Dalla Puglia al Piemonte, passando per la Lucania, il Lazio e la Campania, i braccianti immigrati sono sempre più spesso vittime di un caporalato feroce, che li rinchiude in veri e propri "ghetti a pagamento", in cui tutto ha un prezzo e niente è dato per scontato, nemmeno un medico in caso di bisogno. Questa brutale realtà la conoscono in pochi, taciuta dalle istituzioni pubbliche locali, dal sistema agricolo italiano, dalla piccola e media distribuzione e dalle multinazionali dell'industria agroalimentare, che si servono di questa forma coatta di sfruttamento imponendo un ribasso eccessivo dei prezzi dei prodotti. Si tratta di un complesso sistema criminale in cui a rimetterei sono solo i braccianti, costretti a pagare cifre impensabili per vivere stipati in baraccopoli insalubri, lontano da qualsiasi forma di civiltà. Un reportage fatto di storie raccontate da chi vive in questa situazione al limite della sopportazione fisica e psicologica, un incredibile viaggio nei nuovi ghetti disseminati per l'Italia da nord a sud. La mappa di un paese ridisegnato da razzismo, ingiustizia e indifferenza. "Ghetto Italia" è questo e molto altro ancora.
In Italia sono molti quelli che non vogliono sentire la verità, ma la verità è che la maggior parte dei pomodori, zucchine, angurie che mangiamo è passata dalle mani di essere umani ridotti in schiavitù. Mi auguro che questo genere di libri finiscano nelle mani di tutti quelli che dicono che la storia degli immigrati sfruttati in agricoltura è ormai una storia vecchia, che li leggano e che, chissà mai, aprano gli occhi.
Dietro i pomodori pelati che mangiamo tutti i giorni, gli ortaggi e le conserve che prendono la via del nord Europa, c’è un mercato del lavoro che va oltre il grigio e il nero dell’evasione: è un mercato fondato su caporalato e schiavitù. Il prezzo in questo mercato non è fatto dall’incrocio tra domanda e offerta, ma imposto dal più potente: dalla grande distribuzione che pretende di avere prodotti a prezzi sempre più bassi, dall’industria agroalimentare che per stare dietro a queste richieste si rifà appoggiandosi ai caporali, magari travestiti da cooperative che portano la manodopera nei campi. Aziende che in alcuni casi vincono pure virtuosi fondi europei e s’imbellettano con progetti di sostenibilità ambientale, e che importa se quella sociale non sanno proprio cosa sia. È questo il tema di Ghetto Italia, I braccianti stranieri tra caporalato e sfruttamento, libro-reportage di Yvan Sagnet e Leonardo Palmisano pubblicato a ottobre 2015 da Fandango Libri nella collana Documenti (15 euro).
Necessario per comprendere il mondo oggi, e l'Italia soprattutto. Un mondo che si autodistrugge per un guadagno marcio di schiavitù attraverso lo sfruttamento dei più deboli. Lucido e poetico, doloroso.
Libro utilissimo e ben scritto. Spiega le dinamiche del caporalato ai danni degli immigrati e racconta come siano gli stessi migranti il vero motore di una parte dell'economia del nostro paese.
Un libro sul fenomeno del caporalato in Italia nel ventunesimo secolo che insiste molto, e grazie a ciò sarà difficile dimenticarsene, sui meccanismi di reclutamento/assunzione, sulle forme contrattuali illegali e sulle condizioni disumane di vitto e alloggio dei migranti che stagionalmente si spostano per lavoro tra le campagne italiane e sulle caratteristiche di questi sistemi di sfruttamento su base regionale. Può essere letto come introduzione all'argomento del caporalato anche se alcuni eventi precedenti vengono solo nominati e marginalmente spiegati. Una sorta di diario, che intervistando braccianti di diverse etnie, mescola inchiesta con sensazioni e pensieri romanzati degli autori. Mi sarebbe piaciuto leggere una più articolata descrizione geografico-economica delle diverse regioni ed aree che sono attraversate in questo viaggio.