Un assassinio sul treno per il timidissimo investigatore Arthur Jelling; e due misteri da risolvere: la vittima è stata uccisa con un colpo partito dall’esterno o, con un misterioso artificio, dall’interno? E chi ha potuto provocare l’arresto del treno necessario all’assassino per colpire?
Vladimir Giorgio Šerbanenko was an Italian journalist and writer of Ukranian origin.
He was born in Kiev, in what was then the Russian Empire, on 28 July 1911. At an early age, his family immigrated to Rome (Scerbanenco's father was Ukrainian, his mother was Italian), and then he moved to Milan when he was 18 years old.
He found work as a freelance writer for many Italian magazines, chief among them Anna Bella before becoming a novelist. His first fiction books were detective novels set in USA and clearly inspired by the works of Edgar Wallace and S.S. Van Dine signed with an English-sounding pen name. While Scerbanenco wrote in several genres, he is famous in Italy for his crime and detective novels, many of which have been dramatized in Italian film and television [1]. These include the series of novels with main character Duca Lamberti, a physician struck off the register for having performed a euthanasia, and turned detective (Venere privata - A Private Venus, 1966; Traditori di tutti - Betrayers of All, 1966; I ragazzi del massacro - The Boys of the Massacre, 1968; I milanesi ammazzano al sabato - The Milanese kill on Saturday, 1969), as well as Sei giorni di preavviso (Six Days of Notice), his first novel. He died of a heart attack in Milan on 27 October 1969. As well as in Milan, the writer lived for a long period in Lignano Sabbiadoro, a town on the Adriatic Sea in Friuli-Venezia Giulia. The town holds his archive.
Prima della guerra il romanzare di Scerbanenco era più solare, più "sciatto", più divertente e divertito. L'ispettore Jelling è uno dei più divertenti e sottovalutati personaggi dei gialli del novecento.
È timido, impacciato, insicuro. Odia fare indagini, odia fare il poliziotto. È lì per caso. E il suo essere introverso e imbranato lo rende simpatico ma implacabile.
In questa storia troviamo alcuni semi di quello che saranno i futuri Duca Lamberti. Il mondo della mala (però Bostoniana) che sembra quello delle canzoni meneghine. Le ambientazioni fumose e la dirittura morale che spinge a voler salvare il piccolo delinquente dal destino gramo di cui in fondo è incolpevole.
La trama è ingegnosa anche se un pelo poco credibile, ma non importa. Funziona come un orologio. L'unica cosa che mi fa impazzire del periodo "bostoniano" è la mancanza di realismo dei nomi inglesi (forse per direttive mussoliniane, o forse perché Sherby preso a scrivere ottocento cose al giorno non aveva tempo di controllare - negli scritti postbellici i nomi inglesi ci sono e sono credibili).
Ad esempio possibile che il cane si chiami Ciannel?
Eh, Jelling qui è come Poirot. Ma poi, Jelling, è un uomo così grazioso. Un uomo che sa attendere... ed è solo con l'attesa - parola di Arthur Jelling - che si arriva al vero.
Indicazioni editoriali «Deve essere difficile per il vero colpevole sfuggire alle vostre investigazioni. Può non aver lasciato alcuna traccia materiale, ma voi cercate invece quelle morali e finite per trovarlo». Di Scerbanenco colpisce, soprattutto nei cinque gialli della serie con Arthur Jelling, il miscuglio di realismo e fantastico, di logica investigativa e psicologia. Un insieme che, ben amalgamato, dà ai suoi polizieschi una vaga atmosfera da cruda fiaba. L'effetto fiabesco è marcato dalla singolarità del timidissimo investigatore, dotato di una profondità psicologica da veggente; dall’ambientazione in una Boston più mitica che reale; dal voluto esotismo dei personaggi, ciascuno ogni volta stilizzato nella sua tipicità sociale; e, inoltre, da una serie di intrusioni che sembrano immanenti e terreni incantesimi. Qui il ruolo dell'incantesimo è retto dalle capacità di due cani prodigiosi che si riveleranno decisivi nella meccanica dell'intreccio. In questa inchiesta, scritta nel 1942, Arthur Jelling, archivista capo della polizia di Boston prestato per le sue capacità alle investigazioni sul campo e sempre desideroso di ritornare al più presto alla tranquillità familiare, deve affrontare un assassinio sul treno. Situazione classica, questa, della letteratura poliziesca deduttiva, con i possibili sospetti tutti raccolti in un unico ambiente. La complicazione però nel caso del Cane che parla è costituita da due misteri: non è chiaro se la vittima sia stata uccisa con un colpo partito dall'esterno o, con un misterioso artificio, dall'interno; e nessuno dei passeggeri sembra aver potuto provocare l'arresto del treno necessario all'assassino per colpire. I sospetti e i testimoni, provengono tutti dal mondo dell'editoria: poeti, giornalisti, scrittori, editori, critici letterari, uniti da stili di vita comuni e divisi da invidie e competizioni. Jelling risolve tutti i misteri ma non riesce ad evitare un triste prezzo da pagare alla verità.
Siamo in America,nell'East Coast, un gruppo di amici e colleghi di lavoro, dopo un soggiorno di piacere ospiti nella villa dell'editore Marino Grant, si ritrova sul treno diretto a Boston,tornano a casa. Si tratta del poeta Aroldo Banner, Dady Dadies vice direttore della Nuova Stampa col suo cane lupo Ciannell , il giornalista Carlo Svedensson, Tom Fharanda Editore e Fiorella Garrett scrittrice. D'un tratto qualcuno tira il freno d'emergenza. Tutti i passeggeri si sporgono dai finestrini per capire cosa possa essere successo. Dalla boscaglia che stava attraversando il treno parte un colpo. Aroldo Banner cade morto fra le braccia di Fharanda. Viane chiamato il capitano Merulay della piccola cittadina di Corsey ad indagare, ma il caso si rivela più intricato di quanto si credesse, da Boston giunge l'ispettore Arthur Jelling. Da un primo sopralluogo sul treno e nella boscaglia, per le numerose prove recuperate emerge al di là di ogni ragionevole dubbio un unico colpevole l'editore Marino Grant. Il signor Grant odiava, a quanto affermano molti testimoni, il poeta, possedeva un fucile da caccia con pallottole simili a quelle che avevano ucciso Banner ed era nella boscaglia a caccia quel giorno. A questo punto il caso sembra risolto, ma c'è un cane, che...come dire...parla! Beh, non esageriamo, chi ama i cani sa che sono animali molto intelligenti e alle volte assumono pose e comportamenti tali che sembrano parlare.. Saranno,quindi, i "pensieri" di un cane a far luce su un delitto molto intricato.
Mi ha ricordato i romanzi di Dexter con Morse protagonista, senza però la spigolosità caratteriale di quest’ultimo. Il risultato quindi è un affresco un po’ piatto, poco colorato e poco accattivante; per quanto la storia possa essere originale non riesce proprio ad appassionare.