semplicemente un romanzo, ma "l'esploso di un romanzo", un groviglio di intelligenza, cultura e ironia senza pari, a tal punto variopinto da essere diviso non in capitoli, ma in "frattali" che creano forme inedite e improbabili.L'autore ha poi deciso di smettere di scrivere e i suoi libri sono ormai diventati oggetti di culto per una fedele schiera di lettori: una raccolta di racconti uscita 1997 e due romanzi. Dal 2002, è calato il silenzio. Preferisce guardare la tv. Laurana ripropone il suo capolavoro, Cargo, in versione ebook, con l'introduzione di Marco Drago e in chiusura la recensione di Maria Corti apparsa originariamente su "la Repubblica".
è già da un po' che cerco senza successo di ricordare le parole che avevo pensato di scrivere a commento di Cargo di Matteo Galiazzo, mentre lo leggevo mi ero preparato tutto un discorso ma niente da fare, ho rimosso ogni sillaba, deve essere un effetto collaterale del romanzo stesso, una volta letta l'ultima riga si è innescato un processo di rimozione a ritroso (che poi è un po' quello che succede nel roman... oops SPOILER!); comunque è possibile, a questo punto posso solo azzardare l'ipotesi, che mi fossi fatto l'idea di esordire fingendo di aver dimenticato le parole che avevo pensato di scrivere a commento di Cargo di Matteo Galiazzo, ma doveva trattarsi di una finzione, di un trucchetto, perché nel preannunciare ciò che avevo dimenticato in realtà avrei scritto esattamente quel che sin dal primo momento avevo pensato di scrivere, vale a dire di aver dimenticato le parole che avevo pensato di scrivere a commento di Cargo di Matteo Galiazzo, e questo avrei pensato di fare, sempre seguendo l'ipotesi con cui mi sto or ora lambiccando, allo scopo di restituire nel mio commento quel senso di vertigine con cui gioca continuamente il romanzo, anzi di cui è fatto il romanzo, quel senso di vertigine che ti assale quando all'interno di un'immagine ritrovi la stessa immagine su scala ridotta, che a sua volta contiene se stessa su scala ancor più ridotta, e così all'infinito, o quando sogni di essere addormentato sognando di essere addormentato e via di questo passo; tirando le somme, stando a questa interpretazione, artefatta e cervellotica, sono il primo a riconoscerlo, non avrei dimenticato proprio un bel nulla, di certo non le parole che avevo pensato di scrivere a commento di Cargo di Matteo Galiazzo, perché eccole qui.
"Cargo è un'onesta truffa affabulatoria". Questo è uno dei giudizi riportati nel risvolto di copertina di questo libro riedito ora in ebook con l'aggiunta di un'introduzione (che non ho letto, essendomi preso in biblioteca il testo originale) e la recensione di Maria Corti pubblicata al tempo su Repubblica. Diciamolo subito: è un libro che non lascia indifferenti. O lo si considera una schifezza o lo si apprezza alla follia. Io faccio parte della seconda categoria, ma ho il vantaggio di essere abituato a leggere a spizzichi e bocconi e quindi non mi sono perso più di tanto nel caleidoscopio di storie diverse con rimandi dall'una all'altra, forse ma non necessariamente con un capo e una coda, divise non in capitoli quanto in "frattali"; con le note finali che sono gli appunti per il libro stesso, alcuni effettivamente presenti e altri no; con incisi fantascientifici e matematici stranerrimi (no, non è un refuso). Il motivo del titolo lo si capisce forse nelle ultime pagine: "forse" perché temo di aver dovuto leggere una recensione prima di averlo davvero capito. Però credo che il concetto di "cargo cult" si attagli perfettamente all'opera. Non lo consiglio a nessuno, ma solo perché non mi fido di come possa essere preso dagli altri :)
Leggendo l’introduzione di questo libro ho trovato la seguente descrizione: È uno di quei libri che, davvero, rappresentano un’esperienza psichica e fisica. Quella frase mi ha fatto avere la sensazione di avere tra le mani un libro speciale, anche se ancora non ne sapevo bene il motivo. Alla fine della lettura ho deciso subito di scrivere una recensione a questo libro di un autore che forse è il più innovativo che recensisco (mi ha ricordato Vonnegut) e che, purtroppo, ha deciso di non scrivere più. Il resto della recensione si può leggere qui: https://alessandroraschella.com/2018/...
Dit is het meest bizarre boek dat ik al ooit heb gelezen! Voor surrealisme en vervreemding: vijf sterren! Voor ontoegankelijkheid eveneens! Een boek voor die-hard lezers dus… Matteo Galiazzo verwerkt een aantal in elkaar grijpende verhaallijnen, afgewisseld met theorieën –meestal uit de wiskunde, economie, biologie en natuurkunde - tot een buitenissige chaos waar de lezer een ordening in wil ontdekken. Soms dacht ik aan Escher of aan het begrip ‘in eigen staart bijten’ en voelde ik mij in het ootje genomen maar anderzijds las ik zoveel - al dan niet grappige- nieuwe inzichten en theorieën die zo ontzettend verfrissend waren dat ik –gelukkige maar- heb doorgezet om het boek helemaal uit te lezen, ook al waren er passages die ontzettend moeilijk waren. Wel was ik van plan om het stukje van het science fiction verhaal diagonaal te lezen maar ook hierin worden zulke bizarre vondsten beschreven dat ik hoofdschuddend dacht: ‘waar haalt hij het vandaan?’ In het voorwoord komt er een quote van een vriend aan bod: ‘Cargo is een eerlijk staaltje vertellersbedrog’, iets wat de schrijver als een compliment ervoer. Toch betekent dit boek veel meer. Ten eerste geven de laatste tien bladzijden een inkijk in het hoe en waarom, komen verhalen samen en wordt er veel duidelijk. Ten tweede vond ik naar het einde toe dat, ondanks de chaos, deze schrijver enige tekenen van genialiteit vertoond heeft zodat ik werkelijk geïntrigeerd was. Het woord ‘fractaal, het woord waarmee ieder hoofdstuk begint, heb ik later op het internet opgezocht. Het is in de eerste plaats een wiskundige term maar ik vond ook een toepasselijke uitspraak in een blog van van René Pigge:
‘Fractaal denken verenigt tegenstellingen, zorgt voor inzichten en maakt de cirkel rond. Het omvat alles en niets; oeroude wijsheden, nieuwe inzichten en leert ons dat een medaille 2 zijdes heeft die elkaar nodig hebben.’
Impossibile per me fare una recensione non sconclusionata. E' un libro indescrivibile; una iperstoria Escheriana a quattro, cinque o sei dimensioni (o meglio: di un numero di dimensioni non intero); sconcertante, affascinante, immaginifico, ma anche pesante, ripetitivo, sgradevole, irrisolto. (potrei dire sconcertanterrimo, affascinanterrimo, immaginificherrimo, e così via, ma risulterei solo banale) In una parole: geniale. Ho finito di leggerlo oggi e i pensieri che mi ha generato si affastellano nella mia mente, e penso che lo faranno per un po' di giorni ancora, fino all'inevitable rilassamento che però non mi impedirà di averne un ricordo indelebile. Il senso di straniamento e di agitazione in me è aumentato in misura parossistica quando sono andato a leggere la biografia dell'autore. Anche qui potrei fare una domanda banale dato che altri l'hanno già fatta prima di me: perché ha smesso di scrivere? Più che una domanda, un enigma inesplicabile. Mi piace però pensare che abbia esaurito con quest'opera la sua fastasmagorica vena inventiva resistendo pervicacemente alla tentazione di riprovare al ribasso, oppure che l'abbia trasportata nel mondo dei programmi proprietari e delle righe di codice, però escludendo così da cotanta stravagante bellezza l'umanità intera.