Qual è il vero motore della storia? L’oligarchia al potere o la massa dei molti? E quali criteri sono validi per interpretare gli eventi? Sono queste alcune delle domande alla base della ricerca storiografica secondo Luciano Canfora, che in questo libro si muove tra documenti e falsificazioni per comprendere quanto la narrazione storica rifletta, o mistifichi, la realtà. Passando in rassegna momenti e temi cruciali del passato antico e recente – dall’Atene di Pericle alle conquiste di Roma, dal rapporto tra Chiesa e impero nel Medioevo all’affermazione delle dittature nel Novecento – l’autore spiega perché scrivere storia significhi lottare contro gli effetti del progressivo allontanamento dai fatti. Attento nel cogliere ciò che le fonti esagerano o non dicono, Canfora interroga l’antichità sulla costante tensione tra gli eventi e la loro rappresentazione e ci mostra come partire dal passato per affrontare le questioni vitali per la società contemporanea: la giustizia, la cittadinanza, la libertà, la verità.
Luciano Canfora (Bari, 1942) è un filologo classico, storico, saggista e accademico italiano. Canfora è figlio dello storico della filosofia Fabrizio Canfora e della latinista e grecista Rosa Cifarelli, entrambi docenti del prestigioso Liceo Ginnasio Quinto Orazio Flacco di Bari nonché antifascisti protagonisti della vita culturale e civile della città nel secondo dopoguerra. È professore emerito di filologia greca e latina presso l'Università di Bari e coordinatore scientifico della Scuola superiore di studi storici di San Marino. È membro dei comitati direttivi di diverse riviste, sia scientifiche sia di alta divulgazione, come il Journal of Classical Tradition di Boston, la spagnola Historia y crítica, la rivista italiana di alta divulgazione geopolitica Limes. È membro della Fondazione Istituto Gramsci e del comitato scientifico dell'Enciclopedia Treccani. Dirige inoltre, sin dal 1975, la rivista Quaderni di Storia (ed. Dedalo, Bari), la collana di testi La città antica presso l'editore Sellerio, la collana Paradosis per le edizioni Dedalo e la collana Historos per la Sandro Teti Editore.
Non ha più senso tener dietro, per confutarle o difenderle, alle costruzioni retoriche adottate per giustificare questa o quella guerra.
Charles Seignobos: Ogni pensiero o atto di cui s'è persa la traccia è perduto nella storia, è come se non fosse mai esistito. Mancandoci i documenti, la storia di amplissimi periodi del passato risulta inconoscibile per sempre. Non vi è nulla che possa surrogare i documenti: niente documenti, niente storia.
I congiurati che uccisero Cesare uccisero l'uomo che privilegiava la loro classe.
Kakeshi Kumiko, Così Triste Cadere in Battaglia.
In Germania, durante la seconda guerra mondiale, ci sono un sacco di riferimenti a Sparta. La fascinazione mortuaria è un ingrediente del fascismo.
Gaetano de Sanctis: Cartagine peso morto.
Papa Formoso processato e condannato da morto.
Conosciamo la storia da chi ha avuto la possibilità di lasciare tracce sui documenti
Per Lucrezio il dolore cominciò con la proprietà. Forse l'idea è presa da Epicuro.
Tommaso Fiore, insegnante, venne visto con sospetto perché faceva leggere la Repubblica di Platone a scuola.
Hitler vedeva Sparta come ideale perché soggiogavano una razza, gli iloti.
Aristotele, costituzione degli ateniesi, Pericle dà stipendi. Per Tucidide la sua non fu una democrazia, ma il governo di uno. Anche Nietzsche critica Pericle.
Nei Dialoghi socratici il filosofo appare critico e l'interlocutore porta certezze.
Procopio di Cesarea in vita scrive molto celebrando Giustinanino, ma in privato scrisse di ogni sua nefandezze.
Tacito: Dove fanno terra bruciata sostengono di aver instaurato la pace.
Tacito - Claudio.
Per Polibio i romani avevano ottimizzato la costituzione mista di cui parlavano i greci.
Arminio fu soldato romano.
La storia non è che un succedersi di Imperi e aspirazioni imperiali.
Michele Cristobulo scrisse della presa di Costantinopoli da parte di Maometto II.
Ipazia (neoplatonica) silenziata da Giustiniano, che cacciò i filosofi dall'impero.
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Una raccolta di articoli densi di erudizione classicista apparsi su vari quotidiani. Risentono a volte della decontestualizzazione quando letti a distanza dall'evento di attualità a cui si riferiscono, ma trasmettono spesso bene il tema centrale del libro che vuole far notare i parallelismi e i ricorsi della storia. Disomogeneo e a volte di lettura non facilissima ma piacevole.