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74 pages, Paperback
Published January 1, 1983
We will make it a snarePoet/translator W.H. Auden calls the city "Suckerville."
Plump little birds will be eager to enter,
Everywhere men must labor and sorrow,
Only here it is fun.
For the deepest craving of man is
Not to suffer but to do as he pleases.
That is our golden secret.
Gin and whiskey,
Girls for the asking.
One means to eat all you are able;In the end, the worst crime is to be indigent, to not pay your bills. For this, Jimmy Gallagher is arrested and put to death. At the end, there is a long funeral procession whose refrain is:
Two, to change your loves about;
Three means the ring and gaming table;
Four, to drink until you pass out.
Can't do anything to help a dead manSo much for capitalism, and all of us!
No one can do anything for a dead man.
"I grandi apparati come l'opera, il teatro, la stampa fanno passare le loro opinioni, per così dire, in incognito. Mentre già da lungo tempo questi apparati si servono del lavoro (musica, poesia, critica ecc.) prestato da lavoratori intellettuali che ancora partecipano al guadagno - economicamente dunque appartenenti alla classe dominante, socialmente già semiproletarizzati -soltanto al fine di alimentare i loro modi di organizzazione del pubblico, e con ciò valutano questo lavoro a modo loro e l'orientano nel loro senso, i lavoratori intellettuali stessi continuano a credere che l'attività di coteste imprese consista soltanto nell'utilizzare il loro lavoro intellettuale, e venga perciò a costituire un fattore secondario che non influenza il loro lavoro, ma, al contrario, gli procura influenza. Tale imprecisione d'idee di musicisti, autori e critici circa la realtà della propria condizione, produce conseguenze enormi, di cui si tien conto in modo affatto inadeguato. Poiché, illudendosi di possedere un apparato che in realtà li possiede, essi difendono un apparato che non controllano più, che non è più - come essi continuano a credere - un mezzo che serve i produttori intellettuali, ma è diventato un mezzo che si rivolge contro di loro, contro la loro produzione (quando cioè questa produzione persegue tendenze proprie, nuove, non corrispondenti o addirittura contrarie a quelle dell'apparato). Essi sono ridotti allo stato di fornitori. Il valore della loro produzione finisce per essere misurato a una scala che ha per base la nozione della smerciabilità. Da qui l'uso invalso di esaminare ogni opera d'arte sotto l'aspetto della sua convenienza all'apparato, e di non preoccuparsi se l'apparato sia, o no, conveniente all'opera d'arte. Si dice: «Questa o quell'opera è buona»; e s'intende senza dirlo: «buona per l'apparato». Ma quest'apparato è determinato dalla società esistente e assimila solo ciò che gli permette di sussistere in questa società. Si potrà dunque discutere di tutte le novità che non abbiano un carattere minaccioso per la funzione sociale di quest'apparato, quella cioè del divertimento serale. Non si potrà invece discutere di tutte quelle novità che tendano a fargli mutare funzione, vale a dire a situare diversamente l'apparato nella società, per esempio connettendolo alle istituzioni d'insegnamento o ai grandi organi di pubblicazione. Attraverso l'apparato la società assimila ciò che le serve per riprodursi. Cosi, nel migliore dei casi, l'apparato lascerà passare una «novità» che porti al rinnovamento, ma non mai al cambiamento della società esistente, buona o cattiva che sia la forma di questa società.
I più evoluti non pensano nemmeno a cambiare l'apparato, perché sono convinti di avere a disposizione un apparato che serve ciò che essi liberamente inventano, un apparato, dunque, che si trasforma da sé con ogni loro nuovo pensiero. Il fatto è che la loro invenzione non è libera: l'apparato adempie la propria funzione con loro o senza di loro, i teatri lavorano ogni sera, i giornali escono x volte al giorno; essi assimilano ciò di cui hanno bisogno; e hanno semplicemente bisogno di una certa quantità di materiale."