Spesso quando si desidera distrattamente qualcosa si finisce per ottenerlo senza sapere che farsene. È quello che scopre Anna, quarant'anni, un passato prossimo doloroso e irrisolto, un presente di lavoro-passione e leggerezza forzata, quando Iride Bandini, celebre autrice per ragazzi conosciuta anni prima, le lascia in eredità una piccola casa, la portineria della sua proprietà: un curioso, eccessivo gesto di gratitudine che invita Anna a cambiare vita senza rifletterci troppo. Dalla città alla campagna, passato un primo periodo in solitario nuovi legami s'impongono, si rendono necessari: un capomastro gentile e devoto, l'ex segretaria e il figlio rrequieto della scrittrice, uno sceicco che non è uno sceicco, una coppia di contadini con bambine, tutti sembrano volere qualcosa da Anna, come se la sua presenza in quel luogo non fosse quasi casuale ma richiesta. E poi c'è una raccolta di fiabe inedite ritrovate in una scatola di latta, ci sono le storie di guerra e d'amore che solo certe case sanno raccontare, e i conti da fare coi propri nodi quando continuano a stringere, a far male. Un romanzo che parla della cura degli altri e delle cose, di madri buone e figli cattivi o viceversa, di vino, cani e fantasmi, del peso da dare a ciò che si fa e alle parole che si scelgono per definirlo.
Beatrice Masini è una giornalista, traduttrice e scrittrice italiana.
Ha vinto il Premio Pippi con Signore e Signorine - Elsa Morante Ragazzi per La spada e il cuore - Donne della Bibbia e il Premio Andersen - Il mondo dell'infanzia come miglior autore.
È anche conosciuta per aver tradotto i libri della saga di Harry Potter della scrittrice britannica J. K. Rowling per la versione italiana distribuita dall' Adriano Salani.
Una scrittrice per bambini e la sua bizzarra eredita', una donna che fugge da un presente opaco e doloroso, un segreto rivelato- trama fascinosa, ma questa provincia stilosa, cosmopolita e perfettina mi e' sembrata terribilmente fasulla, i personaggi bidimensionali e il presunto colpo di scena artefatto. Avevo aspettative molto alte e invece tutta questa frivolezza salottiera m'ha annoiato parecchio.
La storia magari è di quelle già viste e sentite, ma è un libro che ti avvolge con la scrittura ricercata e le descrizioni suggestive. A volte mi sono ritrovata a perdere il filo e a dover rileggere per cogliere il senso preciso delle parole. Perché in fondo i nomi che diamo alle cose sono parole che ci mettono in relazione con gli altri e con noi stessi e quindi non sempre è facile trovare quelle giuste. Comunque bello, un libro che ti fa sentire “bene”, rilassante e confortevole.
Beatrice Masini si conferma una scrittrice di una sensibilità rara. Questo è un libro delicato e brutale allo stesso tempo, che racconta il vero, il bello, il dolore, e i nomi da dare alle cose. Perché i nomi sono importanti, non vanno mai dati con leggerezza. C'è qualcosa di impalpabile nello stile dell'autrice, qualcosa che ricorda i diari che si scrivono negli anni difficili dell'adolescenza o in quelli tormentati della maturità. E nelle sue parole, mai casuali, ma gettate in disordine, mai troppe o troppo poco, c'è la velata malinconia del tempo che scorre, delle scelte (volute o meno, ma sempre scelte, con le loro conseguenze), del vivere piano dopo aver sopravvissuto per tutta una vita. Da leggere con un buon bicchiere di rosso e una coperta sulle gambe, da gustare nel silenzio dei pomeriggi d'inverno. La potenza narrativa di questo romanzo, i pochi dialoghi così normali, i personaggi così veri e quindi a volte così tristi, un po' banali. Questo libro parla non al cuore, ma alla pancia: ai desideri, ai sogni e alle paure, soprattutto.
4.5 Come sempre la scrittura di Beatrice Masini è notevole, capace di illuminare una storia semplice e vista già altre volte, donandole freschezza e profondità.