In this fascinating book Giulia Sissa looks at sensuality and sexual desire in the Greek, Roman, and early Christian worlds, demonstrating how modern concepts of sexuality have emerged from the practices and theories of ancient times. Countering the assumptions of many other scholars, Sissa emphasizes the centrality of heterosexual desire and passion in the classical period, arguing that the importance of homosexuality has been overemphasized. Drawing widely on contemporary literature and philosophy, Sissa examines each culture in turn, arriving at a variety of fresh insights. She draws a distinction between pleasure and desire in the ancient world, for example, and she analyes the different ways in which men and women were seen to experience erotic feeling, looking closely at portrayals of such transgressive women as Medea, Clytemnestra, and Jocasta. Incisive and often provocative, this is a striking new analysis of sexual attitudes in the classical and post-classical world.
Non una ricostruzione storica dettagliata e cronologica (anche se comunque emerge un confronto tra età antica e primo cristianesimo), ma più un procedere per temi, per figure, per suggestioni. Si tratta soprattutto di casi esemplari, ad esempio le figure femminili nell'epica omerica e nella tragedia ateniese, ma anche le parole dei filosofi e dei legislatori. I diversi luoghi per cui ci conduce l'autrice convergono comunque a formare un quadro che, seppur composito ed eterogeneo, ha una sua coerenza, un suo disegno generale. Il confronto è con un periodo lontano, se non remoto, nonostante di esso il presente europeo si proclami erede, e con le sue pratiche di un territorio, la sessualità, che inevitabilmente suscita curiosità ma anche preoccupazioni. Le pratiche degli antichi risultano ovviamente molto diverse da quelle odierne o, meglio, sono pratiche magari simili, ma che si articolano secondo una grammatica diversa dall'oggi rispetto al lecito e all'illecito, al consigliato e al doveroso. Come sempre in questi casi il lavoro intellettuale consiste nell'esplicare le ragioni di pratiche che al tempo apparivano logiche e naturali, e quindi non bisognose di spiegazioni profonde, ma oggi no, e a questo lavoro si dedica gran parte del libro. E ovviamente il confronto su quel che si faceva in passato può stimolare a porgere domande sul presente, per chi voglia farlo. La parte finale del libro, breve ma estremamente densa, è un inevitabile confronto con quella pietra miliare sugli studî della sessualità antica che è Michel Foucault, con cui l'autrice inscena un serratissimo duello, concedendogli dei meriti ma criticando senza remore quelli che per lei sono suoi limiti, se non errori. La contesa si concentra soprattutto sul ruolo della psicanalisi freudiana, che ne suoi testi Foucault attaccava in modo abrasivo, ma verso cui l'autrice sembra nutrire più di una simpatia. Nel complesso il libro risulta molto informato, quasi erudito (richiede buone conoscenze della cultura greca), scritto in maniera molto piacevole ed elegante, seppure a volte l'autrice sembra lasciarsi prendere un po' la mano dalla sua vis interpretativa. Comunque un testo ottimo, anche nei suoi passaggi più discutibili, da affiancare per una lettura dialettica oltre ovviamente alla storia della sessualità in più di Foucault, anche all'altrettanto valido Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico di Eva Cantarella.
It would have been 4 stars given her persuasive and eloquent exegesis of Greek philosophy and Rome in particular. However her sections concerning Christianity and virginity were not great at all. An excellent classicist but not the best theologian and expositor of the Biblical text. There were several flaws in her views in that area but overall, I learnt a lot from this and found it incredibly insightful at times.