Nel parcheggio di un ristorante una donna accusa l’amante, piccolo imprenditore prossimo al fallimento, di aver scelto, per la loro cenetta intima, un posto che gli è stato consigliato dalla moglie; quando finalmente decidono di andare altrove, lui, facendo manovra, investe un’anziana signora; niente di grave, tranne il fatto che l’anziana signora è lì per festeggiare il suo compleanno in compagnia del figlio e della nuora – che guarda caso è anche un’amica intima della moglie del fedifrago. Lo spunto, da commedia di boulevard, mette in moto l’inesorabile meccanismo del teatro di Yasmina Reza, il cui virtuosismo sta nel mostrare – mediante gesti minimi, battute feroci, plumbei silenzi – i patetici contorcimenti dei cinque personaggi, tutti costantemente sull’orlo di una crisi di nervi, per mantenere una parvenza di decoro: per fare, appunto, bella figura. Si ride molto, leggendo queste pagine, ma sempre sul filo di un’angoscia sottile, di un lancinante interrogativo. «Quello che mi interessa è osservare la musica dei comportamenti, e riprodurla» ha affermato Yasmina Reza: la quale orchestra il suo esilarante e grottesco quintetto con un senso acuto dell’ellissi e del sottaciuto, imprimendogli un ritmo impeccabile e tempi brillantissimi.
Yasmina Reza began work as an actress, appearing in several new plays as well as in plays by Molière and Marivaux. In 1987 she wrote Conversations after a Burial, which won the Molière Award for Best Author. Following this, she translated Kafka's Metamorphosis for Roman Polanski and was nominated for a Molière Award for Best Translation. Her second play, Winter Crossing, won the 1990 Molière for Best Fringe Production, and her next play The Unexpected Man, enjoyed successful productions in England, France, Scandinavia, Germany and New York. In 1995, Art premiered in Paris and went on to win the Molière Award for Best Author. Since then it has been produced world-wide and translated into 20 languages. The London production received the 1996-97 Olivier Award and Evening Standard Award. Screenwriting credits include See You Tomorrow, starring Jeanne Moreau and directed by Didier Martiny. In September 1997, her first novel, Hammerklavier, was published.
"Vi farò ridere ma credo che abbiamo il dovere – morale, oso dire – di goderci ogni cosa. Compresi gli imprevisti."
Immaginati di essere nel parcheggio di un ristorante, seduto in macchina accanto alla tua amante. Le porte spalancate, l’umore irritato dalla discussione in atto.
Andrea si rifiuta di entrare nel ristorante dove Boris l’ha portata perché è stata Patricia –la moglie- a consigliarlo. Con una retromarcia nervosa, Boris esce dal parcheggio non accorgendosi di aver investito una persona.
Non succede nulla di fatale ma l’incontro con la migliore amica di sua moglie, il marito e la suocera di lei, da fuoco ad una miccia già accesa.
Terza lettura che faccio di quest’autrice e che mi riconferma la sua sarcastica messa in scena dell’ipocrisia alto borghese.
Sapere ma non voler vedere. L’importante è sempre l’apparenza, fare una bella figura.
”Un uomo che affonda, sai, farebbe meglio ad affondare in silenzio.”
(Franco cordelli ha definito Yasmina Reza una scrittrice clamorosamente sopravvalutata, non sarebbe la prima volta che Cordelli prende una cantonata critica, ad ogni buon conto io - nel mio piccolo - sto con coloro che le darebbero il Nobel). Questo testo teatrale è il più agile, divertente e quasi folleggiante dei suoi, eppure tutt'altro che evanescente.
YVONNE Quello che mi secca, nella morte, è che la gente continua a vivere come se niente fosse. Quando morirò, continuerete a chiacchierare come se niente fosse. ÉRIC Eh già... YVONNE Già. O a fare tragedie. A me non dispiacciono le tragedie. Mi distraggono. ÉRIC Mamma... YVONNE Un giorno il portiere del mio stabile, un bravo portoghese, ha incominciato a mettere tutto in ordine nella portineria. Tutto in ordine. Due settimane dopo era morto. FRANÇOISE Se cambiassimo argomento?
Una pièce teatrale con cinque personaggi, costantemente in bilico tra il dramma, la tragedia e la farsa. La scena si apre con una coppia di amanti in macchina che litiga, nel parcheggio di un ristorante, prima di trascorrervi dentro la serata. Nel pieno del litigio, decidono di andarsene e nel farlo investono una donna anziana. La donna anziana è lì per festeggiare il compleanno con il figlio e la nuora. Ma le due coppie si conoscono.
Ha inizio, così, uno scambio di battute esilaranti.
Ne riporto un paio: la prima contiene il titolo dell’opera e l’altra è la conclusione.
ANDREA (A Boris) Prima di buttarti nella Garonna se ne hai voglia, amore mio, potresti l’ultima sera fare bella figura, come i grandi giocatori d’azzardo. Se solo avessi una sigaretta...
BORIS Che ne hai fatto delle scarpe? ANDREA Sono nella borsa... Parti alla conquista del mondo con il tuo bell’armamentario. Ti immagini che l’esercito avanzi, e invece sei lì che sfiorisci.
Una vena di malinconia pervade l’opera: ci sono coppie così male assortite che non sono fatte per stare insieme. Ma questo lo si capisce meglio dal di fuori.
انگار راوی تو یه پارکینگ یک رستوران نشسته، اطرافش رو نگاه میکنه و یکی از هزاران داستانی که دورش داره اتفاق میفته رو انتخاب میکنه و شروع میکنه به تعریف کردن. داستانی که ما چند ساعت کوتاهش رو میبینیم اما بعد از رفتن ما حالا حالاها ادامه داره.
Due coppie (una sposata e una formata da un marito e la sua amante) e un'anziana signora madre di uno dei personaggi maschili, un incontro (o forse è meglio dire uno scontro) fuori da un ristorante e una serie di situazioni surreali. Yasmina Reza indaga i rapporti di coppia, la memoria e la perdita dei ricordi, i rapporti intergenerazionali, l'uso e l'abuso di farmaci psicotropi con una serie di situazioni paradossali che vorrebbero essere divertenti, ma che per qualche ragione mi hanno trasmesso una certa malinconia. La Reza è un'autrice da conoscere e di qualità, ma non sempre mi convince del tutto.
Volevo leggere un po' di teatro, genere che sfrutto poco. Certo, vedere gli attori su un palco è un'altra cosa, però se l'opera è ben scritta anche una semplice lettura fa piacere.
E per fortuna mi è capitato un'opera ben scritta: autrice sconosciuta, trama sconosciuta, mi sono affidata al fatto che sia stato pubblicato da Adelphi.
Lui e lei, l'amante, vanno a cena in un ristorante raccomandato dalla moglie di lui. L'amante non ne è impressionata. La farsa comincia quando incontrano un'amica della moglie insieme al di lei marito e suocera. Bella storia di adulti disincantati.
Dramma teatrale dove personaggi costantemente sull'orlo di una crisi di nervi si definiscono soprattutto per ciò che non dicono. Yvonne, la madre svampita, emerge su tutti. Inconfondibile stile di Yasmina Reza.
Sinossi Nel parcheggio di un ristorante una donna accusa l’amante, piccolo imprenditore prossimo al fallimento, di aver scelto, per la loro cenetta intima, un posto che gli è stato consigliato dalla moglie; quando finalmente decidono di andare altrove, lui, facendo manovra, investe un’anziana signora; niente di grave, tranne il fatto che l’anziana signora è lì per festeggiare il suo compleanno in compagnia del figlio e della nuora – che guarda caso è anche un’amica intima della moglie del fedifrago. Lo spunto, da commedia di boulevard, mette in moto l’inesorabile meccanismo del teatro di Yasmina Reza, il cui virtuosismo sta nel mostrare – mediante gesti minimi, battute feroci, plumbei silenzi – i patetici contorcimenti dei cinque personaggi, tutti costantemente sull’orlo di una crisi di nervi, per mantenere una parvenza di decoro: per fare, appunto, bella figura. Si ride molto, leggendo queste pagine, ma sempre sul filo di un’angoscia sottile, di un lancinante interrogativo. «Quello che mi interessa è osservare la musica dei comportamenti, e riprodurla» ha affermato Yasmina Reza: la quale orchestra il suo esilarante e grottesco quintetto con un senso acuto dell’ellissi e del sottaciuto, imprimendogli un ritmo impeccabile e tempi brillantissimi. ----------- Mi sono divertita e tanto basta per attribuire le quattro stelle. Probabilmente il divertimento è dovuto a un accidente "esterno": in questa piece, tra i protagonisti, si staglia infatti un certo Boris e alla voce Boris in me scatta immancabilmente un riflesso condizionato. Insomma sul palcoscenico del mio teatro virtuale mi è apparso Boris Johnson. Ditemi: è colpa mia se le comparsate di questo tizio mi suscitano ilarità? L'ho incrociato tre giorni fa in un video, alle prese con un ombrello... ma che dico "alle prese"? "In guerra" con un ombrello! Proprio una gran "bella figura" [ha vinto l'ombrello]. :-) :-)
من واقعا دوست داشتم،چون دغدغهی عدم شکلگیری ارتباط صحبح را داشت. روابط کاملا شکستخورده از آدمهای شکستخورده . کسانی که برای هیچ بخشی از زندگیشون نتونستن تصمیم درست بگیرن. و تبعات تصمیمات بیجاشون کل زندگیشون رو تحت تاثیر قرار میده.
Мабуть, найгірша пʼєса серед читаних у цій серії від Анети Серед діючих особ маємо Андреа і Бориса. Вони коханці. Борис зраджує дружину вже доволі давно. Андреа чоловіка не має. Починається все з того, що вони приїздять до ресторану, і зустрічають там знайомих Бориса: подругу дружини Франсуазу, її чоловіка Еріка і його мати Івонну. Ну от і виходить так, що усі ці люди сідають за один столик, пʼють і розмовляють. А Івонна завжди губить свою сумочку і шукає її. Закінчується, фактично, нічим. Хоча нічого нема і між початком і кінцем. Та й таке, не зрозуміло нащо таке взагалі читати.
Piece teatrale drammaticamente esilarante che mette in primo piano le nostre nevrosi . Non ai livelli di Arte ( che ho adorato) , ma ottimo testo da leggersi tutto d’un fiato.
Il quintetto protagonista di questa pièce teatrale è forse uno dei più improbabili e male assortiti che si possa immaginare: un uomo sposato e la sua amante si scontrano nel parcheggio di un ristorante con un’anziana signora, il figlio di lei e la nuora, che è anche amica della moglie dell’uomo fedifrago. Si alza così il sipario sulla perfetta messa in scena dell’ipocrisia e delle nevrosi della nostra società benpensante.
Assistere all’operazione di fine scandaglio dell’animo umano a cui si dedica la Reza è un vero piacere. Acuta e implacabile, punta il suo fascio di luce sui rapporti di coppia, sulle relazioni intergenerazionali, sull’abuso di farmaci e sul nostro continuo bisogno di tenere in piedi la farsa delle apparenze, fragile castello di carte che ci spinge a renderci ridicoli pur di fare sempre, appunto, bella figura.
Situazioni paradossali unite a un botta e risposta esilarante rendono le opere tragicomiche della Reza irresistibili. Certo, ci ritroviamo a ridere di un riso amaro. Perché è con un occhio non troppo velatamente cinico che l’autrice guarda agli autoinganni e alle ipocrisie umane. Ma in fondo la tendenza a preservare la sopravvivenza, nostra o delle maschere che ci ostiniamo a indossare, è condizione imprescinibidile del nostro essere.
In tutta onestà ho trovato lo script de Il dio del massacro più incisivo ed efficace in ciò che voleva dimostrare e se non conosciate ancora la Reza drammaturga, vi indirizzerei verso quel titolo. Questo, d’altro canto, rimane una lettura piacevolissima, che intrattiene a dovere. Non escludo di continuare con altre sue opere, magari spostandomi verso la b arrativa.
"Parti alla conquista del mondo con il tuo bell'armamentario. Ti immagini che l'esercito avanzi, e invece sei lì che sfiorisci."
Prima opera che leggo di quest'autrice e mi è piaciuta. Si tratta di una breve commedia teatrale, veloce e di intrattenimento, simpatica ma non sciocca, incisiva soprattutto per il non detto fra i personaggi. Lettura piacevole e soddisfacente e che consiglio.
Sono un paio di mesi che leggo il nome di Yasmina Reza e che in qualche modo mi perseguita e finalmente ho deciso di affrontarla e leggerla. E devo dire che mi ha piacevolmente stupita. La Reza è sagace e inflessibile e va dritta al punto. Disegna, abile, situazioni apparentemente semplici e aggiunge eventi e situazioni capaci di ribaltare completamente le cose. "Bella figura" è un testo teatrale breve ma intenso, che parte da una coppia che litiga in un parcheggio e rivela tutti i meschini comportamenti degli esseri umani. Siamo un po' egoisti, un po' irresponsabili, un po' interessati a ciò che avviene di fronte a noi, poi se alziamo un po' lo sguardo ci rendiamo conto che ognuno ha le sue beghe da risolvere, che parafrasando Tolstoj "ognuno è infelice a modo suo".
Un rapporto tra amanti un po' sfilacciato, delle circostanze imbarazzanti, protagonisti quarantenni sull'orlo di una crisi di nervi e con tante velleità e altrettante disillusioni, situazioni che hanno dell'assurdo ma che raccontano cinicamente una realtà tutto sommato abbastanza comune. Si sorride amaramente leggendo questa piece teatrale di Yasmine Reza. Vale la quarta stella già solo per Andrea che dice "Parti alla conquista del mondo con il tuo bell’armamentario. Ti immagini che l’esercito avanzi, e invece sei lì che sfiorisci.". Per molti versi mi ha riportato alla mente Non abitiamo più qui, di Andre Dubus.
Commediola allegra e divertente, che gioca sulle battute veloci e immediate e sui rapporti interpersonali non troppo moralmente accettati. Veloce da leggere, a tratti ti strappa un sorriso. Ma nulla di più.
Une pièce de théatre formidable où chacun tente de tenir sa place. Il est souvent important de faire bonne figure (bella figura) mais quand le masque tombe ce sont les grimaces qui apparaissent
Yasmina Reza è oggi considerata la più grande drammaturga vivente di lingua francese. E certo è innegabile che in lei il teatro è sempre messa in scena dell’opera e la scrittura ancella di un’esperienza in cui la recitazione e la vivificazione attraverso gli attori si compenetrano continuamente nel testo. Dunque al lettore che legga l’opera e non la veda rappresentata, è richiesto un certo grado di sforzo immaginativo per apprezzare al meglio sceneggiature altrimenti a rischio di una certa media monotonia. E invece a voler vedere bene, in questo libro della Reza, che inizia come una classica commedia da Sex and the City, le scene tra il grottesco e l’iperbolico non mancano e anche la risata, se possibile, riesce a volte a farsi libera e meno amara di quanto ci si aspetterebbe dall’autrice del famoso “Dio del massacro”. La trama è semplice, risale da subito sulle cosce di Andrea stese fuori della macchina del suo amante, nel parcheggio di un ristorante mentre litigano per la gelosia di lei e la lassità di lui. Peccato che mentre la nube sembra diradarsi, nello stesso locale si presenti una cara amica della moglie tradita del protagonista con annessi marito e suocera. L’imbarazzo manifesto, dapprima taciuto e dissimulato, cresce di scena in scena fino a esplodere nella tensione elettrica tra personaggi sempre più borderline e sovreccitati, chiusi in un solipsismo che, amaramente, non ha nulla di eccezionale e anzi è quello normale di un uomo in difficoltà economica, di una donna troppo puritana o di un uomo che non riesce ad avere il comando o ancora di una amante costretta a vivere ai margini della vita. E tutto per mantenere la facciata, la “bella figura” che dà il titolo al libro: non è tanto l’ipocrisia a interessare la Reza, perché questa viene data come connaturata, piuttosto al centro del mirino ci sono i meccanismi di autoinganno o i fragili equilibri della credulità, i meschini tentativi della preservazione personale e anche l’indefessa capacità umana di adattarsi a ogni disfacimento.
Yasmina Reza non si discosta molto da quello che sa fare: usare la commedia, distesa o cinica per scoperchiare la buona educazione delle relazioni umane e per far deflagrare un bagliore di cruda e sinistra verità. Lo fa bene al solito e con un gusto per la rappresentazione molto spiccato, ma i temi forse non troppo originalmente sviluppati restano tutti lì, sulla pagina, e conducono il lettore troppo vicino alla parola scritta per rendere le opere della Reza davvero memorabili.
Recensione a cura della pagina instagram Pagine_e_inchiostro: Nel parcheggio di un ristorante, una donna rimprovera l’amante (un piccolo imprenditore sull’orlo del tracollo) di aver scelto per la loro cena un locale consigliato dalla moglie. Decidono allora di cambiare destinazione ma, mentre lui fa manovra, finisce per investire un’anziana signora. Nulla di grave, se non fosse che quella donna è lì per festeggiare il compleanno insieme al figlio e alla nuora, la quale é intima amica della moglie del fedifrago.
Da questo intreccio quasi farsesco prende avvio il meccanismo tipico del teatro della Reza: un gioco scenico che, attraverso dettagli minimi, battute taglienti e silenzi eloquenti, mette a nudo le tensioni e i goffi tentativi dei cinque personaggi di salvare le apparenze. Tutti, in modo diverso, sono costantemente in bilico, impegnati a fare un’inutile quanto fallimentare “bella figura” davanti agli altri. L’opera diverte e fa sorridere, ma dietro l’umorismo si cela un senso di fragilità che lascia trasparire il vuoto esistenziale dei protagonisti. La Reza, ancora una volta, sa raccontare con intelligenza dissacrante le contraddizioni della borghesia, in poche pagine piena di sarcasmo e amarezza. È un testo breve, essenziale, ma attraversato da una malinconia che rende ancora più struggente il fallimento dei suoi personaggi, incapaci di reggere il peso delle convenzioni sociali che li imprigionano. Insomma, un’opera che smaschera con leggerezza la tragicommedia del dover vivere in società. Ha scritto opere più taglienti ma, come sempre, tornare dalla Reza é un piacere.
Знову 2 пари, коханці і інша пара з матірʼю, яка схоже впадає в деменцію. Аптекарка -коханка, найбільш бісяча персонажка, чия задача - зіпсувати всім настрій і вечір. Вона ніяк не хоче піти .. і ще й наркоманка. Хоча у всіх вилазять свої чорти. Та втім здається кожна французька пʼєса про зраду, коханок, коханців, брехню чи щось подібне. Тут викритому невірному чоловіку просто по барабану. Ще кілька цитат: ◆ 1
▪ АНДРЕА: Серденько моє бідолашне... БОРИС: Тепер розумієш, чому мені ще твого хлопця з аптеки бракувало?
◆ 2
▪ ЕРІК (до Андреа): А ви не будете пити? Неввічливо, коли всі цокаються... АНДРЕА: Не вживаю алкоголь. Принаймні зараз... Чесно кажучи, я зараз на дієті... І не дуже вмію стримувати себе...
▪ ЕРІК: Побачила що? Що саме ти побачила? ФРАНСУАЗА: Борисе, ми нічого такого не бачимо? Наберися нарешті мужності нам це сказати! БОРИС: Франсуазо, роби як знаєш, мені все одно. Між нами — багато світових років...
◆ 3
▪ Для мене ти навіть привабливіший, ніж чотири роки тому. БОРИС: Схибнута ти... АНДРЕА: Не буду сперечатися.
◆ 4
▪ АНДРЕА: Чому ти приносиш мене у жертву? БОРИС: Бо не хочу пустити своє життя під укіс... Андреа, я не можу зробити тебе щасливою!..
Conoscevo l’autrice solo indirettamente, per aver visto “Carnage”, film di Polanski tratto dal suo “Dio del massacro”. Questo testo teatrale mi pare impostato sullo stesso schema: dialoghi serratissimi. La Reza avvolge il vuoto dentro a questo rumore. Il messaggio arriva chiaro, emerge da una trama piuttosto banale e da personaggi senza qualità e spessore umano. Molto convincente quel realistico e amaro parlarsi chiassoso senza ascoltarsi, il continuo auto riferirsi di persone che si agitano dentro il proprio isolamento, e dentro l’affanno in un’inutile corsa verso un traguardo che non c’é. Non c’è traguardo perché non c’è reale competizione in un’esistenza che ci vede soli, sconfitti in partenza dalla propria inconsistenza.