Un tema fondamentale, affrontato da prospettive differenti, unisce i tre racconti; fondamentale nell'opera di Mann e nella sua privata biografia. Si tratta del problematico rapporto arte-vita, del sofferto contrasto tra la necessità dell'artista di allontanarsi dalla vita comune degli "altri" e il suo desiderio, la nostalgia, quasi l'invidia per quella vita comune, ordinaria e cordiale, semplice, fluente. L'isolamento dell'artista appare ineluttabile, ma nel suo scandaglio sapiente e sottile degli anfratti oscuri dell'animo umano Mann riscopre una humanitas fatta su misura, chiarezza ed equilibrio, di amore verso le cose più umili, anche verso un cane bastardo che basta ridonare a un artista la gioia della vita.
Thomas Mann was a German novelist, short story writer, social critic, philanthropist, essayist, and Nobel Prize laureate in 1929, known for his series of highly symbolic and ironic epic novels and novellas, noted for their insight into the psychology of the artist and the intellectual. His analysis and critique of the European and German soul used modernized German and Biblical stories, as well as the ideas of Goethe, Nietzsche, and Schopenhauer. His older brother was the radical writer Heinrich Mann, and three of his six children, Erika Mann, Klaus Mann and Golo Mann, also became important German writers. When Hitler came to power in 1933, Mann fled to Switzerland. When World War II broke out in 1939, he emigrated to the United States, from where he returned to Switzerland in 1952. Thomas Mann is one of the best-known exponents of the so-called Exilliteratur.
L’analisi dei singoli racconti di questa raccolta è estremamente interessante e ricca di spunti. Dopo essermi cimentata, tuttavia, mi sono resa conto che leggerli uno dopo l’altro offre un’occasione di lettura complessiva dove il filo conduttore è riconducibile ai concetti di Bellezza e Amore. I tre racconti, in quest’ottica, ci parlano, dunque di un percorso evolutivo del pensiero di Thomas Mann.
A 28 anni pubblicò “Tonio Kroger ” (1903) dove si narra – con chiari cenni autobiografici- il rapporto di un artista con l’Amore e la Bellezza fino alla presa di coscienza di come queste siano chimere irraggiungibili. L’artista, di fatti, è colui che è condannato a sofferenza e solitudine. In uno stato di ambiguità borghese, vive l’ambivalenza tra il desiderare fortemente il bello terreno mentre il suo essere -al di sopra dello stato materiale- lo relega nella dimensione dell’incompreso. “Tonio Kroger” è il racconto in cui si consacra l’idea del poeta che raggiunge il suo compimento nell’accettare l’unica forma di Amore vero a lui concessa: l’Amore di sé e del proprio intelletto come forma di estrema Bellezza.
Nove anni dopo è il momento del celeberrimo “La morte a Venezia” (1912): l’apoteosi della Bellezza incarnata nel volto del giovanissimo Tazio e resa nella sacralità della tradizione greca. L’artista qui soffre contemplando e desiderando quell'Ideale irraggiungibile poiché sottoposto allo scarto generazionale. Il tormento fa parte di quell'intimo che si cela, così come si nascondono impulsi reconditi. L’arte ha bisogno di Bellezza e la Bellezza è colta al suo apice solo se accompagnata da Eros:
” Certo è un bene che il mondo conosca soltanto la bella opera, e non anche le sue origini, non le condizioni in cui venne formata; perché la conoscenza delle fonti da cui è scaturita, per l’artista, l’ispirazione, spesso sgomenterebbero, confonderebbero, neutralizzando così gli effetti dell’eccellenza. Che ore singolari! Che singolare fatica snervante! Che strano rapporto creativo dello spirito con un corpo! Quando Aschenbach, riposto il lavoro, se ne andava dalla spiaggia, si sentiva esausto, addirittura disfatto, e gli sembrava che la coscienza lo rimproverasse come dopo una dissolutezza.”
In questo racconto così ricco di simbolismi, si respira morte fin dalle prime pagine e non sorprende, dunque, che la morte stessa sopraggiunga in un momento di massima estasi di fronte al Bello.
Ne “La morte a Venezia”, dunque Amore e Bellezza sono gli ideali per cui morire.
Il 1919 è l’anno di pubblicazione de “Il cane e il padrone”. Anno doppiamente importante sia per l’età più matura dello scrittore (44) sia per il tempo storico a cui appartiene. La Prima Guerra Mondiale è finita da poco ed è il momento in cui L’Uomo riflette sulla propria esistenza recuperando l’importanza delle cose semplici. La vita domestica è, in poche parole, rivalutata dal momento in cui gli eccessi della Guerra hanno fatto sentire tutta la precarietà della vita. In “Cane e padrone” l’attenzione non è più concentrata sul problema estetico da parte di un intellettuale ma, al contrario, si coglie la Bellezza negli affetti quotidiani che circondano un semplice Uomo.
Il monumento a Thomas Mann e al suo cane Bauschann, a Gmund, in Baviera
All’apice dell’esistenza, l’artista Gustav Aschenbach, tormentato dall’inquietudine che agita e accompagna, animandola, la sua produzione letteraria e da essa ormai logorato, in una sera di un non ben definito 19.., fa un incontro casuale che lo solletica a intraprendere un viaggio. Ragione e autodisciplina e una continua lotta contro il tempo, che tiranno gli leva i giorni e lo assedia nella paura di non avere il tempo necessario per poter esprimere tutta la sua arte, lo hanno da tempo relegato nella bella città in cui vive. Una tentazione che lo agita e che decide di assecondare permetterà ai lacci che lo imbrigliano di allentarsi, minando la sua stessa identità che ha tentato disperatamente, per tutta la sua esistenza, di far coincidere con la sua essenza di artista.
“La morte a Venezia” ha come tema principale quindi la rappresentazione della tensione che accompagna l’eletto, il destinato a compiere grandi opere con la sua arte, l’ansia di colui che investe su questo dono con solerte dedizione quotidiana, fin da quando, giovanissimo, con le sue prime pubblicazioni, l’ha tradita. Egli infatti l’ha messa in discussione perché essa è animata da una tensione perpetua al sapere e si fa così veicolo di atrofia, sgomento e profanazione della volontà annullando passione e sentimento, ma poi lo stesso artista si piega infine al sacrificio della sua anima. Un sacrificio che è però animato dall’intuizione della perfetta coincidenza che deve esserci fra ciò che scrive e il sentire prevalente nel suo tempo, affinché alla creazione si accompagni la fama: si vota perciò alla rappresentazione del più stringente moralismo e ne diventa il simbolo, incatenandosi per sempre, sacrificando ogni pulsione.
Il viaggio verso l’Istria e il suo approdo nella meta finale e definitiva di Venezia, meta senza ritorno o tappa di un viaggio in un’altra dimensione, diventa dunque la metafora, come nella più grande letteratura, di un percorso di redenzione. Venezia, laguna immobile e mefistofelica, ammorbata dal colera, con una propaggine gaudente nel Lido, diventa lo scenario ideale per far risaltare l’aspetto dionisiaco che si risveglia lentamente in lui, dopo lungo torpore, e che accompagna, sotterraneo, ogni manifestazione vitale perché ne è una componente necessaria.
Il suo calarsi nella vita, tra la gente, con fare altezzoso e distinto, è accompagnato da una promiscuità umana che gli fa ribrezzo: il vecchio finto-giovane che si accompagna, lascivo, ad un gruppo di ragazzi, il gondoliere truffaldino e poi in quella sorta di “non- luogo” che è l’ Hotel Excelsior l’apparire netto di una famiglia, tra i suoi componenti un ragazzo bellissimo: un adone. Lo spirito si eccita, la tensione emotiva è tutta diretta verso il giovane che già il giorno dopo è paragonato a un feace nel suo tardivo risveglio, prima delle numerosissime attribuzioni mitologiche a cui lo sottoporrà l’ormai delirante Aschenbach: sarà infatti Giacinto nel gioco della palla, poi Narciso nel momento topico del sorriso rivoltogli, e ancora Ermes in quello finale dell’accompagnamento alla morte. Il tutto sfocerà in un’immersione tra la gente con la consapevolezza del potere venefico esercitato dal contatto umano in caso di malattia infettiva, un modo effettivo di contaminarsi e annullarsi.
Leggere Mann è sempre edificante, trionfo dello stile, maestria e padronanza assoluta, spero sia stato più libero delle sue creature letterarie.
Thomas Mann qui è stato una piccola delusione. Tonio Kröger e La morte a Venezia sono due racconti brevi che durano un’eternità, pieni di sezioni verbose e noiose. Con Cane e padrone,a cui invece darei 5 stelle, Mann finalmente si toglie la veste da grande esteta e ci libera completamente da tutte quelle pagine idealistiche e superbe. Cane e padrone è meraviglioso proprio grazie alla sua semplicità e alla sua modestia di intenti: descrivere la vita di un cane e del suo padrone. È un racconto tenero e splendidamente scritto, e in cui finalmente la vita non va oltre il proprio giardino.
“Baldanzoso guardi verso il giorno che ti precede, ma tu indugi beato a cominciarlo, signore di un intermezzo prodigioso, sfaccendato e indisturbato tra sogno e realtà, che è stato il compenso per un contegno irreprensibile. L'illusione d'una vita stabile, semplice, attenta e assorta placidamente in pensieri, l'illusione d'appartenere tutto a te stesso, ti rende felice; perchè l'uomo tende a ritenere il suo stato caduco, sia esso sereno o confuso, tranquillo o passionale, per quello vero, tipico e duraturo della vita, e in particolare a promuovere subito, nella fantasia, ogni felice ex tempore a buona norma e abitudine incrollabile, mentre in verità è condannato a vivere improvvisando e moralmente alla giornata. E così ora anche tu, respirando l'aria del mattino, credi alla libertà e alla virtù tue, mentre dovresti sapere, e in fondo pure sai, che il mondo tiene pronte le sue reti per impigliartici, e che probabilmente domani te ne starai a letto daccapo fino alle nove, perchè ci sei andato alle due, eccitato, annebbiato e divertitissimo... E se anche fosse? Oggi sei un uomo sobrio e mattiniero, il legittimo padrone di questo cacciatorello che proprio ora sta saltando di nuovo lo steccato, felice perchè oggi tu hai l'aria di voler vivere con lui e non con il mondo là in fondo”.
«Tu guardi con vigorosa fiducia alla giornata che ti sta innanzi, ma beatamente indugi a cominciarla, padrone di uno spazio di tempo fuori dell’ordinario, libero, non gravato da nulla, posto tra il sogno e il giorno, tua ricompensa a una condotta moralmente buona. L’illusione di una vita stabile, semplice, raccolta, contemplativamente assorta in sé, l’illusione di appartenere completamente a te stesso ti dà un senso di felicità. Poiché l’uomo è incline a considerare il suo stato del momento - sereno o torbido, tranquillo o agitato dalla passione - quale condizione vera, propria e durevole della sua vita; e, particolarmente, a elevare subito, con la fantasia, a bella regola e infrangibile consuetudine, ogni felice ex tempore, mentre è in realtà condannato a improvvisare nell’incerto, a vivere, moralmente, alla giornata.»
Volevo leggere il primo dei tre racconti, che ho trovato davvero bello, scritto bene, profondo. Il secondo l'avevo già letto (e recensito qui), mentre per quanto riguarda il terzo, ossia "Cane e padrone", devo ammettere che mi ha annoiato e che ho faticato a concluderlo.
3.5 ★ I have much appreciation for Thomas Mann's writing; but, personally, I find his stories lacking in enjoyment. The only story that made an exception for me was Tonio Kröger; although I feel like this view is very subjective on my part. I bonded with this story the most, mainly because it expressed more themes in which I had an interest in. Considering it separately from the others, it would be a five-star. Still, aside from my personal opinion, I believe that reading these tales is important for one's formation as a reader, so I would think them all required readings.
Interessante la descrizione della vita del cane che ama l'acqua corrente quando fa le passeggiate con suo padrone. Si ammirare l'acqua che scorre penso accomuni l'uomo ai cani. Molto meglio di morte a Venezia
I grandi temi di Mann attraversano i diversi romanzi raccolti in maniera più o meno matura. Tonio è indubbiamente il vertice di questo momento artistico.