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'80: L'inizio della barbarie

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Troppo vicini per essere già storia. Sarà per questo che l’eredità italiana degli amati/odiati anni Ottanta stenta a trovare narratori. Paolo Morando ripercorre attraverso un racconto-reportage il decennio più ambiguo: vitale e al contempo feroce.
Italians do it better: sono le parole d’ordine lanciate da una maglietta indossata da Madonna, mentre Paolo Rossi diventa il simbolo di un’Italia che vuole lasciarsi per sempre alle spalle stragi e terrorismo. Sono gli Ottanta: gli anni dell’edonismo, dell’arricchimento, quando eravamo un Paese invidiato da mezzo mondo. Gli adolescenti di allora ricordano quegli anni con nostalgia: Nikka Costa, Maradona, Goldrake, gli Europe di The Final Countdown, il tormentone Gioca Jouer, il Cacao Meravigliao di Arbore, Il tempo delle mele, il Ciao della Piaggio, il succo di frutta Billy, il piccoletto de Il mio amico Arnold, i Puffi, il Tom Cruise di Top Gun...
Eppure, a guardar meglio, è il decennio delle mode effimere e classiste, dell’imbarbarimento della politica e della convivenza civile. Di baby pensioni. E debito pubblico al galoppo. Nella Milano da bere ci si spranga per rubarsi Timberland e Moncler, divise d’obbligo dei giovani paninari che alle ideologie preferiscono ‘cuccare’. Mentre si applicano al gioco in Borsa e all’evasione fiscale, gli italiani si confrontano con l’arrivo dei primi ‘vu’ cumprà’. E dagli scontri in piazza tra fascisti e comunisti si passa a quello Nord-Sud, con l’alba delle Leghe e uno slogan che ancora oggi risuona negli stadi: Forza Etna!

248 pages, Paperback

First published January 14, 2016

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About the author

Paolo Morando

9 books10 followers
Giornalista, ha lavorato in quotidiani di Trento, Bolzano e Verona. Ora scrive per Domani, Huffington Post, Internazionale, L'Essenziale e sul blog minima&moralia. Per Editori Laterza è autore di Dancing Days. 1978-1979: i due anni che hanno cambiato l’Italia (2009, ristampato nel 2020), ’80. L’inizio della barbarie (2016, finalista al Premio Estense), Prima di Piazza Fontana. La prova generale (2019, vincitore del Premio Fiuggi Storia, sezione Anniversari) e Eugenio Cefis. Una storia italiana di potere e misteri (2021).

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Ivan.
361 reviews52 followers
October 21, 2017
Un libro interessante che mi ha prodotto un gran “rimuginamento” interiore e che ho dovuto contestualizzare e puntualizzare con la mia modesta esperienza.
Un compagno di lavoro, mio coetaneo, un omone grande e grosso con due mani da fabbro e un collo taurino, dice di amare gli anni Settanta, di essere rimasto lì con il cuore e la mente, per la tranquillità della nostra vita cittadina (una città di provincia), per la mancanza di grossi problemi, perché non c'erano gli immigrati, né i delinquenti, si lavorava, ci si accontentava, si rideva. E poi, giovedì scorso, ha aggiunto altre ciliegine sulla torta: gli anni Settanta furono belli perché vennero fuori la televisione a colori, le discoteche e i film porno!
Io degli anni Settanta ho invece un bruttissimo ricordo… Morì mio padre nel ’75, furono ammazzati Peppino Impastato e Moro nel ’78, ci fu l’Italicus nel ’74, il dolorosissimo florilegio dei tantissimi morti ammazzati quotidiani dal terrorismo rosso e nero, gli scontri continui tra extraparlamentari e polizia, il clima orribile da insurrezione, le fogne della corruzione politica che continuamente venivano scoperte, gli scandali Lockeed e le tangenti ai politici e ai generali della finanza, il golpismo strisciante, le trame nere e gli insabbiamenti, la verità processuale e storica stuprata e uccisa, e poi il rapporto sempre più evidente, il legame stretto, il patto indissolubile tra mafia e politica e la sua verità inconfessata e inconfessabile. E ancora, la demenza assunta a ideologia, il sei politico, la paralisi dell’università, l’obnubilamento di ogni ragione di fronte alla ressa verbale sinistrese… Sono entrato negli anni Ottanta che neanche mi sono accorto. Continuavano i morti ammazzati, solo che adesso la gran parte erano mafiosi che si ammazzavano tra loro nelle guerre di mafia, ma c’erano ancora le BR, diamine, e facevano paura, solo che allora si pensava ancora che agissero autonomamente, magari dietro direttive dell’Est comunista. Scemava il sinistrese demente assunto a cultura, anche se all’università c’erano i baroni rossi che negli esami di filosofia ti facevano leggere ancora esclusivamente testi marxiani e marxisti.
Marx è morto, ma neanche io mi sento tanto bene. Lo strutturalismo, Claude Levy-Strauss, chi era costui? La psicanalisi e tutto Freud a 1000 lire al chilo e un pacco di carta igienica… Tutto morto, o moribondo. Era il riflusso, benedetto riflusso se questo avesse permesso di gettare il pattume sinistrese salvando la cultura di sinistra… Ma come spesso succede, insieme all’acqua sporca è stato gettato via anche il bambino. Scomparve, e non tanto lentamente, la classe operaia decimata dall’automatizzazione delle fabbriche, fagocitata nel ceto medio; finì la lotta di classe e al suo posto il Nord scoprì l’identità politico razziale delle regioni e la lotta al Meridione, prologo della lotta agli immigrati e all’Islam. La cultura magnareccia, spendereccia, caciarona, cafona, edonista, consumista, voyerista fatta di Drive in, Colpi grossi etc soppiantò i deliri pseudorivoluzionari e l’impegno politico che aveva rotto veramente le palle. Reagan, la Thatcher Umberto Smaila sostituirono Lenin, Mao e Che Guevara; il liberismo faceva molto più tendenza della politica economica, il libero mercato (a parole e paroloni) del welfare e della redistribuzione del reddito, il gioco in borsa “per tutti” e i fondi derivati cacciavano nel museo archeologico il libretto del risparmio, mentre i nostri ritrovati capitalisti ad Adam Smith e Marshall preferivano Gelli, Andreotti e Craxi, le consorterie, le massonerie, le P2, P3, P4, Pn… Tutti eravamo in possesso di BOT, BTp, CCT, creditori di uno Stato assente e demente, e non capivamo che ci stavamo legando al collo il cappio del debito pubblico: il ceto medio all’italiana avanzava.
Non sono stati belli gli anni Ottanta, ma forse un germoglio di speranza fiorì con Falcone e il maxiprocesso di Palermo, quando, più che con i Mondiali in Spagna, si poteva credere che l’Italia potesse risollevarsi e ritrovare, o trovare per una volta, i valori civili e senso civico. Ma la barbarie non iniziò negli anni Ottanta, era solo iniziata la metastasi di un cancro che da un pezzo aveva colpito il paese, la sua classe dirigente, la società civile.
Profile Image for Alessandra.
136 reviews15 followers
August 21, 2024
Se GenX e Millenial leggessero questo libro magari la smetterebbero di frignare rimpiangendo il peggior decennio della storia. Come il volume precedente, è un saggio pieno di riferimenti pop che aiutano a tener viva anche l'attenzione di chi i saggi non li ama molto (presente!). Un'analisi lucida e puntuale dell'inizio di un processo ancora in corso perché ogni singolo problema attuale deriva da lì.
Come canta Agnelli, "non si esce vivi dagli anni 80" e noi infatti siamo ancora qui agonizzanti a puntare il dito contro GenZ e social senza invece avere il coraggio di guardarci allo specchio.
Se è vero che lo spirito critico è morto (e ne sono convinta), è anche vero che lo abbiamo ucciso noi.
Consigliato A TUTT*.
Profile Image for Alberto Avanzi.
466 reviews8 followers
April 28, 2024
Interessante viaggio in un momento cruciale della nostra storia, quarant'anni fa, i tempi della milano da bere, dei paninari, dell'esplosione del debito pubblico che ci presenterà il conto pochissimi anni dopo (conto che stiamo ancora pagando) e dell'inizio dell'ondata migratoria e dei conseguenti problemi di integrazione. Qui, a differenza del volume precedente di Morando, ero abbastanza grande da aver vissuto in prima persona gli avvenimenti descritti, per cui ho apprezzato molto lo scorrere dei ricordi stimolato da questa lettura, anche se la scelta degli elementi da parte dell'autore è stata molto soggettiva e secondo me sono stati trascurati alcuni aspetti chiave
Profile Image for mohave.
84 reviews4 followers
January 21, 2022
Signora mia facciamo schifo, ma tanto tanto schifo, specialmente in confronto agli altri paesi, però non da sempre eh, è che negli anni '80 un meteorite ha colpito proprio noi e mannaggia i pescetti tutto è precipitato da lì.
Quando un giornalista gioca a fare lo storico può succedere questo e altro.
Profile Image for Luca Gatto.
147 reviews3 followers
April 18, 2022
Ho letto con piacere il libro di Giordano. Un libro interessante su alcune problematiche degli anni ‘80 che non sono stati così dorati, rampanti, sgargianti ed entusiasmanti come la vulgata tende a ricordare. È un libro che, per chi come me in quegli anni non era ancora nato, aiuta a chiarire cosa fosse davvero l’Italia negli anni ‘80, oltre la pagina del ricordo dei genitori o di quanto viene normalmente narrato. È un libro utile, scritto bene, interessante.
Profile Image for Antonella.
284 reviews10 followers
July 29, 2016
*Questa recensione partecipa al Premio Estense Digital 2016*

"Cosa resterà di questi Anni Ottanta..afferrati già scivolati via...", cantava Raf in una sua celebre canzone.
Beh, degli anni '80 ci rimangono cinque sfumature: il nordismo, salito alla ribalta con la celebre frase 'Forza Etna', scritta a caratteri cubitali lungo le autostrade; il mito dei paninari, unico pezzetto di eredità che abbiamo perso per strada; il progressivo imbarbarimento degli italiani e dei loro costumi; la caccia al successo, con la Milano da bere capofila di una corsa senza sosta per conquistare fama e posizione; ed infine, last but not least, il razzismo, piaga sempre attuale e argomento di dibattito tanto al bar quanto in televisione.
Io sono nata negli anni Ottanta, sì, ma di quegli anni non posso ricordare nulla. Sono nata alla fine di quel decennio rimpianto da molti, ma sono ‘figlia’ degli anni Novanta. Gli anni Ottanta per me rappresentano soltanto un mito, una parte che caratterizza i racconti dei miei genitori. Leggere questo libro mi ha permesso di stare un pochino di più sul pezzo, come si suol dire. Ora ho qualche idea più precisa su quegli anni, sulle criticità e sulle mode che hanno portato gli italiani e l’Italia ad essere quelli di oggi. Il racconto-reportage di Paolo Morando ripercorre tutte le tappe fondamentali che hanno scandito un decennio ruggente e, al contempo, critico.
Mi ha interessata molto leggere questo reportage. Sicuramente ora sono più conscia di alcuni meccanismi ed alcune tematiche che hanno portato all’Italia di oggi. Se poi dovessi rispondere alla domanda di Raf, beh, degli anni ’80, per me, restano le cinque sfumature citate prima, ma manca sicuramente la cosa più importante, l’unica che mi fa rimpiangere quegli anni che, in realtà, non ho vissuto, ovvero la musica.
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