Che fine hanno fatto i personaggi e i luoghi della letteratura per ragazzi sotto la lente dello scienziato? Dietro quelle che siamo abituati a considerare semplici storielle per bambini si nascondono idee, racconti, suggestioni di scienza e tecnologia. Ed è la storia della scienza stessa a svolgersi come un gomitolo nelle fiabe di Perrault, dei Grimm e di Andersen: dai trucchi e sortilegi dell’apprendista stregone allo scienziato pazzo, la fantasia lascia spazio alla fantascienza, e infine alla scienza cruda. Principesse, draghi, castelli incantati, elfi, orchi, spade e bacchette magiche, amuleti, nani, avventurieri, esploratori, armature, scienziati, streghe, creature spaventose e meraviglie della natura popolano le pagine di questo almanacco illustrato della fantasia scientifica. E raccontano al lettore una storia nuova e sorprendente.
Davide Coero Borga è progettista e comunicatore scientifico e lavora con l'Istituto Nazionale di Astrofisica. Ha pubblicato il libro La scienza del giocattolaio, diventato poi una rubrica di Geo, trasmissione in onda su Rai 3. Per Rai Scuola, dopo il Nautilus di Federico Taddia, conduce una serie di documentari per la nuova trasmissione di scienza Memex.
Cosa succederebbe se vedessimo le favole con occhi scientifici? In questo libro Davide Coero Borga, con il supporto delle illustrazioni di Ester Chilese, prova a raccontarcelo. Abbiamo così Hansel e Gretel che finiscono in coma diabetico per le troppe calorie ingurgitate, il pifferaio di Hamelin che è un epidemiologo, e così via. Il racconto è caleidoscopico, con continui riquadri che parlano di storie e di scienze antiche e moderne, ed è una fonte non solo di ricordi ma anche di scoperte: però devo dire che mi piacque di piu il suo precedente La scienza dal giocattolaio. Qui resta qualcosa di incompiuto che non riesco a definire bene, ma è come se lasciasse dei fili in sospeso.
Il libro analizza il legame tra scienza e alcuni elementi e figure ricorrenti della narrazione – foreste, castelli incantati, cavalieri, oceani -, ispirato alla Grammatica della fantasia di Rodari, il cui carattere è enciclopedico, per niente noioso, è arricchito dalle illustrazioni di Ester Chilese che allestisce un personale alfabeto grafico, e dagli approfondimenti cinematografici, letterari e scientifici L’elemento magico, se di primo acchito appare inspiegabile, nasconde un’allusione scientifica o storica. Infatti, Biancaneve che cade tramortita al primo morso della mela avvelenata: a quanto pare la matrigna può aver usato cianuro, che mantiene il colore rosso delle gote della fanciulla nonostante la morte.
Ho preso questo libro con tante aspettative, invece l'ho trovato deludente, un po' troppo enciclopedico ma senza scendere in alcun particolare. Risulta infine inutilmente descrittivo ma poco dettagliato. Molto belle le illustrazioni, l'impaginazione ed anche l'edizione nel suo complesso. Ma non basta una bella confezione per un saggio così evanescente, è vero che si parla di fantasia ma non me lo devo mica immaginare il testo...
Va beh, se uno deve fare una tesi su quelle che son state le fiabe negli ultimi due secoli, lo può anche leggere ma diciamocelo, se stiamo a cercar qualcosa di scientifico o pseudo tale nelle fiabe, così come vorrebbe far credere il titolo, leggendo questo libro rimarremo molto delusi. Insomma per non voler sembrar prolissi si finisce per non dire nulla. Delusione.
“Scienza della fantasia” è un saggio leggero e originale di Davide Coero Borga edito da Codice Edizione. È uno di quei libri che scovi per caso, di cui ti invaghisci per una fortuita coincidenza astrale, e che poi ti regalano ore leggere trascorse ad emozionarti dietro fiabe intrecciate ad esperimenti, una nuova prospettiva che non avresti mai neanche immaginato.
Borga ha l’animo dell’esploratore, l’occhio del sognatore e la visione di insieme di chi è capace di descrivere una situazione in tutta la sua chiarezza. Certo non è mai facile realizzare cosa si nasconda dietro la facciata di una favola, non quello che ci si aspetta. Le storie tramandate da leggende e tradizioni non sono mai lineari, non sono mai ciò che appaiono ma nascondono sempre un livello di interpretazione in più, sia per significante che per apparente impianto narrativo. I racconti sono sempre lo specchio del proprio tempo, sono sempre l’involucro di una società che si avviluppa intorno a tradizioni millenarie, a particolari che identificano un luogo geografico e una popolazione tutta. Ma certi tipi di storie sono anche il mezzo per liberare spiegazioni concrete, soluzioni che si dipanano da tutta una serie di credenze popolari, basate sull’esperienze, i luoghi comuni e i pregiudizi di chi, giustificato dal potere e dall’autorità, impone la propria opinione. D’altra parte però c’è anche quel guizzo che non è meramente negativo, ma anche, incredibilmente innovativo. La prospettiva da cui Borga quindi guarda le favole è una davvero insolita, perché invece di concentrarsi sul merito di una morale più o meno distorta, più o meno volta ad insegnare, redarguire o mettere in guardia da lupi cattivi e draghi infervorati, incentra la sua analisi su ciò che di scientifico compare nei racconti che i genitori raccontano ai figli, i nonni ai nipoti. Lo sguardo anche se non particolarmente approfondito, anche se non particolarmente puntuale, è un ottimo spunto di riflessione per guardare con occhi nuovi un regno notoriamente lasciato inesplorato, perché tacciato di fantastico. Allora i castelli diventano l’occasione per riscoprirsi ingegneri edili, creature magiche diventano l’occasione per interrogare i naturalisti, le pozioni degli stregoni intrugli chimici, e ogni particolare rivisitato nell’ottica dell’esploratore che parte alla ricerca di una verità ben più grande di lui. Il dettaglio interessante del volume sono di certo le illustrazioni, coloratissime e molto particolareggiate, che impreziosiscono le pagine descritte da Borga e sopratttutto gli inserti in cui l’argomento generale di ogni singolo capitolo viene contestualizzato in un favola (o più) ben precise. E gli esempi non sono solo quelli più noti all’immaginario collettivo, ma anzi si preferisce sfoderare esempi poco noti e soprattutto poco esplorati. In fondo la scienza può anche essere divertente, soprattutto quando è scoperta.
Il particolare da non dimenticare? Il castello...
Per gli appassionati di scienza che non smettono di sognare e fantasticare, per chi ha l’animo dello scienziato che si aspetta di trovare una spiegazione anche nell’antro più recondito della propria fantasia. Ma anche per chi sogna ad occhi aperti, e non vuole ammetterlo, o meglio, vuole giustificarsi. Buona lettura guys!