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Heidegger e Aristotele

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Nella lunga crisi della grande filosofia seguita alla fine del sistema hegeliano, Heidegger ci ha restituito il senso di che cosa significhi pensare in grande stile. Questo non solo per la grandezza e lo spessore della sua opera, che sta venendo ora alla luce in tutta la sua imponenza. Non solo per l’acuta sensibilità che – nonostante tutte le apparenze – Heidegger ha mostrato nei confronti dei problemi fondamentali della nostra epoca: il venir meno della coscienza religiosa, la crisi dei valori tradizionali e la sfiducia nei confronti di una ragione meramente strumentale, la fine dell’assoluto sulla terra e il chiudersi dell’orizzonte epocale della tecnica. Ma anche e soprattutto per il fatto che, con una radicalità che nessun altro dopo Hegel aveva osato, Heidegger ha saputo ripensare nel suo insieme l’accadere della filosofia occidentale, riproponendo come problema filosofico la questione dei fondamenti dell’epoca presente e della sua connessione essenziale con il pensiero greco. In quest’orizzonte, la presenza di Aristotele nel pensiero heideggeriano non è circoscrivibile nelle forme di una semplice interpretazione. Essa è piuttosto una presenza generalizzata che pervade tutta l’opera di Heidegger e che si configura nei termini di una assimilazione rapace e di un confronto mirante a una appropriazione radicale dell’ontologia e della filosofia pratica di Aristotele.

176 pages, Paperback

First published January 1, 2010

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Franco Volpi

55 books5 followers

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Profile Image for Rodrigo.
62 reviews5 followers
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December 17, 2025
El tema me excede para dar un comentario más elaborado y ponerle estrellas. Me quedan dos ideas, que pueden estar descaminadas por mi falta de comprensión:

1. Heidegger realiza un trabajo de "demolición" de la filosofía previa para rescatar los verdaderos fundamentos de la filosofía anterior (en este caso, Aristóteles). Por ahí, es un antecesor de toda la escuela de la deconstrucción (nada muy nuevo acá).

2. Heidegger invierte la relación entre logos y tiempo. Para los griegos, el logos es capaz de alzarse por sobre la temporalidad y encontrar lo universal, aunque sea por instantes. Para MH, en cambio, el logos siempre está condicionado por las formas y manifestaciones epocales. El tiempo, así, le "gana" al logos.
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