Da alcuni anni le aziende della Silicon Valley promettono prosperità, uguaglianza e una nuova società in cui tutto sarà condivisibile e accessibile, superando le vecchie logiche di mercato. Ma le cose stanno davvero così? Siamo sicuri che Google, Amazon, Facebook, Twitter & co. non siano piuttosto l'ultima incarnazione del capitalismo (ancora più subdolo, perché mascherato dietro la suadente retorica della rivoluzione digitale) e l'ennesima versione dell'accentramento di potere economico e politico nelle mani di pochi? In tutto questo, sostiene Morozov, di democratico, rivoluzionario e "smart" c'è ben poco; c'è invece una merce svenduta sull'altare del profitto: i nostri dati personali, la nostra privacy e soprattutto la nostra libertà.
Evgeny Morozov is a contributing editor to Foreign Policy and runs the magazine's "Net Effect" blog about the Internet's impact on global politics. Morozov has been a visiting scholar at Stanford University, a Schwartz fellow at the New America Foundation, a Yahoo! fellow at the Institute for the Study of Diplomacy at Georgetown University, a fellow at George Soros's Open Society Institute, and the Director of New Media at Transitions Online.
La tematica delle nuove tecnologie e della loro influenza sulla società è sempre interessante, ma ho trovato questo libro un po' troppo confusionario rispetto ad altri testi.
Morozov è una voce fuori dal coro che da anni denuncia la deriva del capitalismo e i rischi dell'accentramento del potere e della ricchezza nelle mani delle digital companies americane. Questo saggio promette bene, ma pecca di eccessiva demonizzazione del nemico, poiché si limita a criticare e polemizzare, senza offrire soluzioni o spiragli concreti.
Qual è il limite tra lucida analisi e scialbo complottismo? Ci ho provato due volte, poi mi sono arresa all'evidenza del fatto che non riuscivo ad andare avanti per il senso di fastidio che mi dava quel "mugugno" indistinto di sottofondo e la totale assenza di soluzioni
Raccolta di articoli su temi diversi e scritti in un periodo abbastanza lungo (luglio 2013-luglio 2014) Il valore aggiunto credo stia soprattutto nella introduzione
Morozov è sicuramente una delle menti più lucide tra quelle che si dedicano al ruolo delle grandi aziende tecnologiche nelle dinamiche della democrazia e della non-democrazia Non è necessario essere sempre d'accordo con lui, ma è importante confrontarsi con le sue tesi
Che senso ha pubblicare una raccolta di articoli incentrati su nuove tecnologie, piattaforme digitali e social network che risalgono al 2013? Il settore é in evoluzione talmente rapida che fatti risalenti a soli sei mesi fa sono quasi datati. Interessante il punto di vista dell'autore sul tema, buoni gli spunti di riflessione sulla privacy dei dati e sul profitto che Google, Facebook, Amazon e simili ne traggono all'insaputa (?) dei consumatori, ma mi aspettavo qualcosa in più di una mera demonizzazione della Silicon Valley. Tra l'altro i concetti esposti hanno un che di già sentito dire che mi ha annoiato a morte :) Un testo che mi ha lasciato ben poco.
Credo che il grossissimo problema di questo libro sia la sinossi. la sinossi non specifica che siamo davanti a una collezione di articoli di Morozov già pubblicati su mensili e giornali, nè che la narrazione non sia un saggio unico, ma una collezione di spunti. Morozov è bravissimo nel suo ruolo di bastian contrario rispetto alla venerazione di Silicon Valley, ha un occhio lucido e documentato, e sa scrivere. però ho pagato per cose che avevo già letto, tra l'altro 3 anni fa...
Lo spunto interessante è quello di rimettere al centro la politica, tuttavia, spesso le riflessioni risultano obsolete per il riferimento a progetti abbandonati (Google glass e Internet.org) e, dal momento che per Morozov la soluzione pare sia disconnettersi, non riesco a non chiedermi come avremmo potuto resistere al 2020 senza internet.
Mi ha ricordato moltissimo "Il Capitalismo della Sorveglianza", quasi come se fosse una sorta di bignami di quest'ultimo. Il lato buono è che è molto meno pesante da leggere e fissa i concetti in maniera più rapida, dall'altra essendo una raccolta di articoli è un po' confusionario e generalista e l'aspetto ok boomer è sempre dietro l'angolo. Diciamo che va letto se non si è mai letto nulla di questo argomento.
Più che un saggio divulgativo ho trovato che questo libro fosse una raccolta di articoli specifici indirizzati a chi è almeno già un po' esperto del settore. Detto questo, sicuramente contiene degli ottimi spunti di riflessione sul modus operandi delle grandi aziende digitali e sul loro rapporto con la società odierna.
Libro interessante se si vuole avere un’infarinatura generale sulla tecnologia, dati sensibili e sui colossi che li hanno in pugno. Al mondo d’oggi cerchiamo la comodità ad ogni costo, questo libro ne spiega quale. Per certi versi però non è strutturato chiaramente, troppe informazioni troppo poco schematizzate, a tratti confusionario.
il libro parte molto bene con delle osservazioni estremamente importanti e penetranti. piurtroppo però prosegue con articoli che sono confusi ed astrusi che fanno perdere il senso del libro. una riscrittura con attenzione alla chiarezza e alle tesi avrebbe giovato non poco. un esperimento di valore che doveva essere curato meglio.
Libro consigliato dal mio professore. Molto interessante, tratta di tematiche politiche e sociali e di come la Silicon Valley ormai non sia soltanto una “valle” di aziende.
Insomma. Una critica spietata ai social media, a internet e alle illusioni che ci hanno dato. Ci può stare, per carità. Ci stanno anche i rischi che prospetta. Ad ogni modo, anche se parla anche della situazione europea, in questa serie di articoli qui raccolti si narra soprattutto degli USA e dell'uso che negli USA si possono fare dei dati raccolti, e di quanto si può spingere la profilazione dell'utente. In effetti il rimedio proposto, meno uso dei social e del cellulare, mezzo che oramai è un organo corporeo per moltissimi di noi, può essere una soluzione parziale. Io avrei anche criticato parecchio di più chi si è illuso, perché l'ignoranza non è mai una scusa mentre spesso è usata come tale. Sviluppare il pensiero critico non è facile ma una volta era una delle basi della scuola. L'uso del pensiero critico porta naturalmente ad assumersi la responsabilità (anche politica) dell'uso dei media.
Non condivido molte delle idee dell'autore, ma apprezzo decisamente l'approccio ragionato che fa al problema, sebbene andrebbe spiegato meglio il perché la tendenza va verso l'uso sempre più massiccio dei social media. Da Darwiniano mi chiedo: è l'adattamento a cosa? E come agisce la selezione naturale su questa popolazione? C'è molto di cui ragionare e discutere prima di arrivare a qualche conclusione, Mr. Morozov.
Morozov è una delle cassandre che non si stanca di avvisarci di fare attenzione ai pericoli della società digitale e delle grandi aziende che ci stanno rapidamente invischiando nella loro rete. Questo libretto, ben tradotto da Fabio Chiusi che a sua volta conosce bene questi temi, è la riproposizione di alcuni lunghi articoli scritti da Morozov su varie riviste, e preceduti da un'ampia introduzione che riassume i temi. A parte qualche inevitabile ripetizione dovuta alla struttura, il concetto di base del libro è chiaro. Mentre fino a poco tempo fa ci dovevamo preoccupare dei governi che cercavano di violare quanto più possibile la nostra privacy, ora la vera minaccia è data dalle aziende di Silicon Valley che con la scusa degli "oggeti intelligenti" che usati lasciano tracce che possono essere unite a tutte le altre (Big Data non vi dice nulla?) per schedarci in maniera sempre più precisa, addirittura con il nostro implicito consenso quando cediamo volontariamente i nostri dati e parte della nostra vita, come nel caso di Uber e Airbnb, per due spiccioli. Alcune delle affermazioni di Morozov mi sembrano distopiche, ma il modello di base è indubbiamente vero e dovremmo meditarci tutti su.